Spartiacque

July 10, 2019

Come la decisione di Kawhi Leonard e la trade per Paul George hanno stravolto gli orizzonti di tutti i giocatori e i team coinvolti

 

 

 

Dopo giorni di attesa, la decisione di Kawhi Leonard di firmare coi Clippers e la trade per Paul George hanno cambiato tante, tante cose nella Lega.

 

Hanno cambiato gli equilibri dell’NBA, innanzitutto, e in particolar modo della Western Conference. Basti pensare che l’alternativa più accreditata - dai media, ma non da Kawhi - erano i Los Angeles Lakers, che avrebbero così composto un “Big Three”, con LeBron James ed Anthony Davis, a cui sarebbe stato molto difficile opporsi; e invece, ecco i Clippers, che inserendo George e l’MVP in carica delle Finals in un roster già competitivo (e straordiariamente allenato da Doc Rivers) si affacciano alla stagione 2019/20, quantomeno ad oggi, da legittimi favoriti. Il tutto estinguendo le possibilità di Oklahoma City di competere nell’immediato ad Ovest. Così come, presumibilmente, quelle di Toronto nell’altra Conference.

 

Sono cambiate, infatti, le sorti di quasi tutti gli artefici del primo e storico titolo dei Raptors, e in generale la situazione della franchigia canadese. Danny Green ha aspettato Kawhi e poi scelto di unirsi ai Lakers (la sua alternativa, in ogni caso, sembra fossero i Dallas Mavericks); Kyle Lowry, dopo le Finals disputate e con un contratto in scadenza nel 2020, potrebbe essere scambiato, come anche Marc Gasol; Pascal Siakam e Fred VanVleet, per cui tra dodici mesi sarà il momento di “monetizzare”, sono attesi da una stagione molto importante per le rispettive carriere.

 

Masai Ujiri ha rischiato tantissimo per portare Leonard in Canada, a maggior ragione considerando il suo addio dopo una sola stagione, ma è chiaro che l’esito degli ultimi Playoffs gli abbia dato ragione. La strada per ricostruire, comunque, c’è. Passa da Siakam, innanzitutto, la cui piccantezza verrà “testata” nella stagione in arrivo con un ruolo di primissimo piano; e forse anche da FVV, l’uomo del destino nelle ultime Finals, che potrebbe essere promosso a point guard titolare dopo la presumibile partenza di Lowry. Sicuramente, in ogni caso, la rivoluzione ruoterà intorno alla figura di Nick Nurse, campione NBA alla sua prima stagione da head coach.

 

 

È stata stravolta, poi, la prospettiva sul futuro di Shai Gilgeous-Alexander, il primo pilastro nella ricostruzione di OKC. E ovviamente anche quella di altri tre Thunder come Russell Westbrook, Sam Presti e l’ultimo arrivato, Danilo Gallinari. In pochi giorni nell’Oklahoma è davvero cambiato tutto. Dopo la richiesta di trade e la partenza di Paul George, il front office è passato dalla convinzione di poter competere (strapagando per farlo) con Russ e PG, a quella di intraprendere - a titolo immediato e senza alcuna esitazione - un processo di profonda ricostruzione. La trade per Jerami Grant e gli asset ottenuti dai Clippers (Gilgeous-Alexander e tantissime scelte) hanno dato sostanza al rebuild della squadra, oltre a consentire un importante alleggerimento del salary cap.

 

Il prossimo? Westbrook.

 

La reciproca volontà-necessità di separarsi tra la franchigia e Russ è sorta inaspettatamente, ma porterà presto il numero 0 a giocare in un’altra città. Secondo Adrian Wojnarowski e Shams Charania, la destinazione preferita della point guard è Miami, ma anche Detroit e Houston hanno mostrato interesse. La domanda è: cosa può riuscire a ottenere Sam Presti da Westbrook? Probabilmente, non tantissimo. Sarà difficile accontentarlo e riuscire a concludere un buon affare. L’MVP della stagione 2017 (sì, solo due anni fa) è infatti considerato da molti, e non senza ragioni, un giocatore disfunzionale e complicato da inserire in un sistema - con la complicità di chi dal front office non è mai riuscito a circondarlo dei necessari tiratori, preferendo affiancarlo a giocatori atletici e versatili, oltre a un centro “tradizionale” come Steven Adams. Russ compirà a novembre 31 anni e di qui al 2023 percepirà ancora 172 milioni di dollari (con una player option che a luglio 2022, da 34enne, gli garantirà $47M): difficile pensare che ci siano GM disposti a sacrificare molto (oltre ad una fetta enorme del proprio salary cap).

 

In ogni caso, per OKC sarà necessario liberarsene: Shai deve avere spazio, il salary cap dev’essere più flessibile negli anni a venire e le scelte dei prossimi Draft saranno molto importanti (leggere: no, niente post-season, Russ!) per costruire uno young core promettente.

 

Anche il Gallo, appena arrivato, ha i giorni contati ad Oklahoma City. Dovrebbero essere 365, ovvero quelli che lo separano dall’estate 2020, in cui sarà unrestricted free agent. Danilo ha sempre detto di essere felice a Los Angeles, di trovarsi bene con i Clippers e di sperare di rimanere almeno fino alla conclusione naturale del contratto. Soprattutto dopo la stagione appena conclusa, straordinaria tanto a livello individuale quanto collettivo.

 

Nell’NBA, però, le cose possono mutare molto rapidamente - e sono particolarmente inclini a farlo, quando hai disputato la miglior stagione della tua carriera, la franchigia in cui giochi ha la possibilità di firmare Kawhi Leonard e ottenere via trade Paul George (che insieme occupano circa due terzi del salary cap), e tu guadagni 22 milioni di dollari per un anno, prima di diventare free agent...

 

 

Da un punto di vista contrattuale, per presentarsi nella miglior posizione possibile all’esate 2020, la trade-George potrebbe non essere una pessima notizia per Gallinari. Alla Chesapeake Energy Arena c’è sicuramente più spazio per lui rispetto che allo Staples Center. Certo, vivere a Los Angeles, rimanere con coach Doc e competere insieme alle due nuove superstar per il titolo sarebbe stato sicuramente più stimolante da un punto di vista tecnico per il Gallo, ma è un dato di fatto che con un contratto così pesante sia complicato che possa far parte di una contender.

 

Se le sirene di LA e soprattutto quelle dei Playoffs eserciteranno una forte influenza sulle sue scelte future, lo scopriremo tra dodici mesi. Dodici mesi in cui tantissime cose potrebbero ancora cambiare. Basta spostare una tessera del domino, in fondo.

 

E, come diceva Jimmy Cliff, "the harder they come, the harder they'll fall".

 

 

 

 

 

 

 

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