Il terremoto di Memphis

November 29, 2017

Gli screzi con Marc Gasol e l'esonero di coach Fizdale hanno scosso i Grizzlies dalle fondamenta. Sguardo al presente e al futuro della franchigia, e alla grande suggestione: Ettore Messina.

 

 

Dopo 8 sconfitte consecutive, cambia la guida tecnica dei Memphis Grizzlies, che hanno a sorpresa esonerato David Fizdale.

L'ormai ex-coach, universalmente apprezzato da addetti ai lavori e tifosi per essere uno degli allenatori più preparati della Lega, sarà sostituito ad interim dal vice JB Bickerstaff (tra l'altro amico da tanti anni di Fiz) - chiamato a svolgere il non semplice compito di traghettare la squadra fino alla nomina del successore. Sempre ammesso che nelle prime uscite JB non dimostri di poter essere proprio lui il profilo adatto.

 

Diversi giocatori NBA hanno espresso disappunto e sconcerto per la vicenda. Lebron, D-Wade e Whiteside hanno lavorato con lui a Miami, quando ricopriva il ruolo di assistente per Spoelstra, e hanno affidato a Twitter l'eco della loro opinione in merito.

 

 

 

A South Beach, insieme ai giocatori sopra citati, il tecnico ha lavorato per 8 anni, dal 2008 al 2016, e ha lasciato un ottimo ricordo per conoscenza del gioco e rapporto con gli atleti. E non è un caso che si parli di un suo possibile trasferimento proprio a Miami, al servizio di coach Spoelstra.

 

Del resto, proprio questa mattina anche Chris Bosh ha caldeggiato la possibilità di un suo ritorno in Florida, aggiungendo di "essere vicino a David: nessuno ha ancora capito questa scelta". E il punto, forse, è che per capirla dovremmo sapere tutta la verità.

 

 

 

 

Una decisione controversa

 

 

Dopo un buon inizio di Regular Season, per Memphis la situazione nelle ultime settimane è a dir poco precipitata.

 

La sorte non ha di certo aiutato: raramente coach Fizdale ha potuto contare sul roster completo.

Dopo pochi minuti del season opener, infatti, JaMychal Green è stato costretto a tornare negli spogliatoi e a saltare le successive 12 partite; Ben McLemore era assente nelle prime 11 uscite stagionali.

Last but not least, Mike Conley, la stella della franchigia (stando al salario, almeno), ha subito il riacutizzarsi di un problema già avuto in passato. La point guard da 30 milioni di dollari all’anno soffre di un'infiammazione al tendine d’achille, che lo terrà fuori almeno per altre due settimane. Dopodiché la situazione verrà rivalutata.

Ma non è per gli infortuni che qualcosa nello spogliatoio di Grind City si è rotto.

 

L’ultimo episodio è avvenuto domenica sera, durante la partita contro i Nets, quando nel quarto e decisivo periodo Marc Gasol non è entrato in campo per scelta tecnica. Il rapporto fra i due non è mai stato idilliaco, gli screzi nell’ultimo anno sono stati molteplici e certamente questa insolita esclusione potrebbe aver giocato il suo ruolo nella vicenda. Nel post-partita il catalano era visibilmente deluso. Ai microfoni dei media ha dichiarato di essere sorpreso e frustrato dalla decisione del suo allenatore di lasciarlo in panchina nel momento di provare a portare a casa la vittoria.

Pare che questa sia stata, come si suol dire, la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il giocatore, secondo quanto riportato nella giornata di ieri, si sarebbe presentato alla dirigenza con il più classico degli aut aut: “o lui o me”. Ma è stato lo stesso Gasol, in serata, a negare questa versione dei fatti. Ecco le sue parole:

 

"A nessuno piace cambiare allenatore a stagione in corso; perché manca il tempo, durante la Regular Season, di lavorare su tanti aspetti del gioco. E sono rimasto molto sorpreso dalla notizia. Perché - sì, eravamo in grande difficoltà e nelle ultime settimane abbiamo vissuto un tracollo preoccupante - ma non me l'aspettavo. Io e David non condividevamo molte opinioni, ma nessuno dei due ha mai remato in direzioni opposte. Non ho orchestrato il suo esonero, come ho sentito dire".

