Dennis Rodman e la sua strana passione per la Corea del Nord

October 11, 2017

La vita di Dennis Rodman, dentro e fuori dal campo, è sempre stata ricca di unicità e difficoltà. Raccontarla è stato altrettanto complicato.

 

 

© Chicago Tribune / TNS

 

 

Dennis Rodman negli ultimi venti anni, più precisamente dal termine della sua carriera cestistica, è rimasto letteralmente aggrappato alla fama, o per lo meno alla sua nozione di questa. «Chiunque con la giusta combinazione di intuito, talento, vigore e fortuna può diventare importante in America» è una celebre frase che Rodman scrisse nel 1997, nella terza delle sue quattro – sì, quattro – biografie, chiamata “Walk on The Wild Side”.

 

Se la celebrità è ciò che sta ancora cercando, Rodman possiede tuttora una generica e ingenua visione di questa, perciò è chiaramente descrivibile come un grande nostalgico degli anni ’90. La sua vita sovversiva mostrata da giocatore ora si presenta come uno specifico comportamento, ossia quello che avrebbe un giovane pensando di imitare un adulto da lui reputato cool

 

Rodman, 56 anni - un membro della Hall of Fame, le cui incredibili energie e sesto senso per il rimbalzo lo hanno aiutato a vincere cinque titoli NBA e a diventare probabilmente il migliore difensore nella storia della Lega - è tornato all’onore della cronaca questo mese: ha intrapreso il suo quinto viaggio verso la Corea del Nord per visitare Kim Jong Un, il leader stalinista di cui è diventato amico nel 2013. L’ultima visita, da cui il Dipartimento di Stato ha preso le distanze e che Rodman ha definito come una “missione”, venne finanziata da PotCoin.com, un’azienda che fornisce una criptomoneta digitale per chi vende e compra marijuana.

 

«Stiamo principalmente cercando di aprire le porte tra entrambi i paesi» è ciò che Rodman ha detto in un video caricato sul suo account Twitter prima della partenza, camminando affianco a Chris Volo, un membro del suo team di marketing ed ex combattente di basso livello di MMA. «Fateci un in bocca al lupo».

 

Di ritorno da questo viaggio, Rodman ha subito iniziato a vendere con insistenza delle t-shirt sul suo account Twitter. Su queste magliette era raffigurata una sua versione cartoonesca, con una palla che girava su di una mano mentre l’altra faceva il simbolo della pace, il tutto con in mezzo le parole “Ambassador Rodman”. Dallo scorso martedì mattina (13 giugno, ndr) si è comunque stabilito a New York, mentre la notte precedente Otto Warmbier, lo studente della University of Virginia che era stato prigioniero in Corea del Nord per più di un anno e rilasciato il 13 giugno già in coma, era morto nella sua casa in Ohio.

 

Rodman, subito dopo la morte di Warmbier, non ha fatto alcuna dichiarazione pubblica, tuttavia, in una intervista andata in onda venerdì (16 giugno, ndr) sul programma “Good Morning America” della ABC, l'ambassador e l'ex MMA hanno insistito sul fatto che la loro visita in Corea del Nord avesse aiutato nel rilascio di Wambier. Un ufficiale del Dipartimento di Stato ha però comunicato al The Associated Press che l’ex Bulls in realtà non ha avuto nulla a che fare con questa vicenda.

 

Comunque, Rodman ha offerto «preghiera e amore» alla famiglia di Wambier durante l’intervista alla ABC, aggiungendo anche: «Non sapevo fosse malato».

 

«Come sempre, gli ho consigliato di non andare [in Corea del Nord], ma lui non ascolta nessuno». Queste le parole della sua amica Elaine Lancaster, un’attrice di Miami che ha incontrato Rodman agli inizi degli anni ‘90. «Dennis è una delle persone più dolci e facilmente avvicinabili che potreste mai incontrare. Fa queste cose per tirare su un po’ di pubblicità... Ma è soltanto puro amore».

