Around the Lakers: 3 settimane tra (poche) luci e (molte) ombre

November 6, 2018

Un discreto attacco e una pessima difesa nelle prime partite: sono questi i Lakers o è lecito aspettarsi dei cambiamenti? 

 

 

L'attesa per vedere l'inizio di stagione dei nuovi Los Angeles Lakers di LeBron James era indubbiamente elevatissima, i tifosi non stavano più nella pelle dopo 5 anni di anonimato. L'hype era a mille. Dopo le prime dieci partite di Regular Season le premesse sono state rispettate in minima parte e la squadra può ancora essere considerata un cantiere aperto, il record infatti è di 4 vittorie e 6 sconfitte.

 

Forse ci si aspettava, da subito, fin troppo dal roster plasmato da Magic e Pelinka; ma in realtà ogni volta che LeBron ha cambiato divisa, la squadra non è mai partita bene e ci ha messo circa 20 partite per trovare ritmi e spazi corretti - in fondo ci vuole del tempo per abituarsi agli standard altissimi del Re. 

 

La bruttissima sconfitta subita in casa contro Toronto ha spalancato la porta a tutti i dubbi che fino ad ora erano rimasti nel limbo, poiché nonostante i problemi, tutte le sconfitte erano comunque state di strettissima misura. La vittoria a Portland aveva riacceso la speranza, infatti era dal 2014 che i Lakers non vincevano al Moda Center, ma i 42 punti subiti domenica nel primo quarto allo Staples Center, a fronte dei soli 17 segnati, hanno spazzato via le poche cose positive viste fin qui.

 

I problemi sollevati da molti giornalisti al termine della free agency sono emersi rapidamente. Mancanza di tiro da 3 e poca profondità nello spot di 5 hanno causato alcune delle sconfitte maturate fino a qui. L'intuizione di firmare McGee si è rivelata vincente, infatti sta disputando la sua miglior stagione in carriera con 15 punti, 7.7 rimbalzi e 3.6 stoppate a partita, ma il solo JaVale non basta. Zubac non si è dimostrato affidabile, tanto che gli è stato preferito il rookie Jonathan Williams che, nonostante la voglia e l'intensità, mostra dei limiti fisici evidenti.

 

LaMarcus Aldridge in particolare, nella prima sfida contro i Lakers, è risultato semplicemente immarcabile e ha chiuso con 37 punti e 10 rimbalzi. McGee in difesa si sta rivelando insostituibile e Los Angeles senza di lui fa fatica, ma chiedergli di stare in campo, mantenendo questo livello di intensità, per più di 25 minuti è difficile. Il progetto small ball al momento è naufragato; Kuzma da 5 è stato disastroso in difesa e troppo sacrificato in attacco, tanto che, appena schierato nel suo ruolo naturale, ha tirato fuori una prestazione da 37 punti. Così dopo 9 partite di esperimenti falliti, il front office è corso ai ripari, firmando al minimo salariale Tyson Chandler (dopo il buyout a Phoenix), che dovrebbe scendere in campo già in settimana contro Minnesota. 

 

L'aggiunta di un veterano di questo calibro dovrebbe risolvere i problemi difensivi sui lunghi, allungare le rotazioni e garantire un cambio di qualità per McGee. I problemi del roster però non sono solo inerenti al ruolo di centro e le squalifiche di Rondo ed Ingram hanno forse aiutato a farli emergere subito. In assenza del play ex Boston, Lonzo Ball ha brillato particolarmente, facendo registrare sempre almeno 12 punti 6 rimbalzi e 6 assist; mentre quando è stato costretto a spartire i minuti con Rajon, il suo rendimento è calato drasticamente, con dei blackout alquanto preoccupanti.

 

 

Walton ha proposto quintetti con Lonzo, Rondo e James insieme. Inutile dire quanto l'ex UCLA abbia sofferto senza la palla in mano, quanto si è rivelato poco decisivo "off the ball": il gioco deve passare dalle sue mani.

 

Questo problema in cabina di regia rischia di non trovare soluzione. Si parla pur sempre di un giocatore al secondo anno, con solo 50 partite giocate da rookie. Pretendere risultati immediati per una squadra normale sarebbe prematuro, ma a LA non ci si può permettere questo lusso e Ball deve trovare subito continuità; o non passerà molto tempo prima che venga etichettato come "bust" e inserito in tutti i rumors sulle trade. 