 

A dare man forte al proprio big man ci ha pensato, prevedibilmente, il General Manager di Memphis, Chris Wallace:

 

"Non è stato il rapporto Gasol-Fizdale a determinare l'addio di quest'ultimo, c'erano altri problemi. Malgrado il buon avvio, infatti, la nostra crisi sembrava non avere fine: ci siamo chiesti come provare a voltare pagina".

 

Eppure, secondo diverse voci (ah, quelle solite "League Sources"...), il GM avrebbe ammesso nella tarda mattinata di ieri quanto il clima di tensione tra i due abbia inciso sulla decisione.

 

Non sarebbe esattamente la prima volta, in fin dei conti, che una dirigenza si schiererebbe al fianco della propria superstar in situazioni del genere. Anche perché, come sappiamo - e come anche a Cleveland e Phoenix sanno - avere un giocatore che chiede pubblicamente la cessione è uno scenario da evitare ad ogni costo. Anche quello di sacrificare  l’allenatore, se necessario per "proteggere" la propria stella. 

Ciò nonostante, non mancano rumors secondo cui sarebbe imminente una trade che coinvolge proprio il lungo trentaduenne. Ma, dopo quanto accaduto, sembra un'ipotesi decisamente improbabile - per sfortuna di Cleveland e Toronto, affacciate alla finestra alla ricerca dei rispettivi prossimi big man.

 

 

Sarebbe interessante, quantomeno, sapere la verità. Fino in fondo.

Chissà se è successo qualcosa di "irrimediabile" lunedì sera, nello spogliatoio, tra l'allenatore e Gasol (o altri componenti del roster) - secondo alcuni, i due si sarebbero "evitati nel post-gara". La decisione di lasciare seduto Marc è stata davvero sufficiente al centro per mettere pressione alla dirigenza, chiedendo l'allontanamento del coach? Difficile, per ora, capire se l'assetto della franchigia è stato davvero stravolto sotto le pressioni del fratello di Pau, o in seguito ad una mera decisione dirigenziale.

 

Ciò che è certo, è il ruolo che rivestiva il centro spagnolo nel sistema: pietra angolare del gioco di coach Dave.

La qualità nelle letture, le doti da passatore e l'abilità al tiro lo rendono una strana versione (per via del fisico) del "centro moderno", in grado di giocare sia vicino che lontano da canestro e di allargare il campo. Tutte caratteristiche perfettamente in sintonia con la filosofia di gioco dell’allenatore californiano, che ha riportato in quel di Memphis un gioco offensivo godibile - più di prima, perlomeno - dopo tre stagioni, comunque soddisfacenti per i risultati ottenuti, sotto l’egida di David Joerger, oggi a Sacramento.

Ora, però, c'è un domani cui guardare. E, dopo la giornata odierna, tutto da riprogrammare - per la franchigia, visto che un esonero a novembre non può in nessun modo non rappresentare uno scossone improvviso - e da decifrare, per noi.

 

 

 

 

Nubi all’orizzonte

 

 

Gli obiettivi stagionali per la franchigia del Tennessee, giustamente, non sono stati ridimensionati: si punta ai Playoffs. Tuttavia, come non mai nel passato recente, le aspettative per Conley e compagni sembrano incerte.

 

Nelle ultime sette primavere i Grizzlies hanno sempre raggiunto la post-season, arrivando nel 2013 alle finali della Western Conference. Ma da due anni per Grind City l'avventura si è conclusa al primo round, entrambe le volte contro San Antonio. Ed è difficile aspettarsi di meglio nel 2018, visto il livello delle contender ad Ovest.

 

Più preoccupante, però, è il futuro a medio-lungo termine.

La squadra è “prigioniera” di tre grossi contratti per almeno questa e la prossima stagione. Conley ha un garantito fino al 2021 da più di 30 milioni di dollari; l’anno prima scadrà il contratto da 25 milioni annui di Parsons; e nell’estate del 2019, invece, Gasol potrà decidere se far valere la player option per la stagione successiva, praticamente alle stesse cifre di Parsons. Con questi contratti, rimane poco spazio di manovra per poter affiancare allo zoccolo duro un supporting cast ed una second unit di livello - soprattutto considerando che, come vedremo, la franchigia di recente non ha esattamente estratto il coniglio dal cilindro nello sviluppo e nella scelta dei giovani...

