Abso-Lou-tely Underrated

April 15, 2018

 

 

Ormai fuori dai Playoffs, è tempo di bilanci in casa Clippers.

 

Le 6 sconfitte nelle ultime 10 uscite di Regular Season hanno tolto dai giochi i losangelini, che per la prima volta dopo sei anni dovranno guardare i PO in televisione. Né squadra né tifosi saranno soddisfatti del mancato approdo in post season, tuttavia, visto come è partita e si è sviluppata la stagione (la prima senza Chris Paul), considerato il numero esorbitante di infortuni e problemi del roster, tenendo a mente la trade che ha stravolto la squadra e portato Griffin lontano dallo Staples Center a febbraio, bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno.

 

La stagione dei Clippers non può essere etichettata come "deludente", ma piuttosto come "sfortunata": il livello della Western Conference quest'anno era infatti molto alto e il record finale dei californiani (42-40) tutt'altro che pessimo - l'anno scorso, ad esempio, sarebbe stato sufficiente per un settimo posto ad Ovest. Coach Doc Rivers ha detto al termine dell'ultima partita (persa contro i "cugini" gialloviola):

 

"Non sono mai stato tanto orgoglioso di una squadra che non ha conquistato l'accesso ai Playoffs nella mia carriera. Solo io e questi ragazzi siamo a conoscenza delle enormi difficoltà che abbiamo dovuto superare quest'anno - molte più di quante non sappia la gente".

 

Le partenze illustri e gli innumerevoli infortuni - cercando sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno - hanno in qualche modo portato qualcosa di buono, ovvero la (ri-)scoperta di quel magnifico giocatore che è Lou Williams.

 

 

6th Man of the Year

 

Dopo aver cambiato sei squadre negli ultimi quattro anni, Lou sembra aver trovato a Los Angeles, sponda Clippers questa volta, il clima ed il contesto giusti per esprimersi al meglio. Ha disputato la sua miglior stagione in 13 anni di NBA, non solo per i numeri che ha fatto registrare ma anche, se non soprattutto, per l’importanza ed il ruolo che è riuscito a ritagliarsi in squadra.

 

 

Le cifre sono di quelle importanti - parliamo di 32.8 minuti di impiego per 22.6 PPG e 5.3 APG, il tutto tirando con il 43.5% dal campo e 35.9% dall’arco – ma, come spesso succede, non raccontano tutto.

 

Sweet Lou quest’anno ha regalato ben 17 partite da 30 o più punti, di cui 4 sopra i 40 ed una addirittura da 50, contro gli Warriors. Non proprio robetta da tutti.

 

 

Nel momento in cui c’è stato bisogno di un leader che prendesse in mano la squadra, Lou Will ha risposto presente. Ha più volte dimostrato il suo potenziale offensivo ed è salito in cattedra quando la palla pesava di più, come ad esempio nell’ultimo quarto.

 

Impiegato mediamente per 9.6 minuti, ha segnato 7.7 punti negli ultimi 12' durate la Regular Season 2017/18, primeggiando in tutta la Lega in questa specialità - posizionandosi davanti a gente come Anthony Davis e LeBron James, che viaggiano rispettivamente a 6.9 e 7.4 di media:

 

 

 

Numeri alla mano è sia il miglior realizzatore che il miglior assistman a disposizione di Coach Rivers, ma, ancora più importante, risulta essere il giocatore fisicamente più affidabile in rosa. Detiene infatti in casa Clippers anche il primato di presenze, 79 su 81 partite disputate, e di minuti in campo, 2589 sui 3893 totali giocati in stagione. Questa affidabilità, proprio per come è andata la stagione, si è rivelata fondamentale nell’economia della squadra, che proprio grazie a lui è riuscita a tenere vive le speranze Playoffs quasi fino alla fine.

