Una poltrona per sei a Phoenix

March 25, 2018

 

 

© Bright Side of the Sun

 

 

Non è un segreto, i Suns sembrano aver appreso la lezione: dopo aver confermato Earl Watson al termine del suo periodo ad interim due stagioni fa, per poi esonerarlo in seguito ad una serie di tre partite giocate così male da entrare nella storia, Jay Triano è stato chiamato all'impresa di resistere per le restanti 79 partite.

 

Fino ad ora, considerando le premesse, Triano se l'è cavata abbastanza bene.

Lentamente ha rinnovato il sistema di gioco di Phoenix: ritmo frenetico e ancora più movimento della palla. L'aggiunta di Elfrid Payton ha permesso all'attacco di fiorire ulteriormente e per nulla marginale è stato l'apporto di Josh Jackson, che sotto le ali di Triano sembra rigenerato. In compenso, la difesa risulta sistematicamente inadeguata.

 

Fin dall'inizio del 2018, Phoenix si è classificata, con ampio margine, all'ultimo posto in moltissime statistiche avanzate in questa metà campo. La difesa è talmente tremenda da aver addirittura infranto alcuni primati dei 76ers dei primi anni di Sam Hinkie e del suo "The Process". Il Def Rtg dall'inizio dell'anno in poi è di 113.1 - il peggiore di sempre, pari solo a quello dei Sacramento Kings del 2009. Le statistiche NBA devono tornare indietro di 20 anni per trovare qualcosa di simile e... sì, questa è certamente la ricetta giusta per accaparrarsi una top 3 al prossimo Draft.

 

Analizzando il roster, la domanda che sorge è: quale sarebbe il coach in grado di creare una squadra vincente in breve tempo? Il principale criterio utilizzato per compilare la lista che segue, Triano compreso, ruota intorno alle potenzialità in termini di difesa e reciproca fiducia tra i giocatori.

 

La squadra ha visto la propria fase difensiva in letargo per dieci lunghi anni e la rinascita dei Suns non può che passare da questo aspetto. Considerando i prospetti sotto osservazione dal GM Ryan McDonough per la creazione del prossimo roster, questi che seguono sono i cinque nomi più interessanti per la panchina di Phoenix. La lista comprende non solo attuali assistenti di NBA, ma anche head coach di squadre del college che hanno sistematicamente dimostrato di saper costruire mentalità vincenti.

 

 

Tony Bennett, Head Coach, Virginia

 

Prima di addentrarci in quello che Bennett ha ottenuto a Virginia, facciamo un passo indietro.

Precedentemente l'arrivo a Charlottesville, copre il ruolo di Head Man a Washington State. Non si limita ad indossare le cravatte dei cowboy, ma contribuisce a guidare un roster guidato dall'allora freshman Klay Thompson. L'aspetto interessante è che Bennett è il primo della Pac-10 a contattare Thompson, convincendolo ad aggregarsi alla squadra e dimostrando grande lungimiranza. Nelle due stagioni trascorse insieme, progetta un sistema offensivo interamente costruito su Thompson e sulla sua pericolosità dal perimetro. La squadra favorisce le sue uscite dai blocchi e lo mette in condizione di tirare con spazio dalla lunga distanza.

 

 

Dopo l'esperienza a Washington, Bennett, 49 anni a giugno, si trasferisce in AAC nel 2009, dove riesce a portare alla vittoria una squadra per niente abituata a certi risultati. Date un occhio ai risultati dei Virginia Cavaliers da quando Bennett siede sulla loro panchina (10 vittorie e 18 sconfitte prima del suo arrivo): 15, 16, 22, 23, 30, 30, 29, 23, 28.

 

Una volta che ha ottenuto i suoi giocatori, attività che solitamente gli richiede circa 3 anni, Bennett non scende mai sotto il 65% di vittorie. Il suo sistema di gioco non è solo vincente, ma anche flessibile nel valorizzare il talento a disposizione - come l'esperienza di Thompson dimostra.

 

Si sono rincorse negli ultimi tempi diverse voci che lo descrivono interessato a fare il grande salto in NBA nelle prossime stagioni, ma molti si chiedono se sia disposto a lasciare una situazione perfetta come quella di Charlottesville. E' vero inoltre che ha un contratto che lo blinda per molti anni, ma potrebbe essere comunque stuzzicato dall'idea di realizzare un sogno del genere.

 

Potrebbe essere Bennett il prossimo Brad Stevens? Ad ora nessuno più di lui sembra averne la stoffa. Tuttavia, così come successo con Stevens a Butler, per convincerlo serviranno parecchi soldi ed un contratto a lungo termine. Nessun coach di college è disposto a lasciare senza avere quelle certezze e garanzie che Bennett sembra meritare ampiamente.

 

Dopo aver forgiato il talento di Klay, si sta preparando a fare lo stesso con De'Andre Hunter. Per una squadra come i Suns alla ricerca di qualcuno in grado di far crescere giovani talenti e allo stesso tempo di creare da zero una cultura ed una mentalità nuova, il nome di Bennett sembra proprio quello giusto.

