• Mattia Tiezzi

Verso Gara 5: cinque fattori “minori”, ma essenziali

In una serie ricca di prestazioni e giocate leggendarie, quanta influenza hanno i dettagli? E cosa ci hanno insegnato le ultime gare?


FOTO: NBA.com

Si sa, Game 4 delle NBA Finals 2021 passerà alla storia come la partita della stoppata di Giannis Antetokounmpo, una giocata clamorosa, senza alcun senso, paragonabile alla chasedown di LeBron James del 2016 o al muro di Bam Adebayo su Jayson Tatum alle Eastern Conference Finals 2020.


Gesto atletico incredibile e, soprattutto, decisivo, che ha spostato l’inerzia della partita definitivamente a favore dei Bucks, guidati anche da un Khris Middleton da 40 punti.



Le due vittorie casalinghe dei Milwuakee Bucks hanno definitivamente alzato la temperatura lungo le algide sponde del lago Michigan, raffreddando anche, di conseguenza, i bollenti spiriti dell’Arizona.


I Phoenix Suns escono sconfitti da Gara 4, e tutto il peso delle rinnovate aspettative inizia già a piovere sulle spalle di Chris Paul (se ne è parlato in modo più approfondito qui), che nelle dichiarazioni post-gara si è assunto le responsabilità della disfatta che è valsa il pareggio nella serie. Vanificati i 42 punti di Devin Booker, si esauriscono anche i macro-temi che già il semplice tabellino potrebbe mostrare.


Ma c’è molto altro dietro Gara 4. Per questo, di seguito, si cercheranno di illustrare esaustivamente cinque spunti “minori” (passati cioè più in sordina rispetto a quanto descritto precedentemente, ma non per questo meno rilevanti) verso il quinto atto della serie.



Deandre Ayton


Il bahamense è stato, e sarà, il vero MVP della post-season dei Suns, qualunque si riveli l’esito della stagione. Se questa serie sta mantenendo un equilibrio fin dai primordi è certamente grazie al suo sforzo sulle due metà campo.



Per “equilibrio” si intende qui, molto specificamente, la capacità di permettere alla propria squadra di non ritrovarsi costantemente sotto nei matchup, scenario più che plausibile visto il cataclisma che si sta abbattendo sulla squadra dell’Arizona al nome di Giannis Antetokounmpo.


Lo sforzo difensivo di Deandre Ayton, che è stato il primary defender sul due volte MVP, si può notare sia nero su bianco, dai dati dei matchup, che con il cosiddetto eye-test, ad occhio nudo, concentrandosi su certe situazioni di gioco.



Al di là di questo, il lungo di Phoenix si è rivelato essenziale anche sull’altra metà campo, iniziando spesso come fulcro offensivo dalla punta per un dribble hand-off o impostando il solito quantitativo immane di blocchi on e off ball.


Le situazioni in cui il bahamense è più pericoloso sono quelle in cui, una volta consegnata la palla dal palleggio (dribble hand-off, per l'appunto), taglia forte verso il ferro, costringendo il difensore ad una scelta: lasciargli due punti facili tramite un lob del portatore o coprire quest’ultima soluzione arretrando verso il ferro. Non il massimo, specie se di là c’è uno come Devin Booker.



Da questo punto di vista, i Bucks sono stati bravi a trovare soluzioni in casi simili sul pick&roll, dal quale spesso la dinamica è molto simile. Una serie di stravolgimenti e aggiustamenti ha interessato il sistema difensivo progettato da coach Mike Budenholzer, molto attaccato alla drop coverage ma anche dipendente da cambi sistematici.


Il modo in cui si è cercato spesso di tagliar fuori Ayton da una ricezione ha fatto sì che, in serate difficili al tiro per i Suns, Milwuakee riuscisse a restare attaccata, avendo soprattutto anche ottimi difensori on ball come Jrue Holiday o PJ Tucker, con i quali sfidare il jumper del ball-handler.


Nelle situazioni in cui non è stato possibile arginarlo, però, i Bucks hanno risposto con raddoppi ai cambi sfavorevoli o, possibilmente, sfruttando le doti di un ottimo difensore come Holiday in casi di ricezione in post leggermente più lontano dal ferro.



In previsione di Gara 5 è importante che la ricerca del mismatch dia i suoi frutti, anche perché sarebbe una soluzione in grado di aprire un mondo di contro-attacchi da parte di coach Monty Williams, fra i quali il taglio dell’ala dal lato debole sfruttando il timore del mismatch infuso nella difesa avversaria.



Rimbalzo offensivo


Tema molto caro a coach Monty Williams, che in conferenza stampa parla spesso dell’importanza di fare box out, di tagliare fuori, a rimbalzo, si lega a dir poco strettamente a Deandre Ayton.