 

A questo punto la soluzione potrebbe essere quella di cercare di tradare una delle tre stelle - considerabili tali quantomeno dal punto di vista salariale - per giocatori futuribili e/o scelte al draft. Quest’ultima potrebbe essere una via percorriribile per Wallace e soci, soprattutto dal momento che la prima scelta dei Grizzlies nell’estate 2019 è diretta ai Boston Celtics.

Il futuro, da qualche parte, deve cominciare.

 

Tuttavia, la storia recente dei Grizzlies non lascia presagire nulla di buono in questo senso. Commentare le loro ultime scelte nella lotteria di fine giugno è complicato, per i risultati ottenuti, le palesi lacune nello scouting e anche, va detto, per sfortuna (gli infortuni anche qui non hanno aiutato).

 

Basti pensare che dall'incredibile Draft del 2009, anno della sciagurata chiamata alla numero due di Hasheem Thabeet, i Grizzlies hanno scelto 13 giocatori: solo uno di questi, DeMarre Carroll, gioca attualmente in NBA - i restanti sono free agent o sono sparsi tra Cina e D-League...

 

Lo scenario, insomma, non è dei migliori.

Se le cose non cambiano drasticamente, possiamo prevedere per Memphis lo stesso destino che è toccato negli ultimi anni a diverse squadre della Lega: un lungo (e logorante) "mantenersi a galla" nella fascia media dell'NBA; in quella terra descritta da molti come la peggior posizione per presente e futuro di una franchigia, per via dell'impossibilità di scegliere i migliori prospetti collegiali e allo stesso tempo per le relative chance di competere per il titolo. Ecco, per il Larry O'Brien 2017/2018, senz'altro, i Grizzlies non hanno armi per competere - e non certo per la serie di sconfitte consecutive o per l'esonero di Fizdale. E come detto al prossimo Draft, ad oggi, sceglierebbero molto tardi.

 

Non sembra un'idea peregrina, quindi, quella di decidere definitivamente di toccare il fondo e ripartire da capo, con un nuovo progetto. E in questo senso il primo passo da fare è la nomina del nuovo head coach: l'elenco dei potenziali candidati è già decisamente nutrito. Il profilo interno è quello di JB Bickerstaff, che potrebbe essere più che un semplice "traghettatore"; ma tutto sembra lasciar presagire che la scelta arriverà da fuori.

 

Il primo nome fatto è stato quello di Marck Jackson, che potrebbe ricevere il suo secondo incarico in NBA, dopo quello agli Warriors e dopo tre anni di inattività. In questo periodo è stato commentatore per ESPN e ABC, al fianco di Jeff Van Gundy - un altro ex (ma non del tutto) allenatore della Lega in corsa per la panchina dei Grizzlies.

 

Ci sono poi le suggestioni europee: David Blatt, che a Cleveland aveva vissuto un'esperienza simile a quella di Fizdale, e Jay Larranaga, attuale assistente di Brad Stevens ai Celtics e pronto al "grande salto".

Ma soprattutto, tra i candidati con origini radicate nel vecchio continente, spicca il nome del "nostro" Ettore Messina, vice di Coach Pop ai San Antonio Spurs: per il catanese è arrivato, finalmente, il (meritato) momento di prendere in mano la sua prima squadra NBA da capo allenatore? E' quello che auguriamo all'ex-tecnico, tra le altre, di CSKA Mosca e Real Madrid.

 

Ad oggi, però, la pista più ipotizzabile sembra portare a Lionel Hollins, che già aveva rivestito questo incarico per quattro stagioni, dal 2009 al 2013, prima di essere mandato via malamente da Memphis. In quell'occasione, però, la decisione è stata di Jason Levien, allora executive, e del maggior azionista Robert Pera: i rapporti con l'attuale GM Chris Wallace, dunque, sarebbero ancora integri. E anche per questo la sua nomina è accreditata come la più probabile dai media statunitensi in collaborazione con Around the Game.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

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