La crisi di Clippers e OKC in 3 punti

November 22, 2017

Entrambe le franchigie sono reduci da un'estate movimentata, in cui hanno rivoluzionato i rispettivi roster. È' solo questo il problema che affligge le due squadre, o c'è di più?

 

 


Partiamo dai dati e dagli ultimi risultati: il record dei Thunder recita 7-9, 4-6 nelle ultime dieci con due sconfitte consecutive: decimo posto nella Western Conference.

Ai Clippers va ancora peggio: occupano infatti la tredicesima piazza ad Ovest con un record di 5-11 e soprattutto vengono da una preoccupante striscia di nove sconfitte consecutive, la più lunga in NBA finora. Il dato più eloquente sulla loro situazione, però, è un altro. Mai, infatti, nell'era Chris Paul la squadra di Los Angeles aveva perso così tante partite in fila, raggiungendo un massimo di quattro.

Non si tratta quindi di una situazione propriamente ideale per entrambe le squadre, soprattutto dopo i proclami di inizio stagione e le aspettative riposte da tanti su queste due franchigie. In particolare su OKC, ritenuta, dopo la scoppiettante finestra di mercato, la più accreditata rivale di Golden State, assieme ai Rockets.

Andiamo adesso ad analizzare punti di contatto e differenze delle due false partenze. Tenendo sempre conto, comunque, che non è passato neanche un quinto della stagione: tempo per recuperare non manca.

 



Punto 1: le scusanti


Per cercare di ripartire e superare un momento complicato, piangersi addosso e trovare scuse più o meno valide non è mai una soluzione efficace. L'unico metodo è individuare gli errori e risolverli lavorando ancora più duramente. Come suggerisce un detto di origine taoista: "un vincente trova sempre una via, un perdente trova sempre una scusa".


In questo caso, però, per comprendere al meglio la situazione, è bene anche analizzare alcune cause collaterali di difficoltà di questo inizio di stagione. Alcune pronosticabili e altre meno, concediamo quantomeno il beneficio del dubbio sul reale valore delle due squadre, visto in primis i grandi cambiamenti avvenuti nella offseason di entrambe.


Per costruire una team vincente ci vuole tempo. Bisogna dare ai giocatori la possibilità di sbagliare e di accrescere la chimica di squadra.
Questo è il principale problema di Oklahoma City; l'arrivo in estate di due superstar come Paul George e Carmelo Anthony ha radicalmente cambiato faccia e ambizioni della franchigia di Russell Westbrook, MVP uscente. I risultati, però, non arrivano, almeno per ora. E il gioco stenta. Come detto sembra una mera questione di tempo: il talento non manca, ma la strada da percorrere è ancora lunga.


Nella città degli angeli, invece, sono sbarcati Gallinari, Teodosic, Beverley e altri ancora, ma l'evento principale della loro offseason è stato l'addio di Chris Paul. Il playmaker rappresentava il punto focale dei Clippers, sia dal punto di vista offensivo che difensivo, e la sua partenza ha lasciato un grande vuoto. Che la dirigenza ha cercato di colmare aggiungendo tanti buoni giocatori, alcune scommesse, ma nessuno dello spessore di CP3.

 

L'obiettivo di Doc Rivers, una volta chiarite le intenzioni di Paul, è stato quello di risolvere l'annoso problema della panchina troppo corta, che ha caratterizzato le ultime stagioni. Problema, però, ancora irrisolto - complici gli infortuni di Teodosic, fuori a tempo indeterminato, e Gallinari, ai box ancora per una settimana circa. La differenza dall'anno scorso è che neanche il quintetto titolare offre garanzie e le nove sconfitte consecutive non sono imputabili solo alle assenze.
 

 

 


Punto 2: le difficoltà offensive


I Clippers segnano 104.9 punti a partita, sedicesimi nella Lega, e il loro Offensive Rating è di 107.0, dodicesimo dato dell'NBA.

Sono numeri mediocri, generati principalmente dalla scarsa fluidità del gioco a metà campo; la palla semplicemente si ferma troppo e quando si arena anche il resto dei giocatori rimangono in attesa. L'anno scorso molte di queste situazioni venivano sbrogliate da Paul, abilissimo ad uscirne sia in giocate in isolamento sia, soprattutto, attraverso i pick and roll con DeAndre Jordan. Quest'anno quest'ultima situazione è decisamente diminuita (per frequenza e produttività) e con essa la pericolosità di Jordan stesso, non certo un lungo da servire spalle a canestro.

 

Inoltre sono diminuite di molto le transizioni ed i contropiedi; e di conseguenza i punti segnati: mancano quelli "facili". Ma questo dato va ricollegato alla fase difensiva, di cui parleremo più avanti. Sono dati preoccupanti, infatti, ma non quanto quelli difensivi. Il rientro di Gallinari, utile ad aprire il campo e a trovare punti facili dalla lunetta, insieme a quello di Teodosic, vero leader della metà campo offensiva e del gioco in transizione, miglioreranno di certo il gioco dei Clippers e i suoi numeri - non a caso quando tutti erano sani il loro record recitava 5-2...

