Isaiah Thomas guarirà l'attacco di Cleveland?

January 2, 2018

 

© Advance Ohio Media / TNS

 

 

Isaiah Thomas nell’ultimo periodo è sempre stato al centro del tifo dalla panchina dei Cleveland Cavaliers, questo a causa di un lungo recupero da un infortunio doloroso all’anca; anche durante la partita di sabato scorso ha continuato ad incitare i compagni durante un tentativo di rimonta sfortunatamente fallito.

 

La buona notizia è che il giorno prima, venerdì 29, IT aveva partecipato alla prima intera partita d’allenamento della stagione, dando così un grande indizio sul suo debutto, che sembrava essere sempre più dietro l’angolo, nonostante la franchigia non avesse ancora comunicato nulla a riguardo.

 

Una sconcertante sconfitta in casa dei Jazz - una squadra che aveva perso 10 delle precedenti 12 partite - è stata l’ultima sfida di una tremenda, lunga ed estenuante tour di trasferte sulla West Coast, dove i Cavaliers hanno perso tre partite consecutive (cosa che non succedeva da ottobre). Oltre a questo periodo di leggera flessione, la squadra dell’Ohio, che è tra gli attacchi più prolifici della Lega, ha pure rischiato di non superare i 100 punti segnati per la terza partita consecutiva - ma un canestro sulla sirena di Kevin Love (inutile per il risultato finale) ha fatto in modo tale che ciò non avvenisse. Diciamo che questo non era proprio il modo che i Cavs avevano in mente per festeggiare i 33 anni di LeBron James e l’arrivo del 2018...

 

 

Questo non roseo finale di 2017 non ha comunque intaccato le speranze di Tyronn Lue, che reputa la sua squadra in buona forma per il nuovo anno grazie a diversi fattori. In primis il nuovo, importante apporto della panchina, ma anche la forma smagliante di LeBron (non invecchia mai?), le grandi giocate di Love, un calendario favorevole e, last but not least, il ritorno di Isaiah Thomas.

 

Questa notte nella sfida contro Portland il numero 3 scenderà in campo, presumibilmente partendo dalla panchina - come aveva lasciato intendere Tyronn Lue dopo l'ultimo allenamento:

 

«Ha sempre guardato avanti, per riuscire ad essere quel grande giocatore che serve alla squadra. Ha fatto tutto ciò che doveva per la riabilitazione, ieri è venuto in palestra e si sentiva bene. Quindi vedremo come potremo utilizzarlo in questo momento».

 

Nonostante questa buona notizia, Isaiah Thomas difficilmente riuscirà a dare un contributo effettivo alla difesa di Cleveland, che nell’ultimo mese è tornata ad avere troppi buchi, come ad inizio stagione. Sabato, ad esempio, i Jazz si sono quasi bullati dei Cavaliers, con il rookie Donovan Mitchell che si è preso letteralmente gioco di JR Smith, Derrick Favors che in post basso ha portato a scuola Kevin Love, mentre Ricky Rubio metteva a segno una tripla-doppia sfruttando l’inefficienza difensiva di James e compagni. Non bisogna comunque dimenticare che, poche notti prima, i Cavs avevano permesso ai Sacramento Kings di segnare ben 109 punti...

 

A queste “ottime” notizie si aggiunge il dubbio apporto difensivo che garantirà Isaiah Thomas, statisticamente uno dei peggiori difensori dello scorso anno a livello individuale. A causa della sua quasi nulla utilità nel cambio difensivo, la point guard forzerà coach Lue a cambiare alcuni schemi difensivi.

 

Questo è un problema, sì. Ma l’apporto offensivo di IT sarà sicuramente formidabile e in grado di dare slancio ad un attacco che al momento è comunque il tredicesimo della Lega, mentre l’anno scorso aveva concluso la stagione al secondo posto, dietro soltanto a Golden State.

