Chris Bosh: un lungo moderno... anzitempo

 

© Double Clutch

 

 

I Miami Heat hanno ritirato la maglia di Chris Bosh il 26 marzo e ci sembrava doveroso soffermarsi sulla carriera da Hall-of-Fame del duplice campione NBA e undici volte All-Star.

 

Dopo aver frequentato l'Università di Georgia Tech per una stagione, Bosh venne draftato alla quarta scelta assoluta dai Toronto Raptors nel famigerato Draft 2003, accanto ai futuri compagni LeBron James e Dwyane Wade, oltre che a Carmelo Anthony.

 

Bosh giocò una solida stagione nel suo anno da rookie, con medie di 31.1 minuti, 15.6 punti, 9 rimbalzi e 2.2 stoppate a partita (era leader della Conference riguardo a quest'ultimo dato). Divenne la prima matricola dai tempi di Antwan Jamison a guidare l'ACC (Atlantic Coast Conference) nella percentuale dal campo (56%).

 

E' giusto affermare che il periodo di Bosh a Toronto fu turbolento. Un po' per lui stesso, ma anche lo scompiglio nell'organizzazione non ha aiutato. Durante le sue sette stagioni in Canada - in cinque di queste venne convocato per l'All-Star Game - i Raptors videro alternarsi cinque General Manager e tre allenatori, con costanti stravolgimenti del roster. Con Vince Carter che intanto premeva per essere scambiato, Bosh fu nominato nell'All-Rookie First Team nella stagione 2003/04, con 33.1 minuti, 11.5 punti, 7.5 rimbalzi e 1.4 stoppate a partita. Oltre a guidare la classifica delle matricole in rimbalzi e stoppate, stabilì anche il record di franchigia dei Raptors per rimbalzi in una rookie season (557).

 

Le chiavi dell'attacco dei Raptors erano affidate a Bosh, dopo che Carter realizzò finalmente il suo desiderio di essere scambiato (il 17 dicembre 1994, quando passò ai New Jersey Nets). In attaccco, per la prima volta nella sua carriera, i numeri del ventenne si innalzarono, raggiungendo livelli da All-Star. Una prima selezione tra le stelle arrivò nella stagione 2005/06, dopo aver registrato career high in punti (22.5), rimbalzi (9.2) e assist (2.6) a partita. Dopo la selezione, l'ala grande di 2 metri e 11 divenne il terzo giocatore dei Raptors ad essere convocato per l'All-Star Game, dopo Carter e Jamison.

 

 

Bosh giocò solamente due serie di Playoffs con Toronto - prima la sconfitta in sei gare al primo turno contro i New Jersey Nets nel 2007, poi in cinque partite al primo turno contro gli Orlando Magic del 2008, per mano di Dwight Howard. La stagione migliore di Bosh fu quella del 2009/10, l'ultima in maglia Raptor. Un Bosh 25enne con medie di 36.1 minuti, 24 punti (sesto nella Lega), 10.8 rimbalzi a partita (nono) e quarto per efficiency rating (25.0) fu l'unico, con Dwight Howard, con almeno 20 punti e 10 rimbalzi di media in stagione.

 

Nonostante la parte principale della sua carriera sia stata quella a Miami, Chris ha sicuramente lasciato un suo patrimonio a Toronto. E' il miglior rimbalzista della storia della franchigia (4.776 rimbalzi), il miglior stoppatore (600 stoppate) e il secondo miglior marcatore, con 10.275 punti. Lui e DeMar DeRozan sono gli unici due giocatori nella storia della franchigia ad aver registrato oltre 10.000 punti.

 

In un'intervista per The Star, nel dicembre del 2018, Bosh ha parlato della sua partenza per South Beach: "Era il momento, avevo vari obiettivi, volevo vincere un titolo e sfortunatamente in quel periodo non c'erano possibilità a Toronto". Unendosi a LeBron James e a Dwyane Wade nei Miami Heat nell'estate del 2010, venne creato il rivoluzionario Big Three - e subito le aspettative si ridussero a "vittoria del titolo o fallimento". Tutte le controversie attorno alla decisione di LeBron di trasferirsi a Miami, da Cleveland, fecero degli Heat i "villani" della Lega.

