Around the Sixers: il difficile viene adesso

October 21, 2018

 

Primo appuntamento con la rubrica sul team di Philadelphia: cos'è emerso dal season opener e dal debutto casalingo dei 76ers?

 

 

 

La prima partita della stagione dei Sixers in quel di Boston ha contribuito, assieme ad un’estate priva di colpi esaltanti sul mercato, a raffreddare gli animi all’interno e al di fuori dell’organizzazione di Philadelphia. Le impressioni dopo la débâcle al TD Garden di martedì sera non si discostano di molto da quelle successive all’eliminazione negli scorsi Playoffs, proprio per mano dei Celtics. 

 

I verdi sono e rimangono i favoriti per la successione al trono della Eastern Conference, lasciato vacante dall’esodo di LeBron James sulla costa pacifica, seguiti a stretto giro dai nuovi Raptors di Kawhi Leonard. Per Philadelphia invece il gap da colmare è ancora ampio, soprattutto viste le ambizioni della franchigia, ribadite da coach Brett Brown durante il training camp: “Il nostro obiettivo è giocare le NBA Finals quest’anno”.

 

La fine della serie con Boston agli scorsi Playoffs aveva lasciato l’amaro in bocca: perdere contro una squadra priva dei suoi due migliori giocatori sulla carta (Irving ed Hayward) sapeva di occasione mancata. All’epoca però il tutto era stato visto da media e tifosi, e ci mancherebbe altro, come una fisiologica battuta d’arresto nel complesso processo di crescita della squadra, avviato nel 2012 e definitivamente sbocciato la scorsa stagione.

 

I Sixers di inizio maggio erano ancora troppo inesperti ed acerbi, soprattutto nelle loro figure principali, al secolo Joel Embiid e Ben Simmons, per poter sperare di mandare a casa la squadra guidata da quel volpone di Brad Stevens, i cui accorgimenti tattici mandarono completamente in tilt l’attacco di Phila.

 

Nonostante avessero ampio spazio di movimento sul mercato e nonostante la richiesta del coach dopo l’eliminazione dai Playoffs, la tanto attesa terza stella non è arrivata durante l'offseason ed ai nastri di partenza della nuova stagione la squadra si è presentata con le sole addizioni di Wilson Chandler e Mike Muscala, a cui si aggiungono i rookie Shamet e Smith - il secondo, tanto per cambiare, si è già infortunato, aggiungendo ulteriore mistero sulla maledizione delle matricole di Philadelphia.

 

 

Falsa partenza

 

Come precedentemente accennato, la prima uscita stagionale dei ragazzi di Brett Brown ha deluso le attese ed ha ribadito le stesse difficoltà che il team aveva incontrato la scorsa stagione contro Tatum e soci. A differenza degli scorsi incroci l’unica differenza in casa Sixers è stata l’introduzione di Markelle Fultz nel quintetto titolare, a discapito del tiratore JJ Reddick. La mossa chiaramente andrà valutata sul lungo termine, ma la prima impressione non è certo stata delle migliori. Il giocatore è apparso molto spaesato e confuso, con una scarsa propensione ad incidere sulla partita. Certo, debuttare da titolare al TD Garden non è proprio il più facile dei compiti, ma l’atteggiamento remissivo di Fultz non ha fatto altro che favorire ulteriormente il piano tattico impostato da Brad Stevens, ovvero intasare l’area per contrastare gli uno contro uno di Simmons ed Embiid.

 

Come si può notare dal video sottostante, la presenza di tiratori pericolosi e soprattutto in movimento fa la differenza sulla riuscita o meno delle giocate in post basso del centro camerunese: nei primi due esempi la compresenza sul rettangolo di gioco di due non tiratori come Simmons e Fultz/McConnell ha creato terreno fertile per la difesa di Boston, permettendo loro di raddoppiare sul lungo - il quale, colpevolmente, si è incaponito nel cercare la giocata individuale. Nel terzo esempio invece la presenza di Reddick, Covington e Saric ha impegnato maggiormente la difesa sul lato debole, concedendo ad Embiid un tiro non troppo complicato.

 

 

Oltre ad occupare l’area poi Boston ha difeso in maniera sontuosa sull’arco del tiro da tre punti: confermando i dati della scorsa stagione, che li hanno visti primeggiare nella percentuale dall'arco degli avversari (33.9 %, Philadelphia seconda con 34.2 %), i Celtics hanno concesso solo il 19% da tre (5/26), non lasciando neanche un tiro aperto dall’angolo, quello che le difese temono maggiormente. Neanche a dirlo, il duo Simmons-Fultz non ha nemmeno tentato una conclusione da fuori.

