• Jacopo Di Francesco

Un anno dopo: il riscatto doveroso di Bucks e Clippers

Milwaukee e la sponda rossoblu di LA hanno avuto offseason molto attive nel 2020, con conferme importanti. Che ora dovranno pagare dividendi ai Playoffs.


FOTO: USAtoday

Non sono pochi i punti di contatto tra Milwaukee Bucks e Los Angeles Clippers.


Entrambe sono tra le prime candidate per togliere lo scettro ai Lakers, entrambe hanno da un po' consacrato una Regular Season al riparo da qualunque pensiero aldilà delle 72 partite - secondi con 8-2 nelle ultime 10 i Cervi del Wisconsin, terzi con 6-4 nello stesso periodo per i ragazzi di Ty Lue; entrambe, poi, reduci da discussioni interne sul capo allenatore e anche da estensioni contrattuali che influenzeranno molto il prossimo futuro, leggasi Giannis Antetokounmpo (5x228) e Paul George (4x190).


L'anno scorso le loro estati sono finite in maniera abbastanza tragica, con le eliminazioni - alquanto inattese - per mano rispettivamente degli Heat e dei Nuggets.


Per Milwaukee non fu tanto l'eliminazione, di per sé dolorosa ma comunque arrivata contro la sorpresa dell'anno che senza due dei suoi giocatori migliori diede fastidio ai Lakers nelle Finals, ma il modo in cui arrivò quel lapidario 4-1: restano nella mente quei passaggi a vuoto dei ragazzi di Budenholzer e la facilità con cui Spoelstra riuscì a chiudere il pitturato, mandando per larghi tratti in tilt l'offensiva cream. Quest'ultima aveva il suo motore negli attacchi frontali del greco e di Eric Bledsoe. Il prodotto di Washington State è stato prontamente scambiato a NOLA, preludio all'addizione di Jrue Holiday, sulla quale torneremo.


Per quanto riguarda invece la scorsa campagna dei Clippers, finita in maniera tanto tremenda da portare al divorzio con il coach più importante della loro storia, basta un immagine che spiega bene l'importanza di essere la parte hardcore della città degli angeli:


"Piove, mi e' morto il gatto, la fidanzata mi ha lasciato e tengo ai Clippers"

Come si possa passare da questo frame all'eliminazione (e al mancato derby angelino, ovvero ciò che il mondo aspettava ), all'esonero dell'head coach e alle ombre di rifondazione... lo sanno solo i Clippers.


La "risoluzione consensuale" con Doc Rivers, all'ennesima rimonta subita nei Playoffs e ora nuovamente uomo da prima pagina a Philadelphia, ha gettato più di un'ombra sulla squadra di proprietà di Steve Ballmer. A onor del vero, all'uomo che ha messo le chiavi in mano a Jerry West si può obiettare poco. L'unico paragone che potrebbe reggere con 'The Logo' è forse quello (calcistico) con Rummenigge al Bayern Monaco: leggende sul campo, infallibili dietro la scrivania. La scelta è caduta quindi su Tyronne Lue, considerato l'uomo adatto a quietare le turbe di uno spogliatoio al quale oltre ad un playmaker, non manca davvero nulla, se non un po' di armonia. Pare sia arrivata, come è arrivato il playmaker, noblesse oblige Rajon Rondo. Insomma, si è tentato di andare alle radici di una disfatta principalmente psicologica e difficile da spiegare.


Chiariti i punti di partenza, passiamo ora ad analizzare come si presentano le due contender.


Per Milwaukee non si può non partire da Jrue Holiday: arrivato spendendo un vero patrimonio di pick, ha recentemente rinnovato per 4 anni a 134 milioni garantiti. Il suo apporto è già palese: il prodotto di UCLA è uno dei migliori two-way player della Lega, può costruirsi il suo tiro e viaggia con il 39.8% dall'arco, career high. Con la sua stazza mobile è uno dei più adatti a cambiare virtualmente su 5 posizioni: 'red', scelta tattica recente di coach Budenholzer dopo l'acquisizione di PJ Tucker.