 

Dovendosi adattare, Bosh era la terza opzione in una squadra da titolo, e ovviamente i suoi numeri ne avrebbero risentito. La sua percentuale di Usage calò a livelli simili a quelli delle sue prime due stagioni nella Lega (23.1%), così come anche la media di tiri dal campo tentati a partita, che subì un calo notevole (da 16.5 nel 2009/10 a 13.7 durante la prima stagione con gli Heat).

 

Così come Kevin Love durante il secondo periodo di LeBron a Cleveland, Bosh fu spesso - e ingiustamente - poco considerato per le sue prestazioni nei momenti chiave dei Playoffs. Era un ottimo tiratore dalla media, tra i migliori nella Lega, e possedeva una buona rapidità, che gli permetteva di cambiare in difesa praticamente in tutte le zone del campo.

 

Gli Heat disputarono quattro NBA Finals consecutive tra il 2010 e il 2014, con un record di 2-2. La serie che avrebbero voluto indietro è la Finale 2011 contro i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki. In Gara 4, con un vantaggio di 2-1, gli Heat collassarono e ne persero tre consecutivamente. Verso la fine di Gara 6 alla American Airlines Arena, Chris Bosh venne visto nel corridoio che porta allo spogliatoio piegato in due, in lacrime, dopo la sconfitta.

 

Gli Heat avrebbero poi, ovviamente, vendicato questa sconfitta la stagione successiva contro gli Oklahoma City Thunder, battendo 4-1 una squadra con tre futuri MVP nelle Finals del 2012.

 

La vera e propria "legacy game" della carriera di Chris Bosh, però, è Gara 6 delle finali del 2013 contro i San Antonio Spurs. Il punteggio è 95-92, con meno di 10 secondi rimasti. Ecco il commento leggendario di Mike Breen:

 

“Rebound Bosh, out to Allen, his three pointer... BANG! TIE GAME!”

 

Dopo che la gara andò all’overtime, Bosh giocò alcune delle migliori azioni difensive della sua carriera. San Antonio rimise in gioco il pallone per Danny Green, che tentò il tiro da tre del pareggio davanti alla panchina Spurs, ma Bosh usò tutti i suoi 222 centimetri di apertura alare per stoppare il suo tentativo, mandando gli Heat a giocare un’inverosimile Gara 7. Nonostante Bosh sia rimasto a secco di punti in Gara 7, gli Heat vinsero sigillando il secondo titolo NBA consecutivo per i Big Three.

 

 

Dopo una schiacciante sconfitta in cinque gare nelle NBA Finals del 2014 per mano degli Spurs, LeBron tornò a casa a Cleveland, lasciando gli Heat con grandi decisioni da prendere. Bosh rifirmò, mantenendo ancora intatti due terzi del Big Three. Sfortunatamente, qui iniziarono i problemi di infortuni dell’undici volte All-Star.

 

Dopo aver giocato l’All-Star Game del 2015, Bosh venne ricoverato all’ospedale per test ai polmoni durante la pausa. Il 21 febbraio fu escluso dal roster per il resto della stagione a causa della presenza di un coagulo di sangue in uno dei polmoni. Nonostante sia tornato in squadra la stagione successiva e abbia giocato fino all’All-Star Break, Bosh si trovò nuovamente con un coagulo di sangue, questa volta nella gamba. L’ala grande fallì gli esami fisici per la stagione 2016/17, interrompendo la carriera, ma non definitivamente; si propose in diverse occasioni di continuare e provare a ritornare. Comunque, ciò non si realizzò mai, a causa della paura per la sua salute. 

 

Con 17.189 punti (93esimo nella classifica all-time), 7.592 rimbalzi (79esimo) e 20.6 di Player Efficiency Rating (60esimo), Bosh è presente nelle classifiche all-time in tre categorie di statistiche notevoli: le sue medie in carriera di 19.2 punti e 8.5 rimbalzi a partita sono impressionanti, considerando che ha trascorso quasi la metà della sua carriera come seconda o terza opzione offensiva.

 

Nelle sue ultime stagioni stava cominciando a mostrare la sua abilità dalla lunga distanza, evolvendosi in un vero e proprio lungo dell'NBA moderna. Così versatile come i lunghi che si vedono spesso oggi, Bosh si sarebbe adattato alla perfezione all'NBA di oggi.

 

 

 

 

 

 

 

© Double Clutch

 

Questo articolo, scritto da Thomas Lamming per Double Clutch e tradotto in italiano da Alessandro Di Marzo per Around the Game, è stato pubblicato in data 3 maggio 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

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