Che sia la volta buona?

June 17, 2019

Cosa comporta la trade per Anthony Davis e cosa faranno i Lakers in Free Agency? 

 

 

La trade era nell'aria, ma siamo sinceri, quando effettivamente siamo stati messi di fronte alla realtà le reazioni sono state difficili da controllare. Iniziamo dai fatti:

 

Los Angeles Lakers ricevono: Anthony Davis.

New Orleans Pelicans ricevono: Lonzo Ball, Brandon Ingram, Josh Hart, 2019 first round (scelta numero 4) e due future first round (si vocifera 2021 e 2024).

 

La dirigenza dei Lakers era alle strette e, dopo un anno di tumulti e scene più adatte ad un reality show, è riuscita nel suo intento primario. A volte nel mondo della NBA le cose cambiano a una velocità estrema e il front office giallo-viola da barzelletta della Lega fino a un mese fa, ora si ritrova in una posizione privilegiata, perché non c'è nulla di meglio per far ripartire una franchigia che affiancare Anthony Davis a LeBron James avendo ancora spazio salariale per affrontare la Free Agency

 

Analizzando la trade forse si può dire che i Pelicans ne siano usciti quasi meglio, perché riuscire ad ottenere due ulteriori prime scelte non è cosa facile. D'altro canto i Lakers sono riusciti a trattenere quello che per loro era il pezzo pregiato dello young core, ovvero Kyle Kuzma. Sembra quindi una win-win situation in cui tutti escono con il sorriso, ma ad uno sguardo più attento i rischi ci sono per entrambe le parti.

 

I rischi per i Lakers sono di natura futura: il primo e il più insospettabile è l'estensione contrattuale di AD, che per questioni di cap space non avverrà prima dell'anno prossimo, quando sarà free agent. Il rischio che in un anno cambi squadra è oggettivamente minimo ma il precedente Dwight Howard è un esempio concreto. Il secondo rischio riguarda ovviamente l'all-in che è costato tre prime scelte. La possibilità di ripercorrere la strada di Brooklyn esiste, anche se in misura minore perché Davis è nel suo prime (a differenza di Pierce e Garnett, che erano a fine carriera).

 

New Orleans ha essenzialmente effettuato una scommessa sulle condizioni di salute di Ingram e Ball. Il primo non è ancora del tutto uscito dalla trombosi venosa profonda che gli aveva causato coaguli al braccio, destando grande preoccupazione in marzo. L'intervento per fortuna è riuscito perfettamente e adesso David Griffin spera che non ricapiti, come successo a Chris Bosh - il quale però era stato colpito alle gambe dalla stessa malattia, con un conseguente rischio maggiore.

 

 

Lonzo Ball, invece, in due stagioni non è riuscito ad andare oltre le 99 partite giocate su 164 totali. I problemi alle caviglie cominciano ad essere frequenti e preoccupanti; e come nel caso di BI, il GM dei Pels deve sperare che questi problemi fossero dovuti alle scarpe della BBB. Griffin, in ogni caso, ha ottenuto anche tre scelte future, da affiancare alla loro numero 1 che in pochi giorni si tramuterà in Zion WIlliamson.

 

Quelle tre prime scelte, che potrebbero sembrare eccessive in realtà, svolgerebbero una funzione particolare: rappresenterebbero un indennizzo per NOLA che dovrebbe favorire i Lakers per dinamiche contrattuali. Infatti, secondo le tempistiche con cui verrà ufficializzata la trade cambierà lo spazio salariale a disposizione dei Lakers: se venisse ufficializzata il 6 luglio (primo giorno utile per firmare un free agent) LA avrebbe al massimo 27.8 milioni di spazio libero, sempre che Davis rinunci al trade kicker di quattro milioni; se invece i giallo-viola scegliessero per i Pelicans alla numero 4 del Draft, se firmassero quel giocatore al massimo della rookie scale e poi attendessero i trenta giorni previsti dal regolamento per tradarlo, allora avrebbero a disposizione 32.5 milioni, equivalenti ad un max contract.

