Il JJ Redick che pochi conoscono

January 14, 2018

 

© The Philadelphia Inquirer / TNS

Questo articolo, scritto da David Murphy e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 8 gennaio.

 

 

Devi desiderarlo.

È qualcosa che realizzi quando vedi JJ Redick che sta in disparte, per i fatti suoi. Mancano 45 minuti prima dell'inizio della partita e lui è lì, vicino alla linea di fondo campo, gambe larghe e posizione fondamentale. Mano destra che spinge la palla in campo, mano sinistra che segue l’esempio, poi tutte e due le mani, con la palla che esplode da entrambe, colpendo il parquet come un fuoco d’artificio. Boom, boom, BOOM. Il flash della pelle arancione e il suo sfarfallio nella zona inferiore di uno sguardo che si perde in un punto imprecisato a media distanza.

 

JJ Redick si sposta verso il cerchio del canestro, mima la sua tecnica di tiro, aggiunge il pallone, perfeziona la sua tecnica di tiro man mano che si allontana dal ferro, come una macchia d’acqua su di un tappeto. Una cacofonia di azioni non legate tra loro imperversa vicino a lui, ma in mezzo agli intrattenitori pre-gara, allo staff e ai fan che continuano a entrare, in qualche modo lui riesce a sembrare da solo.

 

In alto, sopra la sua testa, ad angoli diversi, gli orologi dell’arena diffondono i loro secondi digitali, numeri rossi che scandiscono il passare del tempo all’unisono come timer di esplosivi sincronizzati, numeri che si sciolgono per altri 48 minuti nella vita del più grande carnevale della pallacanestro.

 

«Tutto quello che faccio per circa 90 minuti d’orologio è una sorta di rito» dice l'ex Clippers. «Penso che quando hai la possibilità di ragionare liberamente sulle abitudini, ad un certo punto smetti di pensarci su e tutto diventa rituale».

 

Il numero 17 dice questo ora, grazie ad una tranquilla prospettiva che soltanto dieci anni di esperienza gli possono permettere, assieme al fatto che si trova a metà di una stagione che può essere definita tra le sue migliori. Ci sono sì stati anni in cui il suo tiro è stato più puro, e la sua efficacia più impressionante, o dove la squadra era più competitiva e con più ambizioni; ma a 33 anni, con una media di 33 minuti giocati a partita (massimo in carriera), in una squadra che si è appoggiata su di lui più di quanto entrambe le parti si potessero aspettare all’inizio della relazione, JJ può guardare indietro all’inizio del suo viaggio da una posizione sopraelevata.

 

 

 

Il bordo

 

 

Chiunque abbia seguito la sua eccezionale carriera al college si metterebbe a ridere all’idea che la sua carriera sia stata una storia da vero e proprio underdog, ma la NBA ha un modo divertente di modificare le traiettorie delle vite dei giocatori, e 10 anni fa la parabola discendente di JJ Redick sembrava stesse per toccare il fondo.
 

Due anni dopo aver lasciato Duke, dove è diventato il miglior marcatore di tutti i tempi dell'ACC e uno dei giocatori di basket universitari più riconoscibile della storia, l'attuale Sixers si era trasformato in un vero e proprio avanzo della panchina, capace solo di fissare il tabellone dei punti chiedendosi se l'unica cosa che stava tra lui e l’irrilevanza nella Lega fossero soltanto i due anni rimasti nel suo contratto d'ingresso.

 

Durante quella stagione ha giocato soltanto 34 partite, otto in meno rispetto alla sua carriera da rookie, con il totale dei minuti ridotto di oltre la metà. Peggio ancora, la sua squadra sembrava giocare bene senza di lui, anche meglio.

 

Tutto questo, mentre giocava i suoi minuti di garbage-time, ha lasciato in mente al giocatore del Tennessee soltanto un pensiero: «Forse è colpa mia».

 

«La decisione è stata legata ad una semplice domanda: vuoi giocare nella NBA o no?» ha detto l'attuale numero 14 dei Sixers. «Vuoi andartene dalla Lega? Questo è quello che stavo affrontando. Sono onesto».

 

Per capire l'importanza del momento, serve prima enunciare tutto ciò che è accaduto da allora: la progressione lineare dei suoi numeri al tiro, il costante aumento dei suoi minuti, le quattro apparizioni nelle finali di Conference NBA, i 75 milioni di dollari che ha guadagnato fino al termine di questa stagione.

 

Il senno di poi fa apparire il presente come se fosse stato il risultato ovvio da sempre, rende anche la potenzialità come una eventualità e, quindi, può minimizzare le conseguenze di tutti i punti di non ritorno che si sono verificati lungo la strada. Invece di concentrarsi sugli elementi che ora sembrano come se fossero sempre stati dei veri segnali, come il pedigree del campione, serve prendersi un momento per considerare un ragionamento "freddo" e razionale.

 

Sono qualcosa di più di quello che sono? Troppo debole? Troppo lento? Troppo monodimensionale?

Troppo tardi nello sviluppo per poter cambiare drasticamente?

E, se sospetto che io non sia questo, rendersene conto vale il rischio di apparire come un folle?

