Caccia alla sorpresa dell'anno

October 14, 2019

Hawks, Kings, Mavs, Thunder e Suns: chi riuscirà ad andare oltre le aspettative?

 

 

E' difficile capire le aspettative che circondano una franchigia NBA. Ogni piazza è diversa, i "big market" vorrebbero una squadra sempre da titolo, e soprattutto è complicato che le ambizioni di tifosi, front office, media, giocatori e bookmakers collimino in maniera congruente. 

 

Diverse squadre però, pur non aspettandosi il titolo, hanno dato vita a delle squadre abbastanza organiche dal punto di vista della chimica. Quale di queste potrà fare il botto? Proviamo a scoprirlo.

 

 

Atlanta Hawks

 

Lo sviluppo della squadra della Georgia sta avvenendo come dovrebbe essere qualsiasi crescita giudiziosa: lenta, costante, con giocatori giovani, credendo in quello che si sta facendo e avendo un modello di riferimento. Presi, senza alcun segreto, come ispirazione i Golden State Warriors, gli Atlanta Hawks hanno accumulato scelte ma anche impostato l'organizzazione societaria e di campo alla maniera californiana. Nessuno guarda al record di 29-53 dello scorso anno perché c'è grande fiducia nel futuro. E' vero che i numeri sono stati impietosi (23esimo attacco e 27esima difesa, con più di venti partite perse con oltre 15 punti di margine), però lo young core della squadra potrà migliorare rapidamente.

 

Confermata l'ossatura composta da John Collins, Trae Young e Kevin Huerter, il roster è stato rivoluzionato. Promesse e veterani sono stati ben miscelati, per dare ai giovani dei buoni esempi da seguire. Vince Carter è rimasto, altri come Jabari Parker, Chandler Parsons e soprattutto Evan Turner sono arrivati per cercare il rilancio. I rookie sono di valore assoluto: Cam Reddish potrebbe diventare un giocatore molto versatile, mentre De'Andre Hunter avrà compiti da 3&D. Bruno Fernando è un giocatore di energia così come Damian Jones, centro atletico arrivato da San Francisco, che dovrà sostituire Dewayne Dedmon. L'unica perdita dolorosa, ma necessaria, è stata Taurean Prince, finito ai Nets in cambio di Allen Crabbe.

 

I falchi, in una Eastern Conference che lascia una speranza per tutti, possono stupire. Da subito. Se i rookie dovessero adattarsi velocemente e qualche scommessa dovesse rivelarsi azzeccata (vedi Jabari Parker), si potrebbero centrare subito i Playoffs e far fare già quest'anno una grande esperienza ai giovani. Ed è proprio l'esperienza la cosa più necessaria, oltre al tempo, per vedere di nuovo i Falchi volare alto nel cielo. 

 

 

Sacramento Kings

 

Giunti noni lo scorso anno, i Kings sono pronti a dare l'assalto ai Playoffs, nonostante la Western Conference sia più difficile. La squadra è stata confermata praticamente in blocco, ed è stata arricchita con dei veterani come Trevor Ariza, Cory Joseph e Dewayne Dedmon, che dovrà sostituire Willie Cauley-Stein, unica perdita di rilievo.

 

Per fare almeno questo piccolo salto di qualità, i Kings dovranno continuare a tirare bene da oltre l'arco (quarti lo scorso anno), e migliorare la percentuale nei tiri da due e nei tiri liberi, in cui sono stati, rispettivamente, 26esimi e 27esimi. L'impressione è che la squadra sia abbastanza forte per raggiungere l'obiettivo, ma non dovrà sbagliare alcuni scontri decisivi con le dirette avversarie quando il pallone si farà pesante. I nuovi arrivati dovranno dare la carica in quelle partite.

 

 

La speranza maggiore dei californiani si chiama Marvin Bagley. L'ex rookie ha chiuso l'annata con quasi 15 punti e oltre 7 rimbalzi di media in 25', dopo un inizio difficile. Il suo ruolo è ancora incerto, ma ha una mobilità di piedi eccezionale, se rapportata alla sua altezza. Dovesse mostrare dei progressi nel tiro perimetrale e soprattutto migliorare l'uso della sua mano debole, si potrebbe sperare in qualcosa di più di un ottavo posto.

 

 

Dallas Mavericks

 

L'hype intorno ai texani è alle stelle, con il duo Doncic-Porzingis. Sarà anche il primo anno senza Nowitzki, fattore comunque da non sottovalutare. E se la nuova coppia di gioielli europei dovesse andasse oltre le aspettative?

