All-in dei Rockets? Perché sì, perché no

October 26, 2018

La possibile trade tra Timberwolves e Rockets, che porterebbe Jimmy Butler alla corte di Mike D'Antoni in cambio di giocatori e diverse prime scelte al Draft, offre diversi spunti di riflessione sul futuro di Houston.

 

 

Un nuovo capitolo della storia tra Jimmy Butler e i Minnesota Timberwolves, e soprattutto un possibile punto di svolta, ha preso corpo nella serata di ieri. Secondo quanto riportato da Adrian Wojnarowski (ESPN), infatti, il front office degli Houston Rockets avrebbe inoltrato ai T-Wolves un'offerta di trade per il quattro volte All-Star, che sarà free agent la prossima estate ed è ormai un separato in casa nella franchigia di Minneapolis.

 

Il pacchetto messo sul tavolo da Daryl Morey sarebbe composto da quattro first round pick, precisamente quelle del 2019, 2021, 2023 e 2025 - considerando che le regole dell'NBA non consentono di includere scelte consecutive in un solo scambio (oltre che più di 4 first round pick). Si tratterebbe di chiamate protette al massimo per dodici mesi, sul cui valore tornerò più avanti.

 

Siccome i vice-campioni della Western Conference sono ampiamente al di sopra del tetto salariale, per poter assorbire il contratto di Butler da 20 milioni di dollari dovrebbero cedere almeno $16.5M. Dunque le possibilità più realistiche potrebbero essere composte, oltre che dalle quattro prime scelte, da:

 

- uno tra Marquese Chriss (player option da $4M nel 2019) e Hilario Nene (4.8/anno fino al 2020);

- uno tra Eric Gordon (14/anno fino al 2020) e Brandon Knight (15/anno fino al 2020).

 

E' chiaro che Houston preferirebbe sicuramente includere Nene e Knight, piuttosto che Chriss e Gordon; ma Minnie, nel momento in cui fosse davvero interessata alle scelte, potrebbe pretendere almeno il Sixth Man of the Year 2017 per colmare il vuoto nel roster lasciato dal numero 23. Nelle prossime giornate (ore?) sapremo se le due franchigie troveranno o meno un punto d'incontro.

 

Completando una trade del genere, aggiungendo (e rifirmando) Butler, Houston si troverebbe a titolo immediato in uno scenario ambiguo. Esaltante, per certi versi, e preoccupante per altri. Come in ogni all-in. 

 

 

 

Perché sì

 

E' chiaro che l'occasione creata dalla spaccatura tra Butler e Wolves abbia attirato il "raise" dei Rockets: la guardia/ala ex Bulls, infatti, ha attualmente un valore di mercato drammaticamente ridotto dalle recenti (agghiaccianti) vicende. In Texas andrebbe a comporre insieme a James Harden e Chris Paul quel terzetto che, accostato a Capela, Tucker, Anthony, Green ed Ennis (e quello che resterebbe dopo la trade), sarebbe in grado di mettere nelle mani di coach D'Antoni una macchina ancora più potente in entrambe le metà campo: quello che servirà (oltre all'integrità fisica di CP3...) per rinnovare la sfida, la rivincita, ai Golden State Wariors, ai vertici della Western Conference.

 

Paul, Harden, Butler, Tucker e Capela formerebbero uno strating five fenomenale sia offensivamente sia difensivamente; e "dietro" di loro una second unit composta da Knight/Gordon (o Michael Carter-Williams), Gerald Green, Ennis, Carmelo Anthony e Nene/Chriss. A conti fatti, rispetto all'anno scorso il quintetto potrebbe contare su un All-Star in più e il roster nel suo insieme acquisirebbe profondità. Nella speranza, per Morey, di riuscire a trattenere anche Eric Gordon - che sarebbe, insieme a Melo, quarta/quinta scelta offensiva: niente male!

 

L'inserimento di Butler nel sistema non dovrebbe essere troppo problematico, considerando le sue doti perimetrali (oltre il 35% negli ultimi due anni e un ottimo 39% in catch-and-shoot) e le sua qualità difensive, che gli permettono di accoppiarsi con giocatori di diverso ruolo e taglia - musica per le orecchie di coach Mike. Il tutto oltre alla capacità di guidare l'attacco in assenza delle altre due stelle, di essere un giocatore affidabile nei momenti decisivi e di poter marcare i migliori realizzatori dell'NBA.

 

 

Se c'è una cosa su cui potete scommettere, poi, è la mentalità di "Jimmy Buckets". Piaccia o no il suo comportamento con l'attuale franchigia (e, se vi è piaciuto poco, non siete i soli), ciò su cui non si può dargli torto è quanto detto a proposito della sua leadership, del suo modo di esprimerla, dimostrarla e trasmetterla attraverso l'esempio sul campo. Immaginate a che "voltaggio" potrebbe andare in certi momenti della stagione, quei momenti della stagione, un terzetto CP3-PJ-Jimmy... Sì, ovviamente sto pensando anche agli accoppiamenti con i Warriors - d'altronde, Morey "ci riflette ogni mattina", per sua stessa ammissione.

