Shai, i Thuder e il tortuoso percorso di una stella nascente

November 20, 2019

 

© SB Nation (via Welcome to Loud City)

 

 

 

Shai Gilgeous-Alexander sapeva di dover lasciare casa sua, prima o poi, per proseguire i suoi sogni. Per questo motivo a 16 anni ha lasciato il nativo Ontario alla ricerca di un luogo in cui avrebbe aumentato la sua visibilità nei confronti dei coach collegiali. Si stabilì alla Hamilton Heights Christian Academy di Chattanooga, Tennessee, e convinse suo cugino, Nickeil Alexander-Walker, a seguirlo.

 

Quando Gilgeous-Alexander iniziò ad Hamilton come junior, aveva ricevuto soltanto un’offerta per una borsa di studio dalla meno appetibile Binghamton. Il profilo grezzo del giocatore che sarebbe divenuto un giorno era lì.

 

È sempre stato alto per essere una guardia. Inoltre, la genetica è dalla sua parte: sua madre, Charmaine Gilgeous, gareggiò nei 400 metri alle Olimpiadi 1992 rappresentando Antigua & Barbuda. Così Shai iniziò a imparare come sfruttare il suo dono molto presto, nella sua rapida ascesa nel mondo del basket.

 

Il coach di Florida, Mike White (che ha recentemente preso l’incarico, dopo che Billy Donovan si è trasferito agli Oklahoma City Thunder), offrì una borsa di studio alcuni mesi dopo che Gilgeous-Alexander si era trasferito negli Stati Uniti. Bramoso di grandi offerte, Shai accettò, pur consapevole che ciò non gli bastava: il suo sogno era Kentucky. John Calipari ha allenato un gran numero di giocatori nativi del Canada (recentemente Trey Lyles e Jamal Murray).

 

Nel frattempo, i titoli di Gilgeous-Alexander continuavano a salire dopo la prestazione esplosiva al Nike EYBL con gli Arkansas Wings e poi con Team Canada nel torneo U18 FIBA Americas. Quando si è liberato da Florida, Gilgeous-Alexander è andato subito alla ricerca di Kentucky, ancor prima che Kentucky potesse cercare lui. Arrivò subito un’offerta, che Shai non esitò ad accettare.

 

In quel periodo Shai era posizionato come numero 47 per il Draft 2017, abbastanza impressionante per chiunque tranne che per Kentucky. Insomma, una situazione per cui anche il miglior McDonald’s All-Americans avrebbe deciso di trasferirsi altrove, dopo esser stato reclutato. Ciò, però, non scoraggiò Gilgeous-Alexander.

 

 

Partì dalla panchina in 13 partite su 15 a Kentucky. Calipari lo dovette relegare al ruolo di sesto uomo per molto tempo. Iniziò a essere schierato titolare solo a gennaio, quando però divenne quasi subito il miglior giocatore della squadra, guidando i Wildcats alla vittoria nel torneo SEC e venendo nominato MVP del torneo.

 

Quando Kentucky fallì nel torneo NCAA, Gilgeous-Alexander fece il salto in NBA. Balzava agli occhi di tutti nel Draft essendo la guardia più lunga della sua classe, con i suoi 198 cm e quasi 7 piedi (211 cm) di apertura alare. Gli Hornets lo scelsero alla scelta numero 11, ma lo scambiarono subito con i Clippers. A Los Angeles ha giocato 73 partite da rookie per poi essere scambiato, stavolta in direzione Oklahoma City (insieme ad altri compagni) in cambio di Paul George.

 

Il destino ha portato Gilgeous-Alexander dal Canada al Tennessee, dal Kentucky a Los Angeles, per poi finire nell'Oklahoma. In ogni città ha dovuto dimostrare chi fosse, creandosi le opportunità in squadre che inizialmente non gliene concedevano troppe. Per una volta, finalmente, si trova in una squadra in cui ha in mano le chiavi del gioco. Nel pieno del processo di trasformazione in superstar, i Thunder si chiedono oggi perché gli altri team ci avessero impiegato tanto.

 

L’anno a Los Angeles è stata la prova del fuoco per l’attuale guardia di OKC. Subentrato nel lineup titolare nella decima partita della stagione, non è tornato mai tra i panchinari, guadagnandosi un minutaggio consistente, in una squadra che ha vino 48 partite e dato filo da torcere ai Golden State Warriors al primo round di Playoffs. Shai è stato un’importante risorsa per i Clippers, finendo settimo come minutaggio, sesto come scorer e nono per conduzione di gioco.

