5 temi caldi sull'avvio della stagione 2019/20

November 3, 2019

Una serie di pensieri sui primi 10 giorni di Regular Season

 

 

© Double Clutch

 

 

Dopo 130 giorni esatti di continui discorsi durante l’offseason, martedì scorso l’NBA è (finalmente) tornata, offrendoci il solito basket spettacolare. Basta titoli su quanto peso abbia perso Dwight Howard o sull’ultimo Taco Tuesday postato da LeBron James.

 

Signori, il Basket è tornato. E nonostante sia passata solamente una settimana in questa stagione, abbiamo già diverse risposte alle incessanti domande che si sono rincorse durante l’offseason.

 

Quante PF possono schierare i Knicks in campo insieme? (al momento, la risposta è quattro); i Raptors sono ancora una contender anche dopo aver perso Kawhi Leonard? (Kawhi chi? Toronto è di "Spicy P" Pascal Siakam, MVP); chi entrerà nel gotha dei giocatori da titolo di MVP oltre ai soliti noti? Può Karl-Anthony Towns migliorare il proprio gioco, portandolo a livello élite e diventare, apparentemente, unstoppable? (Avrebbe potuto, prima di essere annullato da Ben Simmons durante il match contro i Sixers).

 

 

 

1. Ben Simmons non è, ancora, un tiratore da tre punti

 

Tutti noi, in questa offseason, abbiamo visto video in cui Ben Simmons segnava triple a volontà, con una meccanica di tiro il cui rilascio non imbarazzasse nessuno. Ben è andato oltre, segnando una tripla nela gara di Preseason contro i Guangzhou Long-Lions, mandando in visibilio la panchina dei Philadelpia 76ers e spopolando su Twitter.

 

Ci ha fatto domandare, forse anche credere, se questa non sarebbe stata la stagione in cui Simmons sarebbe diventato, finalmente, pericoloso dall’arco, portando il livello del suo gioco al piano più alto, quello che appartiene a pochi giocatori NBA, e aggiungendo un’altra freccia ad un arco già ben equipaggiato.

 

Bene, è passata poco più di una settimana di questa stagione e stiamo ancora aspettando il suo primo tentativo. Questo non ha, comunque, ostacolato l’avanzata dei Sixers, che si sono dimostrati una squadra difficile da battere per ogni altro team della Lega.

 

Forse non bisogna fidarsi troppo dei video durante l’offseason...

 


 

2. No, i Pelicans potrebbero non essere immediatamente il team meraviglioso che ci si aspettava

 

Insieme a molti altri, ritenevo che i Pelicans avrebbero avuto una partenza solida per ambire a un posto nei Playoffs.

 

Le cose però sono cambiate dopo aver perso la loro star, Zion Williamson, per circa 6-8 settimane, prima del match inaugurale di questa stagione. Brandon Ingram ha alzato il suo livello viaggiando come miglior realizzatore e rimbalzista della squadra (27.3 punti e 9.5 rimbalzi di media), ma il team cerca ancora la prima vittoria.

 

 

Otto dei tredici giocatori a roster sono alla prima esperienza con i Pelicans, quindi potrebbe servire del tempo prima di vedere il loro talento puro convertirsi in vittorie. Considerando tutto ciò, non c’è bisogno di preoccuparsi a New Orleans riguardo il numero di W durante questa stagione, continuando piuttosto a sviluppare un roster imbottito di giovani e talentuosi prospetti attorno a Zion. Le loro attenzioni e preoccupazioni, invece, dovrebbero concentrarsi su quanto sarà utilizzabile la loro superstar-rookie e per quante partite lo potremo vedere.

 

 

 

3. I Jazz sono il real deal... e saranno sempre meglio

 

Con le aggiunte di Mike Conley e Bojan Bogdanovic, era diventata un’impresa trovare qualcuno nello Utah che non fosse elettrizzato, aspettando con trepidazione l’inizio di questa stagione. Ad oggi, a Salt Lake City, non sono rimasti sicuramente delusi, almeno sul lato difensivo. In questa metà campo, infatti, hanno il migliore Defensive Rating della Lega (92.7) e hanno costretto i loro avversari alla sesta percentuale realizzativa più bassa con il 46.4% (prima di battere i Clippers, addirittura 39.1%).