 

Il dualismo Hart/KCP, invece, è stato risolto subito grazie alle evidenti differenze di rendimento dei due. Il primo ha fatto intravedere un potenziale notevole, che forse in pochi si aspettavano. Il prodotto di Villanova è attualmente il secondo miglior tiratore dalla lunga distanza con il 43% su 4.9 tentativi (il primo, a sorpresa, è Rondo con il 50% e 2.3 tiri tentati). Caldwell-Pope oltre ai problemi al tiro (26% da 3), non ha trovato una propria dimensione in questo roster e pare un corpo estraneo rispetto al resto della squadra. I suoi problemi derivano anche dallo scarso coinvolgimento offensivo, che penalizzano certamente una guardia con le sue caratteristiche. Nel video possiamo vedere tutte le sue difficoltà anche solamente a tentare di ricevere la palla:

 

 

Brandon Ingram e Kyle Kuzma erano chiamati a fare un ulteriore step per affiancare LBJ nei compiti offensivi. Le aspettative erano tutte per Ingram come secondo violino e scudiero del Prescelto, mentre c'era qualche dubbio in più sul reale potenziale di KK. Dopo 10 partite sembra completamente l'opposto, con Kuzma compagno perfetto per LeBron, mentre BI deve ancora dimostrare di poter essere quel realizzatore da 20 punti a partita intravisto a sprazzi. La squalifica non ha certamente aiutato, togliendo ritmo nelle gambe all'ex Blue Devil, ma non può certamente essere una scusa. 

 

Per quanto riguarda gli altri: Stephenson se tenuto sotto controllo può dare il suo e spaccare le partite; Beasley è al momento fuori dalle rotazioni e il suo futuro potrebbe essere altrove già dopo dicembre; Wagner è appena rientrato dall'infortunio e dovrebbe essere inserito gradualmente, mentre Mykhailiuk ha giocato una manciata di minuti con discreto impatto, ma al momento non c'è tanto spazio per lui nelle rotazioni. 

 

  

LeBron James nella sua nuova realtà

 

Con l'arrivo di James a Los Angeles tutto è cambiato per lo young core, che adesso subisce per forza di cose forti pressioni da parte di tutto l'ambiente. Ma quanto è cambiato per LeBron?

 

Apparentemente tutto. Prima volta nelle Western Conference e prima volta senza avere altre superstar al suo fianco. Certamente nell'accettare la proposta di Magic Johnson si sarà reso conto delle possibili (e probabili) difficoltà iniziali, e sicuramente si sarà preparato ad un inizio lento. Anche se forse è stato più duro del previsto.

 

Dal punto di vista del gioco, il fatto di non essere circondato da specialisti dall'arco e di non essere l'unico creatore sono cambiamenti molto rilevanti e anche per lui può non essere un passaggio scontato. Dal punto di vista statistico nulla da eccepire. 26.8 punti, 7.7 rimbalzi e 7.6 assist sono dati mostruosi e in linea con la scorsa stagione. Dal punto di vista del riscontro sul campo, invece, per ora c'è qualche differenza: stiamo pur sempre parlando dell'inizio della Regular Season, ma sta giocando a marce particolarmente basse. L'atteggiamento e il body language non sono confortanti, a LA si aspettavano un trascinatore, ma per adesso il James salvatore della patria non si è visto. Un dato su cui riflettere è il plus/minus di squadra con (-30) e senza (+21) LeBron in campo.

 

Qualche incertezza anche nei finali di partita, in cui non è stato assolutamente "clutch", sbagliando liberi decisivi o perdendo palla. In difesa sta risparmiandosi parecchio, per usare un eufemismo, e spesso il suo close out è tardivo o non arriva, concedendo un tiro aperto. In transizione è sempre inarrestabile ed è perfetto per il modo di giocare di questi Lakers. Al tiro, i lievi cambiamenti nella tecnica lo stanno aiutando: la sua meccanica adesso è veramente impeccabile, e dalla media e lunga distanza i benefici sono evidenti.

 

La presenza di uno come LeBron in squadra si sente, eccome. Sta già influenzando i giovani: se e quando troveranno la chimica giusta, i Lakers saranno un avversario in grado di giocarsela e vincere con tutti. Ma ad oggi non sono neanche lontanamente in grado di competere con le prime della classe.

 

 

I nuovi principi di gioco: cosa funziona e cosa no

   

Al momento, infatti, il quadro è molto preoccupante, soprattutto in difesa.