 

E le scelte? Beh, innanzitutto: quanti GM sarebbero pronti a rinunciare in questo modo a quattro first round pick? Pochissimi sono nella posizione di poterci pensare e forse nessuno, comunque, lo farebbe. Ma quando Daryl ha delle carte in mano, i "fold" sono rari.

 

Nelle sue speranze il valore di quelle scelte non si dimostrerà elevato. L'arrivo di Butler in Texas è abbastanza per garantire maggiori possibilità nell'immediato di vincere il titolo e buone chances quest'estate di trattenere il giocatore (che sarà UFA), cui potrebbe essere offerto un contratto, acquisendo via trade i bird rights, da $165M in cinque stagioni. Dunque, come conseguenza, "blindare" i componenti del quintetto base abbastanza a lungo (almeno fino all'estate 2021) per assestarsi stabilmente ai vertici della Lega, sperando che dalla Baia arrivino notizie incoraggianti per la concorrenza.

 

 

Perché no

 

E se qualcosa, invece, non andasse secondo questi programmi? Se il gioco (lascio a voi la facoltà di decidere se con la G maiuscola o meno) non valesse la candela?

 

Cedere quattro prime scelte significa privarsi di risorse, di merce di scambio (presente o futura), di un "paracadute" e di una base su cui costruire una programmazione a lungo termine. Se la presente situazione salariale già non garantisce nessuna flessibilità e nessuna possibilità in free agency ai Rockets, privarsi di tutte queste scelte limita anche le occasioni per muoversi via trade, oltre che per aggiungere giovani prospetti al roster. 

 

Salary cap intasato per anni, nessun contratto pesante vicino alla scadenza (se non quello di Butler), poche scelte al Draft e un roster molto difficilmente malleabile: tutte le fiches sarebbero davvero sul tavolo - su un progetto tecnico potenzialmente scintillante, certo, ma a cui la franchigia texana legherebbe mani e piedi.

 

 

E' cosa praticamente certa che la loro scelta del 2019 sarà piuttosto tardi nel primo giro. Ma già nel 2021, quando scadranno gli attuali contratti di Harden e Tucker, quando Chris Paul avrà 35 anni (e Jimmy Butler 31), la cosa è meno scontata - anche perché entrano nella discussione tutti i fattori circostanziali legati alle innumerevoli variabili tecniche, personali e fisiche che possono occorrere in tre, lunghe stagioni NBA. E poi 2023 e 2025, off season così lontane...

 

Nell'ipotetico momento in cui il front office di Houston si dovesse trovare a ricostruire il "dopo" di questo ciclo, non disporre delle proprie prime scelte (oltre a non possederne nessuna di altre squadre) rappresenterebbe davvero una partenza con handicap. Tutto questo in nome della speranza - seppur ragionevole, non una certezza - che Butler decida di restare in Texas quando sarà free agent tra dieci mesi. E assumendo che quest'ultimo si dimostri sul campo così meglio di Eric Gordon, che pure ha giocato ad un livello eccezionale nelle ultime due stagioni.

 

 

Conclusioni

 

Considerati tutti i fattori, le implicazioni e i possibili sviluppi, la domanda è: il rischio vale la pena di essere corso, per Daryl Morey?

 

Probabilmente sì. E in ogni caso è un all-in che, personalmente, affronterei senza rimpianti. Essere al livello dei Rockets non capita spesso per una franchigia NBA e mettere il proprio futuro nelle mani di Harden, Paul, Butler e Capela ha perfettamente senso nella loro situazione. Conscio, certo, che se qualcosa, qualsiasi cosa dovesse andare nella direzione sbagliata, il conto da pagare sarebbe salato.

 

Del resto, con questi Warriors (e non solo, guardando sul lungo termine) sono necessarie misure per certi versi estreme. A cui Morey non ha paura di ricorrere, come non ha avuto paura l'anno scorso Sam Presti con Paul George (ha avuto ragione, alla fine), come non ne ha avuta Masai Ujiri con Kawhi Leonard.

 

L'estrema polarizzazione del talento ha cambiato in un certo senso il "modo giusto" di muoversi per i General Manager di questa Lega: spesso chi era sul fondo si è dimostrato più conservativo che in passato nella gestione dei propri asset, mentre ai vertici farsi carico di scommesse ad alto coefficiente di rischio è sempre più ricorrente.

 

Chi va piano, va sano e va lontano? Non ditelo a Daryl, non ditelo a D'Antoni. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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