Around the Lakers: punto di non ritorno?

March 1, 2019

La stagione è aggrappata ad un filo e potrebbe essere il primo grande fallimento della nuova gestione. Riusciranno i Lakers a risorgere o sprofonderanno sempre di più?

 

 

L'All Star Break non è servito a ricompattare la squadra dopo la Trade Deadline. La vittoria contro Houston è stata un singolo lampo nell'oscurità, che ha dato l'illusione a tutti che i Lakers avessero finalmente cambiato marcia. Invece sono arrivate due sconfitte sanguinose per la classifica, per il morale e per il gioco espresso. A rovinare ancora di più l'atmosfera sono state le parole di LeBron nel post gara della sfida con Memphis. Per fortuna di Los Angeles è arrivata la vittoria contro New Orleans nella partita casalinga. 

 

Le possibilità di arrivare ai Playoffs non sono ancora tramontate, ma ormai le agenzie di scommesse puntano sui Lakers fuori dalle prime otto piazze ad Ovest. Los Angeles è una realtà a sé stante e infatti è nato un caso-LeBron, di cui abbiamo parlato qui, per cui non ci dilungheremo troppo. Se contro Memphis si era raggiunto un picco negativo per quanto riguardo l'effort difensivo, nella partita con i Pelicans ci sono stati segni di miglioramento, soprattutto come atteggiamento e linguaggio del corpo. In più James ha segnato la tripla decisiva sul 120-117, che ha raddoppiato il vantaggio e assicurato la vittoria.

 

I problemi, tuttavia, non sono stati risolti: la transizione difensiva è ancora pessima e l'assenza di Lonzo Ball comincia a farsi sentire, infatti il defensive rating è passato da 106 a 116 durante l'assenza dell'ex UCLA. Il gioco latita e vive di fiammate individuali, tranne qualche sprazzo di showtime - come hanno potuto vedere i ventimila tifosi dello Staples quando Kuzma e LBJ hanno in rapida sequenza messo su uno show di schiacciate. 

 

 

Luke Walton non è ancora riuscito a trovare una soluzione per quanto riguarda le rotazioni e i cambi di lineup ormai sono una costante.

Tra i pochi punti positivi invece ci sono le prestazioni offensive di Brandon Ingram e Kyle Kuzma, che hanno decisamente cambiato marcia dopo l'All Star Game, forse anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Il prodotto di Duke sta viaggiando a 27.8 punti con il 56% dal campo nelle ultime quattro partite. Cosa ancora più incoraggiante è certamente il 54% da tre con 2.8 tentativi a partita. Il problema di Ingram è sempre stato il tiro dall'arco e se dovesse migliorare in quel fondamentale potrebbe davvero fare il salto di qualità.

 

Altro dato significativo è la net efficiency: a parte LeBron James, solo i componenti dello young core hanno un dato positivo, mentre i veterani, che erano stati voluti per mentalità ed effort difensivo, non stanno dando i risultati sperati, avendo tutti come minimo -4.

 

Reggie Bullock sembra essersi integrato subito ed effettivamente era un giocatore necessario; altrettanto non può dirsi di Muscala, il cui contributo non è certamente stato rilevante e col senno del poi ci si domanda se abbia avuto senso sacrificare Zubac.

 

I Lakers e James sono chiamati all'impresa, infatti per qualificarsi ai Playoffs è necessario vincere almeno 15 delle 21 partite rimanenti e potrebbe anche non bastare. Il calendario, per di più, è il terzo più complicato da qui alla fine delle stagione, con molte partite contro squadre di alta classifica - come Bucks (due volte), Toronto, Golden State, OKC e Denver. Cruciali saranno gli scontri diretti con i Clippers, infatti perdere le due partite contro i cugini significherebbe dire addio a ogni chance di post-season. 

 

La stagione dei Lakers è deragliata malamente con l'infortunio di James e con la mancata trade per Anthony Davis. Se non dovessero qualificarsi ai Playoffs sarebbe un fallimento completo per Magic Johnson e Rob Pelinka, che a quel punto dovranno per forza di cose andare all-in. I segnali in ottica free agency non sono confortanti e l'unica speranza pare sempre di più Kyrie Irving, che a Boston sta vivendo un momento difficile. 

 

Ball, Ingram e Kuzma, seppur giovani, hanno dimostrato di essere un valore aggiunto e non solo merce di scambio. Sacrificarli troppo presto sarebbe un errore di cui il front office potrebbe pentirsi - come accaduto per Randle e Russell, che usciti da LA hanno iniziato un percorso di crescita notevole. 

 

A Los Angeles, come ribadito recentemente da Kobe Bryant, esistono solo due risultati: titolo o fallimento. Non esistono altre vie. La pressione è elevata e urge vincere quanto prima. In fondo, nonostante i risultati immensi nella sua carriera, LeBron James potrebbe scoprire sulla sua pelle cosa significa deludere i tifosi di una delle squadre più seguite al Mondo. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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