 

 

Le persone vicine a Rodman credono realmente che lui viaggi verso la Corea del Nord con intenzioni sincere, anche se ingenue. «Lui genuinamente pensa di star provando a cambiare il mondo», ha detto Lancaster. Ma, avendo come amico Kim Jong Un, fanatico della pallacanestro che ha ammesso di ammirarlo come giocatore, Dennis sembra, anche ad alcuni suoi conoscenti, volontariamente all’oscuro della brutalità del dittatore.

 

«Gli dissi: “Dennis, ti rendi conto che hanno i gulag e che hanno un regime oppressivo, vero?”», ha continuato Lancaster. «Lui rispose: “Sì, ma non li ho visti”. Ma certo che non li hai visti!».

 

Rodman, sempre restando in tema, ha detto all’ABC: «se effettivamente qualcuno parlasse con Kim Jong Un, questa persona vedrebbe una persona amichevole». Ha detto anche che loro due hanno cantato al karaoke e cavalcato assieme...

 

Escludendo questi suoi viaggi in Corea del Nord, la vita post-pallacanestro di Rodman è sintetizzabile in una lunga striscia di problemi legali, assunzione in grandi quantità di alcol e aumento della fama come personaggio di serie B.

Nel 2012 doveva presumibilmente più di 800 mila dollari alla ex moglie e alla madre di due dei suoi tre figli; dai documenti legali però si evince che i rappresentanti di Rodman hanno risposto dicendo che era al verde e impossibilitato a pagare, questo perché il suo alcolismo aveva minato le sue possibilità di marketing d’impresa.

 

Negli anni, continue bevute e party chiassosi hanno portato a incontrollati scontri con la polizia; nel 2012 il Los Angeles Times scrisse infatti: «La sua precedente casa in riva all’Oceano a Newport Beach potrebbe esser stata scambiata per un distaccamento della stazione di polizia».

 

Rodman, dopo anni di vita al limite, andò in riabilitazione, per poi fare un travagliato viaggio di “diplomazia cestistica” in Corea del Nord nel 2014, il tutto ovviamente per poter apparire e dire che non era un alcolizzato. Questo febbraio un giudice ha condannato a tre anni di libertà vigilata "il diplomatico", reo di aver guidato contromano su di una rampa d’ingresso dell’autostrada. Questa infrazione, avvenuta lo scorso luglio dopo la mezzanotte, ha obbligato un altro automobilista a sterzare su di una parete laterale della I-5 a Santa Monica, California.

 

Attraverso queste turbolenze, Rodman genera comunque calore umano. «Amo Dennis Rodman come un fratello», ha detto John Salley, un ex compagno di squadra dei Detroit Pistons e dei Chicago Bulls. «Lo penso veramente».

L’ingenuità politica che mostra nelle sue relazioni con la Corea del Nord si materializza nella sua vita come una forma d'innocenza; mentre la sua generosità, unita alla sua apparente indifferenza verso i beni materiali, allarma e affascina gli amici.

 

«Lui difficilmente ha contanti, ma quando li ha si tratta di grandi mazzette di dollari», ha detto Lancaster. «L’ho visto dare offerte di 100$ ai senza tetto. Gli ho detto: “Dennis, cosa diamine stai facendo?”. Mi ha risposto: “Tanto li darei alle spogliarelliste in un modo o nell’altro”».

 

