L'impatto del titolo NBA sui Raptors del 2019/20

October 28, 2019

 

 

©️ Raptors Republic / ESPN TrueHoop Network

 

 

 

Martedì notte i canadesi appassionati di sport hanno vissuto un’altra esperienza insolita. Una realtà che una volta era ritenuta un’utopia.

 

I Toronto Raptors, la prima e unica fanchigia canadese, hanno ricevuto gli anelli da campioni NBA, e hanno esposto il banner commemorativo del titolo al soffitto della Scotiabank Arena. La conclusione della storica cavalcata verso la vittoria dello scorso anno.

 

Sono accadute molte cose da quell’ultima sirena di Gara 6 delle NBA Finals, che ha sancito la vittoria dei Raptors ai danni dei Golden State Warriors. La squadra ha sfilato in una parata celebrativa che ha portato più di 2 milioni di persone a Toronto. Kawhi Leonard e Danny Green, entrambi elementi chiave del successo della stagione scorsa, si sono trasferiti a Los Angeles, uno ai Clippers e l’altro ai Lakers. Kyle Lowry e Pascal Siakam, poi, hanno firmato delle estensioni contrattuali per allungare la loro permanenza in Canada.

 

È vero che a questa squadra manca la superstar attorno a cui giocare, ma può compensare con il carattere acquisito con il titolo. Questo cambiamento sarà evidente per tutta la stagione, e lo è stato a partire dall’opening night contro i New Orleans Pelicans. Questa è la nuova normalità dello sport a Toronto. Per chi non vedeva l’ora di tornare all’entusiasmo e allo spettacolo vissuti lo scorso anno, la prima partita  è stata un’ottimo inizio.

 

 

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Sono nato a febbraio del 1996, nel mezzo della stagione inaugurale dei Toronto Raptos. Nel 1993, l’imprenditore di Toronto John Bitove ha pagato un’expansion fee di 125 milioni di dollari per fondare la 28esima franchigia NBA. Assieme ai Vancouver Grizzlies a ovest, i Raptors sono stati il tentativo di Stern di andare oltre i confini, allargando il portfolio delle franchigie.

 

La prima partita dei Raptors è andata in scena allo SkyDome, la casa dei Toronto Blue Jays, due volte campioni delle World Series di baseball. Di fronte a una folla di 33.306 persone, i Raptors vinsero di 15 punti sui New Jersey Nets, guidati dalle ottime prestazioni di Alvin Robertson e Damon Stoudemire. Ma l’entusiasmo iniziale per una nuova squadra a Toronto ha presto lasciato spazio a dubbi e incertezze.

 

Toronto, e il Canada in generale, è prima di tutto territorio dell’hockey. A prescindere dal livello delle prestazioni, i Toronto Maple Leaf saranno la squadra di cui si parla di più in città. L’hype attorno ai Blue Jays era ancora alla stella, dopo la vittoria della seconda World Series consecutiva nel 1993. Se prendessimo un gruppo di cittadini di Toronto, e facessimo loro domande sui termini e le regole del basket, molti non saprebbero rispondere.

 

Gli abitanti di Toronto ricordano alla perfezione le gesta di Joe Carter e Doug Gilmour, ma ricordano a fatica chi sia Alvin Williams.
A Sud del confine, le franchigie canadesi erano malviste e ostracizzate. Nonostante in molti augurassero il meglio a Toronto e Vancouver, la prosperità economica di mercati americani come New York, Los Angeles e Chicago superavano di gran lunga qualunque successo Raptors e Grizzlies potessero ottenere. L’NBA era ancora incantata da Michael Jordan e stava iniziando a farsi affascinare da astri nascenti come Patrick Ewing, Reggie Miller, Kobe Bryant e Shaquille O’Neal.

 

Considerata l’inesistente cultura cestistica in Canada, e la volontà dell’NBA di espandersi all’interno degli USA, i Vancouver Grizzlies dopo sei anni si sono trasferiti a Memphis. I Raptors rimasero così l’unica squadra canadese, sulla tortuosa strada verso una rilevanza nazionale e soprattutto verso il successo.

