5 trade che possono cambiare l'NBA

December 25, 2017

A partire dal 15 gennaio sostanzialmente tutti i contratti in essere nella NBA potranno essere scambiati. Noi ci siamo divertiti a immaginare alcune (più o meno realistiche) trade che potrebbero scuotere il panorama della Lega nell'ultimo mese e mezzo prima della chiusura del mercato.

 

 

 

 

 

 

1. DJ SALUTA I CLIPPERS

 

 

 

MILWAUKEE RICEVE: DeAndre Jordan (22,5 milioni circa, player option 2018-19 a 24 mln)

 

LOS ANGELES CLIPPERS RICEVONO: John Henson (11,5 mln per altri due anni*); Jabari Parker (6,7 mln, qualifying offer da 7 mln a fine anno); Malcolm Brogdon (1 anno rimanente a 1,5 milioni)

 

 

I Clippers hanno volutamente evitato di ricostruire per anni, quando forse sarebbe stato il caso di ammettere prima l’impossibilità di vincere con i non pochi ma male assortiti mezzi che avevano a disposizione. La partenza di Chris Paul in estate ha però inevitabilmente contribuito a velocizzare il processo e renderlo quasi necessario.

 

DeAndre Jordan compirà 30 anni a luglio e in estate probabilmente deciderà di uscire dal proprio contratto per firmarne uno più ricco e lungo. I Clippers (per il malcontento di Doc Rivers) si trovano spalle al muro e difficilmente possono pensare di ricostruire immediatamente una squadra competitiva conservando il nucleo composto da Blake Griffin, DeAndre Jordan e Danilo Gallinari. Il contratto di Jordan è quello più facilmente scambiabile e il giocatore fa gola a molti.

 

Un centro dal suo impatto difensivo può teoricamente essere di aiuto a non poche squadre alla ricerca della quadratura del cerchio, e la possibilità eventuale di lasciarlo camminare a fine anno può consentire un impegno relativo.

 

Oltre a una squadra che voglia puntarci per il futuro, può essere interessata a lui anche una franchigia alla ricerca della svolta immediata, ma che non si voglia legare le mani per un domani. Se l’esperimento non dovesse funzionare, se il giocatore volesse andare altrove a fine anno, o se non venisse più ritenuto utile al fine del raggiungimento degli obiettivi del team, ognuno per la sua strada e amici come prima. Certo, la prospettiva di un matrimonio di breve durata può essere un deterrente per chi volesse investire, ma i Clippers dovrebbero trovare il modo di liberarsi di un contratto imponente ottenendo in cambio comunque più del pugno di mosche di cui sarebbero costretti probabilmente ad accontentarsi in estate.

 

Per la ripartenza del progetto Clips, chissà se Doc Rivers - che fin dai tempi dei Celtics ai rebuilding ha sempre dimostrato di interessarsi ben poco - sarà a bordo.

 

Che Milwaukee voglia un centro non è un segreto. Dare via John Henson è evidentemente cosa che si fa senza correre il rischio poi di avere troppi rimpanti. Jabari Parker come tutti sanno in estate sarà free agent per la prima volta in carriera e pagarlo (per chicchesia) sarà un sanguinoso salto nel buio, che potrebbe però anche portare a grandi soddisfazioni.

Difficile pensare che Milwaukee dopo Bledsoe possa portare a casa un altro giocatore di livello senza muovere lui e/o Brogdon, ottimi elementi ma dal futuro incerto nella squadra del già citato Bledsoe, di Middleton e Antetokounmpo. Scambiarli ora vorrebbe dire fare una scelta molto decisa e difficile, ma anche darli via giusto in tempo prima di essere costretti a rinunciarvi senza avere nulla in cambio, o a metterli sotto contratto per cifre importanti che minerebbero ulteriormente la futura flessibilità dei Bucks.

 

Dal canto loro, i Clippers a questo scambio non possono che dire sì.

