Il momento di guardare avanti

July 24, 2019

 

© Cavs The Blog

 

 

In NBA, nell’era dell’analitica, capita di assistere a grosse discrepanze tra le statistiche tradizionali di un giocatore e come egli viene valutato tramite metriche più avanzate. Questo avviene più comunemente con giocatori del rango di comprimari, piuttosto che con le superstar. Lebron James è straordinario secondo ogni standard di misurazione conosciuto. Tuttavia, negli anni ci sono stati giocatori di alto livello (sto pensando a voi, Carmelo Anthony, DeMar DeRozan e Andrew Wiggins) che sono stati valutati in modo decisamente peggiore tramite le metriche avanzate, rispetto all’utilizzo delle statistiche più tradizionali della pallacanestro.

 

Se c’è un giocatore dei Cleveland Cavaliers che ha evidenziato il contrasto tra le statistiche tradizionali e le analitiche dei tempi moderni, quello è Jordan Clarkson.

 

Un giocatore da 14.7 punti, 2.7 assist e 3.2 rimbalzi di media in carriera. Numeri che parlano di un giocatore che, in virtù di ciò che ha creato per sé e (in qualche modo) anche per i compagni, appare come un pezzo pregiato che meriterebbe di essere retribuito assai profumatamente per i suoi servigi. Ed effettivamente, Clarkson ben retribuito lo è, dato che guadagnerà circa 13.4 milioni di dollari la prossima stagione, che è quella conclusiva di un contratto da 50 milioni di dollari in quattro anni, siglato nel 2016.

 

Eppure, secondo molte metriche avanzate, Clarkson risulta essere a malapena un buon "rimpiazzo" e niente di più. Difatti, nel corso delle ultime quattro stagioni, ha totalizzato un VORP (Value Of Replacement Player; il valore del giocatore rapportato al contributo che potrebbe dare un rimpiazzo al minimo costo salariale) esattamente pari a 0.0. Altre misurazioni analitiche sono state ugualmente dure con il sesto uomo dei Cavaliers. Il “CARMELO NBA Player Projections” (Career-Arc Regression Model Estimator with Local Optimization) di Five Thirty-Eight’s, prevede per Clarkson il valore negativo di -0.2, che lo proietta al di sotto del “replacement level” per le prossime sette stagioni. La metrica Real Plus/Minus di ESPN è impietosa con la guardia dei Cavs, visto che il suo rating di -2.93 lo colloca alla posizione numero 79 su 99 giocatori identificati come point guard, e 443esimo su 514 giocatori che sono entrati in azione nell’ultima stagione NBA. Il principale problema è stato il suo -4.11 nel Defensive Real Plus/Minus, che lo classifica 97esimo su 99 point guard e 511esimo nel ranking assoluto. Per avere dei riferimenti, gli unici giocatori valutati difensivamente in modo peggiore rispetto a Clarkson sono stati Collin Sexton, Trae Young e Kevin Knox - tre giocatori che hanno in comune il fatto di essere dei rookie con molti minuti e con un ruolo importante nelle rispettive squadre, per cui il basso rendimento difensivo non ha rappresentato un grosso problema. Tornando a Clarkson, parliamo invece di un giocatore alla sua quinta stagione e sarebbe dunque lecito aspettarsi di meglio.

 

 

Sebbene ognuna di queste statistiche sia contestabile, il fatto che Clarkson sia valutato piuttosto negativamente in ognuna di esse evidenzia come ci siano ancora delle lacune nel suo gioco. Di sicuro, chi lo ha visto giocare con una certa assiduità, come sarà capitato ai fan dei Cavaliers, non si sorprenderà affatto di ciò che ci dicono queste statistiche.

 

Innanzitutto, è un difensore scarso sia sulla palla che lontano dalla palla. Sebbene sia in grado di creare per gli altri, raramente cerca di far segnare altri che non siano lui stesso - e per questo svolge un lavoro migliore quando si muove in attacco senza palla e qualcuno come Matthew Dellavedova si insedia come point guard. Sebbene sia uno dei giocatori in uscita dalla panchina con più punti nelle mani in NBA, lo fa con un’efficienza al di sotto della media, sia dentro che al di là dell’arco, e non va nemmeno ai liberi con la frequenza che sarebbe lecito attendersi. Per questo l’efficienza realizzativa di Clarkson è stata al di sotto della media della Lega e per ogni serata che la sua mano calda ha tenuto i Cavaliers in partita, ce ne sono state altrettante in cui li ha mandati fuori gioco.

 

Tutto questo non per dire che sia un giocatore inutile, perché certamente non lo è. Tuttavia essere un ottimo realizzatore in uscita dalla panchina può funzionare per alcune squadre, ma per i Cavaliers può rivelarsi un disastro. Il più grosso problema con Clarkson è che il suo stile di gioco può avere effetti negativi su due dei più importanti giocatori della rifondazione dei Cavaliers: Collin Sexton e Darius Garland.

