Golden State inizia col piede sbagliato

October 18, 2017

I Warriors nella Opening Night hanno deluso le aspettative e il proprio allenatore.

 

 

© San Josè Mercury News / TNS

Il San Josè Mercury News, spesso abbreviato in “The Merc”, è una testata giornalistica californiana che segue da vicino i Golden State Warriors e collabora con Around the Game da ottobre 2017. Questo articolo, scritto da Mark Medina e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 18 ottobre 2017.

 

 

La serata è iniziata con la cerimonia di consegna degli anelli, durata circa mezzora; i campioni NBA 2017 infatti hanno messo bene in mostra i gioielli che Curry, Thompson, Durant e Green vorrebbero indossare nuovamente all’inizio della prossima stagione: i Warriors, del resto, sono la squadra più papabile per la conquista del titolo anche quest’anno.

Una volta finita la cerimonia i Rockets sono scesi in campo con grandi aspettative nella notte del debutto di Chris Paul, che Houston spera essere l'aggiunta decisiva per superare la squadra detentrice del Larry O'Brien.

 

Alla fine della fiera, in realtà, quello che la partita ha evidenziato non è stato tanto l'impatto del playmaker ex-Clippers, dato che i Rockets hanno battuto 122 a 121 una squadra che coach Steve Kerr non giustifica, dichiarando che "gran parte del gruppo non ha portato la solita energia”.

 

C’è anche da dire che saremmo qui a raccontare tutt’altro scenario se alcuni eventi fossero andati diversamente; se per esempio Durant avesse rilasciato quel jumper mezzo secondo prima, Golden State sarebbe uscita da questa serata con una vittoria sui texani di Houston (1-0); e se invece Curry non avesse poco prima sbagliato un tiro da 3, i Rockets non avrebbero avuto probabilmente chance di recuperare.

 

 

 

“Pensavo di avere abbastanza tempo per tirare, sebbene i secondi fossero davvero pochi; ad ogni modo dobbiamo ringraziare Shaun Livingston per aver tenuto la palla viva ed averci dato almeno la possibilità di prendere quel tiro e provare a portare a casa la partita.”

 

Alla lista degli if si aggiungono sicuramente gli infortuni di Draymond Green (distorsione del ginocchio sinistro), Andre Iguodala (stiramento alla schiena) ed Omri Casspi (slogamento della caviglia destra), senza i quali i Warriors avrebbero potuto fare maggiore affidamento sulla profondità della propria squadra.

 

Sicuramente se Golden State avesse giocato con la stessa intensità con cui ha costruito un vantaggio di 17 punti ad un certo punto, non avrebbe concesso a Houston di aprire il quarto quarto con un parziale di 9-0, che ha gettato le basi per la vittoria in rimonta della squadra ospite. 

 

L’assenza di Iguodala era già nota dopo che il giocatore ha saltato la gara di preseason contro Sacramento; d’altro canto gli infortuni di Green e Casspi sono arrivati durante la partita in maniera imprevedibile; pare però che Dr Dray stia bene, sentendo le sue dichiarazioni post partita: “Sono a posto, posso giocare.”

 

Come ci si poteva aspettare, coach Kerr ha affermato che “l’infortunio di Draymond ha cambiato tutto”. Nonostante fosse incorso in un brutto contatto con Trevor Ariza e si fosse fatto male, Green è rimasto in campo per tirare i due liberi che hanno portato la squadra sul 101-88 a pochi secondi dalla fine del terzo quarto; per poi rimanere seduto, però, nel periodo finale, segnato dalla grande rimonta dei Rockets.

“Quando non si è ancora completamente in condizione partita, come nel nostro caso, diventano fondamentali i giocatori di energia come lui; non appena ha lasciato il campo, le cose si sono fatte dure per noi: semplicemente non riuscivamo più a spingere", ha dichiarato Kerr. 

 

 

 

Certo è che Golden State ha perso per la seconda stagione di fila la partita di apertura, sebbene la sconfitta di 29 punti dell’anno scorso contro gli Spurs sia stata facile da dimenticare, dopo la vittoria del trofeo dedicato a Larry O’Brien...

Kerr, oltre a descrivere soddisfatto la profondità della sua squadra, si è confessato solo in parte preoccupato: “Non siamo ancora pronti, ma abbiamo una squadra molto profonda. Se in qualche partita non dovessimo trovare grandi motivazioni e la giusta energia, abbiamo molti ragazzi da mandare in campo che possono aiutarci con la loro voglia di giocare.”

 

Effettivamente all’inizio sembrava proprio così.
Dopo aver firmato quest’estate un accordo da 5,2 milioni di dollari, Nick Young ha completato il training camp concentrandosi sulla sua abilità di tiro e sulla sua condizione fisica; ha aperto la stagione con un team-high di 23 punti (in 26 minuti, tirando 7 su 8 dal campo e 6
su 7 da 3 punti!) in uscita dalla panchina ed ha dichiarato: "ero molto sicuro di me questa sera, è bellissimo quando i tuoi compagni ti supportano spingendoti a prenderti i tuoi tiri ed a giocare con fiducia; questo è tutto ciò che mi viene chiesto quest’anno: il mio lavoro, nel mio ruolo ideale."

 

Durant ha fatto il suo, dopo aver vinto il premio di MVP nelle Finals ed il suo primo titolo; Kevin ha completato il suo secondo training camp in maglia Warriors con pochissimi dubbi riguardo il ​suo ruolo nella squadra. E infatti ha aperto la stagione con 23 punti, tirando 8 su 9 dal campo ed aggiungendo 6 assist e 4 rimbalzi a referto; le 8 palle perse sono passate quasi in secondo piano dato l'apporto che ha fornito alla squadra nel momento del bisogno.

 

Al contrario, diversi sono gli aspetti che non hanno funzionato: Draymond Green ha segnato 9 punti e servito 13 assist, ma dopo il suo infortunio è calato il buio per Golden State; Curry ne ha messi 22 a referto, tirando 8 su 18, ma ha sbagliato in possessi importanti, oltre ad aver commesso 4 falli; Klay Thompson ha concluso la serata segnando 16 punti, ma sporcando le proprie percentuali con un brutto 6 su 14 dal campo.

 

Sebbene Golden State sia riuscita a limitare il carisma e le qualità di Chris Paul, sono bastate le brillanti prestazioni di James Harden (27 punti), Eric Gordon (20 punti) e P.J. Tucker (20 punti). E' stato abbastanza per sconfiggere una squadra, i Warriors, che probabilmente risente ancora della stanchezza dovuta al viaggio di settimana scorsa in Cina. Rimangono i meriti di Houston, una squadra che ha tenuto botta anche nei momenti più duri e messo in difficoltà i campioni NBA: 17 palle perse e 25 falli sono sicuramente un segnale forte, che verrà analizzato da coach Kerr; il quale ha dichiarato: “Non mi interessa il motivo, dobbiamo tornare in forma e giocare come sappiamo fare.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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