Le 5 migliori panchine nella storia dell'NBA

November 14, 2019

 

©️ Sportskeeda

 

 

 

Quando si pensa a una squadra NBA, si fa spesso l’errore di focalizzarsi solo sulle stelle che la compongono e in maniera inconsapevole spesso pensiamo al quintetto titolare come unica chiave del successo. La pallacanestro però è uno sport di squadra e come tale ogni organico deve essere composto da giocatori in grado di sacrificarsi, disposti a lottare a rimbalzo, tagliare fuori gli avversari, sporcare i possessi e fare i passaggi giusti al momento giusto. 

 

Proprio per questo motivo in panchina, a volte, ci finiscono anche i più forti. Lou Williams ne è un esempio, ha vinto il premio di miglior sesto uomo per due anni consecutivi (2018 e 2019) ed è probabilmente il miglior scorer di sempre in uscita dalla panchina.

 

Un altro giocatore che faceva la differenza quando chiamato in causa a partita in corso, poi, era Jamal Crawford, che insieme a Williams è stato l’unico ad aver vinto il premio di miglior Sesto Uomo dell’Anno per ben tre volte. 

 

Lamar Odom, altro giocatore dal grande impatto off the bench, faceva un po’ di tutto secondo le esigenze della squadra. Le sue capacità di playmaking in attacco rendevano imprevedibile la manovra offensiva e grazie alla sua intensità difensiva era in grado di bloccare giocatori temibili anche nel pitturato.

 

Due stagioni fa, i Toronto Raptors hanno vinto 59 partite di Regular Season e il duo composto da Kyle Lowry e DeMar DeRozan ha giocato meno di 35 minuti a partita. Questo perché dalla panchina uscivano tre giocatori da 20 o più minuti a partita e altri sei giocatori da 15 o più minuti.

 

E il fattore panchina è il motivo per cui, quest’anno, i Los Angeles Clippers sono sulla carta i favoriti per le Finals. Dalla loro second unit escono infatti due riserve di lusso, Lou Williams e Montrezl Harrell, il vincitore e il secondo classificato per il premio di Sesto Uomo dell’Anno nel 2019.

 

Vediamo, quindi, quali sono state le cinque migliori panchine della storia NBA basandoci sul parametro del win-share, una statistica che stima il numero di vittorie portate dalla panchina in base al suo contributo complessivo.


 

5) 1978/79, Washington Bullets

 

Mitch Kupchak, Greg Ballard, Larry Wright, Charles Johnson, David Corzine (17,2)

 

I Wizards in passato si chiamavano Washington Bullets e, che ci crediate o no, erano davvero un buona squadra.

 

Nella stagione 1977/78 vinsero il loro primo titolo NBA, ribaltando una serie che li vedeva sotto per 3-2, sconfiggendo in Gara 7 i Seattle SuperSonics. Nella stagione successiva invece fecero registrare un record in Regular Season di 54-28 e uscirono sconfitti in Finale sempre contro gli stessi SuperSonics, che vinsero la serie 4-1.

 

Quell’anno la panchina dei Bullets sfornava una media di 52.5 punti a partita, contribuendo con il 45% dello scoring totale (su 114.9 punti di media). L’aiuto più grande proveniva da giocatori come Mitch Kupchak, Larry Wright e Charles Johnson, che giocavano più di 20 minuti a partita, e da Phil Chenier e Greg Ballard (entrambi più di 15').

 

 

4) 2005/06 Miami Heat

 

Alonzo Mourning, Gary Payton, Shandon Anderson, Jason Kapono, Derek Anderson, Antoine Walker (18,6)

 

La stagione 2005/06 è stata per Miami la prima di cinque successive apparizioni nelle NBA Finals e il primo titolo dei successivi tre.

Il roster degli Heat era composto da una panchina di ex stelle ormai a fine carriera, la quinta scelta al Draft del 2003, Dwayne Wade, e Shaquille O’Neal. In quella stagione D-Wade fece registrare una media di 27.2 punti a partita e Shaq 20, mentre dalla panchina provenivano ulteriori 40 punti di media a partita.

