• Luca Losa

Young Guns: Tyrese Haliburton




Dopo la brutta sconfitta casalinga di venerdì notte contro i Los Angeles Clippers, Tyrese Haliburton è stato spottato sul parquet del Golden 1 Center in una prolungata sessione di tiro. La 12esima scelta assoluta da Iowa State era fresco di una delle peggiori prestazioni dell’anno - e con lui tutta la squadra. In 24 minuti di gioco, Haliburton ha messo insieme solo 5 punti - ha fatto peggio solo nella seconda uscita stagionale - tirando con 2/7 dal campo.

Un piccolo aneddoto che ci mostra la mentalità di Tyrese, forgiata da un percorso cestistico non scontato. Per arrivare sui palcoscenici più importanti del basket mondiale, Haliburton ha dovuto infatti lavorare duro e non dare niente per scontato. Il ragazzo sa bene cosa significhi essere sottovalutato.


Uscendo dalla sconosciuta Oshkosh North High School e giocando per una squadra indipendente, Wisconsin United, estranea ai circuiti più rinomati e frequentati da coach e scout dei top college americani, il ragazzo ha pagato una seria mancanza di esposizione e visibilità, e non era considerato uno dei migliori prospetti della sua classe.


Come dicono oltreoceano, era appena un “three-star recruit” e arriva a Iowa State. E nonostante al suo ultimo anno di high school avesse guidato la sua squadra al titolo statale e fosse stato nominato Wisconsin Player of the Year, era fuori dai ranking dei migliori 150 giocatori della sua classe.

“Non direi di essere sbocciato tardi, direi piuttosto che è servito del tempo alla gente per capire chi sono io.”

Due anni e una scelta in Lottery (12esima) dopo, è ormai impossibile sottovalutare il talento del rookie dei Sacramento Kings, che dopo poco più di dieci partite è un serio candidato al premio di Rookie of the Year, se dovesse continuare così. E dubbi a riguardo sembrano essercene pochi, guardandolo giocare.


Haliburton, rispetto alla stragrande maggioranza dei coetanei, non ha avuto bisogno di tempo per trovare il suo ruolo al livello successivo. Questo perché fa dell’intelligenza cestistica il suo punto di forza. Tyrese non sembra alla prima stagione tra i pro: gioca da veterano navigato. Ed è giusto ricordarlo: senza aver potuto disputare la consueta Summer League e finendo anzitempo il suo ultimo anno ad Iowa State - condizioni che hanno complicato il percorso di tutta la Draft class 2020.

Partita dopo partita, Haliburton sta dimostrando che il suo particolare, quasi unico, skillset messo in mostra in NCAA può essere traslato senza problemi in NBA. Il roster dei Kings, oltretutto, sembra tagliato su misura per lui e ne nasconde le carenze.



198 cm di altezza e 207 cm di wingspan per appena 80 kg, Tyrese sul campo non ruba l’occhio per l’esplosività, la qualità nell’uno contro uno e da scorer. Colpisce la leggerezza con cui si muove e la naturalezza con cui pensa pallacanestro. Gracile com’è, sembra levitare sul campo, sempre sotto controllo e senza sforzo. E fa sembrare tutto di una normalità sconcertante per essere un rookie.


È un all-around player in fieri, già efficace sopra la media in moltissime situazioni di gioco. A spiccare particolarmente sono la sua selezione di tiro, la versatilità offensiva e le innate capacità nel guidare l’attacco e servire i compagni.


I suoi pregi e i suoi difetti fin qui sono riflessi anche dai numeri, alcuni dei quali - il campione è ancora ristretto - irreali per un ventenne. Eccone alcuni:



Oltre ai dati al tiro (che fanno impressione), sono da sottolineare - e ben riassumono il profilo di giocatore di cui stiamo parlando - i numeri riguardanti la percentuale di assist sul totale di squadra (27.4%), che lo pone nel 94esimo percentile tra i pari-ruolo in NBA; la ratio tra usage e assist lo vede tra i migliori dell'NBA, e lo stesso vale per lo stellare 4.77 di ratio assist/palle perse.


