Lakers: le scelte 'particolari' di Walton

December 22, 2017

La gestione dei minutaggi: siamo sicuri che il quintetto base sia il migliore?

 

 

 

Luke Walton è il coach più giovane della NBA. 

 

Basta come scusa per giustificare alcune lacune nel coaching? Probabilmente no, altrimenti non si spiegherebbe l'incredibile corsa che ha fatto con gli Warriors, quando Kerr non poteva allenare per problemi di salute. Dopo una stagione all'insegna del "tanking", quest'anno ci si aspettava un grande passo in avanti. Cosa che è avvenuta, ma solo in parte.   

 

I Lakers la stagione scorsa erano ultimi nella Lega per Defensive Rating (110.6), mentre quest'anno sono addirittura ottavi, concedendo solo 103.2 punti per 100 possessi. Un bel salto di qualità, e la mano di Walton, in questo, si vede. Eccome.

 

I problemi vengono fuori, però, andando a vedere il rendimento dei singoli quintetti. Lo starting five - composto da Ball, Caldwell-Pope, Ingram, Nance e Lopez - risulta essere indubbiamente uno dei peggiori per Offensive (97) e Net (- 5.4) Rating, eppure con 217 minuti in stagione è il secondo più utilizzato!

 

Mentre il quintetto più virtuoso, sotto tutti i punti di vista, è indubbiamente quello composto dagli stessi 3 esterni, ma con Kuzma e Randle come coppia (atipica, ma neanche tropo nel basket di oggi) di lunghi. I dati sono impietosi nei confronti del quintetto base: Offensive Rating e Net Rating che schizzano rispettivamente a 108.1 e 16.4.

La motivazione principale risiede nella possibilità di gocare un basket più "al passo con i tempi", con Randle che interpreta il ruolo del centro moderno ideale - può spingere la transizione e cambiare sui blocchi - mentre Kuzma è semplicemente il miglior tiratore da tre della squadra. Fantastico! - penserete. Il problema è che questo quintetto ha disputato solo 78 minuti in tutta la stagione...

 

 

 

Primo mistero: KCP (e lo spettro di LeBron)

 

Ma se le statistiche sono così chiare, perché dopo 28 partite Walton continua a insistere con questo quintetto base?

Alcune spiegazioni possono essere trovate valutando due casi particolari.

 

Kentavious Caldwell-Pope è arrivato durante l'estate da Free Agent, firmando un contratto annuale da 18 milioni. I motivi per cui i Lakers hanno fortemente voluto KCP sono la sua capacità di difendere, ma soprattutto il fatto di essere rappresentato da Rich Paul, lo stesso agente di LeBron James. Un caso, in vista della prossima estate? Forse no, e proprio per questo si potrebbero spiegare molte scelte tecniche che a primo avviso paiono insensate.

 

 

KCP nel gioco dei Lakers ha la cosiddetta Green Light, ovvero la possibilità di tirare quasi a piacimento.

 

Il tiro che prende più spesso è la tripla in transizione primaria, addirittura incoraggiata da Walton. Malgrado su questo tipo di conclusioni non stia tirando particolarmente bene, o perlomeno non abbastanza da giustificare una mole così esagerata di tiri. In posizione frontale ha solo il 31.4%, mentre dall'angolo si scende addirittura al 20%.

 

Per dare un'idea, il prodotto dell'Università della Georgia prende 6.2 tiri dalla lunga distanza a partita, tanti quanti Devin Booker, JJ Redick e Kevin Durant - solo che il tasso di conversione di questi ultimi è nettamente migliore. Nella partita contro i Knicks ha tirato addirittura 4/14 da 3...

 

Ma se il suo rendimento non è così eccellente, perché gode di questa libertà? La risposta può essere solo una: Rich Paul.

 

Nella conferenza stampa di presentazione del neo giocatore giallo-viola, Magic e Pelinka hanno insistito fin troppo nel ringraziare l'operato del potente agente, facendo quasi passare in secondo piano il giocatore stesso. I Lakers puntano forte su LeBron James, non è un segreto, e accontentare Rich Paul (e di consegenza Kentavious) è un primo passo per instaurare buoni rapporti in ottica futura. 