 

Se Milwaukee mettesse sul piatto davvero sia Parker che Brogdon, le probabilità di vedere uno scambio simile avvenire ci sembrano molto buone.

 

 

 

 

 

2. CLEVELAND VA (ANCORA UNA VOLTA) ALL-IN

 

 

Alla corsa a DeAndre Jordan sono iscritti e a pieno titolo anche i Cleveland Cavaliers.

Cleveland ha per le mani la prima scelta del Draft del 2018 dei Brooklyn Nets (Kyrie Irving trade), che sarà forse meno pregiata di quanto si poteva ipotizzare in estate, ma ad ogni modo piace – non poco - a Cleveland e non solo.

I Cavs vedono nella prima scelta dei Nets un’ancora di salvataggio in caso di partenza di LeBron e non vorrebbero privarsene; d’altro lato prendere DeAndre sarebbe un ottimo affare, intanto per il suo possibile impatto immediato (e per tenerlo, dovesse LeBron rimanere in Ohio), e poi perché il fatto che possa uscire dal contratto in estate e firmare con un’altra squadra non li legherebbe a lungo termine a un giocatore che, in una squadra (qualora LeBron dovesse invece partire) che non sia una contender, poco servirebbe.

Senza la scelta di Brooklyn questo scambio semplicemente non c’è modo che vada in porto.

 

Il punto è: Cleveland, dopo le esperienze del passato, è davvero pronta a investire tanto in un giocatore del genere, con la possibilità concreta di averlo con sé solo per pochi mesi? Siamo sicuri che DeAndre Jordan migliorerebbe così tanto le chance della squadra campione delle ultime tre Eastern Conference in un’eventuale serie contro i Golden State Warriors?

 

Noi scommettiamo di no, ma questo non vuol dire che Cleveland non ci possa regalare una ancor più grande sorpresa, con un ancor più grande rischio allegato.

 

 

CLEVELAND RICEVE: Marc Gasol (2 anni, 22 milioni p/a); Tyreke Evans (3,3 mln, f/a 2018)

 

MEMPHIS RICEVE: Tristan Thompson (2 anni, 16 milioni); Iman Shumpert (1 anno, 10 milioni); Ante Zizic (3 anni, 1,5 milioni); Brooklyn’s 2018 first round pick

 

 

Cleveland sacrifica la prima scelta dei Nets e un paio di salari non desiderabilissimi per andare a prendere un altro centro, Marc Gasol, che a differenza di Jordan avrebbe un’altra stagione garantita (e player option per la stagione 2019-20) nel suo contratto; e insieme a lui Tyreke Evans, ottimo rapporto qualità/prezzo. Tutte doti che farebbero comodo da subito a una squadra che lotta ai massimi livelli.

 

Cleveland in un affare così strutturato migliora nell’immediato e offre a LeBron un compagno che potrebbe non essere così semplice salutare a fine stagione, per migrare verso lidi migliori anche qualora le cose non dovessero funzionare istantaneamente. Ci si lega parzialmente le mani per il futuro prossimo (e soprattutto si lascia andare una scelta dal grande valore potenziale) ma allo stesso tempo Thompson e Shumpert sono giocatori che la dirigenza dei Cavs ha deciso da tempo di essere pronta a sacrificare all’interno del giusto affare.

 

 Marc Gasol rispetto a Jordan garantisce un pacchetto tecnico più appetibile per i Cavs, soprattutto nell’ottica di una sfida agli Warriors, squadra che il catalano ha messo non poco in difficoltà nel recente passato. Memphis dal canto suo otterrebbe una più che desiderabile prima chiamata e prenderebbe una scorciatoia per la ricostruzione di cui pare aver bisogno. Tyreke Evans è un giocatore che in ogni caso difficilmente resterà ai Grizzlies oltre il termine della stagione.

 

CHI DICE NO: Cleveland, che potrebbe decidere per una volta di mantenere un approccio conservativo e di non separarsi dalla scelta ricevuta nell’affare Kyrie Irving. Ma se questa scelta non fosse poi così alta? Marc Gasol potrebbe essere il giocatore giusto per la franchigia dell’Ohio, qualora questa decidesse di provare a ottenere tutto e subito.

