Phila e il mistero degli infortuni

October 27, 2017

 

© Philadelphia Inquirer / TNS

Il Philadelphia Inquirer, fondato da John Walker nel 1829, è il terzo quotidiano più vecchio degli Stati Uniti e collabora con la nostra redazione da ottobre 2017. Questo articolo, scritto da Marcus Hayes e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 25 ottobre 2017.

 

 

Si trattava ancora della stessa storia. Della stessa cantilena. Della stessa solfa.

Otto mesi fa un report medico su un sito internet costrinse il presidente dei 76ers, Bryan Colangelo, a indire frettolosamente una quantomeno curiosa conferenza stampa, al fine di comunicare la reale entità dell’infortunio al ginocchio che aveva costretto Joel Embiid al riposo forzato.

 

Questo mercoledì, poco prima di pomeriggio, la storia si è ripetuta. Tale e quale. Il GM di Philly questa volta ha dovuto spiegare a mezzo stampa la gravità dell’infortunio alla spalla della prima scelta assoluta all’ultimo draft, Markelle Fultz.

Durante la conferenza ha dichiarato: “Penso che siamo stati piuttosto trasparenti e chiari”.

 

Seguendo gli usuali dettami della politica di squadra per quanto riguarda i giocatori infortunati, ai media non è stato concesso di parlare con Fultz. “Trust the Process”, credere nel progetto, diventa sempre più complicato.

 

Per anni i Sixers sono stati trasparenti quanto la Cortina di Ferro. Da Andrew Bynum a Joel Embiid, Jahlil Okafor, Nerlens Noel, Ben Simmons e, ora, Markelle Fultz: hanno messo in mostra, una dopo l’altra, cartelle mediche incomplete, a discapito di quella fiducia che tanto cercano di ottenere. Suona strano, sì, dal momento che su speranza e fiducia si basa il loro futuro. Ironicamente, hanno ottenuto esattamente 76 vittorie da quando “The Process” ha avuto inizio - ossia il 22,9% delle partite disputate.

 

Frequenti problemi fisici hanno limitato i loro attuali giocatori franchigia, Embiid, Simmons e Fultz, ad un totale combinato di 42 partite giocate dal 2014 ad oggi. Questo numero non aumenterà nel breve quanto avrebbe dovuto. Come recentemente comunicato, Markelle salterà infatti le prossime tre partite (la prima  si è giocata mercoledì notte, ndr) e verrà quindi rivalutato martedì. Rimanete sintonizzati.

 

Questi sono i Sixers. Questa è Phila da quando Josh Harris l'ha comprata nel 2011. Sono gestiti come un’azienda e chi li segue viene aggiornato il minimo sindacale. A questo punto tra i tifosi sorge spontanea una domanda: perché investire tempo e denaro per una squadra che non comunica l’intera realtà dei fatti? Non aspettatevi un cambio di rotta: “Noi non necessariamente riportiamo tutto quello che concerne la salute dei giocatori”, ha infatti detto Colangelo.

Sono fatti così. Piaccia o non piaccia.

 

Tale atteggiamento non è differente da quello di Doug Pederson (attuale allenatore degli Eagles di Philadelphia, NFL, ndr) che si affida alle statistiche per decidere le giocate da dentro o fuori, oppure da quello di Dave Hakstol (capo allenatore dei Philadelphia Flyers di Hockey, ndr) che preferisce dare spazio ai veterani piuttosto che alle nuove leve.

Questo è lo spirito dei 76ers: sta a loro stabilire cosa sia importante e cosa meno, cosa comunicare e cosa no.

 

Anche se è comprensibile lasciar correre le inezie, come la borsite all’alluce di Furkan Korkmaz (patologia di cui in realtà non soffre), non riportare un’iniezione di cortisone alla spalla della propria point guard non è giustificabile. Questo genere di informazioni vengono sempre fuori e cercare di censurarle è controproducente. Riportarlo in ritardo porterebbe solo ad un inutile tentativo di limitare i danni.

 

Tre settimane fa Colangelo si è riferito ad un rapporto secondo il quale il rookie da Upper Marlboro si fosse sottoposto ad un drenaggio di liquido dall’articolazione della spalla. A causa del dolore in quella zona ha evitato tiri dalla distanza nelle prime quattro uscite stagionali e presumibilmente la sua orribile meccanica ai liberi è in parte riconducibile all’infortunio. L’operazione sopra descritta non è mai stata menzionata da altri esponenti della franchigia. Nonostante le frequenti domande sullo stato fisico del giocatore. Mercoledì lo stesso GM ha negato il sopracitato referto medico.

 

La nuova fonte? L’agente di Fultz, secondo cui quest’ultimo si sarebbe in realtà sottoposto ad un’iniezione di cortisone.

 

Ci risiamo: la tesi difensiva di Colangelo è di non aver specificato se fosse stato omesso qualcosa dal rapporto. E così è stato. Hanno omesso qualcosa. Di nuovo.

