Andrew Wiggins sta davvero sbocciando come playmaker?

November 14, 2019

 

 

 

©️ Early Bird Rights

 

 

Andrew Wiggins sta avendo una stagione eccellente, secondo i suoi standard, in questo inizio di NBA 2019/20. La sua efficiency è ancora sotto la media, ma ci sono molti segnali che lasciano intravedere una svolta, trasformandolo in un giocatore che potrebbe influenzare davvero positivamente le vittorie future.

 

Piuttosto che continuare ad essere un tiratore poco efficiente, senza avere altre particolari skills su entrambi i lati del campo, Wiggins ha alzato il livello del suo playmaking e, in generale, delle sue stats, diventando un plus in attacco per la prima volta dopo la firma al massimo salariale del 2017. Ma dov’è il vero miglioramento? In cosa è diverso Andrew quest’anno?

 

A questo punto della stagione, è meglio fidarsi delle stats usage rispetto all’efficiency, considerato che un paio di ottime partite possono influenzare le statistiche, ingannandoci sulle reali percentuali e potenzialità di un giocatore. Detto questo, il playmaking di AW può essere considerato davvero il punto di svolta più apprezzabile in queste prime dieci partite. La stagione è ancora agli albori e, ovviamente, è facile essere ingannati dalle statistiche e da miglioramenti improvvisi; ma, in questo caso, ci sono molti segnali che lasciano presagire un ruolo più importante per Wiggins all’interno dello scacchiere di Ryan Saunders, sia come scorer che come playmaker.

 

Il suo minutaggio è al suo career high e anche il numero dei suoi assist è incredibilmente schizzato alle stelle, mentre la frequenza delle palle perse, a dispetto dell’aumento delle assistenze ai suoi compagni, è sensibilmente diminuita.

 

Wiggins non ha mai perso molti palloni durante la sua carriera, cosa normale per un giocatore che l’ha sempre passata poco; essendo un catch and shooter, ha sempre avuto poche opportunità nel perder palla, garantendosi un turnover rate solido ma anche uno dei peggiori assist rate della Lega dal 2014, anno del suo draft. Quest’anno, invece, ha alzato clamorosamente il livello del suo playmaking in campo. Una crescita, la sua, che, se confermata, potrebbe indicare che è un giocatore all-around più di quanto sia sempre stato.

 

Quindi, Wiggins è davvero cresciuto come playmaker?

 

Assists e palle perse sono solo una piccola porzione di un più vasto bagaglio di skills in dote a un playmaker, bisogna stare dunque attenti a non farsi ingannare, soprattutto dopo 10 partite in stagione.

 

 

Le sue stats di "Synergy playtype usage" rivelano quanto i T’wolves si siano affidati a lui questa stagione: gioca molti più pick&roll e isolamenti rispetto alle ultime annate, diminuendo considerevolmente i suoi tiri catch and shoot e stanziando quasi mai in post up; a tutto ciò consegue un miglioramento di Wiggins in ogni zona del campo.

 

Stiamo assistendo non solo a un aumento delle sopracitate situazioni di gioco, ma anche a un considerevole aumento del numero di passaggi derivati da queste azioni, cresciuti sensibilmente rispetto alle passate stagioni. Dopo aver viaggiato intorno al 34% durante le precedenti tre stagioni, quest’anno, secondo Synergy, passa il 40% dei palloni giocati durante un pick&roll. Anche in isolamento il trend è simile: Wiggins, infatti, passa il 20% dei propri possessi in isolamento, rispetto al 13% degli ultimi due anni.

 

Questi non sono ovviamente numeri sensazionali, ma rappresentano entrambi un miglioramento concreto rispetto al passato. Soprattutto nel pick&roll, il numero di passaggi non è cresciuto enormemente questa stagione, ma, considerando un leggero aumento degli stessi, unito a una percentuale di passaggi riuscita in miglioramento, si può affermare che Wiggins è e sarà un valore aggiunto per l’attacco dei T’Wolves. Passando la palla durante i PnR, la percentuale di realizzazione è molto maggiore rispetto a quando deve crearsi un tiro in solitaria. Quindi, l’aver aumentato il numero di passaggi è, per il gioco di "Wiggo", un miglioramento molto importante.

