Perchè estendere Lowry. E perché ora.

October 10, 2019

 

© Raptors Republic

 

 

 

Lunedì mattina Wojnarowski ha annunciato, in modo abbastanza inaspettato, l’estensione del contratto di Kyle Lowry per un ulteriore anno e 31 millioni di dollari con i Raptors, i quali tratterranno il cinque volte All-Star a Toronto fino alla stagione 2020/21.

 

L’estensione di contratto è comprensibile: i Raptors vogliono sia rimanere competitivi sia premiare uno dei migliori giocatori della storia della franchigia. Allo stesso tempo, però, questa mossa è strana, dato che Masai Ujiri, affacciandosi a una stagione di transizione, non ha mai nascosto di volersi tenere aperte tutte le opzioni. Inoltre, la stessa estensione avrebbe potuto essere offerta a Lowry già a luglio. Tuttavia, sembra che Ujiri non avesse scelta se non accontentare le richieste della point guard. Secondo Michael Grange (Sportsnet):

 

“Il gioco di Lowry nel training camp era dovuto in parte anche all’intenzione di mantenere un controllo sul suo destino. Fonti vicine a Lowry sostengono che se i Raptors non gli avessero offerto l’estensione, il giocatore sarebbe stato pronto a spingere per una trade verso una destinazione a lui gradita, piuttosto che permettere alla società di decidere autonomamente”.

 

Del resto, questa è l’era della presa di potere da parte dei giocatori, e Lowry è furbo a prendere vantaggio dalla nuova posizione nella quale si trovano le star NBA. È chiaro, poi, che Ujiri non volesse scontentare il giocatore da più tempo in maglia Raptors e l’unico rimasto dell’era Lowry-DeRozan-Casey. Non è un accordo che getta le fondamenta per una nuova legacy - considerando che Lowry avrebbe voluto un’estensione di tre anni, ridotta da Ujiri a uno solo - però rende entrambe le parti felici all’inizio di una stagione da campioni in carica.

 

 

Durante il Media Day dei Raptors, Masai Ujiri ha dichiarato: “Kyle a Toronto ha una legacy che penso sia stata sottovalutata da tutti quanti. Abbiamo avuto i nostri alti e bassi, ma per ciò che lui è come giocatore e per ciò che ha fatto per la franchigia, se lo merita senza dubbio. È uno status da leggenda il suo, a parer mio”.

 

Lowry è abbastanza intelligente da sapere che le point guard di bassa statura non invecchiano sempre benissimo nella NBA, e 31 milioni di dollari di salario a 35 anni sono un’ottima conquista. Tuttavia, i Raptors potrebbero sempre scambiare Lowry prima della trade deadline di quest’anno, e un contratto di due anni risulterebbe più interessante di un contratto da uno solo, che sarebbe praticamente un "breve affitto" delle sue prestazioni. Detto ciò, ritengo che Ujiri sarà abbastanza corretto da tenere Lowry informato del processo decisionale della società, se dovesse presentarsi un’occasione di trade.

 

Il GM ha messo i Raptors nella condizione di potere ancora tradare Lowry questa stagione in caso arrivasse una proposta allettante, ma allo stesso tempo si lascia in una buona posizione per acquisire free agent la prossima stagione senza doversi più preoccupare del dispendioso contratto di Lowry. Con Pascal Siakam ancora non riconfermato, i Raptors ad oggi guardano all’estate 2020 con abbastanza spazio salariale per firmare un top player prima di ri-firmare Spicy P. Inoltre, il salario di Lowry non graverà più sulle finanze della franchigia nel 2021, ossia l’anno che i canadesi tengono sotto mira, considerando il numero e il talento dei free agent che verranno (solo per citarne alcuni: Giannis, Oladipo, McCollum, LeBron...).

 

Come ha twittato Micah Adams, i free agent sono molto più attratti dalle squadre che mostrano di avere la cultura della vittoria. E così, estendendo Lowry, i Raptors hanno dato quest'impressione. L’accordo, poi, mostra anche ai free agent come la franchigia (che solo dodici mesi fa era sotto i riflettori per la trade Leonard-DeRozan) si prenda cura dei propri giocatori, soprattutto di quelli che hanno portato Toronto alle Finals e al primo, storico titolo NBA.

 

Dwane Casey è andato via. DeRozan è andato via. Kawhi Leonard è andato via. Ma Kyle Lowry è ancora un Raptor, con un contratto fino al 2021. E, cosa più importante ancora, è forse il più grande Raptor di tutti i tempi.

 

A prescindere che resti fino alla scadenza del contratto o che venga tradato, Kyle ora ha una certezza: lui sa di aver cambiato la storia della franchigia e della città di Toronto. Per sempre.

 

Questo (e l’anello NBA) non glielo può togliere nessuno.

 

 

 

 

 

© Raptors Republic

 

Questo articolo, scritto da Oren Weisfeld per Raptors Republic e tradotto in italiano da Daniele Casale per Around the Game, è stato pubblicato in data 10 ottobre 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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