 

Partiamo dai dati positivi: i Lakers sono primi per numero di tiri realizzati e per numero di tiri da 2, sono terzi per punti segnati e quarti per "pace". In tutte le altre categorie sono nettamente nella parte bassa dei ranking - in particolare sono 20esimi per la percentuale da 3, 29esimi per punti subiti, 26esimi per palle perse e 27esimi per rimbalzi concessi. Con questi dati vincere diventa assai complicato. 

 

Le ragioni sono dovute al tipo di gioco inculcato da coach Walton, che prevede un ritmo elevatissimo e la fase di transizione sfruttata al massimo, cosa che genera tanti punti rapidi ma anche tante palle perse. L'attacco in transizione (video sotto) è l'opzione primaria e quella che genera il maggior numero di punti.

 

 

Tutto parte dal rimbalzo e dalla difesa. Il problema è che i Lakers non sono eccelsi in questi fondamentali e concedono spesso doppi e terzi possessi agli avversari. La conduzione del contropiede però è eccezionale. Scolastica ma incredibilmente efficace. Pochi palleggi e palla che viaggia per lunghe distanze, con l'uomo che "scappa". Sono la migliore squadra per punti in contropiede: 23.4 a partita - come paragone, l'anno scorso la prima squadra era Golden State con 18.8.

 

I problemi grossi arrivano a difesa schierata.

 

L'attacco a metà campo è praticamente inesistente ed è basato per il 90% da un pick and roll centrale molto prevedibile, la cui opzione primaria è il lob per McGee o lo scarico in angolo (video sotto, azioni 3 e 4).

 

Il restante 10% viene occupato malamente dall'unico schema presente nel playbook di Walton, ovvero l' "1-4 high"(azioni 1 e 2), che consiste nello schieramento alto, alla linea del tiro libero, di tutti i giocatori eccetto il playmaker, che dopo aver passato la palla su un lato prende il blocco del lungo sul gomito. Questo gioco era usato sia da Walton ai tempi di Arizona sia da James ai tempi dei primi Cavs, ma è uno schema molto elementare, che può dare uno scarso contributo sul lungo periodo. La soluzione più semplice porta allo "UCLA cut" e alla ricezione del primo tagliante dopo il blocco. Nel video possiamo vedere KCP, nella partita contro Dallas, che dopo aver passato la palla sul lato, sfrutta il blocco e riceve senza che ci siano giocatori in aiuto, perché tutti impegnati all'altezza della linea del tiro libero. Le altre soluzioni sono variegate, perché questo gioco lascia molta libertà di interpretazione ai giocatori: dalla palla sotto al ribaltamento del lato per l'uscita del tiratore.

 

 

L'attacco non è dei migliori, ma nonostante ciò produce tanti punti, più che sufficienti a vincere le partite se la difesa fosse anche solo nella media. Difesa che è il vero punto dolente, soprattutto per una squadra che era stata costruita proprio in ottica difensiva, con la possibilità di cambiare su ogni blocco.

 

Non solo la strategia di switch non sta funzionando, ma neanche i principi più basilari in questa metà campo vengono rispettati. Non c'è un sistema di aiuto e recupero funzionante. E spesso, dopo aver battuto il primo uomo, il palleggiatore va fino al ferro senza problemi. McGee sta avendo 3.6 stoppate di media, ma non si può basare un sistema difensivo sulla speranza che ci sia sempre il centro a togliere tutti dai problemi. 

 

A LA bisognerà rimboccarsi le maniche. Un'altra stagione senza Playoffs non è tollerabile da proprietà, ambiente e tifosi. Luke Walton deve dimostrare di meritarsi il posto che occupa - c'è da ricordare che non fu scelto dall'attuale front office e nonostante le dichiarazioni di fiducia di Magic, è lui il primo da sacrificare se i gialloviola non riuscissero a cambiare marcia.

 

LeBron James, invece, deve "semplicemente" dimostrare di essere il più forte. Per farlo ha scelto di giocare su quel parquet che fino a poco tempo fa era del beniamino dei tifosi di Los Angeles. Ad Ovest, però, la concorrenza è agguerritissima e non arrivare ai Playoffs sarebbe una sconfitta. 

 

L'inizio non è stato entusiasmante ma la squadra ha il potenziale per disputare una postseason di rilievo: sta a Walton saperlo sfruttare. Poi ci sarebbe il numero 23, la storia recente ci insegna che non conviene mai scommettere contro di lui. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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