 

Un playmaker non può giocare da solo. AW è ovviamente dipendente dai suoi compagni che devono trasformare i suoi passaggi in canestri. Una squadra che gioca senza le giuste spaziature, ha meno possibilità di migliorare le statistiche riguardanti il playmaking, mentre un team con una filosofia di gioco moderna vedrà il numero di assist raggiungere il proprio picco, soprattutto con un trattatore di palla come Wiggins. Per misurare questo dato non esistono parametri statistici, ma analizzando insieme diversi numeri e riguardando i video, si nota immediatamente che la crescita del #22 di Minnesota in questa nuova veste è una conseguenza naturale dei moderni giochi offensivi di coach Saunders.

 

Saunders, da subito, ha introdotto un sistema cinque-fuori radicalmente diverso dai vecchi schemi di Tom Thibodeau. Karl-Anthony Towns sta fornendo prestazioni da MVP seguendo i dettami del nuovo coach dei Wolves, soprattutto giocando più spesso fuori dal perimetro. Infatti, quando si trova a dover bloccare, KAT si apre molto più frequentemente fuori dal perimetro rispetto alle volte in cui decide di rollare verso il canestro, precisamente 3 volte tanto rispetto a quanto attacca il ferro dopo aver bloccato. Il suo miglioramento al tiro pesante lo ha reso uno dei big men migliori della Lega nel pick&pop, meritando attenzione particolare ogni volta che porta un blocco per Wiggins o un qualsiasi attaccante di Minnesota.

 

Di conseguenza, Wiggo ha molto più spazio per attaccare e fornire passaggi ai suoi compagni. Rompere i raddoppi difensivi con un passaggio schiacciato, oppure cercare KAT con preghiere scagliate verso l’area, è molto più difficile rispetto ai passaggi sui pick&pop che rilascia durante questa stagione. Cercare Towns in pop è meno rischioso di un passaggio schiacciato - e se quest'ultimo segna il tiro, assist per Wiggins -  ma, grazie alle nuove spaziature, anche un pocket pass risulta meno rischioso.

 

Analizzando l’attacco di Minnesota in queste 10 partite, Wiggins ha sfruttato questa situazione con KAT diverse volte: contro i Denver Nuggets, il 10 novembre, i due hanno combinato possessi terminati con un pick&pop non meno di 7 volte.


Non c’è nulla di assolutamente definitivo e certo al riguardo, ma è chiaro come la nuova strategia offensiva dei Wolves abbia creato passaggi più sicuri per Wiggins. Da parte sua, Andrew è diventato un miglior passatore (e sicuramente è più volenteroso nel farlo, cosa forse più importante), oltre ad avere una visione di gioco migliorata e sempre alla ricerca di un tiratore aperto dal perimetro.


 

Quindi, chi si prende il merito della crescita di Wiggins? È tutto grazie a Saunders che lo ha messo nella miglior situazione per eccellere, con lo stesso pacchetto “limitato” di skills, oppure il ragazzo ha lavorato duramente per migliorarsi?

 

La risposta, come tutte quelle agli interrogativi più complessi della NBA, sta nel mezzo. Istintivamente credo che i numeri di Wiggins siano migliorati grazie al sistema di Saunders, ma sicuramente il giocatore dei Wolves si merita il nostro rispetto per aver migliorato il suo gioco, entrando perfettamente nell’abito tessuto dal nuovo coach per Minnesota.

 

Che sia il sistema o Wiggins, i T’Wolves sono sicuramente felici di vedere lui e la squadra giocare in modo moderno ed efficiente.

 

 

 

 

 

 

 

 

©️ Early Bird Rights

 

Questo articolo, scritto da Jeff Siegel per Early Bird Rights e tradotto in italiano da Riccardo Fadani per Around the Game, è stato pubblicato in data 12 novembre 2019.

 

 

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