Zach LaVine merita davvero il suo contratto?

August 5, 2019

 

©️ Business Casual Basketball

 

 

 

In questo articolo analizzeremo uno dei contratti più discussi dell’NBA, sia in termini di accordo in sé che per quanto riguarda gli effetti sulla squadra oggi e a lungo termine. Come avrete intuito, parliamo del curioso caso di Zach LaVine.

 

Dopo aver ricevuto una discreta offerta contrattuale come restricted free agent nel 2018, i Bulls l'hanno pareggiata e si sono assicurati il giocatore per i loro piani a lungo termine. Completamente ripresosi dal devastante infortunio di due anni fa, Lavine è tornato a volare alto e a realizzare punti con continuità. Sarà davvero all'altezza dell'enorme investimento che i Bulls hanno fatto su di lui? È il momento di analizzare i dettagli per capire come potrà andare.

 

A soli 24 anni, Zach LaVine si è già assicurato un posto fra i giocatori più atletici e polarizzanti degli ultimi anni. Il suo momento di gloria è arrivato allo Slam Dunk Contest del 2015, dove ha mostrato un bagaglio di straordinarie capacità aeree che pochi altri giocatori della Lega possono pensare di eguagliare. Anche l'edizione 2016 è stata leggendaria, con uno sfidante che gli ha fatto davvero sudare la vittoria finale (e che forse avrebbe meritato di vincere), ma il 2015 è stato sicuramente l'anno in cui Lavine si è fatto conoscere al grande pubblico.

 

Il suo talento è passato dall'essere un concetto astratto a potenziale palpabile. Voglio dire, com’è possibile non lasciarsi trasportare da uno spettacolo del genere?

 

 

Dubito che qualcuno abbia visto queste schiacciate senza avere un principio d'infarto.


Da solo, LaVine ha rivitalizzato l’importanza della gara delle schiacciate per due anni consecutivi e ci ha costretti a restare seduti ad ammirarlo, chiedendoci quanto forte sarebbe potuto diventare questo giovane arrivato da UCLA. Negli anni immediatamente successivi, poi, ci ha sicuramente fornito molto su cui riflettere.

 

Zach è rapidamente migliorato come tiratore dalla distanza, partendo da un discreto 34% nella sua stagione da rookie prima di raggiungere il 38% nel suo ultimo anno in Minnesota. Le sue capacità realizzative andavano già ben oltre i limiti di un classico tiratore. Prima della rottura del legamento crociato anteriore a metà della stagione 2016/17, stava segnando con numeri sopra la media vicino a canestro, così come dalla media e dalla lunga distanza. Al suo terzo anno da professionista NBA, si stava trasformando in un realizzatore ideale, con capacità di segnare in tutti i modi possibili.

 

 

 

La sua efficienza vicino a canestro è un po’ calata nel 2016/17, ma ha compensato con netti miglioramenti dalla media distanza. Ha chiuso con una percentuale reale di tiro del 57%, che è ancora il suo massimo in carriera. Ovviamente, ecco che arriva la vera domanda: tutto questo lo rende meritevole dei 19.5 milioni di dollari all’anno che percepirà fino al 2022?

 

Su questo fronte la situazione non era molto chiara, nel momento in cui ha lasciato i Timberwolves; e anche ora, dopo diversi anni, potremmo non avere una risposta concreta. Ma le cose stanno iniziando a diventare più limpide.

 

 

Le risposte del campo

 

Cercando di determinare il vero valore di questo giocatore per una squadra NBA, direi di concentrarci prima di tutto sulla sua capacità principale. LaVine ha sempre dato il suo meglio giocando come guardia con il compito principale di mandare punti a referto.

 

A Minneapolis, la sua missione primaria, il suo primo, secondo e terzo dovere era quello di fare canestro. E, ad essere onesti, ha anche svolto un ottimo lavoro in quest’ambito.
 

 

In questa clip contro Orlando, Lavine mette in evidenza il suo assurdo livello di atletismo, un aspetto che gli dà grandi vantaggi quando cerca di essere aggressivo e di concludere al ferro - cosa che capita piuttosto spesso. Le sue giocate offensive prevedono continui cambi di direzione che costringono il suo marcatore a restare fuori equilibrio. In questo caso, non ha problemi a far sembrare che Evan Fournier abbia le stesse abilità difensive di Enes Kanter.