 

Tutti questi numeri e l’impatto che è riuscito a garantire uscendo dalla panchina durante l’intera stagione, lo rendono uno dei principali indiziati al titolo di 6th Man of the Year. Perché sì, Lou è il sesto uomo dei Clippers. Nonostante sia partito in quintetto solo in 19 occasioni, ha comunque garantito un grande e costante apporto offensivo alla sua squadra, diventando l’unico giocatore a fornire 20+ punti e 5+ assist di media in uscita dalla panchina dalla ormai lontanissima stagione 1983-1984.

 

Dovesse vincere questo importante riconoscimento raggiungerebbe quota 2 in carriera - raggiungendo così giocatori del calibro di Kevin McHale, Ricky Pierce e Detlef Schrempf e arrivando ad una sola vittoria da Jamal Crawford, che questo premio lo ha vinto ben 3 volte, due delle quali vestendo proprio la maglia Clippers.

 

Di giocatori che incidono in questo modo su una partita partendo dalla panchina ce ne sono davvero pochi e, come ormai è chiaro a tutti, rivestono un ruolo di grande importanza per le squadre di alto profilo che ambiscono all’anello. Basti pensarem andando indietro con la memoria, al peso che hanno avuto giocatori come Jason Terry, Lamar Odom o Emanuel Ginobili nella corsa al titolo delle loro rispettive squadre, per capire l’importanza di avere qualcuno in uscita dalla panchina che possa cambiare le sorti della partita.

 

Una grande occasione è l'unica cosa che è mancata a Williams, perché nelle sue 13 stagioni NBA non ha mai giocato per una franchigia che avesse serie ambizioni per il titolo.

 

 

Abso-Lou-tely Underrated

 

 

“E’ sottovalutato da tutti. Lou è un giocatore di gran lunga migliore di quanto pensassi e sono il primo ad ammetterlo. Ho sempre apprezzato la sua capacità di far canestro, ma non pensavo fosse così letale. In carriera ho allenato grandi attaccanti, ma quello che più apprezzo in Lou è la sua abilità di segnare tanto e di riuscire a farlo velocemente. Non tiene la palla in mano per 15 secondi, segna senza rompere il ritmo offensivo della squadra. E questa è la chiave del nostro attacco”.

 

Queste le parole di Doc Rivers, uno che di talenti offensivi ne allenati in carriera...

 

 

Ha tanti punti nelle mani, non monopolizza gli attacchi della sua squadra e fa sempre il suo. Insomma è un giocatore che, a parte le prime due stagioni in cui ha trovato poco spazio, ha sempre fatto cose apprezzabili e che farebbe comodo a molte, se non tutte, le franchigie NBA.

 

Oggi, a fronte del contratto che ha firmato pochi mesi fa, che lo ha visto rinnovare coi Clippers a 8 milioni l’anno, è diventato anche un affare a livello contrattuale. Sul perché abbia firmato a così poco – per quanto 8 milioni possano essere pochi (!) – si è già discusso molto; quello che è certo, però, è che Williams si trova molto bene in California e ha fiducia nei piani di rebuilding dei suoi Clippers.

 

“Penso di essere un giocatore di qualità, e solitamente i giocatori forti non vengono scambiati”, ha detto Williams. “Capisco che ho firmato un contratto relativamente poco oneroso, ma ero in scadenza e la situazione era allettante per molte squadre. L’anno scorso la situazione era molto diversa, ed è comunque giusto ricordarlo. E’ stato bello quest’anno aver potuto giocare a modo mio, ma ancor più bello è stato farlo qui, dove voglio essere. E’ fantastico sentire questo apprezzamento e sapere cosa sarà ne sarà del mio futuro”.

 

Ci sarà voluto del tempo, ma Sweet Lou ha finalmente convinto (quasi) tutti.

 

Dopo 13 stagioni la voglia di vincere e di rivalsa è tanta, gli anni a referto sono 31, ed una grande occasione sarebbe il coronamento per tutto quello che ha fatto finora. Che sia a Los Angeles o altrove poco importa, quello che è certo è che sarebbe bello vederlo giocare le partite che contano.

 

All-Star game compreso, cui quest'anno - misteriosamente - non ha preso parte (malgrado l'infinita serie di infortuni nel Team LeBron, tra l'altro). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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