Nonostante queste continue turbolenze, Rodman mantiene sempre vicino a sé un piccolo gruppo di consiglieri, che poi diventano sempre suoi veri amici; e si è sentito profondamente addolorato quando ha dovuto cacciare uno di questi, un presunto consigliere finanziario, fino a quel momento un' amica fidata, che per anni ha rubato soldi dal conto dell’amico. Peggy Fulford, una 58enne che ha avuto svariati nomi falsi, è stata arrestata a dicembre dopo un'indagine dell'FBI e accusata di aver truffato l’ex running back della NFL Ricky Williams, assieme ad altri tre giocatori professionisti; tra cui Rodman, che, per quanto riferito da Basketball-Reference.com, è riuscito a guadagnare 26,97 milioni di dollari durante la sua carriera cestistica. Stando alle dichiarazioni degli avvocati americani nel Southern District del Texas, la Fulfors ha sempre ottenuta la fiducia delle vittime prima di truffarle, ma nonostante ciò ha comunque rivendicato di essersi laureata alla Harvard Business School e di essere diventata ricca comprando e rivendendo ospedali o immobili alle Bahamas. Ha sempre detto ai suoi “clienti” che non avrebbe richiesto una parcella, perché era già diventata abbastanza ricca, e che voleva soltanto assicurarsi che loro non andassero in rovina. Queste però erano tutte bugie, perché nel frattempo era riuscita ad ottenere gli accessi ai conti dei clienti, usando i loro soldi per comprare macchine di lusso, case, gioielli e biglietti aerei.

 

«Lei era tra i suoi veri amici», ha detto Bradford Cohen, un avvocato della Florida che ha rappresentato Rodman in diversi casi dal 2003. «Questo è quello che lo ha maggiormente ferito, anche quando ha scoperto che stava perdendo tanti soldi. Lui ha una ristretta cerchia di amici e questo lo ha ferito. È stato veramente sconvolgente».

 

Rodman è cresciuto in Texas senza un padre e, dopo il liceo, ha lavorato part-time come uomo delle pulizie; il tutto mentre stava crescendo di 20 cm in altezza. Ha giocato in una squadra di pallacanestro per la prima volta in una scuola NAIA in Oklahoma, mentre a 25 anni, quando era con i Detroit Pistons, coach Chuck Daly divenne la cosa più vicina ad un’autorità maschile che potesse avere. Quando i Pistons licenziarono Daly, Dennis cambiò drasticamente. Come ha già detto molte volte, questo cambiamento «uccise» quello che lui chiamava «il vecchio Dennis», facendolo diventare una nuova persona.

 

Nella seconda metà della sua carriera cestistica, Rodman ha sfruttato la sua stravaganza come arma di marketing. Nonostante uno stile di gioco basato sulla sporcizia e sulla sottigliezza, riuscì a raggiungere la fama - una copertina di Rolling Stone, avventure amorose con celebrità come Madonna e Carmen Electra (con cui è stato anche sposato per cinque mesi...) – andando oltre a quella notorietà che normalmente viene assegnata ai più importanti sportivi o alle personalità tradizionalmente più commercializzabili. Il fatto di giocare affianco a Michael Jordan nella dinastia dei Bulls, i suoi capelli tinti, i piercing e l’unione con la comunità LGBT erano cose completamente estranee agli sport professionistici in quel periodo.

 

«È stato quello che ha iniziato questa forma di visibilità», ha detto Salley. «Ora non puoi arrivare in NBA senza un tatuaggio. La maggior parte delle persone lo guardava e diceva “Si può fare? Ho sempre voluto farlo”».

 

Una volta che le luci della ribalta dovute al basket scomparirono, Dennis Rodman ha iniziato ad aggrapparsi alla fama in modi stravaganti, come il wrestling professionistico, due apparizioni al “The Celebrity Apprentince” di Donald Trump, firme di autografi, apparizioni retribuite. Ha anche parlato davanti alle telecamere con Dr. Drew e Dr. Phil.

 

Adesso l'ex Bulls vive seguendo le vie secondarie della celebrità, difatti è presente frequentemente a serate come ospite/MC nei club europei, seguendo il DJ Vic Latino. «In tutto il mondo, fratello», ha detto un uomo che rispose al telefono da Nene Musik, il suo agente. «Può essere Mosca, può essere ovunque».

Oltre a questo, i prodotti che Rodman vende sul suo sito includono action figures, magliette, giochi di fantasy sports e messaggi per la segreteria telefonica personalizzati (a 500 dollari l’uno).

 

«Negli ultimi due anni, si è guadagnato da vivere grazie alla gente che ama ancora Dennis», ha detto Cohen. «Tutti amano il suo trambusto. Tutti amano la sua personalità. Specialmente in Europa, lui è come una grande star. La gente tuttora lo ama, quindi lo pagano per la sua presenza».