 

Sono cresciuto in una famiglia sportiva. Mio padre giocava a golf a livello amatoriale; mia madre ha partecipato a molti tornei di tennis in Canada. E mio fratello maggiore si è specializzato nel tennis a livello agonistico. In TV c’erano soprattutto eventi sportivi. Le conversazioni al tavolo della cena riguardavano vari temi relativi allo sport. Giocavamo spesso a videogiochi come NBA Live o NHL. È da queste esperienze che è derivata la prima ondata d’amore per le squadre di Toronto, inclusi i Raptors. Ricordo quando sono saltato dal divano vedendo l’indimenticabile schiacciata di Vince Carter allo Slam Dunk Contest. Ancora non lo sapevo, ma sarebbe stata ricordata anche molti anni più tardi come il miglior momento nella storia della franchigia...

 

 

Erano anni duri per i Raptors. C’erano momenti in cui era difficile completare la squadra, dopo che star come Vince Carter, Tracy McGrady e Chris Bosh partivano... per zone dal clima più mite. Ma i Raptors mi hanno mostrato la strada per seguire e amare il mondo del basket. La squadra conferiva fiducia nel fatto che, un giorno, la crescita della squadra avrebbe ricompensato quella sofferenza.

 

Ci sono voluti solo 23 anni, in fondo...

 

 

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Nel 2013, i Toronto Raptors hanno intrapreso cambiamenti importanti. Hanno assunto il nuovo general manager Masai Ujiri, e messo a punto alcuni scambi durante la stagione per assicurarsi l’accoppiata DeMar DeRozanKyle Lowry.

 

Con la crescita dei social media e della loro influenza sulla società, frasi come “We The North” e “The Northern Uprising Has Begun” hanno iniziato a essere sulla bocca di tutti. L’Air Canada Centre, ora ScotiaBank Arena, ha iniziato a riempirsi per le partite di basket. Inoltre, è nato il Jurassic Park, uno spazio per i fan fuori dall’arena per guardare le partite su maxischermo in un ambiente pieno di energia ed entusiasmo. Drake è diventato ambasciatore della squadra e Nav Bhatia un superfan presente ogni notte. I Raptors, insomma, iniziano ad avere un certo impatto nel mercato sportivo di Toronto.

 

Con i Raptors che ormai partecipavano stabilmente ai Playoffs, i fan canadesi hanno iniziato a chiedere di più. Erano stanchi di vedere la squadra sconfitta regolarmente da LeBron durante la post season. I tifosi desideravano una superstar che potesse portare la squadra a un livello superiore. Dopo il secondo 0-4 consecutivo contro i Cavs, Masai Ujiri ha preso delle decisioni difficili, licenziando Dwane Casey, fresco del titolo di NBA Coach of the Year, con Nick Nurse come nuovo allenatore; e scambiando DeRozan e Jakob Poeltl per Kawhi Leonard e Danny Green. Erano giunti in Canada una superstar, considerata il miglior giocatore dell’NBA fra difesa e attacco, e un veterano dei Playoffs.

 

Toronto, città abituata al fatto che le sue squadre deludessero le aspettative, non sapeva come reagire. La Regular Season è stata piena di dubbi e di scetticismo. La strategia di “gestione del carico” per Kawhi Leonard avrebbe davvero funzionato? I giocatori più esperti, come Lowry, sarebbero stati in grado di sorreggere la squadra nei momenti difficili? Avremmo scoperto presto che le risposte a queste domande sarebbero arrivate a primavera inoltrata.

 

 

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A livello personale, il 2019 è stato per me un anno difficile. Mia nonna, piena di vigore e di spirito, si è dovuta trasferire dalla sua casa di una vita a una casa di riposo per cure di lunga durata; mio fratello ha avuto un grave incidente auto, che gli ha causato un trauma cranico debilitante; e mio padre, che non ha mai avuto problemi di salute, è stato in ospedale per coaguli di sangue nei polmoni. La mia vita è cambiata in pochi istanti. Ma attraverso questi momenti difficili, c’è stata una distrazione a mantenere forti la mia fede e il mio ottimismo.