 

Zach, poi, è anche piuttosto efficiente con la mano sinistra, il che gli permette di concludere su entrambi i lati del ferro. Che stia uscendo da un blocco o che arrivi da un isolamento puro, LaVine può arrivare a tirare da vicino con facilità.

 

E quando i difensori si concentrano troppo sull’impedire la penetrazione, le cose non vanno per il meglio, per loro. Date un’occhiata a Kyle Anderson, noto come ottimo difensore sul perimetro, in quello che dovrebbe essere il suo habitat naturale:
 

 

Ancora una volta, LaVine utilizza il corpo per creare distanza in penetrazione e poi passare a un tiro smarcato da 5 metri e mezzo. Anderson rimane a mangiare la polvere dopo aver perso la corretta posizione difensiva - avendo girato i fianchi così tanto, non aveva speranza di recuperare.


Ovviamente, non possiamo scordarci del tiro da fuori, punto centrale di qualunque set offensivo. Non è timido nel prendersi tiri da tre, e sebbene non sia un tiratore eccezionale, non ci si può permettere di lasciargli spazio, che abbia o meno la palla in mano. Il 17.7% dei suoi tentativi dall'arco è arrivato dal palleggio,  e il 35.5% di questi sono andati a segno, secondo quanto riportato da NBA.com.
 

 

Come dicevo, non è per nulla timido, e a volte si prende il tiro a prescindere dalla marcatura o dalla posizione - e si tratta di un aspetto che può essere negativo o positivo, in base alla prerogativa. Come al solito, poi, c’è anche l’altro lato della medaglia. Purtroppo per Zach e per gli altri T-Wolves con cui giocava, il basket non è il football, e gli stessi giocatori che attaccano devono occuparsi anche della difesa.


Secondo Basketball Reference, nei primi tre anni da professionista di LaVine, Minnesota è stata 30esima, 28esima e 27esima in termini di Defensive Rating. Ovviamente Zach non era l’unico colpevole, ma di certo non era nemmeno la soluzione. L’analisi su questo lato del campo sarà ridotta al minimo, visto che i suoi limiti difensivi sono ben noti. In generale, la difesa di Lavine è sempre oscillata fra il “negativo” e il “molto negativo”, mentre era sul campo. Ha iniziato con un -2.7 nel Defensive Box Plus/Minus al suo primo anno, per poi far segnare un incredibile miglioramento fino ad arrivare a un sensazionale... -1.7. Mi sembra chiaro che sono sarcastico.

 

I Timberwolves e i Bulls sono sostanzialmente venuti a patti con i suoi limiti in difesa e questo va bene, fintantoché LaVine è affiancato da buoni difensori in grado di compensare. Per fortuna, al momento a Chicago c’è un giocatore molto promettente in grado di proteggere il ferro, che risponde al nome di Wendell Carter Jr.

 

Parlando del presente, Lavine quest'anno è migliorato come creatore di gioco. Ha dimostrato di poter fornire tanta capacità nel passaggio quanta è giusto aspettarsene da una shooting guard, ha fatto registrare il suo career high con 4.5 assist a partita e ha chiuso con il 22.5% di assist percentage. Probabilmente non sarà mai in grado di letture avanzate ai livelli di Harden e LeBron, ma è capace di trovare l’uomo libero al momento giusto, il che è abbastanza per il suo ruolo.
 

 

Il semplice schema che Chicago esegue per lui in quest’azione basta e avanza per superare la difesa dei Pacers. LaVine è ritenuto talmente pericoloso da attirare tre difensori, in questo caso. Joseph, Bogdanovic e Collison restano completamente tagliati fuori dopo aver cercato di impedire il tiro e ciò lascia due giocatori, Turner e Sabonis, contro tre dei Bulls. E così Cameron Payne chiude con un comodo jumper.


Ora che abbiamo appurato che Zach LaVine è un giocatore di talento, iniziamo a parlare di soldi.

 

 

Trovare una nicchia

 

Il vero dibattito relativo a LaVine ha avuto inizio l’estate scorsa, quando i Sacramento Kings sono arrivati offrendo un contratto da 78 milioni di dollari in quattro anni perché, diciamocelo, in quel momento non avevano niente di meglio da fare con i soldi a disposizione.