I dati mostrano un giocatore estremamente intelligente, in grado di fare quasi sempre la scelta giusta. Difficilmente lo si vede forzare una giocata. Quando si dice "NBA ready".


In ogni aspetto del suo gioco Haliburton dimostra grande maturità, ed è ben conscio dei suoi limiti. Non ha per ora le doti per essere efficiente in isolamento a questo livello - e in isolamento, di conseguenza, non ci finisce mai. Quando ha palla in mano, il vantaggio lo costruisce giocando molto pick&roll. Situazione in cui dimostra abilità di lettura, passaggio e l'importante capacità di concludere con un floater.


In questa circostanza legge bene l'errore di Bol Bol e serve Bjelica solo nell'angolo per una tripla aperta:


Nella clip successiva, invece, prima lo si vede giocare bene un PnR alto con Marvin Bagley, che si conclude con un'alzata al ferro per quest'ultimo; a seguire, sullo slip the pick di Buddy Hield, punisce l'errore della difesa avversaria e serve il suo compagno libero oltre l'arco:



Al ferro, se contestato, non ci va molto, in quanto non è ancora abile nel concludere con contatto, soprattutto per questioni fisiche. La mancanza di aggressività in questo senso si traduce inevitabilmente anche in pochi giri in lunetta: solo nel 5.4% dei casi subisce fallo su tiro (27esimo percentile tra i pari-ruolo della Lega).


La sua presenza influisce particolarmente anche su alcuni numeri di squadra. Quando è in campo salgono Offensive Rating (+1.5) e Assist Percentage (+8.8%), mentre calano sensibilmente i numeri a rimbalzo, sia difensivo (-8.3%) sia offensivo (-1.4%). Numeri in linea con abilità e mancanze del prodotto di Iowa State.

Nella metà campo difensiva vale un discorso simile. Da un lato subisce la maggiore fisicità degli avversari, ma allo stesso tempo la velocità delle sue letture, il suo posizionamento e l'istinto per l’anticipo lo rendono in prospettiva un difensore molto interessante.



Se da un lato era difficile prevedere un adattamento così istantaneo al gioco della Lega, dall’altro si sapeva ben prima su quali capacità avrebbe fatto affidamento il natio di Oshkosh. Su una di queste, tuttavia, in molti non erano disposti a mettere la mano sul fuoco, nonostante i boni numeri al college.


Il tiro, anzi la meccanica di tiro del ragazzo, che negli States definirebbero “funky”, ha sempre attirato critiche tra gli addetti ai lavori. Molti mettevano in dubbio che con distanze maggiori i risultati sarebbero rimasti invariati. In molti si sbagliavano.



Haliburton non torchierà le difese avversarie con il tiro dalla lunga correndo tra i blocchi come fanno i migliori tiratori della Lega, ma quando riceve con i piedi per terra rappresenta una grande minaccia.


Già nell’ultimo anno ad Iowa State aveva chiuso nel 98esimo percentile per punti per possesso (1.49) in situazioni di spot-up. E fin qui, oltretutto, ha dimostrato di avere un range di tiro notevole.



È facile vederlo giocare e pensare già ora che sia la steal del Draft. In questo primo scorcio di Regular Season è stato, insieme a LaMelo Ball, il rookie che più ci ha impressionato. La sensazione, però, è che non potesse trovare niente di meglio di quello che gli offre Sacramento al momento.


Haliburton è una guardia particolare. Ha la capacità di creare vantaggio in diverse situazioni, ma il suo gioco può sbocciare quando non è l’iniziatore primario dell’attacco; e per questo, il miglior scenario possibile prevedeva per lui la presenza di un trattatore di palla primario come De’Aaron Fox.

Con Fox che attacca le difese dal palleggio, le costringe all’aiuto e a ruotare, a volte a collassare in mezzo all’area, Tyrese riesce a valorizzare le sue qualità complementari.


Se Haliburton abbia potenziale da All-Star è ancora difficile da prevedere. Quel che sembra evidente è che i Kings, questa volta, abbiano pescato bene - e forse molto bene - al Draft 2020.