 

Sono complementari come ruolo, allargano il campo, sono affini con le loro origini europee. Possono migliorare coloro che li circondano e il loro pick&pop potrebbe rivelarsi un enigma irrisolvibile per gli avversari. Seth Curry è stato ingaggiato per punire severamente dal perimetro ogni disattenzione difensiva; Boban Marjanovic è un upgrade rispetto a Mejri, perché ha delle mani decisamente migliori come realizzatore ma soprattutto come passatore. Rick Carlisle ha sempre trovato un modo per far giocare bene la sua squadra, perdente o vincente che fosse. In attacco, insomma, pochi problemi.

 

In difesa, invece, Porzingis ha dimostrato in Preseason di non avere ancora una grande mobilità laterale, senza contare che in post basso sembra poter (troppo facilmente) essere spinto via, anche da avversari alla sua portata. L'incognita più grande è ovviamente la sua salute. I Knicks lo hanno lasciato andare sapendo che non sarà mai più quello di prima? Avrà ricadute? Giocherà i back to back? Dall'integrità fisica del gigante lettone dipenderà la stagione dei Mavs. 

 

 

Oklahoma City Thunder

 

Sicuramente la franchigia con la situazione più strana. Spinti ad un improvviso rebuilding, i Thunder si affacciano all'inizio del campionato con tantissime incognite. I Knicks dello scorso anno, però, hanno dimostrato che il tanking selvaggio è inutile e talvolta, anzi, controproducente. I Clippers hanno invece ricordato al mondo NBA che bisogna provare a giocare sempre al massimo delle proprie possibilità, anche per un ottavo posto. Perché la reputazione, in estate, è qualcosa di sempre più prezioso per una franchigia.

 

Sulla carta la squadra ha un IQ cestistico di tutto rispetto. Steven Adams, Chris Paul e Danilo Gallinari sono dei signori giocatori, ma con quale atteggiamento affronteranno questa stagione? Con la voglia di fare prima possibile le valigie? Con il rammarico di vedere finire la propria carriera senza successi? Chiederanno, magari sottovoce, di essere scambiati?

 

 

Proviamo ad immaginare invece uno scenario totalmente opposto. Spinti dalla voglia di rivalsa, il terzetto sopra citato gioca al meglio delle proprie possibilità. Shai Gilgeous-Alexander continua la sua crescita esponenziale senza intoppi. Andre Roberson torna in forma e mette la sua difesa a disposizione della squadra. Dennis Schroder impara da CP3 come essere un vero leader, e pulisce i suoi eccessi. Sarebbe così strano vederli ai Playoffs?

 

Aspettiamo le prime 20/25 partite. Se i Thunder dovessero guardarsi allo specchio e trovarsi inaspettatamente attraenti, potrebbe generarsi una spinta in grado di sopperire alle difficoltà. E una o due di quella marea di scelte a disposizione nei prossimi Draft potrebbero essere usate per far arrivare un giocatore di alto livello disponibile sul mercato, magari.

 

Insomma, da OKC sarà legittimo aspettarsi di tutto. Nel bene o nel male. Boom or bust. 

 

 

Phoenix Suns

 

Francamente, ho smesso di avere fiducia nei Suns. Da tempo. Tuttavia, guardi i nomi a disposizione, e vedi tanto talento.

 

Finalmente alcune lacune di chimica di squadra sono state colmate. E' arrivata una vera point guard: Ricky Rubio. Forse non il play dei sogni americani, però stiamo parlando di un fresco MVP campione del mondo. Ormai maturo, saprà far rendere al massimo DeAndre Ayton e Devin Booker (motivo principale per cui è stato messo sotto contratto, in fondo). Aron Baynes è un lottatore che non si darà mai per vinto, Cameron Johnson sembra un rookie di prospettiva e Dario Saric come terza opzione offensiva è comunque un lusso. Monty Williams è un allenatore stimatissimo negli ambienti NBA, e finalmente non è un allenatore alla prima esperienza nella Lega, anzi.

 

Alcuni elementi disfunzionali sono stati messi alla porta: Josh Jackson era un problema dentro e fuori dal campo, Dragan Bender non aveva mai convinto, Jimmer Fredette verrà ricordato solo per qualche tiro dal parcheggio e il veterano Jamal Crawford è rispettabile, ma è oggettivamente un solista. L'unico rimpianto è aver rinunciato TJ Warren.

 

I Suns non raggiungeranno i Playoffs, ma con un po' di fortuna (e sfortuna degli altri), potrebbero chiudere la stagione regolare con un piazzamento migliore degli ultimi anni e, finalmente, con qualcosa di buono da cui ripartire l'estate prossima. Questo a patto che coach Williams formi subito un buon gruppo, compatto, solido, soprattutto difensivamente (dove la squadra mi sembra, come livello individuale,  decisamente porosa). Ma ora il talento offensivo è troppo per non aspettarsi qualcosa di più.

 

Vedremo i primi raggi di sole in Arizona?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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