Around the Clippers: aspettando il cambio di marcia

November 18, 2019

Tra infortuni, load management e stanchezza, la strada è ancora lunga

 

 

 

Rifilare 150 punti agli Atlanta Hawks. E la partita prima perdere contro i Pelicans privi di Ball, Ingram e Williamson. Montagne russe per i Los Angeles Clippers.

 

Arrivati in Louisiana con il fiato corto, non è bastato un deflagrante ritorno di Paul George - autore di 33 punti, 9 rimbalzi e 4 assist in 24', fermato solo da problemi di falli. Con le assenze di Kawhi Leonard, Patrick Beverley e Landry Shamet, coach Doc Rivers si è trovato ancora una squadra corta, che è stata sovrastata in vitalità da New Orleans (19 i rimbalzi in attacco per la squadra di Alvin Gentry, contro i 6 dei Clips). PG ha fatto le pentole ma non i coperchi, facendosi sfilare per tre volte la palla dalle mani da Holiday nell'ultimo quarto. Rodney McGruder ha piazzato un ventello con 5/7 da tre, mostrando incoraggianti segnali; Montrezl Harrell è stato come al solito l'ultimo a mollare, ma per il resto la squadra è a corto di energie.

 

Zubac, per quanto produttivo, non è sostenibile in campo per molti minuti, Terence Mann non ha ancora l'esperienza e il talento per essere usato come starter, e Patrick Patterson, con rispetto parlando (considerando il suo status da veterano), è praticamente un ex giocatore dal punto di vista della mobilità laterale. Probabilmente senza i problemi di falli di George, i Clippers avrebbero portato comunque a casa il match, ma la carenza numerica di supporting cast potrebbe iniziare a essere un problema. Lou Williams ha infilato 31 punti, ma il -20 di plus/minus ci racconta quanto venga pagato difensivamente.

 

Contro Atlanta, invece, si è passeggiato dando minutaggi esigui a tutti i big: PG incredibile da 37 punti in 20', così come Williams da 25 in 23'. Quello di cui c'era bisogno. Ossigeno e fatica risparmiati prima del ritorno degli infortunati.

 

Al momento i Clippers sono il sesto attacco e la 10esima difesa della NBA, ma il calendario è stato piuttosto difficile in queste prime 13 partite (affrontati già Lakers, Blazers, Rockets, Bucks e due volte i Jazz) e il record di 8-5 (sesti a Ovest) non deve spaventare. Tuttavia, la Western Conference non perdona e non aspetta nessuno: è necessario compattare il gruppo e iniziare a fare esperienza di gioco tutti insieme.

 

 

Il "load management"

 

Ha fatto molto scalpore negli USA l'assenza di Kawhi Leonard per quello che noi in Italia definiremmo "riposo precauzionale". Tante le dichiarazioni di critica intorno a questa scelta, da LeBron James a Michael Jordan, che ci ricordano che "i giocatori sono pagati per giocare le partite" o "se sto bene, voglio giocare". Anthony Davis ha dichiarato di stringere i denti resistendo a dei forti dolori alla spalla. E' luogo comune NBA dimostrare il proprio testosterone giocando sul dolore.

 

E' comprensibile che gli spettatori pretendano di vedere il loro beniamino, dato che pagano una discreta somma di dollari per sedersi al palazzetto, ma perché la franchigia dovrebbe rischiare il suo gioiello, visto che per la prima volta nella storia della Lega sono i favoriti per il titolo? La partita contro i Pelicans non sembrava certo difficile, e il ritorno di PG lasciava tranquilli. Il bersaglio grosso, insomma, deve avere - giustamente - precedenza.

 

 

Work in progress

 

Nonostante il record non sfavillante, la compagine di Steve Ballmer ha mostrato bagliori di grande potenziale. Quando decidono di dare il massimo in difesa, i Clippers sembrano pronti a deviare o rubare qualsiasi pallone, e lanciarsi in campo aperto.

 

Ovviamente, a dare l'esempio in questa metà campo è il solito, incredibile Pat Beverley, non per niente un serio pretendente al titolo di Defensive Player of the Year. Eccolo in azione:

 

 

 

Montrezl Harrell, oltre al solito vigore, è migliorato molto come gestore della palla subito dopo uno short roll. Cosa molto importante nel suo gioco, perché ora è in grado di scaricare velocemente verso l'uomo libero sul perimetro; non per niente il suo dato sugli assist (2.5 a partita fin qui) è già il migliore in carriera. Dovesse riuscire a sviluppare più sensibilità di tocco e costruirsi un rispettabile runner, potrebbe comodamente superare i 20 punti di media ed essere una minaccia continua, oltre che una sorta di secondo playmaker (à la Draymond Green). Unico neo, forse, gli oltre 30 minuti in campo, che sono un po' troppi considerando la quantità di energie che spende; sarà necessaria, prima dei Playoffs, l'aggiunta di un lungo, dato che JaMychal Green è l'unica alternativa valida.

 

In un possibile accoppiamento contro i Lakers (come non pensarci?), la differenza di tonnellaggio e/o mobilità con James e Davis sarebbe troppo marcata, e Leonard e George non possono certo occuparsi di loro per un'intera serie. Soprattutto AD, vista la sua stazza, rappresenta un rebus a cui sarà difficile trovare una soluzione. Ma per pensare a possibili trade, c'è tempo.

 

Insomma, i Clips sembrano, come ha detto Jerry West qualche giorno fa, "ancora in modalità training camp". Ora sono attesi da quattro partite casalinghe in cui avranno la possibilità di aggiustare il loro record, possibilmente a spese di Celtics e Rockets. L'impressione è che, con la squadra al completo e un calendario che si farà più avanti meno difficile, Leonard e compagni saranno presto in grado di poter cambiare marcia. E cominciare a dare segnali alle altre contender.

 

 

 

 

 

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