 

 

 

Secondo mistero: Julius Randle

 

Il secondo caso è completamente l'opposto. Parliamo di Julius Randle, un giocatore che per quello che ha dimostrato fin qui meriterebbe non solo di stare in quintetto, ma di giocare ben più dei 22 minuti concessi da Walton. Julius è attualmente il miglior centro del roster, ma parte alle spalle di Brook Lopez - e, in sua assenza (per infortunio), comunque dietro a Bogut.

 

Il gioco dei Lakers cambia repentinamente nel momento in cui entra in campo e sembra perfetto per gli standard di basket moderni, soprattutto con i ritmi elevatissimi richiesti dall'allenatore losangelino. Con Lopez in campo il gioco offensivo dei Lakers ruota attorno al centro, con isolamenti in post basso e 1c1 dalla punta che rallentano molto ritmo e circolazione di palla.

 

Il piano dei Lakers, che a primo impatto può sembrare insensato, in realtà potrebbe rivelarsi geniale in sede di rinnovo contrattuale l'anno prossimo. Questo Randle è un giocatore fondamentale per LA e per il suo futuro, e la necessità di rinnovarlo per un futuro roseo cresce ogni giorno di più.

 

Il problema ovviamente è trovare un accordo vantaggioso per la squadra, che non pesi eccessivamente sul Salary Cap e che permetta di avere libertà per la free agency 2018. Il giocatore vorrebbe il massimo salariale, ma a quel punto tutta la fatica e i sacrifici fatti in estate per liberarsi del pesantissimo contratto di Mozgov andrebbero sprecati. 

 

Per questo motivo lo staff dei Lakers cerca di limitare il minutaggio di Randle, di modo che in sede contrattuale si possano abbassare le pretese del giocatore il più possibile.

 

In questa Lega, quando si parla di soldi, le statistiche sono un indicatore molto importante e da questo punto di vista limitare il giocatore può essere una strategia produttiva, anche a discapito di qualche sconfitta in più in questa stagione; che certamente non è un dramma, considerando a che punto sia, storicamente parlando, il cantiere-Lakers all'aba del 2018.

 

Il problema è che le potenzialità di Julius non le hanno notate solo i Lakers, e qualche altra franchigia interessata alle sue prestazioni - e disposta a pagarle profumatamente - potrebbe saltare fuori a luglio dell'anno prossimo. 

 

 

 

Walton e i momenti Clutch

 

L'altro aspetto del gioco dove Walton ha dimostrato tutta la sua inesperienza è nei finali di partita.

Ormai le sconfitte dei Lakers in overtime o negli ultimi secondi di partita cominciano ad essere troppe. Spesso c'è una mancanza di letture da parte del coach, che non riesce a comprendere appieno quali giocatori "cavalcare" negli ultimi minuti. Alcuni cambi apparentemente senza senso hanno talvolta compromesso pesantemente le possibilità di vittoria - come nella sconfitta contro New York, quando Nance (completamente fuori partita) ha preso il posto di un Randle a tratti immarcabile.

 

 

Con una gestione leggermente migliore potremmo trovarci tranquillamente davanti ad una squadra vicina al 50% di vittorie (anzi che l'11-18 attuale) e in piena lotta Playoffs. Le sconfitte contro Portland, New York e Golden State (per due volte) avrebbero potuto avere un esito opposto semplicemente con una gestione diversa dei minutaggi e delle marcature. Ingram ha sofferto particolarmente l'accoppiamento con Ntilikina, per esempio, e alcuni finali di Lopez e Nance dopo prestazioni al tiro pessime, a discapito di Kuzma e Randle, non trovano una giustificazione.

 

 

 

Aspettando una svolta 

 

 

Il potenziale della squadra c'è, ora spetta a coach Walton cambiare.

 

Gli uomini più penalizzati fino ad oggi - Randle, Kuzma e Clarkson - si riveleranno fondamentali nella seconda metà di stagione, quando finalmente, si spera, Walton darà spazio effettivamente ai giocatori migliori a prescindere da tutto.

 

Quello fatto finora dal tecnico due volte campione NBA è comunque un buon lavoro, tenendo conto del materiale a disposizione. Non dimentichiamoci che i Lakers sono ultimi per percentuale nel tiro da tre, e anche per questo aver dimostrato un buon gioco e un miglioramento tale dello Young Core non è cosa da tutti.

 

L'ultimo step dovrebbe prevedere anche l'introduzione nelle rotazioni di due giovani dal grande potenziale come Thomas Bryant e Ivica Zubac, togliendo definitivamente spazio a quei giocatori che non rientrano nei piani futuri della franchigia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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