• Andrea Lamperti

Westbrook si può permettere di chiedere la cessione?


FOTO: NBA.com

Il ciclo di questi Rockets si sta avviando a una tragica conclusione.

Se gli addii di Daryl Morey e Mike D’Antoni non fossero stati abbastanza, la “finestra” di questo progetto targato Moreyball si è definitivamente chiusa con la richiesta di trade di Westbrook.

Più che di un fulmine a ciel sereno, si tratta della punta dell’iceberg di un’infinita lista di attriti e problemi emersi negli ultimi mesi dentro allo spogliatoio dei texani, e manifestati in modo evidente sul campo nella serie contro i Lakers (e non solo).

A Houston, in questo momento, nessun tassello è al proprio posto. Soprattutto se teniamo conto delle ambizioni di titolo - ormai ben poco realistiche - obbligatoriamente proclamate anche per il prossimo anno dall’interno dell’organizzazione.


Nessun giocatore, praticamente, sembra felice del posto che occupa:




Il quadro della situazione è veramente drammatico, allo stato attuale. Nessuna franchigia in NBA ha un futuro compromesso quanto quello dei Rockets.

Staff tecnico e front office sono stati rivoluzionati, dopo il fallimento nella bubble; il roster nei Playoffs si è dimostrato disfunzionale e poco profondo, con due stelle (Harden e Westbrook) decisamente inadatte a condividere il campo, il naufragio della “micro-ball” e la totale assenza di peso sotto i tabelloni; di scelte al Draft, cap space e giovani da sviluppare (o scambiare) non c’è traccia, dopo l’all-in per le ultime corse al titolo (sfiorato nel 2018, e da allora sempre più distante da Houston); i contratti potenzialmente vantaggiosi da spostare sono pochi - forse il solo Covington, se si esclude Harden - e comunque la coperta è talmente corta nelle rotazioni che non può bastare un aggiustamento per nascondere tutti i problemi.

In tutto ciò, Russell Westbrook ha manifestato al front office il proprio malcontento e ha chiesto di essere inserito in una trade durante questa offseason. E per Houston non ci poteva essere notizia peggiore - no, non per le prestazioni in campo di Russ; o meglio, per le sue prestazioni, ma non in senso positivo.

L'ex OKC nelle prossime stagioni percepirà 41, 44 e 47 milioni di dollari. Assorbirà, quindi, il 38% dello spazio salariale della franchigia: non l’ideale, per un giocatore di 32 anni che difficilmente potrà adeguarsi al calo di atletismo che lo attende; soprattutto dopo aver rappresentato nella scorsa annata un problema - da risolvere, come è stato fatto cedendo Capela e lasciando un roster incredibilmente incompleto ai poco invidiabili successori di Morey e D’Antoni - piuttosto che una soluzione ai problemi.

Ora, la richiesta di essere ceduto. Un anno dopo essere arrivato a Houston con una trade, a posteriori scellerata, che ha portato a OKC Chris Paul e diverse future scelte al primo round (che potrebbero presto assumere un certo valore, per i Thunder).


Ciò che forse a Westbrook dovrebbe essere più chiaro, in questo momento, è che il suo non può essere un semplice “addio”, come è stato con Morey e D’Antoni. Il suo contratto va scambiato. E no, cedere Westbrook ora non è esattamente come quando i Pelicans hanno dovuto accontentare Anthony Davis - che è valso a New Orleans un intero nuovo young core: Ingram, Ball, Hart (con Zion in arrivo).


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Westbrook in questo momento è uno dei peggiori contratti dell’NBA, e quindi uno dei più difficili da spostare. E questo per nessun’altra ragione al Mondo se non per un rendimento inferiore all’enorme valore del suo salario, combinato a una non più giovane età.

Quello che voglio dire è che Westbrook non è una superstar che chiede la cessione. È un ex-MVP che percepisce cifre da MVP, ma che ha superato il suo prime, ha grossi limiti tecnici e non ha un futuro roseo davanti - che chiede la cessione.

Chi più, chi meno, chi in un modo e chi nell’altro, Anthony Davis, Jimmy Butler, Kyrie Irving e Kawhi Leonard hanno creato dei problemi ai rispettivi front office, quando hanno chiesto di essere ceduti. Ma si trattava di giocatori che avrebbero sicuramente avuto mercato, e che dunque avrebbero (hanno) garantito alla propria squadra un’adeguata contropartita. Qualcosa da cui ripartire, il più delle volte. O almeno provarci.

Negli ultimi mesi si è spesso parlato delle possibili richieste di trade (per il momento nessuna concretizzata) di Devin Booker, Karl-Anthony Towns e Bradley Beal. Tre giocatori che qualunque franchigia, o quasi, vorrebbe avere nel proprio roster (e libro paga). Se per caso “premessero l’interruttore”, i GM in coda per loro non si conterebbero su due mani.

Scambiare Russ, invece, non sarà facile. Anzi. Soprattutto per un front office messo alle corde dalla sua richiesta, arrivata in un momento di enorme difficoltà dell’organizzazione in ogni suo ambito.

Westbrook, semplicemente, è desiderato molto poco in NBA. Anche perché se la sua - sbandierata - volontà è quella di “tornare a un ruolo di generale in campo”, la cerchia di possibili pretendenti è già ristretta. Posto che sarà, comunque, il front office di Houston a decidere, a questo punto.


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Non è un caso che le tre sole squadre di cui si è parlato come possibili interessate siano Los Angeles Clippers, New York Knicks e Charlotte Hornets.


Alla prima ipotesi, personalmente, credo poco: nonostante la necessità dei Clips di cambiare qualcosa, dopo il fallimento a Orlando, escludo che vedano in RW un possibile fit con Leonard e George. Le altre due mi sembrano decisamente più realistiche. Sì, New York e Charlotte. Le due franchigie nell’NBA alla più disperata ricerca di una stella - di nome o di fatto...

Il pacchetto suggerito da Bleacher Report che potrebbero proporre i Knicks? Wayne Ellington, Bobby Portis, Frank Ntilikina, Kevin Knox e una futura scelta al secondo round. Ovvero, un giocatore marginale nelle rotazioni, un brutto contratto (in scadenza 2021), due giovani di (molto) dubbia prospettiva in NBA e una scelta di basso valore. Il neo-GM dei Rockets, Rafael Stone, avrà poche chance di includere uno tra Mitchell Robinson e RJ Barrett nell’eventuale trade: questo rende l’idea di quanto la cessione di Westbrook, combinata al costo del suo arrivo, sarebbe (sarà) un bagno di sangue.

Posto che, un bagno di sangue, questa offseason lo doveva già essere per Houston. Che la scorsa estate ha scelto di puntare forte su Westbrook, credendo nella sua combinazione con l’amico James Harden - con cui le cose non sembrano essere andate benissimo, tra l’altro.


In tutto questo, è lecito chiedersi come dovrebbe porsi il front office degli Houston Rockets davanti alla sua richiesta. Tendenzialmente, sono le superstar che giocano al livello del proprio contratto (almeno), a “potersi permettere” di chiedere una trade...





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