 

 

 

 

 

3. DANNY AINGE FA (ANCORA UNA VOLTA) SALTARE IL BANCO

 

 

Di questa trade si è parlato ampiamente e ripetutamente anche negli Stati Uniti. Pare essere perfetta per ogni tifoso Celtic (anche solo per dibatterne allo sfinimento) e fattibile più in  futuro che nell’immediato. Ma attenzione alle tempistiche con cui Danny Ainge può scoperchiare il vaso di Pandora.

 

 

BOSTON RICEVE: Anthony Davis (3 anni, 24 milioni p/a); Omer Asik (2 anni, 10 milioni)

 

NEW ORLEANS RICEVE: Al Horford (2 anni, 27 milioni); Jayson Tatum (3 anni, 5 milioni); la “particolarmente protetta” prima scelta dei Lakers del 2018 (via Philadelphia) – che, se rimanesse di proprietà dei Sixers, diventerebbe una prima scelta nel Draft 2019: quella più favorevole tra la chiamata di Philadelphia e quella di Sacramento.

 

 

A questa possibile trade possono opporsi un po’ tutti.

Soprattutto, il fattore temporale che non sembra essere adeguato. Boston ha già un roster con legittime ambizioni di allungare la stagione fino a giugno inoltrato; e il prossimo anno ci sarà anche Gordon Hayward.

Al Horford è forse considerabile la più sottovalutata superstar della Lega.

Jayson Tatum pare essere stato creato dagli dei del basket in una giornata di grazia. E la scelta dei Lakers è oro.

 

Ma dall’altra parte dell’Oceano dicono che Danny Ainge per il giusto affare sarebbe pronto a scambiare anche madre e figlio, e obiettivamente, quante volte si ha la possibilità di aggiungere alla propria squadra un talento generazionale come Anthony Davis? Poche.

 

Se questa trade poteva sembrare per questo motivo un affare ogni giorno dell’anno ai tifosi dei Celtics fino a qualche mese fa, ora come ora neanche per arrivare ad AD lasciar partire un simile pacchetto sarebbe operazione da compiersi a cuor leggero. Boston può aspettare che Davis si avvicini maggiormente alla scadenza del suo contratto e il suo valore di mercato diminuisca qualora fosse chiaro che New Orleans non ha possibilità di trattenerlo.

Per i Pelicans, d’altro canto, cederlo ora - a oltre tre anni dalla scadenza del contratto che lo lega alla franchigia della Louisiana - parrebbe quantomeno prematuro. Ma anche lì: quante possibilità pensano di avere di tenerlo long-term? Ora come ora, potremmo dire parecchie. Ma l’offerta di Boston sarebbe tutt’altro che deprecabile, e potrebbe includere la possibilità di liberarsi del contratto pornografico di Omer Asik.

 

Ad oggi pare una trade piuttosto complicata. Ma mai dire mai - soprattutto quando si parla di Danny Ainge.

 

 

 

 

 

4. I LAKERS HANNO UN PIANO PIUTTOSTO AGGRESSIVO

 

 

Quello che è certamente vero è che New Orleans non naviga acque particolarmente calme. L’esperimento più in controtendenza con l’orientamento generale della Lega degli ultimi anni sta forse funzionando anche più del previsto, ma non pare in grado di dare certezze a lungo termine. Anche perché, se Anthony Davis è legato ai Pelicans per altri tre anni, DeMarcus Cousins sarà free agent a fine anno. E dove voglia andare non è cosa certa.

 

Boogie ha detto che non si aspetta di essere tradato dalla sua attuale squadra entro metà febbraio. Ma, per uno dei free agent di spicco della prossima estate, ricevere un voltafaccia dal proprio front office sarebbe tutt’altro che una novità (vero Vlade Divac?).