 

Le sue apparizioni, a quanto pare, hanno dato a Rodman un senso deformato del suo posto nella cultura. Quando fa una comparsata, la gente va per vederlo e spesso viene fermato per fare foto o firmare autografi. La riconoscibilità, sommata all'esperienza NBA e alla sua ingenuità, hanno dato a lui una esagerata idea della sua fama:

 

«Se fate una classifica delle 10 persone più riconoscibili del pianeta, sarei alla posizione numero 5», ha detto Dennis Rodman a Sports Illustrated nel 2013. «Sarei subito dopo Dio, Gesù, Muhammad Ali e Barack Obama».

 

Queste idee illusorie forniscono una teoria sul perché continui a viaggiare in Corea del Nord, al di là del fatto che compagnie a margine continuino a pagarlo per andare. Lui è fortemente convinto di poter essere il ponte tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord. L'ex cestista ha supportato la campagnia presidenziale di Trump e conosce direttamente il tycoon per le due apparizioni fatte nel suo reality show. Non a caso, lo scorso giovedì ha consegnato a mano al ministro dello sport nord coreano Kim Il Guk una copia del libro di Trump “The Art of the Deal”, senza però riuscire a incontrare Kim Jong Un prima di tornare a casa.

 

Prima di lasciare Pechino per dirigersi verso Pyongyan, l'amico di Trump ha detto ai reporter che lo seguivano, inclusa la CNN, che sperava di poter fare «qualcosa di piuttosto positivo» durante la sua visita. Nonostante la liberazione di Warmbier sia coincisa col suo arrivo, le persone coinvolte hanno definito le tempistiche come una «bizzarra coincidenza».

 

Durante i viaggi precedenti, Dennis aveva rimproverato il Presidente Barack Obama per aver rifiutato di parlare con Kim; i funzionari dell’amministrazione Obama hanno detto che avrebbero cercato di bloccare le visite di Rodman, se possibile, per legge, sulla convinzione che queste hanno distratto dalla difficile situazione dell’impoverimento della popolazione nordcoreana.

 

Suzanne Scholte, presidente della North Korea Freedom Coalition (un’organizzazione che lavora per migliorare i diritti umani all’interno del paese asiatico), ha detto che il legame tra Rodman e Trump non ha modificato le dinamiche degli ultimi incontri. Sono convinti invece che l'ex Bulls, intenzionato a tornare in Corea in agosto (secondo quanto dichiarato all'ABC), sia stato utilizzato soltanto come forma di distrazione.

 

«Non ho notato alcun impatto di Rodman sulla condotta del regime», ha detto la Scholte via email. «Se si tratta di una persona innocua o pericolosa è una buona domanda. Viene semplicemente usato per spostare l’attenzione dai tremendi crimini che questo regime commette contro la propria gente. È una cosa tragica perché Dennis Rodman appare veramente come ben intenzionato ed è anche un famoso atleta. Spero che utilizzi questa fama e influenza per convincere il regime a rilasciare gli uomini, le donne e i bambini imprigionati nei suoi campi di prigionia, ma dubito che questo argomento verrà mai trattato».

 

Rodman non è stato intervistato per questa storia. I messaggi lasciati al suo agente non hanno ricevuto alcuna risposta.

 

Colin Offland, un regista inglese, ha seguito come un’ombra Dennis con una troupe durante il viaggio del 2014 in Corea del Nord, che è la base del documentario “Dennis Rodman’s Big Bang in Pyongyang”. Offland incontrò per la prima volta Rodman a Londra e lo trovò «intimorente». Ha anche detto: «Sopra di lui è come se ci fosse un’aura soverchiante».

 

Il viaggio di tre anni fa si trasformò sfortunatamente in un disastro. L'amico del dittatore, come regalo di compleanno per Kim Jong Un, portò una squadra di ex giocatori NBA per disputare una partita contro un team nordcoreano. Bevve pesantemente, cantò “Happy Birthday” a Kim prima della partita e, completamente ubriaco e fuori di testa, fornì un’intervista alla CNN, rimproverando Kenneth Bae... un americano allora imprigionato in un campo di lavoro nordcoreano.

