Around the Rockets: sulle montagne russe

December 4, 2018

Dopo un quarto di stagione regolare i Rockets devono ancora ritrovare la via che li ha resi i contender più temibili dei Warriors negli ultimi due anni.

 

 

Prima di ieri sera (sconfitta 103-91 in casa Timberwolves) le ultime due partite avevano riportato il sorriso sotto il baffo di Mike D’Antoni. Due vittorie contro Spurs e Bulls - sì, ok, non esattamente gli avversari più ostici, per ora - e un record che è tornato quasi al 50%. Al momento sono al non invidiabile 12esimo posto in quel ginepraio della Western Conference. Il peggio, però, sembra alle spalle. Sembra...

 

Sì, perché dopo un inizio orribile, il Barba e compagni sembravano finalmente aver rialzato la testa con una striscia di cinque vittorie consecutive, ai danni tra gli altri di GSW, Nuggets e Pistons, tutte squadre con record positivo. Da lì in poi di nuovo un blackout allarmante, caratterizzato da quattro sconfitte - una persino contro i Cavaliers, ultimi della classe - una dopo l’altra, culminate con il blowout casalingo contro Dallas di settimana scorsa.

 

Troppi alti e bassi. Houston si sta facendo un giro sulle montagne russe e sembra non volerci scendere.

 

Qualcosa nel giocattolo di D’Antoni e Morey sembra essersi rotto. L’attacco gira, più o meno come nella passata stagione, nonostante qualcosa vada rivisto, e ci entreremo più nel dettaglio. A preoccupare però è la difesa. Il defensive Rating è calato terribilmente dalla passata stagione: dal 106.1 - che valeva il quinto posto nella Lega - al 113.3 di questi primi due mesi. 24 squadre fanno meglio di loro. Le cause sono molteplici. Dal mercato, col senno del poi, fallimentare di questa estate, al problema degli infortuni.

 

Con l’addio di Ariza e Mbah a Moute, i Rockets sono rimasti con un unico vero specialista difensivo, PJ Tucker, a tenere su la baracca.

I numeri parlano chiaro in suo favore: quando è in campo l'Offensive Rating avversario è 114.8 - male, non c’è altro da aggiungere; ma quando riposa il dato raggiunge i 123.4 punti per 100 possessi. A risentire della sua assenza sono pure la percentuale di palle perse avversarie per cento possessi - 16.9% on court, 13.4% off court - e l’offensive rating di squadra - da 119.0 a 113.7. PJ è il giocatore perfetto per questo sistema, perché oltre a essere un eccellente difensore, in grado di switchare sempre, le sue abilità balistiche - 42.3% da tre in queste 22 partite - aprono spazi nella metà campo offensiva. Capacità fondamentali per far funzionare a dovere il D’Antoni System.

 

Ariza e Mbah a Moute hanno lasciato un vuoto difficile da colmare. Anche loro esperti difensivi e con efficienti qualità dalla distanza, erano i pezzi perfetti nel puzzle dei Rockets 2017-18. Un dato in particolare certificava l’importanza dei due veterani, ora uno ai Suns e l’altro ai Clippers, e ne sottolinea le abilità difensive. Nel contenere le situazioni di isolamento, con entrambi sul campo, i Rockets della passata stagione concedevano 0.83 punti per occasione: nessuno meglio di loro. Con entrambi fuori dal campo il dato saliva a 1.00 punti, il che li relegava al 28esimo posto nella Lega.

 

Sostituirli non era certo semplice per Daryl Morey. Di spazio salariale, dopo la firme di Paul e Capela, ce n’è veramente poco. Al di là del fallimento dell’esperimento Carmelo Anthony, che tutto sommato valeva la candela, se non altro per il contratto al minimo salariale per un anno, il peccato originale è stato non cercare giocatori con caratteristiche simili ai due partenti. L’unica eccezione è James Ennis, che si è rivelato francamente un’inaspettata e dolce sorpresa per i tifosi texani.

 

 

Per il resto, però, il mercato non ha portato i frutti sperati.

 

Da Phoenix sono arrivati Chriss - riuscirà mai a mostrare tutto il suo potenziale? - e Brandon Knight, che non ha ancora visto il campo per il persistere di un problema al ginocchio che si porta dietro dalla passata stagione. Michael Carter Williams finché non migliorerà le sue pessime percentuali al tiro farà parecchia fatica a trovare spazio in questa NBA, figuriamoci nello scacchiere di Houston. Gli ultimi due arrivi oltetutto sono stati pensati probabilmente per far tirare il fiato a Paul e farlo arrivare al massimo durante la post season. Per ora, evidentemente, il progetto è fallito: nelle partite in cui è sceso in campo, CP3 ha giocato più minuti e avuto uno usage rate maggiore rispetto alle medie della scorsa annata.

 

Il problema principale è che i Rockets si trovano nella situazione di dover ritrovare gli equilibri della passata stagione. Devono ritornare ad essere la macchina perfetta capace di chiudere la Regular Season con il miglior record della Lega. E per far fronte a questa condizione, ora come ora, i texani si devono appoggiare alle vere certezze: Harden e, appunto, CP3.

 

Il loosing effort del Barba contro Washinghton è emblematico. Nonostante i suoi 54 punti a referto è arrivata una sconfitta. Prima di allora, quando l’ex Oklahoma aveva segnato almeno 50 punti, il record di squadra recitava 7-1. Se, pur con tutte le attenuanti del caso derivanti dall’infermeria piena, 50 e passa punti di Harden non bastano a superare questi Wizards... qualcosa non va.

 

Per ritornare allo status che gli spetta, quello di legittimi contender, è stato persino richiamato alle armi Jeff Bzdelik, l’associate coach delle ultime due annate, guru difensivo del cambio sistematico sempre e comunque, che si era ritirato, un po’ a sorpresa, questo settembre.

 

Una filosofia difensiva che richiede tanto lavoro sul campo alle spalle, esperienza e comunicazione. I giocatori devono metabolizzare e fare loro certi meccanismi. Tutto deve essere eseguito alla perfezione e all’unisono, altrimenti il primo errore viene pagato. Il mix di partenze, nuovi arrivi e infortuni ha minato quelle sicurezze che si erano instaurate nella metà campo difensiva.

 

Di lavoro da fare ce n’è in abbondanza, tuttavia coach Mike può vedere il bicchiere mezzo pieno. I motivi sono molteplici.

 

Harden è sempre il solito Harden. Paul sta tornando in forma, dopo un inizio travagliato. Siamo solo a un quarto della stagione regolare. Ennis sta sostituendo egregiamente Ariza. I rookie Clark e Hartenstein, che in condizioni “normali” difficilmente avrebbero visto questo impiego, non stanno sfigurando.

 

I lungodegenti Nene, Green e Knight dovrebbero finalmente tornare a disposizione, chi prima chi poi. Eric Gordon, al 26% dalla lunga contro un 36% in carriera, peggio di così, onestamente, non può fare.

 

Last but not least, la loro nemesi, i Golden State Warriors, non se la passano poi tanto meglio ultimamente. Anche loro, vero, falcidiati dagli infortuni, hanno però mostrato qualche crepa preoccupante all’interno dello spogliatoio. Se dovessero portarsi dietro questi problemi fino ai Playoffs, non poterne approfittare sarebbe un peccato capitale.

 

È giunto il momento di scendere dalle montagne russe e ritrovare se stessi. Quantomeno per non avere rimpianti a fine stagione.

 

 

 

 

 

 

 

 

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