Around the Lakers: sulla giusta via

November 20, 2018

Un netto miglioramento dopo l'inizio a rallentatore. Ancora qualche incertezza di troppo e giocatori in ombra, ma il vero LeBron sta tornando. 

 

 

 

Dopo la disfatta con Toronto c'è stato un cambio di passo netto. Cinque vittorie e una sconfitta, contro Orlando - che può essere interpretata più come un turno di riposo, piuttosto che come un passaggio a vuoto: era la prima partita di un back-to-back in Florida e la partita dell'ex per LeBron James a Miami avrà sempre la priorità. 

 

La differenza si è vista. 51 punti con 6-8 da tre: James ha dato una dimostrazione di forza. Quando gioca per davvero i Lakers sono un'altra squadra. La stessa cosa si era verificata con Portland, quando aveva segnato 44 punti con 10 rimbalzi e 9 assist. 

 

James è il vero ago della bilancia per questa squadra. Quando aumenta di intensità, soprattutto in difesa, Los Angeles può essere considerata una contender. Quando, invece, si risparmia, succede come a Orlando: 130 punti subiti e garbage time per tutto il quarto periodo. Forse LeBron sta ancora mettendo alla prova i giovani e sta cercando di capire su chi può fare affidamento. Tutti probabilmente credevano che lo young core fosse più pronto, invece di strada da fare ne manca ancora.

 

Tyson Chandler si è rivelato essenziale. Non è un caso che con il suo arrivo sia partita subito una striscia di 4 vittorie consecutive, con tanto di stoppata decisiva contro Atlanta. Il lavoro del veterano si fa sentire in difesa, ma non meno in attacco, dove la qualità dei blocchi è aumentata sensibilmente. Le percentuali, non per niente, sono cresciute. Così come la qualità del pick and roll.

 

Avere due centri come McGee e Chandler è un lusso che poche squadre possono permettersi, infatti sono degli elite player come rollanti: si trovano rispettivamente nel 95° e 86° percentile per punti generati da pick and roll. 

 

Il problema numero uno al momento è Lonzo Ball. Nonostante il grande effort difensivo (video sotto), in attacco non solo non è migliorato, ma sembra quasi regredito rispetto all'anno scorso.

 

 

La tendenza della passata stagione vedeva per il numero 2 delle ottime percentuali in trasferta e pessime in casa, soprattutto dalla lunga distanza. Adesso succede il contrario: 51% allo Staples contro il 15% lontano dalle mura amiche.

 

La produzione offensiva della point guard è limitata al solo tiro da tre. Al college era un ottimo penetratore e arrivava al ferro con facilità, nonostante le doti da ball handler nella media. Adesso pare che abbia rinunciato ad attaccare. La sua incredibile visione di gioco, i suoi upside difensivi e la sua dote da rimbalzista perdono valore se pensiamo che spesso non è una minaccia credibile per le difese avversarie.

 

Con Rondo fuori per oltre un mese, questa è la grande occasione per Lonzo per dimostrare a tutti che può tornare ad essere quel giocatore splendido che si era visto a UCLA. Nelle ultime sei partite, però, sta tenendo 4.6 punti di media.

 

L'altro problema si chiama Brandon Ingram. Qui il punto non sono i numeri, ma la compatibilità con LeBron e con il tipo di gioco che propone coach Walton. Non è migliorato particolarmente nel tiro da tre e questo lo limita dove dovrebbe eccellere, dal mid range. Purtoppo spesso sbaglia lettura ed esagera, prendendo un tiro forzato in isolamento. La chimica con James deve essere trovata al più presto. 

 

Non a caso Lonzo e Ingram sono i due giocatori che tagliano meno nel roster dei Lakers: prima della partita contro Orlando il numero dei tagli effettuati era rispettivamente 9 e 6. Decisamente troppo poco. Se in attacco possono essere ancora un problema, di certo non lo sono in difesa, dove insieme ad Hart sono i migliori interpreti. Le cinque vittorie dei Lakers sono arrivate grazie a prove difensive maiuscole. Nelle ultime cinque W la media di punti subiti è infatti di soli 103. Questi due giocatori sono così preziosi in difesa che i Lakers per il momento non possono farne a meno, perciò è fondamentale che Walton cerchi di integrarli nei giochi al più presto. 

 

Kuzma, come Ingram, deve ritrovare consistenza; le percentuali da tre sono lontane da quelle dello scorso anno (sta tirando con il 29.6%), ma dimostra di essere una buona opzione per i Lakers soprattutto quando taglia sulla linea di fondo. KCP, in netta ripresa, sta giocando bene e tirando con ottime percentuali. Il season high contro Miami (19 punti) è una bella reazione rispetto al pessimo inizio. 

 

LeBron James ha giocato due partite da LeBron James e i risultati si sono visti: due vittorie contro squadre quotate come Portland, che è in testa alla Western Conference, e Miami.

 

Quando il Re non gioca, allora cominciano i problemi: non c'è ancora un altro giocatore in grado di trascinare la squadra quando non spinge. La crescita dei Lakers passa per forza di cose dai giovani, perché quando LBJ è in serata in pochi possono qualcosa e con un tiro da tre così solido, anche dalla lunghissima distanza, le altre 29 squadre sono avvisate.

 

 

Oltre ai miglioramenti individuali, anche collettivamente si sono fatti piccoli passi avanti. Il Defensive Rating è leggermente cresciuto, sono diminuiti i punti concessi agli avversari e la percentuale del tiro da tre è salita - adesso i gialloviola tirano con il 36.1% che vale un 11° posto per la classifica del tiro dietro l'arco. 

 

Dal punto di vista del gioco, poco è cambiato: ancora tanta transizione e a difesa schierata si vive di 1c1 e pick and roll. Molto è lasciato al talento dei singoli, ma quando le cose non vanno, come contro i Magic, l'imbarcata è dietro l'angolo. Walton deve trovare qualche altra soluzione che aiuti la squadra ad uscire dai momenti di crisi. 

 

Il record è 9-7, a due sole vittorie da Portland prima. Con la mini-crisi dei Warriors e soprattutto un'incertezza generale nella Western Conference, forse non è prematuro sognare e sperare in un buon piazzamento al termine della Regular Season.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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