Molti giocatori, incluso Vin Baker, dissero di essersi pentiti per aver partecipato. Nonostante il comportamento inquietante del protagonista del documentario, Offland non potè comunque fare a meno di apprezzarlo.

 

«Alla fine è diventato qualcuno realmente da ammirare», ha detto Offland. «Aveva una debolezza per lui [per Kim Jong Un]... Ha genuinamente visto un’opportunità per fare qualcosa. Non voglio sembrare ingenuo dicendo questo, ma lui ha creduto di poter fare la differenza».

 

Dopo questa esperienza, quando arrivò a casa, Rodman entrò in un rehab, per poi dire all’Associated Press di non essere un alcolizzato. Da quel momento, gli amici dicono che Rodman ha ridotto di molto l'assunzione di alcolici.

 

 

«È cambiato drasticamente», ha detto la Lancaster. «Dennis beveva molto. Ora non si distrugge più. Uscendo a cena, berrà al massimo due drink. Ora sa fermarsi, non è più come prima. Penso che l’essere entrato nella Hall of Fame lo abbia fatto cambiare molto. Mi ha detto, tra le lacrime, che tutto questo lo fa per i suoi figli».

 

Una volta, dopo che Cohen e un altro avvocato conclusero un caso per Rodman ad Orange County, chiese loro se si potevano fermare da Burt’s Bees a Walgreen, un negozio di cosmetici. Ne uscì con due biglietti di ringraziamento, che contenevano delle dediche frettolose.

 

«Nessuno dei miei clienti ha mai fatto una cosa simile», ha detto Cohen. «Era una cartolina veramente scritta col cuore. È questo il Dennis Rodman che conosco».

 

Ad Aprile, alla chiusura del Palace di Auburn Hills, Rodman ha raggiunto gli ex giocatori dei Pistons per una cerimonia, riunendosi con compagni di squadra che aveva conosciuto all’inizio della sua vita pubblica. Li ha aggiornati riguardo i suoi figli e ha chiesto delle loro famiglie. Si è anche ricordato il nome della cugina di Salley, Sabrina.

 

«Abbiamo sempre chiamato Dennis “Big Man”», ha detto Salley. «Non lo abbiamo chiamato “The Worm” o in nessun modo simile. Lui è sempre Big Man. Quando è vicino a noi, è per la maggior parte del tempo calmo e parte della struttura del team. Quando è per i fatti suoi, è un diamante che brilla».

 

Rodman rimane un groviglio di contraddizioni, distruttivo verso sé stesso ma generoso con gli altri; occupato, nella sua mente, per promuovere la pace, ma incapace a controllare le sue finanze personali.

Come ha detto Lancaster: «Anche quando è triste, è felice».

 

La cosa più rimarchevole del protagonista di questa storia potrebbe essere la capacità di ripresa del suo corpo, che gli ha permesso di diventare un stella immortale della pallacanestro. Lui mangia pollo, pesce e vegetali in modo pulito e salutare, senza toccare la carne rossa. Non ha mai assunto droghe al di fuori dell’alcol, ed insiste affinché i suoi amici stretti non lo facciano. Odia inoltre l’odore della marijuana.

 

Rodman ha più volte detto che dovrebbe essere già morto, idea inclusa nel titolo delle sue ultime memorie; però le devastazioni dell’alcol e una vita vissuta al limite non sono visivamente presenti sul suo corpo. Sei mesi fa (gennaio 2017, ndr), ha detto Lancaster, un dottore ha fatto un check up completo a Dennis per controllare i reni e il fegato. Il dottore fu schockato leggendo i risultati.

«Gli ha detto: “Sei in ottima forma Dennis. Continua a fare ciò che stai facendo!"», ha detto Lancaster. 

«Ho subito risposto “Non glielo dica!"»

 

 

 

 

 

 

 

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