 

Sebbene le statistiche di Sexton non siano variate di molto con Clarkson dentro o fuori dal campo, questo si giustifica col fatto che Sexton fosse l’unica altra guardia con ottime doti realizzative in squadra. Cosa che non risulta altrettanto vera con Dellavedova, mentre gli infortuni sono costati a Brandon Knight la possibilità di essere davvero un realizzatore. Infatti, con Kevin Love che è mancato per la maggior parte della stagione, Sexton e Clarkson sono stati gli unici veri realizzatori del roster. Specialmente dopo che Rodney Hood e Alec Burks sono stati scambiati. Con solamente loro due nel ruolo di principali scorer, c’è stata abbondanza di tocchi e tiri di cui disporre.

 

Oggi, con Garland che ha raggiunto Sexton, la franchigia poggia su un paio di guardie piccole e con buone doti realizzative, ma che necessitano di lavorare sulla qualità dei passaggi e sulla difesa. Avranno bisogno di avere la palla nelle mani per più tempo possibile, di modo da imparare a conoscersi e a giocare assieme.

 

Quando hai due guardie di questo tipo come fulcro, è importante che siano circondati da altri giocatori che siano per loro complementari. I Portland Trail Blazers costruiti attorno alla coppia Lillard-McCollum ne sono un esempio lampante.

 

Il GM Neil Olshey li ha abbinati ad ali forti quali Moe Harkless ed Al-Farouq Aminu, tiratori quali Seth Curry e Allen Crabbe, centri come Hassan Whiteside e Jusuf Nurkic. E anche alla luce dei cambiamenti apportati quest’estate, i Blazers possono fare affidamento su tiratori quali Hood e Bazemore, su due lunghi come Nassir Little e Pau Gasol. Giocatori che liberano spazio sul campo per Lillard e McCollum e li aiutano, almeno alcuni, a coprire le loro mancanze difensive. Alcuni sottolineeranno il fatto che i Blazers dispongano nel loro roster anche di ali con buone doti di palleggio quali Evan Turner o Mario Hezonja. Ma Clarkson in realtà non è quel tipo di giocatore. Cedi Osman è molto più vicino, come caratteristiche, ai due sopracitati.

 

Volendo essere molto diretti, Clarkson è un’altra guardia tiratrice che porterà via importanti possessi dalle mani di Sexton e Garland, sui quali i Cavaliers hanno fatto un grosso investimento. Anche se attualmente è il miglior realizzatore a roster, dare la palla a Clarkson invece che a Sexton o Garland non è per la cosa migliore da fare per Cleveland, a lungo termine. Con Knight, Dellavedova, Osman e Kevin Porter Jr tutti in grado di coprire posizioni da guardia, Clarkson non è semplicemente necessario in una squadra in fase di ricostruzione. E nemmeno ridurre il suo minutaggio pare una buona opzione. Infatti sebbene Clarkson sembri un buon compagno di squadra, meno minuti e meno tocchi non farebbero altro che renderlo meno efficiente (e frustrato), e tutto questo nella sua stagione finale prima di raggiungere la free agency. Frustrazioni che potrebbero causare problemi di cui i Cavaliers non hanno davvero bisogno, in questo stadio del loro processo di rifondazione.

 

Sebbene al momento Clarkson non sembri avere molto mercato, ci sono squadre che potrebbero volerlo scambiare per un altro giocatore in scadenza di contratto e di valore monetario simile. Potrebbero forse gli Charlotte Hornets considerare di scambiare Michael Kidd-Gilchrist per Clarkson? Entrambi i giocatori paiono aver raggiunto il capolinea con i rispettivi team e agli Hornets potrebbero far comodo le doti realizzative di Clarkson, mentre ai Cavs potrebbe servire un’ala difensiva come Kidd-Gilchrist. E’ un giocatore simile ad Harkless ed Aminu, anche se non un tiratore dello stesso calibro. Entrambi i giocatori avrebbero migliori chance (o comunque qualche chance) di essere delle pedine a lungo termine per le loro nuove squadre, rispetto alle franchigie attuali.

 

Nel giusto contesto, le doti realizzative di Jordan Clarkson e la sua mentalità aggressiva potrebbero essere d’aiuto a molte squadre, ma con i Cavaliers che hanno investito molto del loro futuro in Darius Garland e Collin Sexton, sembra che sia per tutte le parti in causa sia semplicemente arrivato il momento di guardare avanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

© Cavs The Blog

 

Questo articolo, scritto da Mike Schreiner per Cavs The Blog e tradotto in italiano da Andrea La Scala per Around the Game, è stato pubblicato in data 23 luglio 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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