 

A questo punto i Lakers si presenterebbero alla Free Agency con LeBron, Davis, Kuzma e spazio di manovra. Inutile negarlo, il primo obiettivo sarebbe Kawhi Leonard - che augurando il meglio ai Toronto Raptors, ha già velatamente fatto capire che sarebbe sul punto di cambiare aria. La destinazione è probabilmente Los Angeles, ma quale delle due franchigie presenti in città vincerà la lotteria non è dato sapere. I Clippers sono favoriti ma la suggestione di un superteam con Kawhi, il Re e AD forse potrebbe convincere il nativo di Riverside a scegliere la squadra più blasonata. LeBron sta lavorando alacremente sul recruiting.

 

Alcune voci sostengono che Rob Pelinka sia in pressione su Kemba Walker per dare equilibrio al roster anche nel backcourt. Entrambe le superstar dei Lakers hanno dimostrato di rendere al meglio con affianco una guardia in grado di segnare e creare per i compagni, e Kemba sarebbe il profilo ideale. Kyrie Irving, invece, dopo aver cambiato agente scegliendo la Roc Nation di Jay-Z, sembra già orientato verso Brooklyn. Che il numero 11 dei Celtics non raggiunga il suo ex compagno di squadra (e di titolo), però, non è da escludere.

 

La guardia di Charlotte vorrebbe il supermax a Charlotte, dove si sente a casa; ma se Jordan e Kupchak decidessero di non concedergli così tanti dollari, i Lakers si farebbero avanti immediatamente. Walker ha sempre dimostrato di essere fedele e la sua priorità dovrebbe essere quella di restare, piuttosto che vincere un titolo. Ma anche in questo il richiamo di Los Angeles potrebbe giocare la sua parte.

 

In alternativa Jimmy Butler ha già dichiarato che qualora gli offrissero il massimo andrebbe a Los Angeles di corsa - si trova a suo agio tra le star del cinema, durante la offseason era insieme a Mark Wahlberg. Il problema principale è se sia o meno adatto al gioco di LeBron James. La sua scarsa propensione al tiro da tre non lo rende in teoria il primo prospetto che i Lakers dovrebbero puntare, tuttavia dalla sua parte giocano il fatto di aver già giocato a Phila accanto a due star e il suo grande carattere nei momenti cruciali. Inoltre la sua difesa è un valore aggiunto rispetto alla maggior parte dei free agent di cui si è parlato finora. A Phila l'esperimento di farlo giocare come point guard è riuscito e Pelinka potrebbe anche farci un pensiero.

 

Uno qualsiasi tra Leonard, Walker, Butler e Irving firmato al massimo salariale lascerebbe ai Lakers solo minimi e mid level exception, il che significa costruire il resto del roster con veterani e giocatori della G-League. La squadra al momento si presenta così: LeBron James, Anthony Davis, Kyle Kuzma, Moe Wagner, Isaac Bonga e Jemmerio Jones. Ipotizzando un quasi scontato upgrade dai South Bay Lakers di Alex Caruso e Johnathan Williams, mancherebbero sei giocatori per terminare il roster.

 

Javale McGee potrebbe essere riconfermato usando la Mid Level Exception e potremmo ipotizzare l'arrivo di veterani al minimo come Jeff Green, Jared Dudley e, perché no, il ritorno del figliol prodigo Trevor Ariza, che ha monetizzato a Phoenix. Anche una riconferma di Rondo e Tyson Chandler non è da escludere.

 

L'ultima opzione che resta da analizzare è la possibilità di firmare tre o quattro giocatori al posto di un singolo max contract con i 32 milioni di spazio. In quel caso Nikola Mirotic, Brook Lopez, Darren Collison e JJ Redick potrebbero essere nomi interessanti.

 

Qualunque sarà la strada scelta da Rob Pelinka, i Lakers partiranno con i favori del pronostico per la vittoria della stagione 2019/20.

L'all-in è sempre rischioso e spesso ha portato la franchigia a fallimenti colossali, in ogni caso, finalmente, possiamo dirlo: i Lakers sono tornati. Che sia la volta buona?

 

  

 

 

 

 

 

 

 

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