FOTO: NBA.com

Quello dalla lunga distanza non è l'unico massimo in carriera per Skip to my Jrue, c'è anche il 56.2% da dentro l'area da aggiungere a un clamoroso 19.8 PER (Player Efficiency Rating). Difensivamente, non si scopre nulla: perenne candidato all'All-Defensive First Team, continua ad essere un problema per gli altri sul perimetro.


Di Holiday si parla relativamente poco perché dopo essere stato scelto al Draft del 2009 dai 76ers, ha vagato tra vari small markets prima di essere messo nella squadra da titolo che meritava. Laddove però il riflettore, come ben sapete, è fisso su qualcun altro.


FOTO: CBS

L'altro punto d'enfasi della dirigenza del Wisconsin sarà coach Mike Budenholzer. E' nel penultimo anno del suo quadriennale, e come era ben immaginabile considerando le voci di esonero la scorsa estate, nessuno ha mai pronunciato la parola "rinnovo".


Da quella macchina perfetta - ma di certo non una fuoriserie - che era la sua Atlanta del 2015, le prestazioni in post-season dell'ex assistente di Popovich hanno sempre orbitato intorno al mediocre-deludente. Ma questa volta potrebbe pagare con la panchina - fosse anche solo perché è rimasto l'unico pezzo mobile per il front office dei Bucks.


Dopo l'uscita per 4-2 contro i Raptors poi campioni due anni fa e la sopracitata sconfitta con Miami, quest'anno l'impressione è che non sarà accettato nulla in meno delle Conference Finals. Impressione confermata anche dalle indiscrezioni di Sam Amick per The Athletic, che l'ha inserito in una vasta di hot seats, laddove l'altro nome illustre è quello di Terry Stotts. A suo credito, va detto che in difesa si è staccato dalle sue convinzioni, che non avevano pagato grandi dividendi, per quel red di cui sopra, e tutto è stato molto difficile da valutare nella bolla.


Milwaukee detiene il tiebreaker contro Brooklyn, distante una sola partita in classifica: l'obiettivo è la n. 2 seed. Ci sono tempi e modi per far tornare il sereno nella città degli Happy Days.


Cambiamo costa, e torniamo a parlare di Clippers. La più grande differenza di roster rispetto all'anno scorso è Rondo, che oltre alla sua narrativa da post-season, dà un'enorme mano a Ty Lue in ottica di rotazioni.


FOTO: Clips Nation

Reggie Jackson sta vivendo la miglior stagione al tiro della sua carriera, e per nascondere qualche carenza sul lato difensivo, quale miglior medicina di giocare al fianco di Leonard e George? Rimanendo sui due All-Star, è ormai chiaro come l'intenzione di Lue sia averne almeno uno sempre in campo, e ciò toglie la necessità di uno spark scorer per la second unit. Quest'ultima con Rondo ha migliorato notevolmente il rendimento dei suoi tiratori e aspetta con ansia il rientro di Serge Ibaka, che per le esigenze della squadra si è già rivelato un upgrade - soprattutto difensivamente - rispetto a Montrezl Harrell.


Jackson, George, Leonard, Marcus Morris e Zubac è la lineup migliore finora in termini di numeri: 121.3 punti segnati per 100 possessi, solo 94.1 concessi, per un Net Rating di 26.8.



"Quest'anno tutti hanno toccato il campo, tutti hanno giocato con tutti, e ciò mi dà grande speranza. Ma come ho già detto. è importante riuscire ad avere di nuovo tutti a disposizione in tempo utile, e non ne è rimasto molto. Sono convinto che questa squadra abbia imparato molto dall'esperienza dell'anno scorso, soprattutto i giovani. Aver passato tutto questo tempo con così tanti ragazzi è una situazione nuova anche per me, ma abbiamo dimostrato che a ranghi completi possiamo battere chiunque. E quando sarà il momento, andremo in guerra con ciò che abbiamo, senza nessuna scusa". (Tyronne Lue)

Gli ostacoli più spaventosi sono da un lato vicinissimi, i concittadini, dall'altro lontani geograficamente e culturalmente, la B-Unit dei Nets. Manca poco, get ready to rumble.