No more Boogie

April 17, 2019

La sconfitta casalinga in Gara 2 del primo turno dei Playoffs per mano dei Clippers, oltre a risvegliare vecchi fantasmi, ha anche messo anticipatamente fine alla stagione di DeMarcus Cousins. La caccia al three-peat si fa improvvisamente più complicata.

 

 

 

Aldilà della rimonta storica subita dai Clippers di Doc Rivers, la partita di lunedì sera ha significato per Golden State soprattutto perdere Cousins per il resto della stagione, come riportato da Shams Charania. Per Boogie alla sua prima esperienza ai Playoffs NBA si tratta veramente di un boccone amarissimo da mandare giù: dopo una stagione passata tra riabilitazione e una lunga rincorsa verso la forma migliore, finalmente era arrivata l’opportunità di recitare da protagonista sul palcoscenico più importante. Non ci resta che augurargli nuovamente un pronto recupero.

 

Passando più strettamente alle questioni di campo, le prime due partite della serie contro la compagine di Los Angeles hanno confermato il leitmotiv della stagione dei californiani. Una serie di alti e bassi a tratti davvero inspiegabili, visto il livello tecnico della squadra e viste le premesse di inizio anno.

 

A differenza di quello che si poteva pensare ad ottobre, infatti, la Regular Season di Golden State non è stata per nulla una passeggiata: gli ultimi due campionati vinti, quattro All-Star in quintetto, l’aggiunta di DeMarcus Cousins - tutte motivazioni che lasciavano presagire una stagione regolare "in carrozza". E invece la squadra californiana, nonostante il primo posto conquistato ad Ovest, mai come quest’anno in tutta la gestione Kerr è incappata in rovinosi scivoloni e futili polemiche extra-campo. Il nervosismo ha accompagnato il team per tutta la stagione - tra i vari episodi risaltano lo screzio KD-Green ed il labiale di Kerr riguardante l'atteggiamento di Draymond - e ciò ha finito per influire anche sulle prestazioni di squadra.

 

A tal proposito, è emblematica una statistica relativa alle sconfitte con più di 20 punti di scarto in stagione, ben otto. Mai nessuna squadra che si sarebbe poi aggiudicata il titolo ne ha accumulate più di sei durante la Regular Season.

 

A dire il vero, il buon finale di RS sembrava aver messo a posto le cose in casa Warriors, Gara 1 della serie contro i Clippers aveva

confermato le buone sensazioni e il buon stato di forma con cui i campioni in carica si presentavano alla post season; ma subito è arrivata l’inaspettata sconfitta in Gara 2 a ribadire le lacune osservate tutto l’anno, imputabili soprattutto ad una difesa tutt’altro che eccelsa.

 

 

In tal senso una statistica più che esplicativa è il Defensive Rating della squadra, di cui avevamo già accennato nella puntata di dicembre. Golden State, in linea con la prima parte di stagione, ha chiuso con l'undicesimo dato nella Lega, confermando peraltro il trend negativo della scorsa annata. Nel 2018, però, da aprile in poi la squadra aveva cambiato registro, facendo segnare alla fine il miglior dato tra le sedici partecipanti ai Playoffs.

 

In Gara 1 e 2 abbiamo solo assistito a lampi di quella difesa, in particolare da specialisti come Thompson e Looney. In entrambe le partite, e in particolare nel secondo tempo dell’ultima, i Clippers hanno sistematicamente fatto male ai Warriors con il pick&roll che hanno coinvolto il duo Williams-Harrell. In Gara 1 era stato soprattutto Boogie a soffrire l’atletismo e l’energia del lungo atipico dei losangelini, in Gara 2 neanche Green e Looney sono riusciti a porvi rimedio.

 

Sia nel gioco sul quarto di campo:

 

 

Sia soprattutto su porzioni più ampie di parquet:

 

 

Il gioco a due dei Clippers è stato un rebus irrisolvibile per i gialloblu.

 

L’imperativo per la squadra di Kerr in vista delle prossime sfide è cercare di arginare il più possibile questa collaborazione a due e il gioco in isolamento di Lou Williams, anche perché al di fuori di questo i Clippers non hanno molte altre armi a disposizione, fatta eccezione per il solo Gallinari.

 

 

Controllo dei nervi

 

Golden State è riuscita nella poco invidiabile impresa di farsi recuperare 31 punti - più grande rimonta della storia dei Playoffs NBA- in poco più di un quarto e mezzo. Negli ultimi 19.30 minuti il parziale è stato di 72-37 per LA, dopo che Golden State aveva iniziato il terzo quarto con 21 punti, 9/9 al tiro ed 8 assist. Da lì in poi, l’andamento della partita è stato stravolto da un uragano di nome Patrick Beverley.

 

Nonostante il -30 sul tabellone, Pat ha continuato a marcare in maniera asfissiante KD, ha continuato a ringhiare su ogni pallone e a far sentire la propria voce ad arbitri, avversari e pubblico. È riuscito a rianimare da solo una partita che sembrava ormai morta, ed ha trasformato la gara in una battaglia personale contro tutto e tutti.

 

 

Dall’altro lato del campo, i Warriors hanno sostanzialmente smesso di giocare. Hanno perso il focus sulla partita, ormai data per vinta, ed hanno più che altro pensato a zittire quel cagnaccio rognoso di Beverley, perdendo di vista l’obiettivo più importante e finendo incastrati nella tela tessuta dalla guardia dei Clippers.

 

Golden State ha perso la partita soprattutto dal punto di vista mentale. Tutto il nervosismo fatto trasparire nel corso della stagione è ricomparso all’improvviso, i giocatori in campo si sono slegati e la grande difesa vista fino al 24’ si è sciolta come neve al sole.

 

La sconfitta probabilmente non avrà ripercussioni sull’andamento della serie. Le differenze in gioco sono troppo evidenti, ma la squadra deve al più presto lasciarsi alle spalle le problematiche che si porta dietro da tempo. Nella più che probabile serie di semifinale di Conference contro i Rockets servirà la miglior versione di Golden State, e passi falsi come questi non saranno più ammessi se si vogliono raggiungere le NBA Finals per il quinto anno consecutivo.

 

Con o senza Cousins, la cui assenza si farà ancor più sentire nelle serie più avanti, Golden State rimane la favorita per la conquista del titolo. Molte delle certezze che circondavano la squadra di Kerr, però, sono svanite nell’arco di 19 minuti e 30 secondi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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