10 anni di Steph

July 15, 2019

 

© Sportskeeda

 

 

Bob McKillop era nella stessa stanza del Madison Square Garden con Steph Curry e la sua famiglia il 25 giugno del 2009, la notte in cui è cambiata la NBA. Coach McKillop si era già reso conto del talento del figlio di Dell dopo solo due settimane di lavoro con la futura stella dei Warriors e lo aveva chiamato “the face of college basketball” quando si è reso eleggibile per il Draft del 2009.

 

McKillop non si sarebbe mai immaginato, però, che Steph sarebbe diventato anche il volto della NBA, il cui tiro avrebbe cambiato la storia del Gioco. “Non avrei mai pensato che Steph potesse raggiungere questo livello”, ha dichiarato poi. “Nessuno lo immaginava, né lui stesso, né i suoi genitori. Nessuno”.

 

 

La notte del Draft, i Knicks avrebbero voluto chiamarlo alla 8. Il pensiero comune, del resto, era che New York avrebbe puntato su Steph. “Eravamo fiduciosi che potesse rientrare nelle prime dieci scelte. Pensavamo che sarebbe andato ai Knicks”, ha spiegato in seguito McKillop. “Steph era contento del fatto che sarebbe potuto diventare un giocatore dei Knicks”.

 

Ma così non è stato, perché a credere in lui sono stati i Golden State Warriors con la settima scelta. Sì, la settima - con, oltretutto, due point guard (Ricky Rubio e Jonny Flynn) chiamate prima di lui, alla 5 e alla 6, dai Minnesota Timberwolves. Neanche a dirlo, la storia ha dato ragione ai Warriors, che in questi anni hanno vinto tre titoli e disputato cinque NBA Finals consecutive. Curry è stato la pietra angolare de successo di Golden State, malgrado la presenza al suo fianco di Klay Thompson e l'arrivo, nel 2016, di Kevin Durant. Il numero 30 è stato nominato due volte MVP e sei volte All-Star.

 

“Guardando alla sua storia, è davvero impressionante come siano andate le cose”, ha ammesso McKillop. “Non ci sarebbe stato contesto migliore per lui: a Oakland ha avuto la possibilità di guidare la squadra e diventare il precursore del futuro dei Warriors".

 

L’ex giocatore e coach di New York, Dick McGuire, osservando Curry prima del Draft per gli stessi Knicks, ha detto a McKillop che aveva un talento NBA tra le mani. Non si sbagliava. Ma da dove usciva Steph? Il figlio di Dell aveva giocato a baseball con il figlio di McKillop e, quando non si sono presentate offerte da altri college (già...), il coach di Davidson ha fatto un gran lavoro da recruiter. Sonya Curry gli aveva detto, però, che c'era una condizione molto importante, e cioè che avrebbe voluto vederlo mettere su un po’ di massa muscolare, visto che la sua struttura fisica era il suo più grande limite verso l'NBA.

 

Curry deve molto a coach McKillop, che è stato il suo mentore nonostante il suo inizio a Davidson non è stato certo entusiasmante. Nel primo tempo del suo debutto contro Eastern Michigan, aveva perso nove volte la palla. Nove! Ma McKillop credeva in lui e non ha mai smesso di fargli sentire la propria fiducia. La partita successiva Steph ne mise a referto 32 contro Michigan...

 

"Gli abbiamo sempre dato enorme fiducia perché sapevamo che si trattava di un giocatore a cui non dovevamo permettere di farsi condizionare da qualche giocata sbagliata”, ha affermato McKillop.

 

Ovviamente, alla fine, ci sono state più belle giocate che scelte sbagliate, durante la sua avventura a Davidson. Nel 2008 lui e la sua squadra hanno avuto una striscia di 25 partite vinte di fila, conclusasi a Detroit con la sconfitta alle “Elite Eight” contro i futuri campioni di Kansas, davanti a 57.000 spettatori.

 

L’anno in cui è stato scelto, Curry pensava che forse sarebbe stato meglio fare un altro anno al college, ma il richiamo della NBA è stato troppo forte. Per fortuna sua e soprattutto dei Warriors.

 

"Era cresciuto veramente tanto nell’ultimo anno a Davidson e sapevamo tutti che se fosse stato scelto subito avrebbe avuto modo di guadagnare più soldi", ha commentato il suo coach di allora.

 

"Anche se aveva un ottimo rapporto con i suoi compagni del college e non era una decisione semplice per lui, sarebbe stato folle non rendersi eleggibile per quel Draft. Ha preso la sua decisione all’ultimo, comunque, visto che l’ultimo giorno in università diceva che non sapeva ancora cosa avrebbe scelto.

 

Beh, sembra che alla fine abbia fatto la scelta giusta..."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© Sportskeeda

 

Questo articolo, pubblicato su Sportskeeda in data 25 giugno 2019, è stato tradotto da Marco Romeri in italiano per Around the Game.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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