E allora:

 

 

LOS ANGELES LAKERS RICEVONO: DeMarcus Cousins (18 milioni, unrestricted free agent nel 2018)

 

NEW ORLEANS RICEVE: Jordan Clarkson (2 anni, 11,5 milioni); Julius Randle (4 mln, restricted free agent nel 2018); Los Angeles’ 2019 1st round pick

 

 

Pare che Magic e Rob Pelinka stiano abbandonando le speranze di riuscire a liberarsi di Luol Deng e del suo tanto faraonico quanto sconsiderato contratto, almeno in questa finestra di mercato (sempre che non siano inclini, e non sembrano esserlo, ad addolcirlo con l’inserimento in un eventuale affare di una futura prima scelta o di Brandon Ingram).

Di conseguenza, le possibilità di mettere sotto contratto due (o addirittura tre) max players in estate si assottigliano e diventano direttamente legate al riuscire a scaricare se non altro alcuni dei contratti che più renderebbero loro la vita complicata nei prossimi anni.

 

I Lakers si sono dichiarati a più riprese confidenti di poter ottenere qualcosa di valido in cambio di Clarkson in qualunque momento della stagione. Senza la guardia e Julius Randle (restricted free agent a fine anno), e con la possibilità di "stratchare" (ovvero spalmare) i due anni rimanenti del contratto di Deng sulle cinque successive stagioni, considerando che Cousins diventa free agent in estate, i Lakers si ritroverebbero con quasi 70 milioni si spazio salariale disponibile. Abbastanza per firmare LeBron James e Paul George al massimo salariale, o eventualmente uno dei due. Il tutto rifirmando Boogie!

 

 

Affiancare Cousins anche solo a uno tra LBJ e PG potrebbe comunque essere un buon punto di partenza per Los Angeles; mentre, in caso DMC non venisse ritenuto adeguato allo sviluppo dei piani futuri della franchigia giallo-viola tutto ciò che i Lakers avrebbero perso sarebbero contratti di cui non volevano comunque sapere (a parte, è vero, una prima scelta di valore - che però, forse, potrebbero riuscire a tenere fuori dall’affare).

 

Mettere subito le mani su un futuro free agent di spicco è il sistema attraverso il quale i Lakers potrebbero ambire a costruire una corazzata già a partire dalla prossima stagione, e far tornare i conti tenendo nella stessa squadra per il 2018-19 LeBron James, Paul George, DeMarcus Cousins, Lonzo Ball, Brandon Ingram e Larry Nance sarebbe possibile solo così.

Sicuramente agendo in questo modo i Lakers si prenderebbero un rischio notevole e si priverebbero di giocatori che verosimilmente non hanno che sfiorato il proprio potenziale, ma che allo stesso tempo non paiono essere – giustamente o meno - al centro del progetto tecnico di Luke Walton. E’ però vero anche che è questo il tipo di rischio e di comportamento che può far alzare più che qualche sopracciglio (in senso buono) a chi un domani dovesse scegliere in che squadra andare a giocare da free agent, e che potrebbe trovare in DeMarcus un alleato interessante.

 

I Lakers avevano provato a prendere Cousins già sul finire dell’era Jim Buss-Kupchak, prima che DeMarcus finisse a New Orleans, ed è tutto da dimostrare che un giocatore con il suo background sia ciò su cui vogliono costruire i nuovi comandanti in capo di Los Angeles.

Dal canto suo New Orleans - per cui questa operazione sarebbe evidentemente slegata e alternativa rispetto a quella che riguarda AD (di cui sopra) - posta di fronte all’improbabilità della riuscita del proprio attuale progetto tecnico, e con il rischio di perdere uno dei suoi migliori giocatori senza ricevere nulla in cambio, otterrebbe dai Lakers giocatori interessanti come Randle e Clarkson e una prima scelta.

