Road to leadership

November 28, 2017

 

 

 © Denver Post / TNS
 

 

Nikola Jokic, prima di salire sull’autobus dei Nuggets per la partita di lunedì contro Sacramento, è stato preso in disparte da coach Michael Malone nell’atrio dell’hotel dove alloggiava la squadra. Il tecnico non sarebbe stato in panchina ad allenare quella sera a causa della sua sospensione e ha ricordato al serbo che sia Paul Millsap che Wilson Chandler non avrebbero giocato - poiché infortunati.

 

 “Che grande opportunità per te di crescere ed essere leader… i compagni guarderanno te ora”, gli ha detto Malone.

 

Così Jokic, vedendo che i suoi compagni stavano facendo un riscaldamento pre-partita un po' sotto tono, ha deciso di spronarli con un discorso in spogliatoio. Per poi contribuire con 16 punti e 14 rimbalzi nella vittoria sui Kings.

 

Crollato a terra per un colpo all’anca, durante la sconfitta a Houston, Jokic è rientrato in partita nonostante il dolore.

Contro Memphis, poi, dopo il vantaggio di 20 punti e la rimonta dei Grizzlies, ha segnato 14 dei suoi 28 punti nell’ultimo quarto, garantendo ai suoi la vittoria.

 

Questo è il tipo di evoluzione di cui i Nuggets hanno bisogno da parte di Nikola, ormai alla sua terza stagione NBA.

Ed ora è ancora più importante, visto l’infortunio patito al polso da Millsap, che potrebbe tenerlo lontano dal campo per mesi; proprio mentre Denver sta rincorrendo quella che sarebbe la prima apparizione ai Playoffs dal lontano 2013.

"Penso si fidi di me” , ha detto Jokic di Malone. “Mi ripete sempre: Vai in campo, sii te stesso e cerca di aiutare la squadra".

 

L’impegno fisico che Denver chiederà a Jokic, proprio per via dell’assenza di Millsap, non sarà troppo diverso rispetto a quello della scorsa stagione, a proposito della quale Malone ha detto:  “un giocatore al secondo anno che portava sulle spalle un intera franchigia".

 

Il centro serbo ha fatto registrare ben 11 doppie-doppie in 19 partite questa stagione, classificandosi tra i dieci migliori giocatori NBA per efficienza offensiva e mantenendo una media di 16.3 punti, 11.2 rimbalzi e 4.5 assist a partita. Sta tirando con il 40.9% da 3 punti: molto meglio del 34.6% avuto finora in carriera.

Inoltre ha migliorato il suo fatturato anche nell’altra metà campo, diventando da sabato il leader dell’intera NBA per defensive real plus/minus (2.93): non doveva essere il suo punto debole?

Il modo in cui la sua forza mentale si sviluppa potrebbe addirittura rivelarsi più determinante. Il serbo non è mai stato immune a "esplosioni emotive", né in passato né in questa stagione.

 

Ha preso un fallo tecnico questo mese contro Orlando, quando ha colpito al petto Bismack Biyombo in seguito ad un fallo non fischiato.

Contro i Lakers, poi, nonostante l’NBA abbia successivamente ammesso che Jokic avrebbe dovuto essere punito solo con un fallo tecnico, è stato espulso.

 

Tuttavia pare sia riuscito ad incanalare quell’intensità in energia positiva durante i timeout - momento in cui i giocatori hanno ammesso di accusare l'assenza di Millsap.

Jokic ci tiene a puntualizzare che lui parla semplicemente per dare una mano, non per elevarsi al di sopra dei suoi compagni di squadra. Ma ha  già dimostrato che la sua è una voce che vale la pena ascoltare.

 

Venerdì la guardia dei Nuggets Gary Harris ha speso parole d'oro per il big man:

 

“Ha il dono speciale di prevedere ciò che succederà. Sostanzialmente vede come la difesa sta per muoversi e reagisce: fa uno splendido lavoro, dicendoci in che posizione farci trovare. E lì la palla arriva”.

 

I Nuggets sanno che avranno bisogno dell’aiuto di tutti, a partire proprio da Jokic, per sopperire all’assenza di un all-around come Millsap.

E l’ultima fase della sua evoluzione potrebbe essere ricondotta a quanto detto nell’atrio dell'hotel di Sacramento.

 

“Sta accettando la sfida: diventare un leader” ha dichiarato Malone. “Essere un leader non è facile, perché devi fare sempre la cosa giusta. Ogni giorno. E Nikola è pronto a farlo per noi”.

 

 

 

 

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