 

Durante la sconfitta per 104-101 in casa dei Jazz, tre giocatori del quintetto base - JR Smith, Josè Calderon e Jae Crwoder - hanno realizzato soltanto 8 punti in 73 minuti complessivi di gioco, tirando un non incredibile 3/11 dal campo. Contro i Kings era però andata nettamente meglio, grazie a 24 punti in 82 punti; stessa cosa anche contro gli Warriors, dove il trio era riuscito a segnare 20 punti in 77 minuti di gioco.

 

Sabato il quintetto base di Cleveland, per qualche strano motivo, è apparso talmente addormentato in campo nel terzo quarto che Lue lo ha cacciato dal campo interamente. Cinque cambi: via. Una mossa che ha funzionato e ha permesso alla squadra dell’Ohio di avvicinarsi alla rimonta nonostante i cinque titolari fossero tutti in panchina, assieme ovviamente ad Isaiah Thomas.

 

Calderon, da infortunato, ha fatto compagnia ai box per molto tempo a Thomas e Rose, ma queste ultime prestazioni stanno dimostrando perché l’anno scorso lo spagnolo ha fatto fatica a trovare spazio all’interno di un roster. L’ex-Lakers è sicuramente esuberante e intelligente nell'interpretazione del suo ruolo, potendo così guidare l’attacco e creando ottime opportunità realizzative per i compagni - non a caso ha sfornato 5 dei 20 assist di sabato. Questo contributo è importante, adesso, ma mai quanto quello che potrà apportare il giocatore di Tacoma, che ha terminato l’ultima stagione come terzo realizzatore della Lega e quinto nella classifica per essere eletto MVP. Già, sarà molto difficile vedere IT segnare zero punti in 19 minuti come ha fatto Calderon contro Utah.

 

Un’altra nota negativa è JR Smith, che ha continuato a mostrare segnali di cedimento a partire dallo scorso anno. La notte dopo aver raggiunto la doppia cifra per la prima volta dal 8 dicembre, Smith ha difatti segnato soltanto 6 punti con 2/7 dal campo, tirando ovviamente solo da oltre la linea da tre punti - salvo poi, nei momenti decisivi dell’incontro, rifiutare un tiro con spazio per far concludere l’azione a Dwyane Wade con una forzatura dall'angolo. Non a caso JR in questa stagione ha una media di 7.8 punti a partita, con il 37.8% dal campo e il 35.7% da oltre l’arco.

 

Combinate lo scarso apporto offensivo di Smith con il problema in fase di realizzazione del parco guardie di Cleveland, e avrete un reparto di seconde linee tra i meno efficienti della Lega. Ecco perché Isaiah è necessario come l'ossigeno per i vice-campioni NBA.

 

A differenza di Smith e Calderon, che si affidano entrambi al catch-and-shoot, Isaiah Thomas è in grado di crearsi da solo le sue opportunità realizzative. Durante i suoi anni a Boston è riuscito ad essere un elemento chiave della squadra, una guida nei momenti difficili, capace anche di conquistare un gran numero di tiri liberi. Oltre a questo, il prodotto di Washington non ha alcun timore di giocare i pick-and-roll alti, per via delle sue immense qualità di ball handling (e non solo) grazie alle quali può facilmente sfuggire ad una difesa aggressiva degli avversari.

 

Se ciò non bastasse, la chimica che già c’è tra lui e Crowder non può che aiutare l’ex-Celtics a trovare meno difficoltoso l’esordio con i Cavs. Jae è sembrato talvolta essere ben inserito negli schemi di coach Lue, come dimostrato ad esempio nella partita natalizia contro gli Warriors; in altre situazioni però l'ala è stata un vero enigma, difficile da comprendere. Sta segnando una media di 8.7 punti a partita, con soltanto 31.8% dalla lunga distanza. Che si possano aiutare reciprocamente, lui e Thomas, ad inserirsi del tutto in questo sistema?

 

Ora come ora tutto il peso è sulle spalle di James e Love, ma Isaiah Thomas dovrebbe riuscire senza particolari problemi a prendersi parte del carico, aiutando così i Cavs a scrollarsi di dosso questo momento di deficit offensivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

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