 

La squadra della Pennsylvania è rimasta a galla fino a quando le scorribande in transizione di Simmons, davvero immarcabile in questa situazione di gioco, hanno contribuito a portare punti facili; ma, dopo un ulteriore giro di vite in difesa, nel quarto quarto Boston è scappata, facendo sua la partita.

 

 

Back on track

 

Archiviata la sconfitta con i Celtics, Philadelphia ha fatto il suo debutto stagionale in casa giovedì notte contro i Bulls. La partita, così come si intuisce dal risultato 127-108, è filata via liscia per i padroni di casa, scappati definitivamente nel terzo quarto. A far la voce grossa ci ha pensato Joel Embiid con 30 punti e 12 rimbalzi, che lontano dai mastini Baynes e Al Horford è ritornato ai suoi standard abituali.

 

Dal punto di vista di tattico non si è visto gran che di diverso o rilevante rispetto alla prima gara, ma la partita ha comunque offerto spunti interessanti riguardo a Fultz ed al suo utilizzo. Come al debutto è partito nuovamente in quintetto e come al debutto è sembrato, almeno inizialmente, ancora titubante e spaesato; con il passare dei minuti, però, la fiducia è aumentata e di conseguenza il suo livello di gioco.

 

Ne è un esempio lampante il video che segue. Nel primo tempo la point-guard riceve palla nell’angolo con metri di spazio e anziché tirare una comoda tripla si avventura in palleggio al centro dell’area, facendo collassare la difesa e costringendo Saric ad una conclusione più complicata di quel che sembra. Nel secondo tempo, invece, anche grazie ad un buon margine di vantaggio sugli avversari e dopo una serie di buone giocate, Fultz si concede una tripla dal palleggio, che la difesa gli ha concesso e che lui si è giustamente preso, segnandola e facendo letteralmente esplodere il Wells Fargo Center.

 

 

Non sarà certamente questo canestro a renderlo un tiratore affidabile, ma rappresenta sicuramente un passo avanti rispetto alla scorsa stagione ed una dimostrazione della bontà del lavoro estivo, che se non altro ha restituito una tecnica di tiro decente al giocatore.

 

Un aspetto su cui invece non avrà lavorato così alacremente in offseason, perché già sviluppata e convincente, è la sua capacità di partire in palleggio in transizione. Nella partita contro Chicago ne ha dato dimostrazione più volte (video sotto), mostrando già buone capacità di lettura, soprattutto nel primo caso, in cui dopo la penetrazione trova con un passaggio per nulla semplice Saric libero da tre.

 

 

 

 

Dove vai se il tiro non ce l'hai?

 

Il tema principale in casa Sixers dopo queste due uscite è stato sicuramente l’inserimento nel quintetto titolare di Markelle. La scelta di Brett Brown, che facendo ciò ha deciso di rinunciare, statistiche alla mano, ad uno dei quintetti migliori della scorsa stagione, è condivisibile: da un lato vuole vedere come se la cava il ragazzo contro i titolari avversari, ma dall’altro ha già detto di non volerlo caricare di pressioni eccessive e quindi, nel caso di partite complicate come quella di Boston, farà ricorso al quintetto più affidabile.

 

Fultz ha bisogno di giocare e soprattutto di acquisire fiducia. Solo una volta superati i timori che ancora lo affliggono e che in queste due uscite sono risultati evidenti, riuscirà a dimostrare definitivamente il suo valore e potenziale.

 

Sarà altresì curioso vedere come si amalgamerà, a lungo andare, con Ben Simmons. Al momento infatti hanno caratteristiche troppo simili per poter appieno sfruttare le potenzialità dell’uno e dell’altro: entrambi prediligono avere la palla tra le mani, entrambi danno il meglio in transizione e soprattutto tutti e due ancora non hanno un tiro affidabile, con l'australiano che in questo momento è addirittura più indietro da questo punto di vista.

 

Il suo raggio di tiro è stata una tematica molto discussa nel corso della scorsa stagione e sembra che durante l'estate non sia avvenuto alcun "miracolo". La point guard continua a tentare solamente soluzioni in avvicinamento a canestro e nei primi viaggi in lunetta (5/10 nel season opener) non ha messo in mostra nessuna novità dal punto di vista della meccanica - e anche nei risultati, considerato il 56% con cui ha concluso il 2016/17.

 

Solo quando miglioreranno in questo fondamentale Philadelphia potrà lottare seriamente per il trono dell’Est. Ai tifosi dei Sixers toccherà dunque aspettare fiduciosi, d’altronde ne sono esperti. Trust the shot.

 

 

 

 

 

 

 

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