In Oklahoma invece i punti segnati a partita sono 103.2 (diciannovesimi in NBA), mentre l'Offensive Rating è di 106.7, tredicesimi nella Lega. E a
nche qui il problema è la scarsa circolazione della palla. 

I Thunder sono la squadra che gioca più isolamenti, con le tre star a suddividersi quasi equamente i possessi, ma senza mai mettere in condizione i compagni di essere pericolosi. Gli isolamenti partono sempre da una situazione statica, facilmente leggibile dalle difese; ed il gioco sul lato debole è assolutamente assente, come se ci fosse una certa rassegnazione, come se già sapessero che la palla, lì, non arriverà...

 

 

Situazione che viene poi esasperata nei finali di gara punto-a-punto: un bagno di sangue. Nella sconfitta contro Denver, ad esempio, nell'ultimo quarto OKC ha fatto un solo assist. Si diceva sul movimento della palla?


Il miglioramento può e deve partire dalle tre superstar, da Russell Westbrook in primis. La point guard deve, senza mezze misure, imparare a leggere meglio le situazioni. Le sue penetrazioni aprono le difese, e con Anthony o George sul perimetro - decisamente più affidabili di Roberson - lo scarico dovrebbe arrivare con frequenza e tempi diversi.

La situazione è problematica, ma non tragica. La sensazione per OKC è che si debba aspettare "solo" il cambio di marcia dei Big Three.
 


 


Punto 3: la differenza in difesa


La vera differenza tra queste due squadre, e ciò che rende il futuro di OKC meno incerto, è la fase difensiva. I Thunder infatti per punti concessi agli avversari (98.6) e per Defensive Rating (101.9) sono rispettivamente quarti e terzi nella Lega. Dati ottimi, che mettono in evidenza il gran numero di eccellenti difensori presenti a roster - Robertson, Adams e George su tutti.
La cosa preoccupante è il crollo di questo castello difensivo nei finali di gara punto-a-punto - tutti persi in questa prima parte di stagione: 0-7 il record in questi frangenti. Il Defensive Rating precipita ad un incredibile 163.0 quando la palla scotta, di gran lunga il dato peggiore in NBA. Anche qui l'impressione (e la speranza) è che, una volta migliorata la chimica e la conoscenza reciproca, questo dato migliorerà di pari passo.

La difesa dei Clippers invece ha subito un'involuzione preoccupante. Le partenze di Paul e Mbah a Moute sicuramente hanno indebolito la squadra sotto questo aspetto, ma non possono spiegare tutto. Il Defensive Rating recita 108.7, che li mette al ventunesimo posto su trenta squadre; ma se si conta quello delle ultime nove partite, Blake Griffin e compagni sono la squadra peggiore della Lega. È come se avessero semplicemente smesso di difendere.


Come sottolineato da Doc Rivers dopo la sconfitta con i Knicks (sotto il video), "mancano energia e voglia" - gli unici ingredienti imprescindibili per costruire una difesa solida. E non trovarle dopo sei, sette sconfitte consecutive è l'aspetto ancor più preoccupante.

 

 

 

Evidentemente Chris Paul non aveva tutti i torti quando, quest'estate, dopo aver lasciato LA, ha affermato che la cultura sportiva e la mentalità dei Clippers non fosse abbastanza competitiva per lui...

 

 

 

Soluzione del giallo



In conclusione, entrambe le squadre si trovano in evidente difficoltà. Enormi.

Ma le nubi sul futuro dei Clippers appaiono molto più minacciose, sia per quanto riguarda questa stagione che per le prossime.


Entrambe le franchigie quest'estate hanno rinnovato il contratto delle loro due superstar. Il problema, forse, è che Blake Griffin non ha ancora dimostrato di essere il giocatore su cui si possa costruire una squadra vincente, mentre Westbrook rappresenta in questo senso un buon punto di partenza. E aver esteso il suo contratto fino al 2023 rappresenta una garanzia straordinaria per Sam Presti e per il futuro dei Thunder.

Questa notte OKC affronterà Golden State in casa, mentre i Clippers voleranno ad Atlanta: 
chi delle due riuscirà a rialzarsi per prima e ad allontanare questo momento di difficoltà?

 

Sulla carta la partita contro gli Hawks sembra più abbordabile, ma al momento la situazione a Los Angeles è talmente complessa che nulla appare semplice.

I Thunder, perlomeno, due certezze le hanno: quella col numero 0 e, almeno nei primi tre quarti, la difesa.

 

 

 

 

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