 

Sì, i Toronto Raptors.

 

Una squadra che ogni singola volta ha risollevato il mio spirito ed è andata oltre le aspettative. Dopo essere andati sotto 0-1 contro gli Orlando Magic, i Raptors hanno reagito dominando le quattro partite successive. Sotto 1-2 con Philadelphia, Kawhi si è preso la squadra sulle spalle per portare la serie a Gara 7 e poi realizzare l’unico buzzer beater in G7 nella storia dell’NBA, mandando Toronto in visibilio.

 

 

Di nuovo sotto contro i Bucks, sullo 0-2 c’è voluto uno sforzo dell’intera squadra per portare Toronto a mettere le mani su quattro partite consecutive, inclusa una fondamentale vittoria in casa all’overtime in Gara 3.  Ed ecco le prime NBA Finals nella storia della franchigia.

 

Molti erano scettici riguardo alle chance dei Raptors in finale. Dopotutto, gli avversari erano i Golden State Warriors, una squadra che, malgrado tutti i problemi di infortuni, puntava a vincere il titolo NBA per la quarta volta in cinque stagioni.

 

Ma la tempra mentale e l’attitudine alle battaglie sul campo, forgiate dalle avversità appena descritte, hanno portato la squadra alla gloria. Grazie alla difesa “box and one” decisa da Nick Nurse e alle straordinarie performance di Fred VanVleet, Kyle Lowry e Pascal Siakam in Gara 6, i Raptors hanno scritto il loro nome negli annali della Lega.

 

Mentre accadeva tutto questo, la città e l'inero Paese iniziavano a entusiasmarsi per questa squadra. Sempre più persone indossavano maglie e vestiti Raptors, la gente nei locali e negli uffici discuteva ogni giorno di basket e la città è scoppiata di entusiasmo quando è arrivato il titolo NBA. Le auto suonavano i clacson e i festeggiamenti sono durati fino alle prime ore del mattino.

 

Per una volta, una franchigia sportiva di Toronto ha dato alla città e al Paese qualcosa di cui essere orgogliosi.

 

 

 

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La narrativa che ha avvicinato i Raptors alla stagione 2019/20 racconta che l’anno scorso è stato un colpo di fortuna, che Kawhi Leonard è stato l’unico ragione che ha portato al titolo? Tutto ciò può solo dare energia e motivazioni al roster attuale dei Raptors.

 

Questa stagione sarà di nuovo dedicata a dimostrare che chi dubita, si sbaglia. Considerando che sei dei sette giocatori principali sono ancora in squadra, è difficile pensare che i Raptors non saranno fra le prime quattro a Est. Con l’aggiunta di OG Anunoby alle rotazioni, continueranno a essere molto forti in difesa. Se Pascal Siakam prosegue nella sua crescita, unita all’esperienza data dalla vittoria di un titolo, i Raptors potranno sorprendere.

 

 

Questa stagione potrà essere un altro folgorante esempio della crescita del basket in Canada.

 

I canadesi, che non avrebbero mai pensato al basket, si stanno ora appassionando a questo sport. L’energia è palpabile e il Paese ora sta iniziando a mettere la pallacanestro sul piedistallo assieme agli altri due sport amati in tutta la Nazione.

 

I Raptors rappresentano la bellezza del Nord, mentre l’intero Paese è unito nel supportare una squadra che ha trasceso il concetto di ciò che era possibile. E la cosa più importante è che i Raptors hanno dato forma alla speranza, alla fede e alla fiducia che in molti altri fan avevamo già molti anni fa: che un giorno avremmo gioito di un grande momento per il basket canadese. "Vogliamo provare queste emozioni ancora, ancora e ancora", ha detto il GM dei Raptors Masai Ujiri.

 

Il titolo dello scorso anno è solo l’inizio di altri ricordi indimenticabili che arriveranno per i Toronto Raptors?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©️ Raptors Republic / ESPN TrueHoop Network


Questo articolo, scritto da Lukas Weese per Raptors Republic e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 22 ottobre 2019.

 

 

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