 

I Thunder, dopo Russ e PG, non necessitavano di un gregario, ma di una star. I dubbi riguardavano quanto Gilgeous-Alexander potesse reggere la pressione in un ruolo più importante, con maggiori responsabilità. Dall’inizio di questa stagione, sta dimostrando di esserne decisamente all'altezza.

 

E' passato da una media di 10.8 punti a partita da rookie a 19.4 nei Thunder nella sua seconda stagione NBA; e ci è riuscito aumentando il numero di possessi offensivi, migliorando la sua efficacia di tiro e diminuendo il numero di palle perse. Inoltre, a tutto ciò va aggiunto un miglioramento dei suoi pregi e un raffinamento dei difetti. Sembrerebbe improvvisamente una delle migliori guardie della Lega. A 21 anni.

 

 

Gilgeous-Alexander non ha un primo passo molto esplosivo (non arriverà molto frequentemente a schiacciare in faccia all'avversario), in compenso è uno dei migliori in NBA nel condurre il gioco. Riesce a farlo attaccando a ritmi a cui i difensori non sono abituati. Inoltre, è fisicamente forte, molto agile e abile ad abbassarsi nei palleggi per guadagnare vantaggio sui difensori. Dotato di una grande intelligenza tattica, predilige dettare i ritmi di gioco.

 

Shai, poi, ha lavorato duramente per migliorare il suo tiro da tre. Lo ha da sempre contraddistinto un rilascio alto ma lento, che non è il massimo per i tirare in sospensione. È evidente che stia tentando di modificare questa caratteristica, per diventare un tiratore affidabile nelle giuste situazioni.

 

Attualmente, comunque, ha una buonissima media del 38.8% nel tiro da fuori, con 4.3 tentativi a partita. È tutto merito di una revisione della sua tecnica di tiro, messa in atto sin dai primi allenamenti da quando è ad Oklahoma City.

 

Da rookie, il 33% dei suoi tiri arrivava dal mid-range (range che va dai 3 metri dal canestro fino a poco prima dell’arco). Quest’anno solo il 13% dei suoi tiri proviene da quest’area e la differenza sta nella percentuale di triple, che è salita dal 19 al 30%.

 

Ecco come un giocatore giovane sta trasformando il suo potenziale in produttività. E come un salto di qualità passi da sogno a realtà. Gilgeous-Alexander ha atteso per tutta la sua vita di poter essere un leader offensivo. I Thunder verranno premiati per avergli concesso questa chance.

 

 

È impossibile, oggi, immaginare come sarà il roster di OKC in futuro. Dopo la fine dell’era Westbrook e l’esperimento fallito con George e Carmelo Anthony, i Thunder sono pronti a ricostruire dalle fondamenta: una delle poche certezze è Shai Gilgeous-Alexander, pilastro dell’ “edificio” Oklahoma City Thunder.

 

Il GM Sam Presti è armato di otto scelte al primo turno nei prossimi sei anni, in aggiunta a qualche pick da scambiare. Ha inoltre a disposizione un roster con diversi giocatori di alto livello, da Chris Paul a Danilo Gallinari, passando per Steven Adams. I Thunder, insomma, sono pieni di vita, anche se questa stagione sembra già il prologo di una storia molto più lunga.

 

Gilgeous-Alexander potrebbe essere la stella di questa squadra. La sua tecnica lo rende singolarmente pronto per essere un co-conduttore di gioco, il tipo di giocatore dalle molteplici qualità che aggiunge talento alla squadra senza snaturarla. Dopo parecchio tempo, finalmente Shai ha trovato un posto che potrebbe chiamare “casa”.

 

Con la stabilità e l’opportunità che finora non aveva mai ricevuto, gli straordinari miglioramenti che hanno caratterizzato la sua carriera avranno un nuovo trampolino di lancio. Non dubitiamo che riuscirà a spiccare il volo.

 

 

 

 

 

 

 

 

© SB Nation (via Welcome to Loud City)

 

Questo articolo, scritto da Ricky O'Donnel per SB Nation e tradotto in italiano da Marco Marchese per Around the Game, è stato pubblicato in data 20 novembre 2019.

 

 

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