• Luca Losa

Young Guns: LaMelo Ball




LaMelo can ball.


Perdonate questo banalissimo gioco di parole, ma la tentazione di aprire l’articolo sul terzo genito di LaVar in questo modo era troppa e, soprattutto, in questo assunto c’è ben più di un fondo di verità.


La nuova guardia dei Charlotte Hornets si sta infatti prendendo la scena mostrando qualità uniche già solo dopo appena un terzo di stagione. L’inizio a rilento - unica scelta in top 3 da Otto Porter Jr nel 2013 a finire il debutto senza punti - ha subito fatto gridare al “bust” ai molti, tantissimi haters che osservano le vicende della Ball Family, come direbbero a Napoli, con l’uocchie sicche, il malocchio.


Così come per il fratello maggiore Lonzo, l’origine di questo astio è da far risalire alla polarizzante e poco accomodante figura del padre, e non certo a qualche atteggiamento dei due interessati. L’ingombrante presenza paterna ha sicuramente dato enorme visibilità ai due; allo stesso tempo, senza il suo sproloquiare incessante si sarebbero evitati diversi imbarazzi. Come, per fare un esempio recente, quando poco più di tre settimane fa LaVar ha dichiarato che suo figlio fosse “segretamente infelice” di dover uscire dalla panchina nelle rotazioni di coach Borrego.


Nel frattempo LaMelo Ball ha guadagnato i gradi di titolare, vista la concomitante assenza di Devonte' Graham. La decisione di farlo partire dalla panchina, tuttavia, ha i suoi perché e ha dato tempo al ragazzo di acclimatarsi. James Borrego gli ha consegnato in mano le chiavi della second unit, permettendogli di dirigere l’attacco - cosa che avrebbe potuto fare relativamente in quintetto con Terry Rozier e Gordon Hayward - delle seconde linee e di adattarsi con meno pressioni al livello della NBA.


Gli stenti iniziali, soprattutto al tiro, sono svaniti e ora LaMelo gioca con fiducia la sua pallacanestro. A conferma di questo è arrivato il premio di Rookie of the Month della Eastern Conference del mese di gennaio.


Viste le prestazioni da quando è in pianta stabile nel quintetto di partenza, il #2 in maglia Hornets sta perorando la sua causa come titolare da qui alla fine della stagione. In queste sette partite ha collezionato numeri notevoli: in 34.9 minuti di gioco ha segnato 21.9 punti, e messo insieme 7.1 rimbalzi, 6.1 assist e 2.0 rubate. La decisione a riguardo Borrego la prenderà quando avrà il roster a completa disposizione, ma, con buona pace del padre, quello che più conterà sono i minuti che passerà sul parquet - che, a parole del coach, sono e saranno direttamente proporzionali alla ratio Assist/Turnover.


Statistica che meglio delle altre fa da termometro alle prestazioni del ragazzo, perché combina quello che meglio sa fare, ovvero passare la palla - e aggiungerei divinamente - con il suo tallone d’Achille, le palle perse. Per percentuale di turnover, Ball si trova nel 19esimo percentile della Lega tra i pari ruolo. Il dato deve far preoccupare relativamente, in quanto solitamente più impietoso nei confronti dei rookie. È figlio anche dell’inesperienza e, nel caso di LaMelo, della ricerca a volte esasperata di fare una giocata più per gli occhi che per la concretezza.


Come il fratello in maglia Pelicans, LaMelo fa delle sue qualità nel passare la palla la sua arma migliore. Vede linee di passaggio e disegna traiettorie che in pochissimi immaginerebbero. Si va sul sicuro dicendo che si trova già nell'élite dei migliori passatori della Lega.



Questo passaggio di per sé non ruba l’occhio come altri dell’interessato. Colpisce però la lettura dell’azione tutt’altro che scontata: al posto di alzare un lob potrebbe servire due compagni aperti sul perimetro, Hayward in punta e Rozier nell’angolo, con dei passaggi più semplici. Sceglie però la terza via, sapendo che a quelle altezza in pochi possono fermare Miles Bridges.



Questo assist invece mostra il tocco sublime che si ritrova. Come dicono negli States, “He put some english on that ball”, ha dato spin al pallone per alterarne la traiettoria una volta che rimbalzasse sul parquet.


Può sembrare una giocata fine a se stessa e per certi versi lo è, essendoci probabilmente spazio per disegnare una traiettoria più “ortodossa”, ma è innegabile che quel pallone atterri perfettamente nella mano sinistra di Malik Monk. Senza voler scomodare paragoni azzardati, chi utilizzava il bounce pass in questo modo era un certo Jason Kidd.


In campo aperto, oltre a spingere il ritmo e armare i compagni, ha dimostrato di saper arrivare al ferro sfruttando velocità e taglia. Anche senza essere particolarmente “shifty” nel palleggio e nel finire al ferro, è capace di cambiare direzione ad alta velocità e concludere con entrambe le mani. Per migliorare il 56% al ferro, che lo pone nel 43esimo percentile tra le point guard, dovrà affinare il tocco.


Di genetico in famiglia non ci sono solo le abilità nel passaggio, ma anche una meccanica di tiro non convenzionale, a essere generosi. Quest’anno sta tirando con un buon 37% dalla lunga, ma è lecito aspettarsi inconsistenza in questo fondamentale di tanto in tanto. I gomiti sono entrambi troppo larghi, la mano di tiro rimane quindi laterale al posto di essere posizionata sotto la palla e a volte rilascia da un’altezza troppo bassa. Anche l’utilizzo della parte inferiore del corpo è inusuale e inconsistente.



Nella metà campo difensiva, nonostante mostri errori di posizionamento e concetto, compensa con un attivismo encomiabile e traduce in numerose palle recuperate e deflections i suoi sforzi. La sua taglia, in particolare le lunghe braccia, unita a una rapidità sopra la media, gli offrono un vantaggio competitivo sui pari ruolo.



Qui, contro Indiana, prima perde di vista l’uomo su un banale taglio back door, ma poi si sforza per ritrovare il contatto con il difensore, non lo molla e forza una palla persa con una deflection. Nella seconda parte della gif mostra buona velocità laterale, il che gli permette di non farsi superare da una guardia più piccola e agile di lui come VanVleet.


Oltre a queste qualità, e come testimoniato dai numeri, Ball possiede strumenti legittimi per essere un ottimo rimbalzista difensivo: verticalità, voglia, lunghezza e lettura della traiettoria di tiro. I numeri, d'altro canto, potrebbero essere inflazionati, come per molte altre guardie che fanno registrare dati importanti a rimbalzo difensivo, dalla propensione a rimanere vicini al canestro nella marcatura del lato debole.


Il tratto forse più peculiare di LaMelo è che le sue qualità sono uniche tanto quanto i suoi difetti. Ball mostra un innegabile e innato senso per il gioco, unito a grandissima creatività. Se ci aggiungiamo il profilo fisico e le qualità tecniche si può legittimamente pensare a un futuro da All-Star. Il fatto è che, il suo ogni tanto discutibile decision making, alcuni errori di "attenzione" (sottolineati nella fase difensiva) e la meccanica di tiro incupiscono leggermente queste aspettative.


Visto il profilo veramente unico di giocatore è difficile pensare, dopo sole 28 partite, a dove sarà tra cinque anni. Quel che è certo è che nel frattempo ci farà divertire.




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