Solidi, intriganti e ambiziosi

July 21, 2019

Gli Utah Jazz hanno aggiunto talento alla loro solidità difensiva. Dove possono arrivare?

 

 

I mormoni alzano l'asticella. Con grande coraggio, nonostante tante squadre si siano rinforzate, gli Utah Jazz vedono le puntate delle altre franchigie e addirittura rilanciano.

 

Seconda difesa della Lega, migliori nella NBA come tentativi da tre punti, assist e rimbalzi offensivi concessi: l'identità della squadra nella stagione appena conclusa è stata difensiva. Dall'altra parte del campo bene, ma non benissimo: 15esimo attacco e 27esimi per palle perse su 100 possessi. Nessuna squadra nella storia ha mai vinto il titolo senza essere nella top 10 a livello offensivo.

 

L'idea del front office è chiara: cercare di conservare i pregi e dare un po' di frizzantezza in attacco aggiungendo talento. Via Ricky Rubio, Kyle Korver, Thabo Sefolosha, Jae Crowder e Derrick Favors, dentro Mike Conley, Emmanuel Mudiay, Bojan Bogdanovic, Ed Davis e Jeff Green. Tornando ai dati precedenti, quale potrebbe essere un obiettivo realistico, a questo punto? Entrare tra le migliori 10 squadre NBA sia in attacco che in difesa. 

 

Rubio è stato un giocatore comunque centrale per i Jazz. Negli ultimi due anni ha avuto un Usage del 22.8%. Tra i 90 giocatori con un utilizzo paragonabile, lo spagnolo si classifica 86esimo. Per quanto sia cresciuto sotto tanti aspetti nelle ultime stagioni, Mike Conley rimane quindi un point guard di livello superiore. Oltretutto, l'ex Memphis arriva con una valanga di stimoli (e di dollari) per giocarsi le prime vere chance di titolo della carriera. E' un tiratore molto più solido dello spagnolo, non manca come leadership, e anche se con tre anni in più sulla carta di identità non è inferiore nemmeno difensivamente. Avere Mudiay come PG di riserva è inoltre un lusso che pochi team possono permettersi nella Lega, e questo potrà ridurre i minuti di Conley durante la Regular Season. Gli oltre 33' di media della sua ultima stagione saranno un ricordo.

 

Bojan Bogdanovic non è difensivamente neanche paragonabile a Crowder (i Pacers con lui in campo subivano 1.6 punti in più ogni 100 possessi), ma è molto superiore in attacco, dove può riempire tutto lo scout. Lo slavo potrà trovare nel grande lago salato un sistema difensivo in grado di nascondere le sue lacune, come è accaduto a Indianapolis - con la differenza che, mentre il sistema difensivo dei Pacers era basato su grande mobilità orizzontale e tempi di aiuto anticipati, nello Utah potrà contare su una linea Maginot alle sue spalle: Rudy Gobert.

 

 

L'albero maestro

 

Il DPOY, con la sua eccezionale wingspan e la sua mobilità laterale (incredibile se rapportata alla sua stazza), è il perno della difesa. Tutti i piccoli possono essere aggressivi sulla palla senza paura, sapendo che il suo aiuto arriverà.

 

Nel 2017/18 la sua presenza bastava a far segnare agli avversari quasi 7 punti in meno ogni 100 possessi. Una dipendenza praticamente, che per fortuna è stata ridotta nel 2018/19, dove ha inciso per 2.6 punti. Con i nuovi innesti, meno dotati difensivamente, non sarebbe sorprendente un ritorno ai numeri di due stagioni fa.

 

 

L'altra faccia della medaglia

 

Durante i Playoffs, però, con il massiccio ricorso alla pallacanestro small ball, la presenza di Gobert diventa difficile da sostenere. James Harden e i Rockets hanno strapazzato i Jazz al primo turno nella stagione appena trascorsa, dove in 152 minuti in campo del francese la difesa dei mormoni ha subito 15.7 punti in più ogni 100 possessi rispetto agli 88' in cui era in panchina. Un campione esiguo, ma indicativo.