 

E lo faranno anche la prossima volta. Non pensano ci sia nulla di grave.

“Se vuoi saperlo, ho subito un drenaggio di liquido e una puntura di cortisone al ginocchio settimana scorsa. Per questo cammino stranamente,” ha scherzato il dirigente di Phila.

Cosa che nessuno ha notato - del resto è del tutto normale per un 52enne avere problemi simili. Non lo è per un 19enne, prima scelta assoluta al Draft, avere difficoltà nel tirare i liberi.

 

Il regolamento NBA non obbliga le squadre a dover comunicare tutte le eventuali procedure a cui si sottopone un proprio giocatore, ma nella città dell’amore fraterno sembrano particolarmente riluttanti nel riportate rilevanti informazioni riguardanti le loro punte di diamante.

 

E sì, se a uno dei tuoi Big Three infilano un ago di 15 cm nella spalla, questo è rilevante. Soprattutto se poi la cura non sembra funzionare.

 

 

Anche il tono usato da Colangelo durante la news conference di mercoledì è risultato perlomeno inappropriato.

Ha dichiarato che la spalla di Markelle è strutturalmente solida e che lo stesso giocatore ha insistito nel voler giocare. Inoltre, ha confessato di aver creduto il dolore alla spalla come conseguenza del cambio di meccanica di tiro intrapreso ad agosto: “La nuova dinamica del tiro potrebbe essere la causa dell’infiammazione alla spalla”, ha detto.

 

Potrebbe?! Quale squadra meglio dei Sixers sarebbe potuta arrivare in fondo alla faccenda?

Dopo tutto, sono loro ad aver investito milioni in Sports Science e ad aver recentemente assunto Daniel Medina Lael, medico di fama internazionale nel settore.

Ma poi, voglio dire, perché non essere il più chiari e trasparenti possibili dopo esser finiti al centro del mirino di media e stampa per l’affaire Embiid della passata stagione?

 

Joel il 20 gennaio scorso si infortunò al ginocchio sinistro. Il team parlava di una semplice contusione. Il centro saltò le successive tre partite, tornando in campo il 27. Da lì in poi fu costretto a guardare da bordocampo le seguenti otto partite, finché una nuova analisi, l’11 febbraio, evidenziò una lesione del menisco. Tutto ciò otto mesi fa.

 

Colangelo si vide costretto a chiamare la sopradetta conferenza stampa per confermare le voci sull’entità dell infortunio del lungo camerunese, ma minimizzò la gravità di una lesione al menisco, dicendo di non credere fosse la causa del dolore per il giocatore. Embiid rimase ai box per il resto della stagione. Venne operato al menisco il 24 marzo. Tuttora segue una restrizione dei minuti in campo. Tuttora non gioca nei back to back.

 

Le questioni legate alla condizione fisica di Embiid sono tra l'altro l’apice di una serie di problematiche avvolte nel mistero che hanno caratterizzato gli ultimi anni dei 76ers.

Tutto è cominciato nel 2012, quando Philadelphia ha tradato quattro prime scelte future per Bynum, le cui condizioni fisiche non gli hanno mai permesso di giocare al Wells Fargo Center. Nel 2013 viene draftato un Nerlens Noel ancora in fase di recupero da un problema al ginocchio occorso al college: l’infortunio lo tenne fuori tutto l’anno. Nel 2014 è l’ora di Embiid, che arriva nella Lega con un piede rotto e saltò l’intera rookie season - si rivelò poi necessaria un’operazione chirurgica, rivelata da un reporter e non annunciata dalla squadra (ovviamente). Nel 2015 Phila sceglie al draft Okafor. Le sue prime due stagioni si sono chiuse in anticipo per sottovalutati problemi al ginocchio. Quella passata è stata caratterizzata dall’infortunio al piede di Ben Simmons, dichiarato fuori a tempo indeterminato solo a febbraio. Nel frattempo Noel saltava le prime 23 partite stagionali per un’operazione chirurgica definita “elettiva” dal suo, allora, presidente.

 

E ora la storia si è ripetuta con Fultz. Il presidente dei 76ers ha dichiarato di aver avuto un colloquio col giocatore mercoledì mattina. Nonostante ciò, non è riuscito a dare una risposta al quesito se Markelle ritenesse l’infortunio alla spalla causa o conseguenza del cambio della meccanica di tiro.

 

“A volte, dopo esser passato un mese e mezzo, è difficile conoscere esattamente cosa sia realmente accaduto e cosa lo abbia causato”.

 

No. Non lo è. Piuttosto è difficile credere che una shooting guard dell’NBA non riconosca se il dolore alla spalla sia dovuto a un radicale cambiamento della forma di tiro.

Forse questa volta è Colangelo, e non noi, a non aver ricevuto tutte le informazioni.

 

 

 

 

 

 

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