Sparta vs Atene

November 20, 2019

Los Angeles Lakers e Boston Celtics: prime della classe, ma agli antipodi.  

 

 

Guardando la classifica oggi, sembrano tornati gli anni '80 di Magic contro Bird. Probabilmente Lakers e Celtics non si incontreranno in Finale, ma sono profondamente diverse come idee di gioco. I Lakers in versione Sparta, forti e con due comandanti ben saldi alla plancia di comando, agli altri le briciole. I Celtics invece in versione democrazia ateniese, dove tutti dicono la loro e con più variabilità.

 

I Los Angeles Lakers sembrano veramente una squadra rétro per la loro ossessiva ricerca del post basso. Si parte sempre da lì, che sia LeBron James o Anthony Davis, si sfruttano i mismatch a favore, e, in caso di raddoppio, si cercano i tiratori sul perimetro. Idea incredibilmente banale, ma quando hai giocatori molto forti, sia fisicamente che tecnicamente, anche molto redditizia.

 

I giallo-viola sono secondi nella Lega per percentuale "at the rim" (sotto i 4 piedi di distanza) con un eccellente 69.1%. Considerando che trovano un tiro da questa esigua distanza il 40.4% delle volte (terzi nella NBA), siamo nella eccellenza piena. Il tiro da tre punti ha una ciclicità del 29.9%, terzultimi. Uniamo questo ultimo dato con un basso ritmo di gioco da poco più di 100 possessi a partita (19esimi), e abbiamo il piano di attacco evidente in maniera cristallina: tirare da vicino e camminare.

 

Chi vuole difendere con successo contro i Lakers, deve avere degli ottimi difensori di post basso per cercare di rimanere in single coverage. Questo traffico "interno" rende anche i californiani tra i team più produttivi nei "putbacks" (prendere il rimbalzo offensivo e segnare). Sesti come frequenza e quarti come resa. L'attacco in transizione è limitato: 19esimi come cadenza e 15esimi per rendimento (quindi, sotto la media NBA).

 

 

Grande novità rispetto allo scorso anno è la difesa. Udite udite, la squadra di Frank Vogel ha il miglior defensive rating del campionato. I californiani proteggono bene la linea dei tre punti, concedendo il 32.8% (quinti) e soprattutto l'area piccola, dove tengono gli avversari al 58.5% (quinti).

 

Primi, poi, per numero di stoppate a partita, un dato straordinario considerando il basso numero di possessi. Ma avere in squadra James, Davis, Dwight Howard, JaVale McGee e Danny Green rende il pitturato una "no fly zone". I tiri più pregiati sono quindi ben negati, viene concesso solo il cosiddetto "long two", dove il 43.3% di percentuale regalata agli avversari li piazza 24esimi. Anche il piano difensivo è quindi piuttosto chiaro: se vuoi segnare, viene lasciato un canestro da due, di pessima qualità. Ovvero, il tiro che si allena meno in questa epoca storica NBA.

 

L'unica cosa che non convince è la ripetitività con cui vengono applicate queste scelte. I Lakers sono piuttosto monocorde. Certo, giocando al loro ritmo, considerando la loro forza e il tasso di esperienza ad alto livello, la strada al titolo può sembrare spianata. Per batterli, però, la soluzione è altrettanto limpida: correre e limitare in difesa le bocche da fuoco James e Davis (per quanto possibile). Ai Playoffs vedremo tanti raddoppi e le responsabilità cadranno sui tiratori, che non dovranno tremare nei momenti che contano. 

 

Se un avvio di stagione di questo tipo era atteso dai giallo-viola, la partenza forte dei Boston Celtics è stata invece una sorpresa per molti.

 

L'addio di Kyrie Irving ha ridato l'equilibrio di spogliatoio che era mancato. Kemba Walker è anche lui un All-Star, ma si è calato nella nuova realtà con una umiltà assoluta, ben conscio che a 29 anni è alla prima vera occasione di grande basket che ha in carriera, e la sta affrontando con maturità. L'ex U-Conn sta sfruttando bene le spaziature concesse dal sistema di coach Brad Stevens, tirando meno da due e più da tre (9.5 tentativi a partita), migliorando addirittura le sue percentuali.

 

L'attacco dei Celtics è incredibilmente variabile: i tiri presi sono ben distribuiti tra le varie zone del campo. Questo lo si deve a dei giocatori molto poliedrici: Kemba Walker, Jayson Tatum, Jaylen Brown e Gordon Hayward (aspettando il suo rientro) possono prendere qualsiasi tipo di conclusione a disposizione. Anche per questo organizzare un piano difensivo contro Boston è complicato, perché giocano come vorrebbe il manuale: sanno fare tutto e prendono il tiro che concede loro la difesa. Sono primi nella Lega come efficienza negli attacchi a difesa schierata, segno che sanno eseguire bene i set proposti dal coaching staff, e alternano l'attacco a metà campo con quello in transizione, dove sono quinti come frequenza.

 

La democrazia ateniese del Massachusetts si vede anche in difesa: non avendo grandi rim protector (Theis e Kanter non sono certo super atleti per il livello NBA), i Celtics non difendono benissimo il pitturato, però coprono uniformemente tutte le altre zone del terreno grazie alla loro applicazione e alla ottima mobilità orizzontale. Marcus Smart è uno dei migliori difensori della Lega tra le guardie (92esimo percentile per steals) e guida emotivamente tutto il gruppo. La gioventù, poi, si nota particolarmente nella difesa in transizione, dove i bianco-verdi sono secondi nella Lega concedendo solo 0.6 punti per possesso.

 

I Celtics sanno quindi fare un po' tutto, anche se in attacco, poche cose a livello eccellente. L'impressione è che per mantenere alte le aspettative debbano essere sempre concentrati al massimo. Appena la tensione cala, non sono abbastanza forti e/o talentuosi per restare in partita. La quasi sconfitta contro i derelitti Golden State Warriors si è poi materializzata contro i Kings, che li hanno dominati mentalmente per quattro quarti. D'altronde, è il lato oscuro della giovinezza.

 

Lakers quindi ben lanciati su dei binari, Celtics invece più fantasiosi e imprevedibili. Nessuno potrà fermare i californiani se nessuno li farà deragliare; mentre i Celtics sono di nuovo mina vagante come due anni fa, se riusciranno a mantenersi continuamente ad alto voltaggio. 

 

 

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c
  • twitter-social-logotype

Archivio AtG:

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG sono dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese da internet e quindi considerate di libero utilizzo, soprattutto nel caso in cui appartenenti alle testate in collaborazione con il nostro progetto. Se un'immagine o un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore e Caporedattore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com