Around the Warriors: forti sì, ma quanto?

October 17, 2019

Ridimensionamento o lotta a oltranza, per i vicecampioni NBA?

 

 

Tutte le dinastie, prima o dopo, finiscono. E quella dei Warriors ha subìto troppi scossoni per considerarla ancora in auge.

 

Klay Thompson è infortunato sino a febbraio, Kevin Durant e Andre Igoudala hanno cambiato maglia e Livingston ha annunciato il suo ritiro. Anche le seconde linee, come Damian Jones, Jordan Bell e Quinn Cook, hanno cercato fortuna altrove.

 

Poi però, aguzzando bene la vista, noti che nonostante tutto questo, il pubblico di San Francisco sarà l'unico nella Lega ad avere tre All-Star 2019: Steph CurryD'Angelo Russell e Klay Thompson. Con Draymond Green che lo è stato.

 

Perché, allora, tutti questi dubbi?

 

 

La nuova coppia di guardie

 

Russell è arrivato. Ed è anche da considerarsi una mezza benedizione, considerando che Durant poteva partire senza avere nulla in cambio. L'ex Nets però forma con Curry un frontcourt dal mix probabilmente imperfetto, soprattutto difensivamente. Entrambi sotto i 90 kg, non fanno della difesa sulla palla il loro punto di forza. Averne due così, contemporaneamente in campo, sarà difficile.

 

D-Lo, inoltre, è poco produttivo senza la palla in mano (solo il 28% dei suoi canestri risulta assistito nell'ultima stagione, e solo il 18% del suo volume di tiro viene da catch and shoot, anche se li converte con ottime percentuali), e costringerà Curry a giocare molto di più "off the ball". Poco male, Steph si è sempre sacrificato per il bene della squadra, e la cosa non cambierà.

 

Vedremo molti pick&roll con Russell e Green (o Cauley-Stein, giocatore molto simile a Jarrett Allen dei Nets), con Curry in movimento ad attirare l'attenzione della difesa. Sarà comunque interessante vedere come coach Kerr gestirà la convivenza tra le due guardie, soprattutto in termini di minutaggio congiunto.

 

 

Draymond e il supporting cast

 

Nessuno dubita dell'impegno e della forza caratteriale dell'ex Michigan State. Però, questo sarà il primo anno della sua carriera in cui non sarà circondato da grandi giocatori. C'è il legittimo sospetto che Green sia un elemento "più normale", se non accerchiato da talenti.

 

Gli verranno richiesti sforzi notevoli anche nella metà campo offensiva. Il suo 28.5% da tre punti si noterà ancora di più. E, infine, in un team meno vincente, saprà tenere a freno i suoi nervi? ​Lui e Kevon Looney saranno comunque una gran coppia difensiva. Basterà?

 

 

Oltre i big, si è perso tanto anche tra le riserve. Golden State appare piuttosto corta a livello numerico e qualche giocatore è di dubbia affidabilità, data la scarsa esperienza NBA. Nel roster di coach Kerr ci sono molti rookie o giocatori che l'anno scorso abbiamo veramente visto pochissimo. Questo implicherà un extra sforzo dei tre punti di riferimento del quintetto, con tutti i rischi che questo comporta. Dalla fatica agli infortuni, dalla poca lucidità alle pause difensive.

 

 

Sulle spalle di Steph

 

Con meno talento in campo, Curry è pronto ad una annata "à la Harden", in cui si dovrà caricare quasi totalmente il peso offensivo della squadra. Giocando più off the ball, probabilmente sprecherà meno energie mentali e si concentrerà sul tiro, la sua specialità. Aumenterà il suo volume di conclusioni, soprattutto da tre,  e avrà carta bianca per qualsiasi iniziativa.

 

Provando a fare un calcolo "da fantabasket", se Curry passasse dai suoi  19.4 tiri per partita ai 24.5 di Harden, se dovesse mantenere la sua media di 1,40 punti per tiro dello scorso anno, il risultato sarebbe 34.5! Insomma, è matematica teorica, ma potrebbe non essere così distante dalla realtà. Coach Steve Kerr ha annunciato che il bi-MVP è in formissima. "Al suo massimo, sia fisicamente che mentalmente".

 

 

Alla ricerca del "jolly"

 

Purtroppo per i californiani, anche un super Curry potrebbe non bastare non avendo un supporting cast all'altezza. Servirà che qualche volto nuovo arrivato in estate si riveli ben superiore alle aspettative. Chi potrebbe essere?

 

Willie Cauley-Stein è un giocatore piuttosto particolare. Silenzioso ma eccentrico, la sua comprensione del gioco è da migliorare. Tiro da fuori sostanzialmente nullo, ma ha atletismo per volare costantemente sopra il ferro. Arrivato da Sacramento per un salario molto più basso rispetto al suo valore di mercato, ha voluto fortemente questa maglia e ne verrà sicuramente stimolato. Possibile sorpresa.

 

 

Jordan Poole è un rookie da Michigan scelto con la 27esima chiamata. Sembra il clone del partente Quinn Cook. Piccolo ma "sveglio", ha tirato quasi con il 37% da tre punti nell'ultimo anno al College su quasi 5.5 tentativi di media a partita. Non farà la differenza, ma nessuno potrà battezzarlo. 

 

Omari Spellman è piuttosto interessante. Ala forte di 211 cm in arrivo da Atlanta, ha dimostrato di poter fare un po' di tutto su un campo da basket, tiro da tre compreso. Dinamico e passionale, è molto attivo a rimbalzo ed è un discreto stoppatore. Gli Hawks lo hanno forse fatto andare via troppo presto, complice una stagione da rookie con sole 46 partite giocate. Lo staff tecnico dei Warriors è di altissimo livello. Lui sembra avere il piglio giusto. Potrà diventare un all-around player.

 

 

Previsioni

 

Tutti quanti vogliono vedere i Guerrieri fallire dopo tanto tempo in cui hanno dominato. Considerando i primi sei posti nella Western Conference praticamente blindati (Clippers, Nuggets, Lakers, Blazers, Jazz e Rockets), Curry e compagni sembrano destinati a lottare per le restanti due posizioni.

 

C'è, poi, la variabile D'Angelo Russell. L'ex scelta #2 potrebbe infatti essere scambiata dopo il 15 dicembre. Se il front office trovasse offerte giuste, o se la squadra avesse iniziato male la stagione, una trade sarebbe la scelta più sensata, anche per uscire dal territorio della Luxury Tax. Ma nessuno in California ha ancora intenzione fare ragionamenti del genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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