Around the Clippers: la coppia più bella del mondo

October 17, 2019

Gli "eterni secondi" di LA sono i favoriti per il titolo, senza se e senza ma.

 

 

Il capolavoro necessita solo l'apoteosi finale. Dopo tanti anni di sconfitte, qualche anno di purgatorio (che non è diventato paradiso, con il trio Paul-Griffin-Jordan), dopo la cessione veloce di tutti questi e Tobias Harris, i Los Angeles Clippers sono finalmente arrivati al punto di essere considerati, praticamente all'unanimità, i favoriti per il titolo.

 

Il cammino è stato percorso grazie a coraggio, lavoro e saggezza manageriale, con i predetti Big Three ceduti quando avevano ancora un appeal, un nuovo owner dall'aura vincente (e non razzista) come Steve Ballmer, una guida sapiente come Doc Rivers e il pizzico di fortuna di trovare disponibile Kawhi Leonard, cui si è aggiunto Paul George, in una squadra che era già forte, ben funzionante e che aveva saputo creare una cultura di franchigia vincente. 

 

 

 

I nuovi boss

 

I nuovi beniamini dei tifosi Clips, Kawhi e PG, sognavano da tempo un ritorno a casa. Di Riverside il primo, di Palmsdale il secondo, si sono stimati, corteggiati, e alla fine uniti su precisa richiesta dell'MVP delle ultime Finals. Entrambi ali piccole, sono giocatori piuttosto simili: leader silenziosi, decisivi in entrambi i lati del campo (scelti nei quintetti difensivi NBA 2019), completi. Semplicemente, il duo più pericoloso della Lega.

 

 

Se ci aggiungete pure Patrick Beverley, la morsa difensiva sarà strettissima. Anche in pessime serate balistiche, i Clippers possono stritolarti. E la squadra ha un'altra coppia affiatata, in uscita dalla panchina, che nel momento del bisogno ha dimostrato di poter reggere la baracca in attacco. Ovviamente, parliamo di Lou Williams e Montrezl Harrell.

 

La volontà di "scegliersi" delle due stelle, ex Raptors e Thunder, ha stupito. George ha abbandonato un progetto di cui era una pietra angolare e Kawhi ha obbligato la dirigenza della sua nuova squadra a un salasso mai visto, pur di congiungersi all'ex OKC.

 

I de possono segnare in ogni modo: da fuori, dal palleggio, nel traffico, in post contro avversari meno forti fisicamente, senza ritmo, in isolamento, in contropiede o transizione dopo aver rubato palla (George primo nella NBA). Leader, oltretutto, senza essere eccessivamente accentratori, con Leonard 16esimo per Usage l'anno scorso e George 25esimo. In alcuni momenti della partita potrebbero persino stare fermi fuori dall'arco a guardare il pick&roll di Lou Williams ed essere comunque letali.

 

I Clippers saranno l'unica franchigia ad avere a disposizione tre "ventellisti" di media dell'annata passata. Una potenza di fuoco che lo scorso anno avevano solo i Golden State Warriors. 

 

 

Il supporting cast

 

La squadra, poi, ha tanta esperienza e una discreta profondità.

 

Mo Harkless è anch'esso un'ala fisica e polivalente, che ha fatto esperienza nei Playoffs con Portland. Beverley è un cagnaccio difensivo, che ha costruito un discreto tiro da tre e che caratterialmente non va sotto con nessuno (chiedere a Kevin Durant). Patterson è un veterano che può allargare il campo. Landry Shamet si è dimostrato un solido 3&D nel suo anno da rookie e anche McGruder sembra una scommessa azzeccata. JaMychal Green è un'altro 4 che può segnare in tanti modi.

 

 

I Clippers hanno dimostrato di saper occupare bene il campo, facendo buon uso del tiro da tre lo scorso anno, con un eccellente 38.8%, secondi nella Lega. Con le due nuove superstar in campo si potrebbe persino migliorare. Primi, poi, anche per numero di tiri liberi tentati in proporzione ai tiri totali dal campo, lo scorso anno. E anche questo dato potrebbe aumentare, rendendo i Clippers sostanzialmente indifendibili se teniamo conto delle percentuali in lunetta dei nuovi arrivati.

 

 

 

I peli nell'uovo

 

Tutto facile, dunque? Non proprio. Quali sono i pochi punti deboli dei losangelini?

 

Gli infortuni, in primis. George viene da un'annata travagliata sul finale per quanto riguarda le sue spalle. Operate entrambe, salterà almeno le prime 10 partite di stagione. La sua salute al rientro è da testare, così come l'intesa con i nuovi compagni, con cui non ha avuto occasione di allenarsi. Servirà tempo.

 

Manca, poi, un vero creatore di gioco. Non c'è a roster un play che abbia come prima opzione il creare per gli altri. Sono tutti realizzatori, specialisti difensivi o tiratori dagli scarichi. In alcuni momenti della partita, la circolazione di palla potrebbe stagnare. Sarà un problemada ovviare, magari anche tramite una trade o la firma di un "buyout player".

 

Infine, il ruolo di centro. Aver soffiato Ivica Zubac ai cugini giallo-viola resta un colpo da applausi. Il croato-bosniaco è stato rifirmato, perché ha mostrato volontà e margine di crescita evidenti. Restano dubbi, però, sulla sua difesa contro i lunghi realizzatori. Probabilmente si ricorrerà a Green o Harrell da 5, ma Rivers dovrà essere bravo a distribuire bene i minuti tra questi tre per il ruolo di big man.

 

 

Conclusioni

 

Sembra tutto apparecchiato per arrivare sino a giugno, ma non aspettatevi dei Clippers da 60 vittorie in Regular Season. L'inizio del calendario è difficilissimo, con 8 delle prime 10 partite contro squadre da Playoffs, da affrontare senza l'infortunato Paul George. Il record iniziale potrebbe essere deficitario, fomentando pressioni e polemiche. Anche se sono i Clippers... è pur sempre LA!

 

Il piazzamento in stagione regolare, con una Western Conerence tanto competitiva, è già una cosa importante in vista degli obiettivi primaverili della franchigia. Ma il focus principale resterà arrivare sani alle partite che contano. Quando la squadra di Steve Ballmer pare avere, sulla carta, più di "qualcosa" che le altre franchigie non hanno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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