In Gara 4 sono stati 17 i rimbalzi offensivi catturati dai Bucks, contro i cinque di Phoenix, dai quali sono scaturiti 19 punti al secondo tentativo. Questo ha rispecchiato, enfatizzandola, la tendenza della serie, nel corso della quale sono 14.3 i rimbalzi offensivi di media catturati dai Bucks, più del doppio della media di Phoenix (7.0).


Impressionante, per presenza e capacità di contestare ogni singola palla vagante nell’area avversaria, è stato PJ Tucker, che ha chiuso con un 9.5 di offensive rebound% (dietro solo a Giannis, fra i compagni), conquistandosi anche un paio di falli importanti.


Per Gara 5 sarà acceso un enorme pallino d’allarme per Phoenix, che dovrà concentrarsi anche su un altro fondamentale di squadra:



Turnover


Le due squadre arrivavano nella serie come organici costruiti per la transizione, da una parte e dall’altra del campo, come accennato nella preview.


Il 147.5 di offensive rating dei Bucks in transizione accende un ulteriore campanello d’allarme, già pimpante da Gara 4. In quest’ultima sono state 17 le sanguinose palle perse dei Suns, da cui si sono originati 24 punti degli avversari.


Delle 54 palle perse dei Suns nelle prime quattro gare, 17 sono ad opera di Chris Paul, il quale ne aveva generate solamente 22 nelle 14 partite di Playoffs disputate prima delle Finals. Il segreto dietro tutto questo deriva dall’ottimo lavoro svolto da Jrue Holiday, che sta letteralmente tallonando Chris Paul a partire dalla rimessa sulla linea di fondo della metà campo avversaria.


Questo sforzo, stremante da ambo le parti, ha restituito buoni frutti per i Bucks nelle ultime due partite, complici le percentuali non eccellenti di CP3, che a volte è parso - stranamente - non proprio “pronto” a gestire determinate situazioni. Al di là delle forzature dovute alla difesa avversaria, emblematica è la palla persa alla fine del quarto periodo di Gara 4:



La "death-lineup" dei Bucks


Il titolo è una voluta esagerazione, ma rende l’idea.


In Gara 4 i Bucks hanno sperimentato un quintetto con Holiday (o Teague)-Middleton-Connaughton-Portis-Antetokounmpo per buona parte del primo e del terzo quarto. Il sample è ridottissimo (6 minuti, 7 in tutta la serie), pertanto abbastanza ricco di margine d'errore, ma in Gara-4 il net rating è stato di +77.3, con il 50% di offensive rebound% e 50.0 di defensive rating. Questo, lo ripetiamo, significa poco e nulla, ma apre degli spunti:

  • Pat Connaughton (45.8% da tre nelle Finals) e Bobby Portis (42.9%) trovano certamente vantaggio nel giocare in una lineup con Giannis da cinque. Il secondo in particolare merita un discorso più ampio: intanto, offensivamente, citeremo anche il 45.5% dall’angolo destro nei Playoffs, oltre ai numeri da capogiro insieme a Giannis (Tweet successivo datato a Gara-3):


  • Per quanto riguarda la fase difensiva, Portis tende sempre a stare un passo più avanti rispetto a Brook Lopez sul pick&roll avversario, e in Gara 4 ha anche spesso raddoppiato sul portatore, a risultati altalenanti.

  • Questa lineup è estremamente versatile. La variante con Jeff Teague è sicuramente meno efficace, ma permette di tenere quest’ultimo nascosto, lontano dal centro dell’azione, con la possibilità di cambiare tutto anche sugli efficaci giochi a tre dei Suns, che sia uno Spain pick&roll, un Elbow set per Booker o, come in questo caso, un Horns set:


La small-lineup di Phoenix


Alla quasi inedita (in queste Finals) lineup citata sopra, coach Monty Williams ha risposto con un quintetto super small con Paul (o Payne)-Booker-Crowder-Craig-Johnson, con quest’ultimo impegnato anche su Giannis ad inizio quarto periodo.


Questa scelta è sicuramente frutto dell’assenza di Dario Saric, che ha costretto il coaching staff a scelte estreme e tra le più funzionali possibile. Al di là dei numeri di questa small-ball, sempre ridotti a cinque minuti (comunque, per quel che conta, 150.0 di offensive rating) e quindi di poco valore, quel che è saltato all’occhio è stata la capacità di impegnare maggiormente la difesa avversaria con un ball movement fluido e con giocatori non battezzabili da dietro l’arco.


Questo fattore ha permesso anche di aprire l’area a tagli repentini e, inoltre, la soluzione di Torrey Craig da rollante ha messo in difficoltà quella difesa “un passo avanti” di Portis:



Ovviamente, quel che paghi è la stazza a rimbalzo offensivo, e soprattutto l’assenza del corpo di Ayton da mettere su Giannis. Al di là di questo, non sarebbe stupefacente veder riprovare un esperimento del genere in Gara 5, soprattutto in caso di situazioni di svantaggio.