Around the Sixers: c'è un nuovo sceriffo in città

November 17, 2018

 

La trade con Minnesota ha portato a Philadelphia Jimmy Butler, la tanto agognata superstar richiesta da coach e tifosi: basterà per arrivare alle NBA Finals?

 

 

 

La ricerca iniziata la scorsa estate ha avuto i suoi frutti l’ultimo week-end, quando Sixers e Timberwolves hanno portato a termine la blockbuster trade di cui tutto il mondo NBA sta parlando. Coach Brett Brown ha ottenuto così ciò che voleva e che aveva espressamente richiesto dopo l’eliminazione negli scorsi Playoffs: una terza stella da affiancare al duo Simmons-Embiid in grado di colmare il gap con le altre superpotenze della Eastern Conference.

 

La caccia estiva ai pezzi pregiati presenti sul mercato, vale a dire LeBron James e Kawhi Leonard tra gli altri, aveva difatti lasciato la dirigenza di Philadelphia a mani vuote, nonché una certa sensazione di incompletezza. La serie con Boston aveva lanciato segnali di allarme chiari, acuitisi dopo l’inizio di stagione: quel roster non era pronto ne adatto a competere per il titolo.

 

Butler rappresentava l’occasione perfetta dunque, e a ben vedere anche l’ultima - difficile vedere altri giocatori del calibro spostarsi prima della prossima estate - per portare a casa una superstar e competere fin da subito. Certo, LeBron e Kawhi erano le prime scelte, ma Jimmy è uno dei primi 10/15 giocatori nella Lega, in grado di fare la differenza su entrambi i lati del campo; a questo punto della stagione è in assoluto il meglio che Philly potesse trovare, e se l’obiettivo preposto dalla franchigia è vincere ORA e nel prossimo futuro, come la trade certifica, questa mossa era necessaria.

 

 

 

Jimmy porta quello che mancava ai Sixers

 

I limiti della squadra erano e sono tutt’ora evidenti. I numeri parlano chiaro e rendono bene l’idea di quanto fosse necessario introdurre un giocatore con determinate caratteristiche.

 

Le statistiche che descrivono il rendimento della squadra nell’ultimo quarto e nel cosiddetto clutch time - ovvero gli ultimi cinque minuti o l’overtime di una partita decisa da 5 o meno punti di differenza - sono eloquenti e descrivono un trend che coach e dirigenza hanno tutto l’interesse ad invertire il più presto possibile.

 

Mentre nella scorsa stagione questi numeri erano più che ottimali, con Phila che si piazzava al quarto ed al terzo posto per quanto riguarda Offensive Rating e Defensive Rating in situazioni clutch, nella scorsa edizione dei Playoffs ed in questa prima parte di campionato si è assistito ad un vero crollo verticale.

 

Nella scorsa postseason erano rispettivamente al decimo e undicesimo posto (su 16 squadre chiaramente) e quest’anno addirittura al ventiduesimo (100.0) e ventunesimo posto (115.2). 

 

 

 

L’aggiunta di Butler da questo punto di vista sembrerebbe proprio essere la più azzeccata; come nella scorsa annata, così anche in quella attuale si sta confermando come uno dei marcatori più prolifici sia nel “crunch time” che nel quarto periodo nel suo complesso: 8.1 punti di media quest’anno e 6.7 lo scorso nell’ultimo quarto - ottavo miglior dato in assoluto - e 4.3 punti di media nelle clutch situations nel 2017/2018.

 

Il cambiamento come normale che sia non sarà immediato e infatti alla prima di Jimmy “Buckets” in maglia Sixers l’ultimo quarto sia suo che soprattutto dell’intera squadra è stato un vero disastro (35-19 di parziale per Orlando e vittoria Magic 111-106), confermando in pieno l’andazzo stagionale. Non bastano due allenamenti affinché il corpo estraneo si ambienti appieno nel nuovo organismo, ma una volta accaduto sarà interessante scoprire quali nuove alternative verranno esplorate nei momenti cruciali delle partite.

 

Su tutte penso al pick&roll, una delle situazioni di gioco più comuni nell’NBA moderna, ma poco utilizzato da Philadelphia sia per le caratteristiche dei giocatori sia per lo stile di gioco scelto dallo staff tecnico. Analizzando i dati della scorsa stagione è evidente sia la reticenza dei giocatori di Philly ad avventurarsi in questo tipo di giocata, sia la scarsa efficienza di questi ultimi: solo Simmons e McConnell l’hanno giocato con una frequenza vicino al 30% dei loro possessi, ma con risultati assai mediocri (dati che si riferiscono al palleggiatore, non al bloccante). Simmons in particolare dai 5.3 possessi di media giocati generava solo 4.3 punti, piazzandosi nel 51esimo percentile della Lega.

