Dicono Oltreoceano

October 28, 2019

Una lega che non smette mai di chiacchierare (e twittare). Ecco 5 dichiarazioni degli "addetti ai lavori", e altrettante nostre considerazioni, su cui vale la pena soffermarsi qualche minuto. 

 

 (fsportsgeek.com)

 

 

"Non è stata una serata storta, noi siamo questi" - Steve Kerr

 

Dopo una sola partita di Stagione Regolare, coach  Steve Kerr ha ricordato a tutti il ridimensionamento delle ambizioni dei Warriors. Troppo netta la differenza con i Clippers, neo favoriti all'anello: sconfitta di 19 punti e "garbage time" nel finale, dopo averne subiti 46 nel terzo quarto. La seconda non è andata meglio, anzi: 120-92 in casa dei Thunder, superando i 40 punti di scarto a inizio quarto periodo. 

 

Inoltre, l'annuncio che Klay Thomson potrebbe restare fuori tutto l'anno per il suo infortunio al ginocchio. Dichiarazioni che hanno lasciato poco margine d'interpretazione e che sono arrivate con un tempismo molto indicativo. Pochi giorni prima Steph Curry aveva dichiarato:"il nostro obbiettivo è sempre il titolo".

 

Ora i Warriors navigano a vista, dopo anni di dominio dovuti anche alla fortuna di aver firmato Curry in un momento in cui non era un top. Nel caso qualcuno se lo fosse dimenticato, un'era è finita. 

 

 

"So bene quanto valgo, molto di più di quello messo sul piatto dai Kings" - Buddy Hield

 

Novanta milioni per quattro anni. Questa l'offerta che Buddy Hield si è visto recapitare per ottenere il suo rinnovo. Una cifra che non è andata per niente a genio al giocatore delle Bahamas. Almeno inizialmente. "Se mi dici che sono l'uomo franchigia, lo devi dimostrare anche con i fatti".

 

 

Poi, lunedì 21 ottobre, contrordine. Buddy ha firmato.

Deve aver fatto due conti su sé stesso e sul suo vero valore contrattuale. Forse il suo agente deve avergli ricordato che non ha mai giocato una sola partita di Playoffs, o semplicemente che magari nessuna squadra sarebbe stata disponibile a offrirgli di più. Se i Kings vogliono veramente migliorare, non possono permettersi di elargire frettolosamente massimi salariali.

 

Di sicuro Hield ha conquistato la nostra simpatia, per tutte quelle volte in cui vorremmo chiedere un aumento al capo, ma ci ritroviamo ad accettare l'offerta ricevuta. Buddy, uno di noi. Anche se lui è milionario e noi no.

 

 

"Curry non è ancora un Hall of Famer" - Michael Jordan

 

Dichiarazione ambigua di sua maestà. Forse anche lui ogni tanto ha qualche debolezza e sente il bisogno di attrarre per forza l'attenzione come, Charles Barkley. E' vero che si entra nella Hall of Fame dopo almeno tre anni dal proprio ritiro, ma perché Curry non dovrebbe esserne già considerato degno? Ha rivoluzionato il gioco, vinto anelli, concluderà la carriera come il miglior tiratore da tre punti della storia della NBA. E' un due volte MVP. Il fatto che non lo sia stato delle Finali è una precisa peculiarità (positiva) del suo modo di migliorare la squadra.

 

Magic Johnson ha subito corretto il tiro, forse anche per rivalità con MJ. Dibattiti che non suscitano la passione sfrenata di noi europei, ma agli americani piace così. Testosteronici spesso anche inutilmente, come Giannis Antetokounmpo che risponde ad Harden (dopo averlo battuto): "il titolo di MVP? E' a casa mia". 

 

Aggiungere pepe. Sempre e comunque. Lo show è anche questo. 

 

 

"A Phoenix era un vero bordello" - Marcin Gortat

 

Tutti gli appassionati si chiedono come mai i risultati in Arizona siano stati molto inferiori rispetto al talento a disposizione. Marcin Gortat ci spiega perché. "Sul basket giocato niente da dire, però certe persone ad alti livelli non dovrebbero mai amministrare una franchigia".

 

 

Il proprietario Robert Sarver lo ricordiamo più per aver portato delle capre nell'ufficio del General Manager (come indicazione di cercare un GOAT, da aggregare alla squadra), piuttosto che per scelte lungimiranti.

 

La positività di DeAndre Ayton ad un diuretico getta ancora dubbi sul ritorno dei Suns ad alti livelli, sia cestistici che gestionali. Tante le scelte infelici al Draft negli ultimi dieci anni: da Earl Clarke ad Alex Len (alla 5), da Dragan Bender a Josh Jackson (scelti alla 4 e già spariti), fino a Marquese Chriss (alla 8, ora cerca il riscatto a San Francisco). Per non parlare, poi, di Goran Dragic, Isiah Thomas ed Eric Bledsoe, visti crescere ad un buon livello in altre franchigie. Insomma, l'ambiente non è ideale a Phoenix. Magari il nostro Riccardo Fois potrà invertire questa tendenza. In bocca al lupo, Rick!

 

 

"Noi giocatori non siamo politici, non parlerò più" - LeBron James

 

La querelle NBA-Cina continua a lasciare scorie. E' difficile far capire il proprio punto di vista, in un mondo in cui in pochi secondi tutti hanno accesso alle tue dichiarazioni e gli "estremismi" si fanno strada molto più facilmente della moderazione.

 

Dopo aver inizialmente criticato il GM Daryl Morey e aver poi cercato di correggere il tiro, James ha deciso di porsi un freno in questo tipo di comunicazioni. Comprensibile la sua paura, ma la storia della Lega è intrisa di politica. L'NBA è stata all'avanguardia nella lotta al razzismo dagli anni '50 in poi, introducendo giocatori afroamericani, che ora sono la grande maggioranza. Come dimenticare, poi, il sostegno a Cassius Clay nella sua battaglia anti-Vietnam, la presenza di Bill Russell al funerale di Martin Luther King, il rifiuto di giocare una partita di Russell stesso quando venne espulso da un ristorante durante una trasferta.

 

La NBA sarà molto più globalizzata, e la Cina il mercato da conquistare per eccellenza, ma il DNA della Lega è qualcosa di ancora più grande e radicato. Adam Silver lo ha (moderatamente) rimembrato anche ai cinesi. Chapeau. 

 

 

 

 

 

 

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