Il segno del rispetto

January 4, 2020

James Harden sempre raddoppiato, praticamente da ogni squadra e fino da novembre. Con quali risultati?

 

 

James Harden è uno dei più grandi attaccanti della storia del Gioco - un tema che abbiamo approfondito in questo articolo.

 

Negli ultimi due mesi l'abbiamo visto raddoppiato sistematicamente anche in piena Stagione Regolare, in partite inutili o quasi. Lui ha subito girato la cosa a vantaggio del proprio ego, sentenziando (erroneamente) che nessun giocatore sia mai stato raddoppiato in questo modo. In realtà, però, non è proprio così.

 

Forse lui può fregiarsi di essere l'unico a vedersi addosso due difensori con questa sistematicità e senza neanche aspettare un P&R. Ma proprio questa cadenza regolare testimonia non solo la sua grandezza, ma anche i dubbi che ha tutto il resto della NBA sui suoi compagni di squadra, Russell Westbrook in primis.

 

Fermo restando che un'idea difensiva del genere non è facile da attuare, e che rappresenta già l'ultima spiaggia per un allenatore che studia un piano partita per limitarlo, non è difficile immaginare che questa strategia si protrarrà, con qualche variabile, fino ai Playoffs. Ormai è una convinzione piuttosto diffusa che, se proprio bisogna farsi battere dagli Houston Rockets, è meglio che siano giocatori come Ben McLemore o Danuel Hourse Jr a prendere la maggior parte dei tiri, per quanto questi siano comunque di ottima qualità.

 

I texani sono la franchigia che più ha messo a sistema il tiro da tre e, per farlo, ha dovuto costruire una fiducia illimitata nei giocatori su questo fondamentale. Dunque, facciamo un passo indietro: come si fa a costruire un tale (sconfinata) fiducia? In primis, allenando il gesto, ma qui siamo sul tecnico; soprattutto, poi, dicendo continuamente che un tiro da oltre l'arco, con spazio, è un buon tiro a prescindere dal risultato, e qui entriamo nella sfera mentale di ogni atleta. Un tiratore vero, infatti, non si fa scoraggiare da qualche errore, anzi.

 

D'altronde stiamo parlando di una squadra che nel maggio 2018 ha sbagliato 27 tiri da tre consecutivamente (record NBA), perdendo la finale di Conference, allenati da  Mike D'Antoni, che non è famoso per la ricerca della varietà offensiva...

 

Niente di strano, quindi, che contro i raddoppi verso Harden, la soluzione naturale di un 4 contro 3, per i  Rockets, sia un tiro da fuori, magari dall'angolo. E, tendenzialmente, è anche giusto che sia così. In ottica di post season, però, ci si aspetta degli "adjustments", delle modifiche del coaching staff sul piano partita per risolvere meglio questa situazione, soprattutto se così ricorrente. Del resto, la corsa dei texani in primavera non si può schiantare su qualche serata pessima al tiro di gente come House e McLemore, come avvenuto ad esempio in occasione della sfida natalizia (persa) contro i Golden State Warriors.

 

 

Qualche taglio flash in centro area comincia a vedersi, anche se non è comunque facile gestire quella zona di campo: non tutti hanno un Draymond Green a roster, e PJ Tucker non sembra ancora a quel livello come playmaker aggiunto.

 

Il GM Daryl Morey farà di tutto per rinforzare la squadra nello spot di ala, cercando magari un giocatore con più pedigree che possa accollarsi 20 tiri a partita senza problemi, se la situazione lo richiede. Il nome che circola con più insistenza è quello di Bertans, in scadenza di contratto, e per cui gli Wizards non dovrebbero fare poi grossa resistenza. Avere un tiratore puro come lui farebbe la differenza, considerando l'enorme mole di conclusioni che potrebbe prendere. Con spazio. Insieme all'appena rientrato Eric Gordon, completerebbe l'opera di dissuasione di queste "trappole" per il Barba.

 

Ma quello che farà veramente la differenza sono le scelte di Westbrook. Il raddoppio arriva quasi sempre dal suo lato, essendo l'ex OKC a dir poco lacunoso nel tiro e non essendo, in quanto a decision making, sempre impeccabile, anzi. Russ dovrà essere bravo ad attaccare con decisione lo spazio (come nel video sotto), leggere il campo in modo corretto e magari anche riportare le sue percentuali da tre ad un livello non buono... ma almeno decente, visto che in questa stagione sta viaggiando con il 23% dall'arco (contro il 30.5% di media in carriera).

 

 

Harden, comunque, è un computer e sta affrontando sempre meglio i raddoppi degli avversari. Non sembra turbato, anzi, dal dover rimanere molto tempo senza prendere un tiro. Sembra sempre assolutamente in controllo. Il problema però, almeno per il momento, è l'efficacia di chi lo circonda - ed è questa la discriminante per valutare la buona riuscita, o meno, dei raddoppi sul Barba.

 

Coach Mike D'Antoni potrebbe pensare di non far iniziare a lui l'azione con la palla in mano, o addirittura proporlo come bloccante in un pick&pop. Le situazioni speciali da cavalcare sarebbero tantissime. Senza contare che, a volte, non basta neanche una doppia marcatura per fermare il Barba...

 

 

Insomma, in fin dei conti queste strategie estreme non dovrebbero preoccupare i Rockets più di tanto. Paradossalmente, avere la possibilità di "allenarsi" già da dicembre contro questa difesa è un grande affare per la squadra di Coach Mike. Per ora quando il Barba viene raddoppiato, l'efficienza offensiva del team è ancora insufficiente (anche se, logicamente, dipende da partita a partita, in base alla serata dei tiratori), ma c'è tutto il tempo per migliorare. E, come detto, magari anche muoversi sul mercato.

 

L'impressione è che a decidere gran parte delle sorti dei Razzi potrebbe essere Westbrook, i cui errori da matita rossa in ogni partita sono almeno una decina - come l'incredibile sequenza (rimessa regalata agli avversari, schiacciata sbagliata in campo perso e layup sbagiato, tutto nel giro di 30 secondi) nel terzo quarto contro Philadelphia. Sfida in cui Harden, tra l'altro, ha dato due decisive spallate alla partita con due triple in step back negli ultimi minuti. Ma è legittimo pensare che non andrà sempre così bene ai Rockets.

 

 

Per D'Antoni (e Morey), dunque, c'è ancora tanto lavoro da fare. Ma poter cominciare adesso, con le idee chiare sugli aspetti in cui è necessario fare un salto di qualità - e non a Playoffs già iniziati - potrebbe essere la salvezza dei Rockets.

 

 

 

 

 

 

 

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