La trade che ha terminato la mia carriera

October 2, 2017

 

 

© Los Angeles Times / TNS

Il Los Angeles Times, fondato nel 1881, è un’autorevole testata californiana e il quarto giornale statunitense per diffusione. In collaborazione con Around the Game da ottobre 2017, in ambito NBA segue approfonditamente le due franchigie angeline: Lakers e Clippers. Questo articolo, scritto da Chuck Schilken e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 29/08/2017

 

 

 

All’inizio della stagione 2011-12 Lamar Odom non era in buone condizioni mentali.

 

Durante la sua settima stagione con i Lakers aveva vinto il premio di Sixth Man of the Year e non era andato lontano dal secondo titolo in fila con la franchigia californiana.

 

Ma le cose fuori dal campo non andarono altrettanto bene durante l’off season.

Il giorno dopo aver partecipato al funerale di suo cugino di 24 anni - che Odom dice essere stato assassinato - fu coinvolto come passeggero in un incidente stradale, che portò alla morte di un ragazzo di 15 anni.

 

 

Nello stesso periodo vennero meno tutte le sue certezze.

Prima, il coach dei Lakers Phil Jackson si ritirò. Poi fu tradato dalla sua amata squadra - inizialmente a New Orleans come parte dell'affare Chris Paul, annullato però dall’NBA; poi ai Dallas Mavericks insieme ad una scelta del secondo giro, in cambio di una trade exception da $8.9 milioni e una protected first round pick.

 

 Odom ha recentemente affermato che il fatto di essere stato scambiato in quel momento lo tormenta ancora.

“Quella trade ha concluso la mia carriera e annientato ogni mio proposito” , dice Odom.

“Non sono più stato me stesso. È stato doloroso lasciare Los Angeles, l’organizzazione e tutte le persone che conoscevo. Ho bellissimi ricordi ai Lakers, con Kobe e Pau. È stato un periodo speciale della mia vita.”

“Sono stato scambiato la stagione dopo aver perso contro Dallas nei Playoffs e aver vinto il Sixth Man of the Year.

 

Scambiarmi dopo un simile riconoscimento …

Che altro avrei dovuto fare?

Perché?”

 

Odom non è più tornato in forma, ha finito con il giocare solo altre due stagioni in NBA. Una a Dallas e una con i Clippers.

 

“Ci penso ogni giorno, penso a quanta energia avevo ancora nel serbatoio. Non è stato un periodo facile. Ma, a parte gli infortuni, potrei giocare nella Lega oggi? Sì, potrei farlo. Dovrei ancora giocare.”

 

Dopo il grande spavento nel 2015 - quando fu trovato senza sensi in un bordello del Nevada e riuscì a superare ictus, insufficienza renale e coma - la priorità di  Odom sono i suoi due figli.

Ma i Lakers occupano ancora un posto centrale nel suo cuore.

 

Si prospetta la possibilità che Lamar possa firmare un contratto da un giorno per ritirarsi da Laker.

“La mia famiglia si aspetta che mi ritiri da Laker più di me” dice Odom. “Non mi entusiasma l’idea di essere celebrato firmando per un giorno. Sono timido dopotutto. Ma quel giorno sarebbe speciale per la mia famiglia, mio figlio e tutti i miei tifosi. Lo farò per loro.”

 

L’ex giocatore gialloviola è ancora amico del suo vecchio compagno di squadra e attuale allenatore dei Lakers, Luke Walton. Durante l’estate hanno passato del tempo insieme prima del Draft.

 

“È sempre bello tornare intorno alla facility dei Lakers: non ho altro che bei ricordi, oltre a quello scambio.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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