Boston Celtics: il bivio della stagione si avvicina

January 7, 2019

Tutti dovranno dare un contributo - giocatori, società e coaching staff - e non mancano i problemi da risolvere per Brad Stevens e per il front office...

 

 

 

I Boston Celtics non sono i favoriti per la Eastern Conference. E già qui potrebbe esserci una notizia.

 

Dopo il secondo posto dello scorso anno, il trasloco di King James a Ovest, e il ritorno di Kyrie Irving e Gordon Hayward, sembrava naturale aspettarsi un'investitura senza troppi patemi. Ma nella NBA niente è facile. La crescita dei Milwaukee Bucks è stata oltre le aspettative, Indiana si sta confermando incredibilmente solida, Philadelphia ha un Jimmy Butler in più e Toronto un Kawhi Leonard tornato ai livelli che gli appartengono.

 

Nella prima partita dello scorso anno, Hayward si è infortunato gravemente saltando tutta la stagione. Quel dramma però aveva acceso una fiamma. Smaltito lo choc iniziale, i ragazzini hanno dovuto per forza reagire alle difficoltà e hanno accelerato il loro processo di crescita, gettando il cuore oltre l’ostacolo. Jayson Tatum, Jaylen Brown e Terry Rozier hanno potuto prendersi responsabilità senza paura e la finale di Conference è stata raggiunta.

 

 

RIASSESTARE I RUOLI

 

Ora però gli stessi giovani hanno visto il ritorno della stella della squadra. Il loro volume di tiro è naturalmente diminuito, ma le responsabilità sono aumentate. La palla, ora, pesa di più. E quando hai a disposizione meno tiri, ogni errore incide maggiormente, perché hai meno possessi a disposizione per rimediare.

 

Hayward al momento non è l'uomo franchigia che si ammirava nello Utah, e dovrà adattarsi a partire dalla panchina. Ci vuole almeno una stagione per ritornare al massimo, come ci insegnano altri casi nella Lega (Embiid, George, persino Leonard a Toronto non gioca i back to back).

 

Jaylen Brown è quello che sta soffrendo di più il suo cambio di competenze. L'anno scorso era la prima opzione della squadra in assenza di Irving, ora è la quarta, se non quinta. Le sue percentuali sono scese drasticamente, le sue prestazioni sono quantomai altalenanti, e deve riadattarsi anche lui a partire dalla panchina.

 

 

IL CASO ROZIER 

 

Terry Rozier è in scadenza di contratto. Partendo da questo pesante macigno, cercheremo di entrare nella testa del giocatore. L'ex Louisville si aspettava probabilmente di spiccare il volo, e di essere perlomeno la prima alternativa a Irving. Il rinnovo e il posto in quintetto concessi a Marcus Smart potrebbero averlo destabilizzato. Non sarebbe poi così impensabile una trade.

 

Di seguito ne ipotizzo due:

 

- Terry Rozier per Nikola Vucevic: entrambi in scadenza di contratto; le possibilità che il montenegrino resti a Orlando sono praticamente zero, considerando la sua annata clamorosa. A Boston inizierebbe a respirare l'alta classifica e i Celtics avrebbero un'alternativa in più in attacco - in un ruolo dove hanno avuto molti infortuni - mantenendo la flessibilità salariale.

 

- Terry Rozier per Frank Ntilikina: ovunque ci sia una buona point guard sul mercato, bisogna pensare ai Knicks. Nella Grande Mela serve un creatore di gioco. Irving sembra amare il Massachusetts e ha detto a inizio anno, davanti a migliaia di tifosi, che resterà. Kemba Walker, per quanto originario del luogo, ha detto più volte di non essere interessato. Perché non prendere Rozier, allora? Probabilmente non andrebbe via al massimo salariale e lui avrebbe uno dei migliori palco scenici della NBA. Boston prenderebbe un giocatore disposto ad accettare la panchina e un buon asset per scambi futuri. 

 

 

 

 

LA SITUAZIONE TATUM

 

Uno dei problemi di Boston è che Tatum, al momento, non si integra bene con Kyrie Irving. Il partitone di uno, tendenzialmente, è accompagnato dalla gara mediocre dell'altro. Essendo indubbiamente i due giocatori con maggior talento della squadra, le ambizioni dei Verdi passano da qui. Il punto è che i due giocano sostanzialmente la stessa pallacanestro: la hero ball

 

Per i meno avvezzi, si tratta di un giocatore che il più delle volte si crea il tiro da solo, senza coinvolgere i compagni. A nessun allenatore del mondo piace, ma è fisiologico che in determinati momenti serva. Limita le palle perse (meno passaggi = meno intercetti), è prevedibile, ma almeno si può stare certi che i tiri decisivi li prenda il giocatore più forte della squadra. 

 

Al sophomore manca proprio questo tipo di sfumatura: non fa quasi mai dei punti facili. Le sue conclusioni sono sempre ad alto coefficiente di difficoltà, gli piace proprio mettersi in ritmo da solo. La hero ball però ha bisogno, per essere fruttuosa, di un numero elevato di possessi. Eloquenti, a tal proposito, le parole di Irving dopo le tre sconfitte di fila con Detroit, Phoenix, e Milwaukee: "c'è mancanza di coesione e troppe giocate egoiste, dobbiamo avere fiducia e fare assist". 

 

Insomma, di eroe ne basta uno. E non è Tatum.

 

 

PREOCCUPAZIONI E CERTEZZE

 

Gli interrogativi sono tanti: riuscirà coach Stevens ad amalgamare la squadra? I tanti giocatori con talento riusciranno a ridimensionare il proprio ruolo, senza per questo essere passivi a livello offensivo? Il front office farà la scelta giusta con Terry Rozier? 

 

Sono tante, però, anche le certezze: l'attacco di Boston è migliorato di oltre 4 punti ogni 100 possessi rispetto allo scorso anno, concedendo solo 2 punti in più sempre ogni 100 possessi; ma soprattutto, rispetto alle altre squadre concorrenti a Est, i Celtics hanno dalla loro parte la storia passata e recente della franchigia ad indicargli la strada. Un team che come nessun altro, nella storia del Gioco, ha saputo unire le proprie forze contro avversari più accreditati.

 

Citofonare Bill Russell. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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