 

 

 

 

 

5. BELI E IL RITORNO DA THIB

 

 

Ci sono state non poche polemiche tra le fila degli appassionati NBA in generale, e dei tifosi dei T-Wolves in particolare, per l’utilizzo simil-ossessivo che Thibodeau fa dei suoi cinque titolari. Giocatori come Dieng e Crawford riescono a rimanere in campo meno di quanto avrebbero sognato negli incubi più spaventosi, e per togliere Jimmy Butler dal campo c’è il dubbio che l’ex defensive coordiantor dei Boston Celtics debba vederlo vicino alla morte sul campo.

 

Ciò detto, se c’è una cosa che manca a Minnesota è il tiro da fuori. E un giocatore come il Beli, che oltre a essere uno specialista nell’arte di cui stiamo parlando, è anche un più che discreto attaccante nel pick&roll e ha un DNA vincente (oltre a conoscere già gli schemi di Coach Thibs cosa non da poco); ecco perché potrebbe fare esattamente al caso dei Timberwolves. Minnesota (complice soprattutto la faraonica e forse esagerata estensione contrattuale concordata in estate con Andrew Wiggins) non ha grandissima flessibilità salariale e in Belinelli troverebbe un giocatore pronto subito e in ogni caso free agent a fine anno.

 

 

MINNESOTA RICEVE: Marco Belinelli (free agent in estate, 6 milioni di contratto)

 

ATLANTA RICEVE: Cole Aldrich (1 altro anno a 7 milioni); Shabazz Muhammad (1,5 milioni, free agent 2018); la seconda scelta di Miami nel draft del 2019

 

 

Per Marco andare via dagli Hawks sarebbe tutt’altro che un problema. Se da un lato l’ex giocatore di San Antonio si trova alla perfezione nel sistema di coach Budenholzer, è chiaro dall'altro che quanto più passano gli anni e tanto meno senso ha per lui giocare in una squadra che non compete per nulla più che una buona scelta nel draft di fine stagione. Andare a Minnesota potrebbe anche essere una soluzione long-term, posto che Beli in estate sarebbe libero di accasarsi dove meglio crede, alla ricerca di soldi e/o vittorie, oltre che di un ruolo che lo soddisfi.

 

 

Atlanta riceverebbe in cambio il contratto di Cole Aldrich (un anno più lungo di quello del bolognese) e a fare da contraltare a questo peso (relativo, per una squadra che difficilmente punta a essere competitiva nella prossima stagione) una futura seconda scelta e un giocatore comunque relativamente futuribile - Shabazz Muhammad.

 

L'ex-UCLA è passato dall’essere una clamorosa promessa ai tempi del college a diventare una discreta delusione nei primi anni di una carriera non certo partita con i migliori auspici (ricorderete le polemiche e il suo crollo nei mock draft dopo che si scoprì che il padre aveva mentito sulla reale età del figlio), ma che pareva in qualche modo aver trovato una sua dimensione positiva come realizzatore e giocatore d’impatto a Minnie; salvo aver rifiutato una proposta di rinnovo che gli avrebbe garantito 10 milioni all’anno per quattro stagioni ed essersi poi ritrovato comunque ai Twolves, in un contratto vicino al minimo sindacale, agli ordini di un allenatore che lo ha prima voluto fortemente ri-firmare, e pare poi averlo dimenticato (ma sei in buona compagnia, Shabazz!).

 

Dunque, se andare a Minnesota per il Beli sarebbe tutt’altro che certezza di successi e soprattutto utilizzo, è pur vero che nella sua situazione "fuggire" dagli Hawks potrebbe comunque rappresentare una discreta conquista. E noi guarderemmo con occhio ancor più divertito e appassionato quello strano e confuso, ma molto stimolante, progetto che sono i Minnesota Timberwolves, per i quali questo scambio potrebbe avere perfettamente senso.

 

 

 

 

 

*quando si parla della durata dei contratti, nel calcolo non si tiene conto della stagione in corso. Dunque due anni rimanenti sul contratto sono due stagioni complete a partire dal 2018-19. I contratti sono riportati su base annuale e non cumulativa.

 

 

 

 

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