 

 

Igor Kokoskov, Assistant Coach, Utah Jazz

 

Kokoskov può risultare sconosciuto ai più, ma vanta già un esperienza di cinque anni nello staff dei Suns come assistente (2008-2013), terminata con l'addio di Dan Majerle. Discepolo di Alvin Gentry, con influenze che vanno da Quin Snyder a Larry Brown e Mike Brown, Igor Kokoskov potrebbe apportare il perfetto mix tra gioventù - 46 anni, il più giovane della lista - ed abilità come allenatore. 

 

 

Sin dal suo ingresso nello staff di Snyder a Utah, il nativo serbo è subito riuscito a guadagnarsi il rispetto della Lega. Quando l'head coach è mancato per indisposizione la scorsa stagione, è stato lui a prendere in mano la squadra, ottenendo una bella vittoria contro i Clippers. 

Un altro aspetto interessante di Kokoskov è la sua esperienza internazionale: quest'estate ha portato la Slovenia di Dragic e Doncic alla medaglia d'oro di EuroBasket e gli schemi disegnati su misura per le due guardie sono state tra le cose più belle dell'intero torneo. Se sarà Doncic il nome che i Suns chiameranno al prossimo Draft (un'ipotesi da non escludere), nominare proprio lui come head coach potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma sarebbe anche la prova dell'esistenza di un progetto.

 

Kokoskov porterebbe un'idea offensiva molto simile a quella attuale, ma molto diverso sarebbe quanto preteso dai giocatori in termini di contributo difensivo. Per i dettagli, chiedere ai giocatori di Utah che dimostrano ogni partita di saper difendere davvero da squadra. La filosofia è che se un solo giocatore sbaglia, tutta la squadra sbaglia con lui: certamente il contributo di Kokoskov in termini di responsabilità sarebbe enorme e potrebbe contribuire alla crescita di talenti come Devin Booker, Josh Jackson e chiunque arrivi dal prossimo Draft. 

 

 

Ettore Messina, Assistant Coach, San Antonio Spurs

 

Nessuno può competere con Ettore Messina in termini di impatto immediato.

 

La sua carriera è costellata solo di vittorie: quattro volte vincitore dell'Eurolega prima di aggregarsi allo staff di Popovich a San Antonio nel 2014. Il tecnico italiano sa bene che sotto l'ala di Pop potrebbe diventare il primo italiano a ricoprire il ruolo di head coach di una squadra NBA. Nelle ultime due estati, Lakers e Rockets hanno entrambe invitato a colloquio Messina come papabile candidato per le loro panchine. 

I suoi giorni a San Antonio come semplice assistente iniziano a sembrare troppi e l'idea di poter modellare una squadra attorno ai talenti di Jackson e Booker di certo non lo lascia indifferente nessuno.

 

E' bene non dimenticare l'interesse degli Spurs per Jackson, che hanno già cercato di ottenere provando a cedere LaMarcus Aldridge e alcune scelte. Se gli Spurs sono interessati ad un giocatore (soprattutto se in compagnia di Danny Ainge e dei Celtics), state pure certi che quello è uno a cui non bisogna rinunciare.

 

Dal punto di vista estetico, Messina sarebbe anche quello in grado di garantire il miglior spettacolo in termini di schemi di gioco. Come Bennett, Messina sa innovare ma ha le sue preferenze.

 

In passato ha anche ammesso la sua predilezione per il gioco degli Spurs, molto simile a quello da lui proposto in campo europeo. Se la scelta ricadesse su di lui, il modello texano sarebbe certamente quello a cui più si ispirerebbe.

 

Messina è solo un anno più giovane di Triano ed è probabile che tra i due possa essere proprio lui a spuntarla. Se questo accadesse, aspettiamoci l'introduzione di una serie di regole ferree, indispensabili per una squadra alla disperata ricerca di disciplina.

 

 

Jay Wright, Head Coach, Villanova

 

Dopo l'esonero di Jeff Hornacek, erano circolate alcune voci di un possibile approdo di Wright a Phoenix, fresco della vittoria del campionato nazionale. Alla fine, la scelta ricadde su Watson, ma se Wright dovesse aver rifiutato la prima proposta non è detto che lo faccia anche con la seconda.

 

Sebbene sembri perfettamente a suo agio a Philadelphia, i Suns potrebbero convincerlo sfruttando il talento di Booker ed alzando l'offerta monetaria. Questo è plausibile se si considera che a fine anno Villanova è destinata a perdere i suoi migliori giocatori - ormai divenuti senior - con cui aveva raggiunto la vittoria lo scorso anno.

Se Wright non considera un cambio di panchina quest'anno, è improbabile che lo faccia in futuro: ora o mai più, insomma.

 

A Villanova ha forgiato una cultura vincente, molto solida e che ha portato la squadra a diventare una delle superpotenze dell'intero college americano. Inoltre, se guardiamo ai vari talenti che sono passati a Villanova, il track record di Wright non ha niente da invidiare ai migliori allenatori del Paese. E' difficile che finisca per accettare il passaggio ai professionisti, ma è vero che le seconde occasioni sono quelle che più fanno vacillare le proprie convinzioni.

