Una nuova tecnica difensiva per contrastare lo step back

January 18, 2019

 

 

©️ The Stepien

 

 

Tutti parlano, scrivono e narrano di James Harden. E questo significa, ovviamente, che tutti parlano dei jumper in step-back. Ed è giusto che sia così. Harden è un giocatore sensazionale, e lo è in buona parte perché i suoi jumper in step-back sono a livelli impossibili..

 

Tre o quattro anni fa tutti parlavano, scrivevano e narravano di Steph Curry. Ciò significa, ovviamente, che tutti parlavano dei jumper in step-back. Ed è giusto che fosse così. Curry era ed è un giocatore sensazionale. Lo era e lo è in buona parte perché i suoi jumper in step-back sono a livelli impossibili.

 

Quando dico che i loro jumper sono "a livelli impossibili", non intendo che sia impossibile eseguirli con le statistiche che questi giocatori fanno registrare. Sono numeri degni di nota, ma non impossibili. Intendo piuttosto che quei jumper sono impossibili da difendere. Perlomeno seguendo le linee guida comuni.

 

Gli "standard convenzionali" sostengono che il difensore dovrebbe SEMPRE posizionarsi fra il suo uomo e il canestro; questo perché nel gioco si cerca(va) di arrivare sempre al ferro. Arrivare a tirare da sotto era molto più importante di qualunque altro tiro, prima dell'introduzione della linea da 3 - e anche per molti anni successivi, visto che erano più semplici da mandare a bersaglio per la maggior parte dei giocatori.

 

Ora non è più così. Oggi tutti concordano che il tiro dalla distanza non è meno prezioso del tiro al ferro, e questo cambia l'aritmetica NBA. Tutte le squadre cercano con priorità di arrivare al tiro da 3, il che crea spazi che rendono più facile arrivare al ferro. Il problema è che la scuola difensiva tradizionale (restare sempre fra la palla e il canestro) non dà credito a questa nuova tendenza, come se l'unico tiro importante fosse ancora quello al ferro, mentre l'attaccante avversario mette a segno 16 triple e poi magari si accomoda in panchina alla fine del terzo quarto, con la vittoria già in tasca.

 

Il problema è che i giocatori come James Harden sono troppi veloci nel prendersi tiri sia andando verso sinistra che verso destra. Se un difensore sta fra loro e il canestro può forse impedire di andare al ferro, ma non può impedire a questi giocatori di fare finte e cambi di mano che finiranno sicuramente per spiazzarlo, dando all'attaccante spazio sufficiente per prendersi un tiro "facile". In più, se il difensore sta fra la palla e il canestro, non deve solo difendere i movimenti di Harden e Curry verso destra o sinistra: deve occuparsi dei loro movimenti in arretramento. Ci siamo ormai abituati a giocatori che tirano e segnano dopo un movimento all'indietro, ma c'è stato un tempo in cui i difensori accettavano di subire tiri del genere, che erano considerati poco efficaci. Quei tempi sono molto lontani. E, come tutti sanno, non ritorneranno. Eppure la difesa non si è ancora adeguata.

 

Ed ecco che arriva la mia supplica annuale (più o meno) verso le squadre NBA, perché cambino il modo in cui si approcciano alla difesa, perlomeno contro questi fenomeni del tiro da 3, e si preoccupino meno delle penetrazioni al ferro. Vale a dire che il difensore primario, che idealmente dovrebbe avere altezza, rapidità, braccia lunghe e controllo del corpo, dovrebbe posizionarsi sul lato di tiro dell'attaccante, pur lasciando una strada aperta verso il ferro.

 

Alcuni coach potrebbero invece preferire difendere posizionandosi verso il centro del campo, il che modificherebbe questa tecnica in base alla posizione dell'attaccante; ma, perlomeno in senso teorico, posizionare il difensore sul lato di tiro dell'attaccante dovrebbe essere la soluzione migliore.

 

Questa giocata di LeBron James su Curry ha avuto luogo un anno dopo rispetto a quando ho parlato per la prima volta di questa tecnica difensiva. Si può vedere chiaramente ciò di cui sto parlando. Ai tempi ho pensato che fosse intenzionale (non perché qualcuno dei Cavs avesse letto ciò che avevo scritto io, ma come scoperta indipendente del medesimo principio), ma in seguito si è dimostrato essere qualcosa di casuale. Si può notare che il problema qui è che Curry inizia il movimento troppo presto, quando James è ancora effettivamente sulla sua spalla di tiro, ma l'effetto è lo stesso.