 

 

Antoine Walker, ex stella dei Celtics coinvolto nella maxi-trade che vide coinvolti ben 13 giocatori, trascinò la panchina degli Heat con 12.2 punti di media e 5 rimbalzi a partita. Jason Kapono, tiratore micidiale da tre punti, aveva una percentuale di realizzazione del 39,6%. E anche Alonzo Mourning contribuì con una media di 7.8 punti, 5.5 rimbalzi e 2.7 stoppate in appena 20 minuti di gioco (no, non male per un 36enne al suo penultimo anno nella Lega).


 

3) 2002/03 San Antonio Spurs

 

Malik Rose, Manu Ginobili, Steve Smith, Steve Kerr, Speedy Claxton, Kevin Willis, Danny Ferry (18,9)

 

Dal 2000 in poi gli Spurs hanno vinto quattro anelli su cinque Finali disputate e la stagione 2002/03 fu un anno davvero glorioso per i texani. Oltre ad avere un eccellente quintetto base, erano supportati da un ottima panchina guidata da Steve Smith, Manu Ginobili (al suo primo anno in NBA) e Malik Rose, i quali scesero tutti in campo per oltre 20 minuti a partita. Insieme, il loro contributo offensivo era di 24 punti di media.

 

Altro tassello fondamentale per gli Spurs era Steve Kerr, che portava tiro dall’arco, con percentuali che sfioravano il 40%. L’ammiraglio David Robinson, poi, era alla sua ultima stagione in maglia nero-argento e poteva contare su Kevin Willis per non abbassare mai l'intensità sotto canestro.

 

 

2) 2006/07 San Antonio Spurs

 

Brent Barry, Fabricio Oberto, Robert Horry, Francisco Elson, Matt Bonner, Jacque Vaughn, Beno Udrih (21,4)

 

Dalla notte del Draft del 1997 (quando fu chiamato come prima scelta assoluta Tim Duncan), i San Antonio Spurs sono stati, ogni anno, i favoriti per la vittoria del titolo NBA. L’organizzazione dei texani è sempre stata infallibile nel valorizzare al massimo i propri giocatori. Non a caso nella stagione 2006/07 hanno conquistato il loro quarto trofeo con Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker come protagonisti assoluti e con ottimi rinforzi dalla panchina in grado di fornire canestri, rimbalzi e solidità in difesa.

 

 

Uno su tutti: Brent Barry, con le sue percentuali dal campo (47,5%) e soprattutto da tre (44%); e con “Big Shot Bob”, Robert Horry, sempre pronto a mettere lo zampino in qualche giocata allo scadere.

 

 

1) 1988/89 Detroit Pistons

 

Rick Mahorn, John Salley, Dennis  Rodman, Vinnie Johnson, James Edward (24,9)

 

I “Bad Boys” di Detroit hanno dominato la Eastern Conference per tre anni consecutivi e conquistato due titoli back-to-back nelle stagioni 1988/89 e 1989/90.

 

L’aggiunta di uno scorer di spessore come Mark Aguirre ha dato quella marcia in più a una squadra che, sul piano fisico, dominava tutte le altre concorrenti. Con Aguirre perno inamovibile del quintetto dei Pistons, Rick Mahorn è stato più efficace in uscita dalla panchina, anche perché, giocando solo 24 minuti a partita, non aveva più il problema dei falli da gestire. In difesa, a proteggere il ferro ci pensavano il giovane John Salley e Dennis “The Worm” Rodman, che insieme avevano una media di oltre 14 rimbalzi e 2 stoppate a partita.

 

Offensivamente, molti dei possessi passavano tra le mani di James Edwards (7.3 punti a partita) e Vinnie “Microwave” Johnson, giocatore dalla mano caldissima, capace di mettere a segno tiri in qualsiasi modo e da qualsiasi punto del campo.

 

 

 

 

 

©️ Sportskeeda

 

Questo articolo, scritto da Jason Milles per Sportskeeda e tradotto in italiano da Simone Vallabio per Around the Game, è stato pubblicato in data 10 novembre 2019.

 

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