 

Guardando la stessa statistica nei Playoffs dell'anno precedente, la differenza era stata di soli 1.8 punti. Questo perché si è affrontato e battuto al primo turno un avversario come gli Oklahoma City Thunder, contro cui il francese ha avuto meno difficoltà data la presenza tra di Steven Adams, centro "vecchio stile" e dunque accoppiamento molto più gestibile per Gobert.

 

Possiamo quindi affermare che per le ambizioni di alto livello della franchigia saranno decisivi non solo gli accoppiamenti nella post season, ma soprattutto come la squadra saprà trovare un assetto, durante i Playoffs, con e senza Rudy. 

 

 

Un roster profondo

 

Proprio il principale sostituto del francese, Derrick Favors, è stato sacrificato con i suoi 17 milioni circa di salario, e spedito ai Pelicans in cambio di due seconde scelte. Per sostituirlo sono arrivati altri due veterani: Ed Davis e Jeff Green.

 

Il 30enne Davis viene da una stagione esaltante a Brooklyn, dove ha tirato giù 8.6 rimbalzi di media a partita in meno di 18 minuti di utilizzo. E quasi 6 di questi rimbalzi sono offensivi: una macchina da guerra. Con un gioco per coach Snyder che si farà probabilmente più perimetrale, tagliare fuori Ed Davis sarà un incubo per i difensori avversari. L'ex Nets è un giocatore che vive costantemente nell'area pitturata e chiaramente non sarà compatibile con Gobert, di cui sarà il sostituto naturale. Dalla sua capacità di adattamento sui cambi difensivi dipenderà buona parte del destino del team. 

 

Anche s finito nel dimenticatoio di Washington, Jeff Green ha mantenuto numeri di assoluto rispetto: più di 12 punti e 4 rimbalzi con un onesto 34% dall'arco, suo miglior dato degli ultimi cinque anni. Se dovesse rimanere integro, anche a 33 anni può dare un contributo, e non solo dal punto di vista dell'esperienza. Probabilmente gli verrà richiesto anche qualche minuto da 5 nei lineup più "small ball". In attacco, la flessibilità sarebbe totale. 

 

 

Donovan Mitchell

 

Nel suo secondo anno nella Lega, dopo l'esplosiva stagione da rookie, l'ex Louisville ha affrontato le sue prime difficoltà della carriera. Ad un certo punto, sembrava non riuscire più a sorprendere le difese avversarie, e visto il poco talento in squadra e l'incapacità di Rubio di allargare il campo, spettava spesso a lui l'ingrato compito di inventare una conclusione allo scadere dei 24 secondi, se il set offensivo non aveva portato ad alcun vantaggio concretizzabile. In ogni caso, anche se nei Playoffs le sue percentuali sono calate drasticamente, ha concluso la Regular Season con 23.8 punti a partita (3 in più rispetto al 2017/18) e il 36.2% da tre (+2.2%). E ora potrà beneficiare di uno spacing completamente nuovo.

 

Conley, infatti, si abbina decisamente meglio con lui. Sono entrambi pericolosi sia con la palla che senza, e anche con Mudiay in campo possono giocare tutti e due da shooting guard. Bogdanovic, poi, con il suo tiro e la pericolosità off the ball contribuirà ad attirare le attenzioni delle difese avversarie verso il lato debole. Il proscenio, insomma, sarà nuovamente di Mitchell, soprattutto se potrà gestire le energie meglio che in passato. 

 

 

Aspettative

 

I Jazz non possono nascondersi: sono tra le migliori quattro squadre della Western Conference. Le variabili a disposizione di coach Snyder (che era e rimane un valore aggiunto) sono tante. Mitchell, Conley e Gobert, i punti fermi della squadra, hanno ancora due anni di contratto. La finestra temporale e le chance di Utah, insomma, non sono da sottovalutare. 

 

Sarà cosa intelligente cercare anche un giusto accoppiamento  al primo turno di Playoffs. Affrontare squadre come Nuggets o Spurs, che fanno relativamente poco uso della small ball, potrebbe facilitare il passaggio del turno. E quest'anno passare il primo turno è obiettivo minimo per la squadra di Salt Lake City. Questa versione della franchigia, infatti, potrebbe essere la più forte dai tempi di Karl Malone.

 

Sperando che non ci sia anche questa volta un Michael Jordan pronto a rovinare la favola del primo titolo della storia...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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