 

 

James insegue Curry per tutto il percorso fino al ferro. Curry non ha mai alcun tiro disponibile, di nessun tipo. James poi ingabbia Curry vicino al ferro. Non ci sono passaggi facili disponibili, perché non c'è stato bisogno di aiuti. E tutto ciò che rimane è una preghiera... consegnata direttamente nelle mani di LeBron.

 

Ecco quindi una dimostrazione reale che questa tecnica può effettivamente funzionare per impedire tiri da 3 e nel frattempo rendere difficili i passaggi che derivano dalle rotazioni difensive. Un giocatore più alto, più grosso e più veloce che annulla la velocità laterale di un giocatore più piccolo e riesce a vincere una corsa al ferro - certo, poi bisogna riuscire a non farsi battere e stare a contatto... Oserei dire comunque che in tal caso questa dovrebbe essere la strategia difensiva da preferire. Se possibile, contro certi artisti dello step-back. Ci sono cinque motivi a sostenere questa tesi:

 

Primo, i tiri da 3 sono più remunerativi. È il caso di riconoscere questo fatto e di cercare di impedire tali tiri agli avversari. Secondo, collegato al primo: con la tecnica descritta, il difensore si deve occupare di due direzioni, piuttosto che di tre, visto che è appositamente posizionato per impedire lo step-back e il movimento laterale verso la mano di tiro dell'attaccante. In più, è anche posizionato sul lato dal quale è più semplice stoppare tiri che arrivano dopo un movimento laterale nell'altra direzione. Ciò che è forse più importante è che il difensore è posizionato in modo tale che non può essere sorpreso da movimenti laterali, visto che l'attaccante può muoversi lateralmente solamente in una direzione - e dunque in modo più prevedibile.

 

Terzo, gli attaccanti di cui parliamo sono solitamente più rapidi che veloci. Possono avere la meglio quasi sempre andando a destra, a sinistra, indietro; ma in una corsa verso il ferro, il giocatore più grosso, più veloce e più lungo può vincere facilmente, e senza nessun aiuto dei compagni. Ovviamente, James Harden complica l'assunto con la usa abilità nel lucrare falli da difensori alle sue spalle. Parleremo di questo più avanti.

 

Quarto, la natura dei blocchi offensivi viene drasticamente cambiata dalla posizione del difensore. L'attacco non può piazzare un blocco direttamente di fronte al difensore, visto che questo può vederlo molto prima e reagire adeguatamente con largo anticipo, aggirando il blocco o avvicinandosi al bloccante mentre questo è in arrivo, ricavando quindi un fallo per blocco in movimento. L'attacco non può nemmeno piazzare un blocco direttamente dietro al difensore, visto che un buon difensore è nella posizione per tagliar fuori l'attaccante ancora prima che arrivi il blocco. Quindi il blocco deve per forza essere piazzato fra il difensore e il canestro. Il problema però è che un blocco simile porta in effetti un altro uomo sulla palla, senza aprire spazi utili, visto che il difensore aveva già lasciato aperta la strada verso il ferro. Pertanto questo posizionamento avrebbe per sua natura un forte impatto sulla maggioranza degli attacchi a metà campo dell'NBA che sono basati sul pick&roll. E costringerebbe quantomeno i coach a inventarsi nuovi modi e posizioni per piazzare i blocchi.

 

(L'attacco e la difesa sui blocchi è assolutamente più complesso di così, ma ho cercato di rendere le cose più brevi e semplici possibile.)

 

Quinto, invece di essere l'attacco a dettare la giocata, finalmente è la difesa a comandare l'azione. Se questa tecnica viene eseguita con efficacia, l'attacco va verso il ferro, visto che i tiri da 3 punti dal palleggio diventano incredibilmente difficili con un difensore posizionato nel modo descritto. A quel punto, la difesa ha diverse opzioni: può aiutare e concedere un tiro da 3; può passare a una sorta di zona match-up con un uomo vicino al canestro, altri tre sul perimetro e il quinto ad attendere Harden al ferro (non so esattamente come possa venir fuori, ma è ipoteticamente possibile disegnare una tale difesa in base ai giocatori avversari, ammesso che i difensori siano abbastanza alti, lunghi e atletici); infine, può continuare a difendere nello stesso modo, evitando di lasciare i tiratori per aiutare e sperando che il difensore non venga attirato al fallo da Harden, maestro in questa abilità, forzando un vero e proprio gioco di isolamenti che alla lunga può non pagare.