 

Lavine era ai Bulls da una sola stagione ed era ancora grezzo, per non dire di peggio. Una cosa è identificare il valore di un giocatore sottovuoto, ma quando nell’equazione si iniziano a considerare gli infortuni, è difficile determinare il modo migliore in cui agire. Durante il suo contratto da rookie, non aveva ancora dimostrato di meritare un contratto vicino al massimo. I Kings lo sapevano, ma facevano affidamento sulle capacità di Lavine di recuperare e di raggiungere il suo pieno potenziale. Dopotutto, l’unico modo di firmare un restricted free agent è pagarlo più del dovuto, spaventando la squadra che ne detiene i diritti. Speravano che Chicago avrebbe tentennato quanto bastava per portare a casa un giovane realizzatore con molto potenziale, da affiancare a De’Aaron Fox. Ma i Bulls decisero di pareggiare l’offerta e ora LaVine è bloccato per altri tre anni con un salario di 19.5 milioni. Questo lo rende la nona guardia tiratrice più pagata della Lega, e il secondo giocatore più pagato della sua franchigia dietro a Otto Porter Jr.

 

Non ci sono bonus o incentivi in nessun punto. Uno dei benefici di accordi di questo tipo è il fatto che non includono i consueti aumenti annuali del 5% o dell’8%, quindi la naturale salita del salary cap, assieme all’inevitabile crescita del gioco di LaVine, dovrebbe farlo risultare un giocatore molto interessante quando sarà free agent, a 27 anni.

 

La missione entrando nella stagione 2018/19, per lui, era chiara: del tutto ristabilitosi a livello di salute, ora toccava a lui dimostrare alla dirigenza dei Bulls che la scelta di pareggiare l’offerta di Sacramento fosse stata corretta. Ne è risultata la sua miglior annata. Con uno Usage Rate cresciuto fino al 30%, Zach è comunque rimasto molto efficiente.

 

 

Ora la sfida più grande per LaVine e i Bulls è capire dove si colloca rispetto agli altri giocatori NBA. Attualmente è l’opzione numero uno della sua squadra. Tutto inizia e finisce con lui, in termini di vittorie e sconfitte. Questa situazione potrebbe non essere ideale per i Bulls, durante il tentativo di arrivare a lottare per i Playoffs.

 

Il suo stile di gioco e il suo stipendio corrispondono a quelli di giocatori che sono la seconda o la terza opzione in una squadra da Playoffs. Andando avanti, questo potrebbe essere in effetti il ruolo in cui potrà avere più successo.

 

 

Il piano dei Bulls per il futuro

 

Se parliamo di quadro generale, Chicago è in un’ottima posizione, a livello salariale. Non sono molto inclini ad avere contratti enormi a bilancio. Si può essere tentati di far rientrare Porter Jr in quella categoria, ma ha solamente un altro anno garantito a 27.2 milioni di dollari, prima di arrivare alla player option nel 2020/21. Porter Jr ha avuto grandi momenti, come l’aver messo a referto 37 punti il 13 febbraio contro Memphis. In questo momento è pagato più del dovuto, sì, ma solo leggermente. Robin Lopez aveva una cap hold sul salary di 21.5 milioni di dollari, ma quest’estate ha firmato per i Bucks per meno di 5 milioni l’anno. Tutto ciò lascia a LaVine un ruolo di leader. Il suo stipendio non aumenterà finché non otterrà un nuovo accordo nel 2022 e l’anno scorso è stata indubbiamente la stagione migliore della sua carriera - due aspetti che rendono la sua situazione molto interessante. Il suo contratto è molto simile a quello sottoscritto da Victor Oladipo con Oklahoma City nel 2016.

 

I Bulls hanno intenzione di continuare ad aggiustare questo roster fino a trovare la giusta combinazione, e potrebbero esserci meno lontani di quanto pensiamo. Wendell Carter Jr e Lauri Markkanen (con i loro attuali contratti da rookie) promettono di essere, assieme a LaVine, i pilastri della squadra nel prossimo decennio. La squadra, come dimostrato, non è pronta per attirare i grandi nomi fra i free agent; ma per il modo in cui stanno andando le cose, non manca molto al momento in cui sarà una candidata interessante.

