• Lorenzo Losa

Warriors, molto più che un anno di transizione

Giunti al giro di boa di questa super-condensata Regular Season, è possibile iniziare a trarre le prime conclusioni sul cammino di Golden State.


FOTO: NBA.com

La netta sconfitta in casa dei Lakers campioni in carica (cui ha fatto seguito quella di ieri contro i Blazers, per mano del solito Damian Lillard) ha fatto nuovamente riaffiorare pensieri negativi nella Baia. Gli stessi pensieri che hanno contraddistinto lo stentato inizio di stagione dei californiani.


Il blowout inflitto dai losangelini è però ben diverso da quelli subiti da Steph Curry e compagni al principio della Regular Season per mano di Nets e Bucks. All’epoca, quelle sconfitte suscitarono non pochi dubbi sulle reali ambizioni della squadra di San Francisco - riuscirà davvero la compagine di Steve Kerr a lottare per i Playoffs? Tornerà Steph sui livelli che ci ha abituato negli anni d’oro?


A conferma di queste perplessità si sommavano le previsioni di FiveThirtyEight.com, sito americano specializzato in pronostici di qualsiasi sorta, che attribuiva a Golden State solo il 16% di possibilità di accedere alla post-season. Per la cronaca, tale percentuale è salita ai giorni nostri al 44%.


A più di due mesi di distanza, possiamo dire con certezza che questi dubbi sono stati spazzati via. I Warriors, guidati da un Curry formato MVP 2015/16, sono in piena bagarre per raggiungere i Playoffs, trovandosi attualmente a due partite di distacco dal quinto posto occupato da Portland.


La squadra ha via via ritrovato gli automatismi offensivi tanto delicati quanto fondamentali nella motion offense predicata da coach Kerr. Seguendo la via tracciata dai due accademici della filosofia “read and react”, Curry e Green, le nuove aggiunte e le giovani leve si stanno sempre più acclimatando in questo complesso sistema. Esemplare a tal riguardo la trasformazione di Kelly Oubre, di cui abbiamo parlato in maniera più approfondita qui, da brutto anatroccolo a secondo violino della squadra – a febbraio i 20 PPG sono secondi solo alla media punti di Steph.


Oltre alla fluidità offensiva rinnovata, il vero punto di forza della compagine californiana è la fase difensiva. Il Defensive Rating dei gialloblu (108.5) è il quarto miglior dato della Lega e in tal senso la voglia e l’applicazione in primis di Andrew Wiggins e in seconda istanza di Oubre sono stati elementi preziosi e non così scontati, vista la nomea dei due giocatori.


In questo contesto dunque, ben diverso da inizio stagione, la sconfitta di domenica contro LeBron e compagnia assume un significato relativo. Tant’è che lo stesso Steve Kerr nella conferenza stampa post-partita su Zoom, a cui ho potuto personalmente partecipare, si è affrettato a derubricare il tutto come una serata storta, di quelle che “ne capitano un paio ogni stagione” e per cui non ha neanche troppo senso soffermarsi eccessivamente e passare oltre.

Se proprio si dovesse trarre una lezione da questa sconfitta, il coach di Golden State ha risposto con un laconico: “stop fouling.”


Nel decisivo primo quarto della sfida, infatti, i Warriors hanno commesso ben 9 falli e mandato in lunetta gli avversari addirittura 16 volte. E non è certo la prima volta che si ripropone questa problematica: la squadra risulta infatti la quarta peggiore della Lega da questo punto di vista, con ben 21.9 falli commessi a partita.


Golden State storicamente soffre lo strapotere fisico altrui, e quando non entra in campo con la stessa voglia e agonismo soffre tremendamente questo deficit con le avversarie. Deficit che si traduce, oltre che in un eccesso di falli, soprattutto in una lotta impari a rimbalzo: contro LA il parziale è stato impietoso, 60-35 (14-3 quelli offensivi).


Il team della Baia ha uno dei peggiori dati dell’NBA in quanto a rimbalzi a partita (43.1). Anche le statistiche di Cleaning the Glass (che escludono il garbage time) mostrano la sofferenza dei californiani sotto le plance: sono penultimi nella Lega in quanto a percentuale di rimbalzi offensivi catturati (20.4%) e quartultimi per percentuale di rimbalzi offensivi concessi (26.9%).


Non è una novità di quest’anno tale difficoltà. Da segnalare, però, che i dati sono peggiorati in maniera evidente. La squadra ha bisogno come il pane di giocatori in grado di battagliare a rimbalzo e in quest’ottica sarà fondamentale la crescita del rookie James Wiseman, che per stazza e doti atletiche, tra cui una wingspan di 231 cm, rappresenta il candidato principale alla soluzione del problema.


La matricola da Memphis, di cui abbiamo parlato nello specifico qui, ha tutti i mezzi per potersi imporre in questa Lega, ma ha ancora tanto lavoro da fare per conquistarsi il ruolo di titolare fisso in una squadra che vuole giocarsi un posto nei Playoffs. Dopo un inizio di stagione con i gradi di titolare, coach Kerr lo ha poi di fatto relegato a riserva e i numeri sono dalla sua parte. C’è una differenza abissale tra il Net Rating del quintetto titolare con il suddetto e quello con Kevon Looney: -15.6 il primo, +20.1 il secondo.


Per ora, dunque, è legittimo affidarsi all’usato sicuro, ma provando a ragionare con un occhio rivolto al futuro sarà importante riuscire a trovare sempre più spazio per il giovane lungo. E per fare ciò, James dovrà dimostrare sempre maggior affidabilità nella metà campo difensiva, dove gli si chiede tra le altre cose di proteggere il ferro con la sua verticalità. Commette ancora troppo spesso fallo, ma sta mostrando incoraggianti progressi da questo punto di vista.



Visto quanto detto, si può ritenere tutto sommato soddisfacente la stagione di Golden State, le cui ambizioni e prospettive sono cambiate drasticamente il giorno in cui Klay Thompson si è rotto il tendine d’Achille.


Nonostante questa terribile mazzata, i Warriors si sono riconfermati una squadra ancora competitiva in una Western Conference assai equilibrata. Per forza di cose non lotteranno per il titolo, ma stanno cercando di costruire fondamenta solide per tornare presto a lottare ai massimi livelli.


La distanza al momento è ancora evidente, ma con un Klay in buona salute e un gruppo ancora più maturo, questo gap non sembra poi così incolmabile.