 

Solo il tempo ci dirà la verità, ma se i Suns vogliono provare a convincerlo, il risultato potrebbe valere lo sforzo. Quando la dirigenza decise di rimuovere il tag "ad interim" a Watson, spese parole al miele circa la relazione che aveva instaurato con i giocatori. Con Wright questo sarebbe raddoppiato: non solo parliamo di un allenatore dalle grandi basi tattiche, ma anche di un leader capace di formare uomini che si affacciano al basket professionistico.

 

Dal punto di vista difensivo, lo standard si mantiene di alto profilo anche in questo caso: i suoi Wildcats hanno dimostrato nel tempo di essere una squadra solida. Wright è uno di quelli che si aspetta il 100% su entrambi i lati del campo, altrimenti sei destinato alla panchina. Proprio come Kokoskov, potrebbe dare grande energia ad una squadra giovane, con il vantaggio di essere già molto conosciuto a livello nazionale per la sua esperienza al college.

 

 

David Fizdale, Former Head Coach, Memphis Grizzlies

 

Dopo l'esonero di Watson, uno dei primi nomi che sono circolati è stato proprio quello di David Fizdale. Il tecnico californiano è stato il secondo allenatore ad essere esonerato, ovviamente dopo Watson, della stagione. Lui e James Jones - fresco Vice President of Basketball Operations a Phoenix - hanno una storia in comune: il secondo infatti, prima di tornare con LeBron a Cleveland, ha giocato sotto la guida di Fizdale, raggiungendo per tre volte consecutive le NBA Finals. Non mi stupirei infatti se per via di questa connessione, il suo nome fosse in cima alla lista dei Suns.

 

Fizdale vanta anche un'immagine molto positiva nella Lega, in grado di attirare free agent da affiancare a Booker. Basti pensare al giorno del suo esonero dai Grizzlies, quando diverse superstar dell'NBA (LeBron James e Dwyane Wade in primis) hanno pubblicato sui propri profili social messaggi di solidarietà e/o incredulità. 

 

 

Nessuno sembra aver dimenticato come difese i suoi Grizzles durante gli ultimi Playoffs. Il meme "Take that for data!" divenne subito virale: durante un post partita Fizdale, preso dalla frustrazione, sbattè il box score sheet sul tavolo, abbandonando la conferenza stampa in segno di protesta per il trattamento che gli arbitri stavano riservando alla sua squadra durante la serie contro San Antonio. Questo, del resto, è quello che deve fare un coach: difendere la propria squadra.

 

Qualunque sia la ragione del suo esonero a Memphis - che sembra dovuto principalmente alle sue difficoltà relazionali con Marc Gasol - il nome di Fizdale sembra avere tutte le caratteristiche per imporsi. Rispetto agli altri nomi, sarebbe alla sua seconda prova come head coach NBA - sì, dopo un primo fallimento, ma il trattamento riservato da Memphis non sembra rendergli onore, anzi. Con le connessioni giuste a Phoenix ed un roster cucito su misura, le prospettive dei Suns con lui in panchina potrebbero diventare interessanti.

 

La domanda piuttosto è se Fizdale riceverà altre chiamate (e quali), prospettiva alquanto probabile.

 

 

Jay Triano, Interim Head Coach, Phoenix Suns

 

Si chiude la lista ritornando all'attuale coach (sebbene "ad interim").

 

Come già scritto all'inizio, non vi è alcun dubbio sull'impatto che è stato capace di avere su giovani giocatori come Booker, Jackson e Bender.

Dopo un ottimo inizio, abbiamo assistito al più classico dei crolli una volta che il calendario ha iniziato a diventare difficile.

 

Ora come ora la sua scelta non sembra la migliore, ma se i Suns credono che Triano sia l'uomo giusto per trasformare la squadra in una contender nel medio periodo, allora è giusto che venga almeno considerato come opzione.

 

Sarebbe dura per qualsiasi allenatore essere dato in pasto ai lupi dopo appena tre partite da assistente come successo a lui; ma forse Triano, alla luce dei risultati ottenuti, si è meritato una chance.

 

 

 

 

In conclusione: quale nome in questa lista sarebbe la migliore scelta? Difficile dirlo. Tutti e sei sarebbero per motivi diversi ottime scelte.

 

McDonough, GM della franchigia, sembra preparato ad affrontare la selezione, in attesa del finale di stagione... contro Dallas, Memphis e Atlanta, con in palio le migliori percentuali per la prima scelta al prossimo Draft.

 

 

 

 

 

© Bright Side of the Sun

Quella di Bright Side of the Sun è una redazione dell’Arizona dedicata alla franchigia NBA di Phoenix e in collaborazione con Around the Game da giugno 2017. Questo articolo, scritto da Evan Sidery e tradotto in italiano dalla nostra redazione, è stato pubblicato in data 07/03/2018.

 

 

 

 

 

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