 

 

In un certo senso, i Kings hanno davvero fatto un favore ai Bulls, la scorsa estate. Visto che il contratto di LaVine non scala, non c’è per lui la pressione di dimostrarsi meritevole di quegli aumenti. Inoltre, questo lascia più spazio salariale per firmare free agent nei prossimi anni. Il suo compagno di squadra Otto Porter Jr, pagato profumatamente, è un ottimo esempio di ciò che accade quando si viene benedetti con un’offerta di piano salariale nettamente superiore al valore attuale: ha preso aumenti di circa un milione a stagione, il che alla fine ha convinto Washington a spedirlo ai Bulls.

 

Anche il tempismo di quell’offerta dei Kings è stato eccellente. Solamente una manciata di squadre aveva spazio salariale, quindi il numero di potenziali acquirenti era molto ridotto, e Sacramento non era costretta a sopravanzare altre offerte per vincere la corsa. Se LaVine fosse diventato restricted free agent quest’estate, le cose sarebbero andate in maniera molto diversa. 18 squadre avrebbero potuto portare a un contratto da 23 milioni per LaVine, con aumenti annuali del 5%. Questo avrebbe creato qualche problema ai Bulls molto prima del previsto.

 

Tutto sommato, il contratto firmato nel 2018 è molto meno pesante di quanto sembrass a una prima occhiata. Molti hanno pensato che Sacramento fosse fuori di testa (come al solito) offrendo quasi 80 milioni a una guardia atletica che usciva da un infortunio e non aveva ancora dimostrato nulla. Ma dopo un anno i Bulls sono felici di avere in squadra un talento del genere per il futuro.

 

La strada da percorrere è chiara. Continuare a far crescere LaVine per farlo diventare un’ottima terza opzione in una squadra da titolo; godersi altri due/tre anni dei contratti da rookie di Markkanen e Carter Jr; e guardarsi attorno per cercare di acquisire il meglio che diventa disponibile sul mercato. Tutto questo dopo aver chiamato Coby White all’ultimo Draft e firmato Tomas Satoransky.

 

Questa squadra non è ancora una contender, ma le basi ci sono. Zach LaVine ha dimostrato il suo talento negli ultimi 12 mesi e il motivo per cui merita un contratto da 78 milioni di dollari. L’All Star Weekend 2016 rappresenta ancora il suo momento più popolare, per ora, ma presto arriveranno altri momenti memorabili per la sua carriera.

 

 

 

 

 


©️ Business Casual Basketball


Questo articolo è stato scritto da Aaron Washington per Business Casual Basketball e tradotto in italiano da Davide Corna.

 

 

 

 

 

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici anche su

  • facebook-logo
  • instagram-social-network-logo-of-photo-c
  • twitter-social-logotype

Archivio AtG:

Around the Game nasce con l’obiettivo di avvicinare gli appassionati italiani alla pallacanestro NBA, attraverso due tipologie di contenuti: i contributi realizzati e pubblicati dai membri interni della redazione (diffusi a titolo gratuito, senza scopo di lucro, protetti da copyright e soggetti a legislazione vigente in materia di diritti d'autore); e articoli tradotti delle testate estere in collaborazione con AtG, pubblicati e tradotti in italiano dalla nostra redazione. I contenuti del secondo tipo, i cui diritti d’autore appartengono alle testate giornalistiche da cui sono stati pubblicati originariamente, sono pubblicati all’interno della sezione “Traduzioni” e vengono selezionati, tradotti e pubblicati da AtG sono dopo la ricezione da parte delle fonti di esplicito ed esclusivo consenso relativo a questa attività.

Around the Game non rappresenta una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza una periodicità prestabilita. Pertanto, ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001, non può essere considerato un prodotto editoriale. Alcune immagini sono prese da internet e quindi considerate di libero utilizzo, soprattutto nel caso in cui appartenenti alle testate in collaborazione con il nostro progetto. Se un'immagine o un contenuto è di tua proprietà e vuoi richiederne la rimozione, oppure per qualsiasi questione relativa ai diritti d’autore, ti preghiamo di inviare una mail a questo indirizzo: pr.aroundthegame@gmail.com
 

Fondatore e Caporedattore: Andrea Lamperti -  Fondatore e Web Manager: Ferdinando Dagostino

© 2017 by Around the Game.  Prodotto da FerdinandoDagostino.com