 

 

A prescindere dalla scelta, la difesa ora sa ciò che sta per succedere, visto che ha guidato l'attacco nel prendere questa decisione. E ciò dà alla difesa un potenziale vantaggio, che invece non ha nei casi in cui Harden o Curry possono andare dove vogliono. Ora sanno ciò che devono contrastare.

 

Essere alle spalle di Harden non è una posizione particolarmente vantaggiosa. Quando ho postulato questa tecnica per la prima volta, Harden non era ancora così abile negli step-back, ma era già molto astuto nel lucrare falli; affermai quindi che si trattava di una tecnica più efficace contro Curry che contro Harden, che sarebbe di certo andato spesso alla linea dei liberi.

 

Ma ecco il fatto: non si può impedire a Harden di tirare i liberi, a meno di essere incredibilmente disciplinati, oltre che un po' fortunati.

 

In questo momento il Barba sta andando alla linea dei liberi e prendendo tutti gli step-back che vuole, e sta scegliendo se tirare o penetrare come se fosse una calcolatrice umana in grado di determinare quale opzione dovrebbe essere più efficiente in termini di punti per possesso.

 

Quindi, in conclusione, non impedire ad Harden gli step-back da 3 (il che è fattibile con i difensori adatti) solamente perché potrebbe ottenere altri buoni tiri non è un ottimo argomento. L'MVP in carica è un attaccante straordinario e otterrà sempre molti buoni tiri, in un modo o nell'altro. Punto. Ma Harden non era così forte prima che lo step-back diventasse la sua arma definitiva. Era forte, ma non devastante come ora. Quindi, anche solo togliergli un'arma avrebbe probabilmente effetti positivi, o alla peggio mette chi compie questa scelta esattamente nella stessa posizione in cui sarebbe stato comunque (alle spalle di Harden), nel tentativo di non fargli fallo e di limitarlo a tiri al ferro o dalla media distanza di bassa qualità, senza concedere tiri da 3 ai suoi compagni.

 

E, come si può vedere in questo video, i Milwaukee Bucks, pur non con i loro migliori difensori, hanno effettivamente iniziato a usare questa tecnica contro Harden meno di una settimana fa.

 

 

E indovinate? Ha funzionato. E anche senza un profondo impegno da parte dei giocatori.

 

Guardate come Giannis Antetokounmpo, uno dei migliori difensori possibili per eseguire questa tecnica contro Harden, sta comunque concedendo un possibile step-back, in questo caso:

 

 

Questo approccio è una sconfitta automatica, possesso per possesso. Il difensore qui non sta facendo nulla: sta concedendo ad Harden la penetrazione E anche il tiro da fuori. Il che conferma che questa tecnica va in contrasto con tutto ciò che è stato insegnato ai difensori per tutta la loro vita, e richiede quindi del tempo perché i giocatori si adeguino.

 

La tecnica ovviamente ha molto meno senso con un giocatore più piccolo a marcare Harden, visto che è quasi sicuro che ci sarà bisogno di un aiuto, come si vede nelle prime giocate del video precedente.

 

Anche questa è una strategia perdente, sebbene permetta di togliere la palla dalle mani di Harden: i tiri da 3 con spazio concessi a buoni tiratori, infatti, sono proprio ciò che le squadre NBA vogliono. Il punto fondamentale qui è che la difesa deve avere un uomo con una certa stazza e atletismo per marcare Harden, e quel giocatore deve impegnarsi a pieno per impedire il tiro da 3, mentre cerca allo stesso tempo di vincere le corse al ferro - il che è reso ancora più complesso dal fatto che i difensori devono trovare il modo di non fare fallo quando Harden frena e cerca di costringere gli avversari ad andargli addosso.

 

La strada che sto cercando di tracciare non è comunque semplice. Ma stiamo parlando di Steph Curry e James Harden, i due migliori tiratori da 3 della storia NBA. Ed entrambi MVP. Fermare questi giocatore non è cosa semplice. E in effetti, richiede una combinazione di tecniche difensive non convenzionali e difensori con caratteristiche ben precise per avere anche solo qualche possibilità di successo.

 

Ora come ora, però, le squadre NBA non hanno modo di contrastare questo tipo di tiri. Per riuscirci, invece, i coach devono fare qualcosa che non avrebbero mai pensato di fare: dire ai loro giocatori di non difendere fra l'attaccante e il canestro, e di lasciare aperta la strada verso il ferro.


 

 

 

 

 

©️ The Stepien

 

Questo articolo, scritto da Ben Rubin per The Stepien e tradotto in italiano da Davide Corna per Around the Game, è stato pubblicato in data 15 Gennaio 2019.

 

 

 

 

 

 

 

 

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