 

Al di fuori dei due portatori di palla, nessun altro giocatore ha raggiunto il 12% di possessi giocati in questa maniera; ma con l’arrivo di Butler questa statistica è destinata a cambiare: la scorsa stagione il pick&roll da palleggiatore rappresentava il 31% dei suoi possessi, 6.4 di media a partita, da cui generava 5.8 punti, collocandosi nel 77esimo percentile.

 

 

Prepariamoci a vedere dunque con maggior frequenza Butler ed Embiid esplorare questo tipo di situazione, soprattutto nei momenti clou delle partite. La collaborazione dei due giocatori può portare in dote quei punti “facili” che Philadelphia fatica enormemente a trovare a difesa schierata, e non è difficile capire il perché.

 

Con due giocatori offensivamente completi come questi è estremamente complicato per le difese fare delle scelte, e spesso si tratta sostanzialmente di scegliere di che morte morire. Con le dovute (importanti) proporzioni, si potrebbe assistere a quello che succede in casa Warriors, dove il pick&roll Curry-Durant è utilizzato come arma di distruzione di massa solo nei Playoffs e nei momenti di difficoltà, come dire: quando il gioco si fa duro..

 

 

 

 

Come cambierà il gioco di Philadelphia

 

Detto del principale problema in casa Sixers e di come il nativo di Houston possa contribuire a risolverlo, sarà inoltre interessante capire come Brett Brown abbia intenzione di inserire il nuovo arrivato nel sistema di gioco della squadra.

 

Volenti o nolenti Simmons ed Embiid dovranno rinunciare ad un certo numero di possessi, anche se il centro camerunese ci ha tenuto a mettere in chiaro che continuerà "ad essere lo stesso dentro e fuori dal campo, a giocare come adesso”.

 

La buona notizia per entrambi è che Butler nella metà-campo offensiva non solo è produttivo con la palla tra le mani, ma riesce ad essere pericoloso ed efficace anche lontano da questa, grazie ad un ottimo tempismo da tagliante e nei back-door. Nella prima partita i protagonisti in questione hanno già messo in mostra cose interessanti - vedasi primo, quarto e quinto canestro del video sottostante:

 

 

 

Per quanto riguarda lo stile di gioco della squadra, per forza di cose si assisterà ad un cambiamento, cosa che in realtà è già in atto se si pensa a come aveva chiuso la scorsa stagione Philadelphia. Il gioco a tratti entusiasmante con cui i Sixers avevano concluso la scorsa Regular Season è un lontano ricordo, le spaziature perfette che caratterizzavano il loro gioco sia in transizione che a difesa schierata lo sono altrettanto. C’è un dato più di ogni altro che fotografa al meglio questo cambiamento, il numero di passaggi a partita: l’anno scorso Phila era prima con una media di 343.9 a partita, ora è nona con 302.4.

 

Questa sostanziale differenza è probabilmente solo in parte voluta. C’era e c’è sicuramente l’intenzione di cambiare in parte lo stile di gioco e a mio modo di vedere per due motivi principali. Il primo è che alla prova del nove lo scorso anno, tale impostazione si è schiantata contro l’arcigna difesa bostoniana; il secondo motivo è creare terreno fertile per inserire una terza stella nel team, che tendenzialmente riesce ad essere pericolosa anche quando riceve palla in situazioni più statiche.

 

Ciò detto però, nella città dell’amore fraterno non si aspettavano un calo così drastico ed evidente della qualità e dell’efficienza del loro gioco. Muscala e Chandler, pur essendo discreti tiratori dall’arco, non garantiscono la stessa pericolosità ed efficienza nel tiro da tre che avevano lo scorso anno Belinelli e Ilyasova. Inoltre l’esperimento in quintetto di Fultz è per ora naufragato e come sottolineato già nella prima analisi, lui e Simmons sono al momento incompatibili.

 

Non è un caso allora che, nonostante l’arrivo di Butler, il front office sia ancora attivo sul mercato e sempre più insistenti sono le voci che parlano di un interessamento per Kyle Korver, il veterano imprigionato nel progetto (?) confusionario dei Cavaliers.

 

L’aggiunta di Jimmy non rende la squadra automaticamente una contender, il lavoro da fare sia sul campo che fuori è ancora molto.

 

Ma come giustamente scritto da John Gonzalez su The Ringer, il Processo è finito. E Philadelphia ora ha le stelle che gli servono per competere ai massimi livelli.

 

 

 

 

 

 

 

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