 

«Ascolta», dice Redick. «Ho avuto allenatori in NBA che erano del tipo: “Perché stai lavorando anche su questo? Lavora soltanto sul tiro da 3, è l’unica cosa che potrai mai fare"»

 

Alla fine, l'ex numero 4 ha scelto l'unica strada di cui avrebbe potuto affrontare le conseguenze, e così ad un certo punto, durante la stagione 2008-09, si avvicinò al vigoroso e burbero allenatore dei Magic Joe Rogowski con una semplice ma umile ammissione:

 

«Coach, dobbiamo lavorare sul mio corpo».

 

 

 

 

La trasformazione

 

 

L’anno successivo a questa richiesta è quello che ha posto le basi per la carriera della guardia oggi in maglia Sixers.

 

JJ Redick e Rogowski passavano ogni giorno le loro ore tra sala pesi e pista di corsa, seguendo un programma di allenamento specifico e sempre più duro, proprio come ha fatto durante gli anni in ACC.

Questa volta, però, il nemico era l’irrilevanza, un futuro che sarebbe stato trascorso a spasso per l'Europa, giocando di fronte a una folla straniera dopo l'altra. Ben ricompensato, certo, ma per partite che servivano come promemoria notturni sul fatto che non eri più all'apice della la tua carriera. Il nemico era anche la possibilità che tutti quegli allenatori avevano ragione, che eri troppo magro, troppo lento, troppo monodimensionale e troppo in avanti nella carriera per trasformare una di quelle cose in qualcosa di positivo.

 

«Alla fine, tutto si riduce alla mentalità di un ragazzo» ha detto Rogowski. «E JJ è molto, molto, molto competitivo».

 

Dopo un'estate passata ad aumentare la massa muscolare, diventando un giocatore con una verticalità, acquisendo reale esplosività, Redick il settembre successivo arrivò al training camp con il tipo di risultati che i Magic avevano sperato di vedere quando lo selezionarono come 11esima scelta al Draft 2006. Ha vinto la gara annuale di strength-and-conditioning della squadra, un traguardo che ha poi raggiunto tre volte negli ultimi cinque anni, e ha mantenuto una media di 17,5 minuti in 64 partite durante la stagione regolare.

L'anno successivo i suoi minuti sono saliti fino a 22 a notte e, per la prima volta come giocatore NBA, ha infranto il muro del 40% nel tiro da 3 punti.

 

Nella offseason seguente - estate del 2010 - i Bulls gli fecero firmare, da free agent, un contratto di tre anni da 19 milioni di dollari, che Orlando decise di pareggiare.

 

Nonostante questa confermata importanza, aumentò ancora di più la sua dedizione. L'estate successiva, dopo un intervento chirurgico addominale, ha perfezionato il suo programma di allenamento, i suoi esercizi di tiro, la sua routine post-allenamento e pre-partita.

 

Dopo aver firmato con i Clippers, invece, ha chiesto un incontro con Steve Nash e ha trascorso un'ora a riempire il futuro Hall of Fame di drink in un ristorante di Los Angeles, stuzzicandolo con domande su come migliorare la sua vita una volta arrivato al momento della parabola discendente dovuta dall’età.

 

«La sua più grande caratteristica, che ho cercato di assimilare, è di essere super-efficiente con il tempo» ha detto Redick.

«Quando lavoro in campo, probabilmente faccio meno scatti di quando avevo 20 anni, ma ogni volta li faccio con più intensità. Ogni ripetizione è una sorta di gioco di velocità, quindi non ho bisogno di fare tanti scatti. È infatti molto più difficile, davvero difficile, riuscire ad aumentare l’intensità ad ogni ripetizione».

 

 

 

Il veterano

 

 

Il cliché dice che l’impegno sia simile al business, ma è più profondo di così.

JJ Redick è più artigiano che uomo in abito, il suo mestiere è un'estensione di sé stesso. Ogni partita è un'esposizione della sua identità, il che significa che la preparazione per lui è una ricerca della perfezione, che conduce a una sorta di nevroticismo sano per tutto ciò che comporta la preparazione.

 

«Sappiamo tutti che questo è il grande spartiacque nella NBA», ha detto il coach dei Sixers Brett Brown. «Il nostro campionato è diverso da qualsiasi altro sport al mondo in relazione al nostro volume di partite in un periodo di tempo ridotto. Non puoi farcela a meno che tu non abbia una già ottima forma fisica, che richiede disciplina. Lui questa forma fisica l’ha ottimizzata fino a un livello superiore».

 

 

Circa un mese fa, durante una delle tante tappe dell'infinito tour della NBA, il percorso di Redick si incrociò con quello del suo vecchio e burbero allenatore dei Magic. Rogowski, ora direttore della medicina sportiva e della ricerca per la NBA Players Association, si è meravigliato delle condizioni fisiche del suo ex allievo, suggerendogli di scrivere un libro prendendo spunto dal TB12 di Tom Brady. Avrebbe potuto chiamarlo JJ4 (un riferimento alla maglia che Redick ha indossato per lungo tempo prima di approdare ai Sixers).

 

«Penso che tutti i giocatori ad un certo punto della loro carriera arrivino a quel momento in cui devono pensare al loro corpo oppure non possono restare in NBA», ha detto Rogowski. «JJ lo ha portato ad un altro livello, dove [il giocare a basket] non è solo un lavoro per lui. È uno stile di vita."

 

Con undici anni e mezzo di carriera, dopo che era stato dato per morto in partenza nella Lega, Redick sta alla fine vedendo che i rendimenti di quell'investimento continuano a crescere.

 

 

 

 

 

 

 

 

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