Avanti il prossimo, prego!

December 7, 2018

 

 

Nel 2018 sono cambiate giusto un paio di cose a Cleveland

 

A febbraio, prima della deadline della scorsa stagione, i Cavs avevano rivoluzionato il roster con una serie di trade, muovendosi in una direzione più o meno precisa e con un triplice obiettivo. Ovvero: rendere più competitiva la squadra in ottica Playoffs, dunque provare a rendere meno improbabile la permanenza di LeBron James in Ohio (no, non è bastato), ma allo stesso tempo non compromettere il futuro della squadra - leggere: non cedere la scelta dei Nets, che poi si è convertita in Collin Sexton. Poi, l'estate: Il Grande Addio - Atto II (la firma di LeBron coi Lakers), il lungo ed oneroso contratto elargito a Kevin Love.

 

E infine l'arrivo dell'autunno, con una partenza al super-rallentatore dei Cavs e con l'esonero di coach Tyronn Lue (tutt'altro che al rallentatore), dovuto più a divergenze di vedute col front office su come sviluppare, tecnicamente e non, il Processo in atto, piuttosto che per una questione di risultati nella Regular Season. Del resto, con una squadra che ha bisogno di un punto da cui ripartire per il proprio futuro e che è in possesso di una first round pick al Drat 2019 solamente se questa ricade nella protezione 1-10... non ogni sconfitta è propriamente un dramma, ecco.

 

Ma era solo l'inizio della rivoluzione. Ancora dovevano salutare l'Ohio diverse pedine del roster. Prima è stato il turno di Kyle Korver, scambiato agli Utah Jazz in una trade da cui hanno ricevuto Alec Burks - un altro che dovrebbe fare presto le valigie - e due second round pick. Poi George Hill e Sam Dekker, ceduti nella trade con Milwaukee e Washington in cambio di John Henson, Matthew Dellavedova (chi si rivede!) e due scelte 2021.

 

Fine? No. Koby Altman ha fatto chiaramente intendere a tutti i General Manager dell'NBA che tipo di partner possa essere in questo momento Cleveland per una trade. Devi liberarti di un brutto contratto e per riuscirci sei disposto a sacrificare asset futuri - scelte al draft, tendenzialmente? Chiama Koby.

 

 

I Cavs ora perseguono un solo obiettivo, che è quello di avviare la ricostruzione con solide fondamenta. Quindi: perdere, sviluppare i giovani (la partenza di Hill lascia lo spazio che è giusto concedere, in questa situazione, a Collin Sexton), accumulare scelte future, alleggerire il salary cap e trovarsi con più spazio possibile nelle prossime free agency. Per riuscire in questa operazione, con tutti i contratti pesanti attualmente a carico dell'organizzazione, è necessario cedere tutto ciò che ha un valore per le altre franchigie. 

 

Kyle Korver - solo 7 milioni di dollari quest'anno, appena la metà garantita per il prossimo e, soprattutto, uno dei migliori tiratori della storia del Gioco - di valore ne aveva; e come prevedibile una squadra da Playoffs, che ha ambizioni concrete per gli anni a venire, ci ha messo le mani sopra. George Hill, solida point guard nelle due metà campo e anche lui con un contratto solo parzialmente garantito per l'anno prossimo, ne suscitava anche lui, di interesse, ai "piani alti". Non deve stupire che lo abbiano voluto i Bucks, quel tipo di squadra che è arrivata ai vertici dell'NBA e deve "solo" riuscire a fare quell'ultimo, enorme, passo. E ora? Ne restano due. 

 

 

Il primo è Kevin Love. Quei 145 milioni di dollari che percepirà di qui al 2023 (quando avrà 34 anni), per me - fossi il General Manager di un'altra franchigia - rappresenterebbero altrettanti milioni di buoni motivi per non essere interessato al californiano. Ma non sarei così stupito se qualcuno nella Lega desse ai Cavs ciò che vogliono in cambio di Love (ovvero?), "chiudendo un occhio" sulle sue evidenti lacune difensive pur di aggiungere al roster un lungo dotato del suo tiro da fuori.

 

Attualmente Love è out per un infortunio al piede e non si vedrà in campo prima di metà/fine gennaio. Sì, giusto prima della trade deadline. Malgrado i rumors, per ora, riportino Cleveland "non interessata a scambiarlo", siamo così sicuri di vederlo ancora in Ohio fino ad aprile?

 

Il nome veramente caldo, comunque, è quello di JR Smith. Il suo rapporto con la franchigia è definitivamente compromesso. Da metà novembre non si vede sul parquet. Il senso della sua permanenza sul Lago Erie - da un punto di vista tecnico, umano, progettuale - è inesistente. E il suo contratto, per quanto sia pesante (quasi 15 milioni di dollari quest'anno), è garantito soltanto per il 25% (ovvero 3.8 milioni) nel 2019/2020.

 

Squadre che potrebbero bussare alla porta, ce ne sono, forse. Su tutti mi vengono in mente gli Houston Rockets, che sicuramente cercano profondità e capacità di tiro da fuori nello spot di SG/SF. Non sono gli unici, ma la loro "modalità all-in" e la 14esima posizione nella Western Conference sono dei fattori da considerare. Certo, passare da Melo a JR è veramente un atto di fede...

 

Rockets o no, in ogni caso mi aspetto di vedere JR lontano da Cleveland entro febbraio. Koby Altman e soci non otterranno molto dalla sua cessione, ma in questa fase di ricostruzione è pezzo per pezzo, mattone per mattone, che vanno edificati i Cavaliers del futuro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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