 

Offensivamente, al contrario, non hanno ancora mostrato e compreso il loro potenziale: 27esimi per punti segnati a partita (101.0) con un Offensive Rating da 25esimo posto. Al momento, grazie alla loro difesa, questa scarsa vena realizzativa non è stata realmente un problema, avendo i Jazz il quinto Net Rating della Lega con +8.6.

 

Conley stava ancora cercando il giusto feeling e viaggiava nelle prime quattro partite a 7.8 punti di media e solo tre tiri dalla lunga distanza (durante la scorsa stagione realizzava 21.1 punti di media e 2.2 canestri dall’arco per partita). Contro i Clippers, invece, ha mostrato evidenti segni di ripresa con 5 triple che gli hanno permesso di segnare 29 punti.

 

Con la chimica di squadra che cresce giorno per giorno, Conley che si adatta sempre meglio e i tiri da fuori che entreranno sempre di più, Utah diverrà presto uno dei top team della Lega.

 


 

4. I Suns sono davvero un buon team?

 

Nessuno avrebbe pronosticato che i Suns sarebbero partiti così forte.

 

Sicuramente sono migliorati durante l’offseason, aggiungendo ai loro ranghi Ricky Rubio, ma, parallelamente, sono state anche prese decisioni potenzialmente pericolose per il loro presente e futuro. La stagione di Phoenix è iniziata con (inaspettate) prestazioni davvero positive, battendo Clippers, Kings e Warriors, perdendo di un punto contro Nuggets e Jazz.

 

DeAndre Ayton ha sicuramente contribuito ad aggiungere negatività attorno al mondo Suns, essendo la prima scelta dello scorso draft risultata positiva ad una sostanza proibita e, di conseguenza, squalificata per 25 partite. Nonostante ciò, i Suns continuano a giocare davvero bene sotto la guida di Rubio e grazie al talento di Devin Booker e Kelly Oubre Jr.

 

 

Se manterranno questo livello di gioco, la possibilità che possano raggiungere i Playoffs per la prima volta dopo dieci stagioni sarà reale e concreta. Al momento, un posto nelle prime otto ad Ovest è ancora poco pronosticabile, ma anche una partenza così non era attesa.

 

I Suns saranno sempre ignorati fino a quando non proveranno ai loro detrattori di sbagliarsi...

 

 

 

5. I Warriors sono davvero finiti?

 

I Warriors non potevano mantenere il loro stile di gioco trascendentale dopo aver perso Kevin Durant, accasatosi ai Brooklyn Nets, Andre Iguodala (Grizzlies, per ora) e Klay Thompson per infortunio.

 

Hanno avuto una partenza lenta in questa stagione: nonostante la vittoria in Preseason contro i Lakers facesse quantomeno sperare, sono seguite preoccupanti sconfitte con Clippers, OKC e Suns, intervallate da una W ai danni dei giovani Pelicans. È poi piovuto sul bagnato con l’infortunio occorso a Steph Curry (frattura alla mano sinistra) durante la sconfitta subita contro Phoenix. Infortunio che, presumibilmente, lo terrà fuori per gran parte di questa stagione.

 

La loro difesa è stata atroce, con il peggior Defensive Rating della Lega (119.1) e la peggior percentuale di realizzazione concessa ai loro avversari (ben 63.4%, al secondo posto i Pacers con 56.7%).

 

“The reality is we f****n suck right now” (la realtà è che facciamo davvero schifo), ha tuonato Draymond Green dopo la sconfitta con 28 punti di scarto subita contro i Thunder.

 

I Warriors, al momento, hanno concesso più di 15 minuti a testa a Glenn Robinson, Eric Paschall, Jordan Poole, Omari Spellman, Damion Lee e Marquese Chriss, minutaggio che aumenterà irrimediabilmente dopo l’infortunio a lungo termine di Curry. Essendo Klay Thompson ancora indisponibile almeno fino all’All-Star Break, forse ci si inizia chiedere se la fine della dinastia Warriors sia realmente arrivata.

 

 

 

 

 

 

 


© Double Clutch

 

Questo articolo, scritto da Tom Hall per Double Clutch e tradotto in italiano da Riccardo Fadani per Around the Game, è stato pubblicato in data 31 ottobre 2019.

 

 

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